QUESTO MODESTO SITO WEB E' DEDICATO A ANTONIO RUSSO I TESTI DEI SERVIZI SONO IN ORDINE CRONOLOGICO DECRESCENTE A PARTIRE DAL PIU RECENTE SINO A QUELLO SCRITTO IL 1 LUGLIO 1998: 6.11.2000. Per i lettori che comprendono almeno un po' l'inglese riporto questo articolo sul rapporto del comitato helsinky sulla situazione elettorale al confronto del quale i miei sembrano ottimisti (il titolo e' la campagna pi sporca):E Bosnian Election Campaign "The Dirtiest" SARAJEVO, Nov 5, 2000 -- (Agence France Presse) The Bosnian general election campaign is heating up as the nationalists begin to see their decade- long domination threatened by the rising popularity of the Social Democrats. The campaign for next Saturday's vote has been "the dirtiest of all" since the end of the 1992-95 bloody Bosnia's war according to the Helsinki Committee for Human Rights which is monitoring the elections. The spread of "ethnic hatred and fear", in a nation split into Serb, Croat and Muslim communities, has been a key factor in the campaigns of some Muslim and Croat nationalist parties, Srdjan Dizdarevic, the head of the Bosnia branch of the Helsinki committee rights group told AFP. The Croat Democratic Union's (HDZ) slogan is a case in point: "Self- determination or extermination" the billboards read. Earlier this week the independent media commission banned an HDZ election video clip showing what looked to be Muslim Ottoman horsemen killing civilians with sabers to the sound of children crying in the background. The Muslim nationalist Party of Democratic Action (SDA) is also taking the ethnic line: "They all elected leaders of their kind, what about you?", the party's posters ask. In all their public appearances SDA officials compare the multi-ethnic Social Democratic Party (SDP) with the communist party that ruled former Yugoslavia for 45 years in which period religious expression was denied. In April's local elections, the SDP defeated the SDA in urban Muslim areas, including the capital Sarajevo, and their popularity appears to be growing. Dizdarevic said some parties advocated unacceptable changes to the Bosnian state which was hammered out by the 1995 peace agreement. Under the deal Bosnia is composed of two semi-independent entities; the Muslim-Croat Federation and the Serb-run Republika Srpska, . The Party for Bosnia-Herzegovina, led by popular Muslim politician Haris Silajdzic, bases its campaign on the elimination of the two Bosnian entities and strengthening of the central state. The HDZ and other smaller Croat parties advocate the use, if necessary, of unconstitutional means to change the country's political set-up, reviving the idea of establishing a third, exclusively Croat entity. The Late Franjo Tudjman, hard-line nationalist president of neighboring Croatia who died last year, initially launched that idea. International representatives here linked violent demonstrations last month in the northern town of Brcko -- when Serb pupils called for ethnic separation in schools -- with the extreme nationalists of the Serb Democratic Party (SDS). The Helsinki Committee stated that the incident represented a direct violation of the Convention on the Rights of Children and called on the election commission to sanction the organizers of the protest. An independent survey showed that the Sarajevo-based multi-ethnic Social Democratic Party could end the supremacy of the three nationalist parties in the state parliament if it agrees to cooperate with the party led by Bosnian Serb moderate premier Milorad Dodik or Mladen Ivanic's Party of Democratic Progress. Another survey questioning priorities of the Muslim, Croat and Serb populations in electing their political representatives showed that 80 percent of voters identify jobs and economy as the most important issues. For the majority of 3,600 Bosnian citizens surveyed, ethnic interest were only the fourth most important issue. ((c) 2000 Agence France Presse) Subscribe Today!! FREE News by e-Mail: Russia News China News Central Europe 1995-2000 European Internet Network Inc. All rights reserved. 2.11.2000. Secondo osservatori europei il voto in Kosovo, svoltosi la scorsa settimana, e' stato libero e democratico secondo gli standard di normalita'. Peccato che si sia trattato di un voto dal quale sono stati in pratica esclusi i serbi del kosovo avvenuto per di pi in un momento sbagliato e per questo divenuto occasione di ulteriore attrito tra Pristina e Belgrado. Nota positiva e' che a Pristina non ha vinto il capobanda Taci ma il moderato Rugova e che a Belgrado il potere sta passando ai moderati della allenza capeggiata dal moderato Kostunica. Sono moderati ma all'interno delle rispettive comunit dove devono sostenere anche temi poco moderati per mantenere il consenso. Cos Kostunica deve mantenere l'impegno a far rientrare personale governativo serbo in Kosovo e Rugova deve invece considerare la Serbia come uno Stato estero. Lasciando da parte per oggi il Montenegro, veniamo alla Bosnia dove si vota l'11 novembre con la prospettiva che vincano di nuovo i falchi delle tre etnie. I croati del HDZ (monolitico partito che difende il controllo totale dei croati di Bosnia) non desistono dal proposito di abbinare al voto imminente anche una scheda con la quale chiedono ai loro connazionali di esprimersi a favore della creazione di una qualche entit croata interna alla Bosnia. Si tratta di una reazione alle nuove leggi che impediscono al HDZ di imporre solo propri candidati o quelli di alcuni partitini satellite ai croati. Tutta l'iniziativa di devolution che ha destato le ire dei diplomatici incaricati del rispetto degli accordi di pace di Dayton, e' stata benedetta naturalmente dal cardinale Pulic a conferma dell'appoggio vaticano a qualsiasi forma di protezione dei cattolici in bosnia non importa condotta da chi. 25.10.2000. Viene persino il sospetto che esista anche un po' di giustizia sul nostro pianeta quando il neopresidente Vojslav Kostunica ammette davanti a una tv USA e una Macedone, alla vigilia del primo vertice balcanico al quale dopo anni partecipa anche Belgrado, che Milosevic e lui stesso a nome dei serbi si assume la responsabilit dei massacri di Srebrenica e nel Kosovo. Viene da piangere anche a chi come me la guerra l'ha vista solo da lontano ma ha visto gli occhi di chi l'ha vista. Quanti piangeranno sentendo che il nuovo presidente jugoslavo ammette che Milosevic dovr essere processato da qualche parte. Tutti quelli che PER ANNI hanno sentito le bombe e visto i proiettili, visto morire vicini e parenti, vissuto senza cibo e la gelo, perch un folle progetto nato a Belgrado e condiviso a Zagabria aveva deciso che i musulmani dovevano sparire dalla Bosnia e dal Kosovo. Ben poco merito va all'occidente che DOVEVA intervenire e l'ha fatto sempre TARDI e MALISSIMO. Oggi rispettiamo il nuovo presidente serbo e con lui la memoria di centinaia di migliaia di morti ammazzati e disprezziamo quanti sono stati dalla parte di Milosevic in patria ma soprattutto qui da noi. Non dimentichiamoli mai! 23.10.2000. Alla fine Kostunica ha salvato la situazione recandosi anche a Sarajevo dove e' restato a colloquio con i tre membri della presidenza tripartita per una mezz'ora rimanendo nell'aereoporto della cpaitale bosniaca, primo capo di stato jugoslavo a visitarla dal 1992. Troppe erano state le polemiche e le accuse per la visita a Trebinje, anche se visita non ufficiale. Ma a Trebinje a accoglierlo in pompa magna d'era anche la moglie di Karadzic. 21.10.2000. La Bosnia Erzegovina, prima a godere dell'intervento internazionale sta diventando l'ultimo e piu' consistente serbatoio nazionalista balcanico. Domani il neo presidente jugoslavo Kostunica si rechera' in Bosnia per la sua prima visita ma non si trattera' di una visita ufficiale, infatti andra' privatamente ad una cerimonia nella citta' di Trebinje nel sud della serbo-bosnia (Republika Srpska- RS). Si tratta ovviamente di uno dei bizantinismi classici dei Balcani ai quali evidentemente anche l'osannato Kostunica non e' estraneo. L'invito alla visita in occasione della nuova tumulazione di un poeta serbo nato a Trebinje, cerimonia nazionalista che avviene in campagna elettorale (il voto politico avr luogo l'11 novembre) arrivato da uno dei leader ultras e il viaggio di Kostunica nella cittadina roccaforte dei nazionalisti serbi non e' certo un buon modo di avviare i rapporti con i vari governi sovrapposti presenti in Bosnia. Probabilmente nemmeno verso Milorad Dodig, primo ministro e candidato moderato e filooccidentale alla Presidenza della RS che sembra anche sfavorito nei sondaggi proprio di fronte agli ultras. Ultras che nella citta'distretto speciale di Brcko, hanno saputo fomentare le proteste etniche di un migliaio di studenti serbi che da dieci giorni chiedono che le loro scuole siano in edifici differenti da quelle dei loro coetanei musulmani. Le autorit internazionali non hanno saputo per ora che bandire dal voto le liste dei radicali del SRS di Polasen e Sesely con il risultato che abbiamo appena descritto. Per altro da parte USA, in un incontro tra l'ambasciatore americano e Biljana Plavsic, si e' gia annunciato che in caso di vittoria degli ultras cesseranno gli aiuti umanitari. La lezione delle jugoslavia, dove le minacce dall'estero sono servite a ben poco, non ha seguito. In questa situazione il membro croato della presidenza tripartita, Ante Jelavic non ha trovato di meglio che convocare per domani un referendum per i croati con il quale fomentare il malcontento di questi ultimi per la condizione di inferiorita' istituzionale nella quale si troverebbero nei confronti dei bosniaci musulmani a parere del partito ultras croato HDZ (per niente ammorbidito dal cambio politico in atto nella madre patria croata). Interessante l'annuncio del candidato repubblicano alla presidenza USA Bush Jr, il quale ha affermato che nel caso venga eletto ritirerebbe le forze americane di pace impegnate nei Balcani. Se non si tratta di una trovata elettorale, come invece e' molto probabile, potremmo assistere finalmente al regolamento di conti finale tra le tre nazionalita' etniche presenti in Bosnia, le quali sarebbero ancora in guerra senza la presenza della SFOR. 19.10.2000. Vojslav Kostunica rischia gia' di essere una coperta troppo corta per quanti hanno bisogno di coprirsi. Questo deve aver pensato il Presidente montenegrino Dukanovic incontrandolo a Podgorica per la prima volta da Presidente della Federazione Jugoslava. Per la leadership del Montenegro la Jugoslavia attuale e' morta e sepolta e si dovra'arrivare a un specie di confederazione tra Serbia e Montenegro, idea che Kostunica non puo' escludere ma che non puo' nemmeno approvare a breve termine. Lo stesso Kostunica ha ricevuto ieri Ramadan Almani, inviato speciale del Presidente libico Gheddafi il quale gli ha donato 1,700,000 franchi svizzeri come aiuto all'emergenza. Invece della serbo-bosnia sono andati a trovarlo vari leader nazionalisti che gli hanno chiesto di opporsi alla eventuale revisione del trattato di Dayton in senso unificante e sostegno ai loro sforzi di tenere la Bosnia divisa istituzionalmente, sforzi che sino a oggi hanno impedito di dare vita reale agli organi collegiali dello Stato e del governo. Resistere alla centralizzazione, questa la parola d'ordine dei serbi di Bosnia (per altro anche di quasi tutti i croati di bosnia) per la quale dicono d'aver ricevuto appoggio da Kostunica il quale si dice ottimista con tutti e approva tutto a parole almeno. Infatti l'invito a visitare la serbo-bosnia (Republika Srpska) il prossimo weekend fattogli dai nazionalisti e' stato criticato dal governo bosniaco croato di Sarajevo e rischia di minare l'inizio del nuovi rapporti tra Belgrado e la Bosnia non governata da serbi dove una visita ufficiale che ignori le istituzioni nazionali unificate e il resto del paese e' considerata inaccettabilee per questo e' partita la richiesta di declinare l'invito. Certo avvengono fatti impensabili sino a qualche settimana fa: il 25 ottobre a Skopje (Macedonia) si incontreranno con Kostunica i governanti di Albania, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Romania, Bosnia e Croatia, paesi confinanti che hanno una vasta variet di temi e problemi irrisolti sui quali confrontarsi finalmente tutti assieme. Tornando invece ai serbi di Bosnia, mentre a Brcko e'in atto una protesta violenta da parte di studenti serbi (probabilmente orchestrata a fini elettorali dalla capillare rete di provocatori ultras) che si rifiutano di dividere un edificio scolastico con quelli musulmani, tutti i sondaggi danno per vincenti al prossimo voto politico i partiti ultranazionalisti serbi come SDS fondato a suo tempo da Radovan Karadzic. Una buona notizia viene da Prjedor, dove il governo della citta' (che si trova nella RS) ha dato l'assenso alla ricostruzione di alcune moschee. Durante il 1992 ne furono distrutte 32 solo nella area della cittadina a nord est di Banja Luka. 16.10.2000. ANTONIO RUSSO E' MORTO. Non ho ancora i dettagli, si trovava nel caucaso, in Georgia a Tblisi, e' stato trovato cadavere sul bordo di una strada fuori citta'. Antonio Russo era la passione di informare su fatti e luoghi ignorati dai piu' senza paura di rischiare la pelle. L'ho conosciuto e frequentato per una settimana a Pristina nel dicembre del 98. Senza di lui non avrei capito quel che ho capito del Kosovo e non avrei conosciuto quei bambini di strada che lo seguivano per la citta'e cenavano con lui che li considerava fratellini minori e per i quali era un barlume d'affetto nella miseria delle loro famiglie. Antonio mi offri' il telefonino di Radio Radicale, del quale sino a oggi era inviato speciale, tanto con tutti i miliardi che hanno preso dallo Stato, una telefonata per te se la possono permettere. Accanto al cadavere non sono invece stati trovati il computer e il telefono satellitare. Aveva iniziato a Radio Radicale per provare a fare il giornalista, lui che era esperto di diritto internazionale e volontario della cooperazione non governativa. Era un inviato molto speciale. Per essere radicale era stato persino pestato da giovani di un centro sociale che lo avevano riconosciuto dopo la notorieta' raggiunta rimanendo a Pristina durante in bombardamenti NATO ma schierato con la gente kosovara e non con la sinistra filomilosevic. Tanto speciale da occuparsi dei ceceni. I Ceceni, che in Italia hanno meno simpatizzanti degli zingari e degli albanesi. Pensate che stava raccogliendo un elenco di famiglie profughe della Cecenia per cercare di organizzare aiuti dall'Italia e dal Partito Radicale Transnazionale che da oggi annovera un altro militante assassinato e che nessuno in Italia si fila eccetto quei lebbrosi dei radicali stessi. Un uomo libero, senza potere, altruista, appassionato, senza parrocchia e' stato ucciso. Non sentirete nemmeno i coccodrilli delle TV. I radicali ne parleranno come di uno dei loro anche giustamente, e poi il silenzio e il sogno che un giorno ci sara' qualcun altro che andra' come Antonio Russo a vivere nelle periferie del mondo per capire cosa raccontare poi a noi comodi in poltrona. 16.10.2000. L'incontro tra Kostunica e i leader dell'Unione Europea dovrebbe aver segnato definitivamente la svolta della Jugoslavia verso una evoluzione virtuosa. Il nuovo presidente ha affermato che rispettera' la autonomia del Kosovo (non la sua indipendenza) e che cambiera' persino il nome della Federazione che potrebbe divenire Serbia e Montenegro. Il 24 dicembre si svolgeranno in Serbia le elezioni per il parlamento e governo nazionali (ricordiamo che Kostunica ha vinto le elezioni federali) e li' si potra' verificare se i moderati vincitori alle federali sapranno vincere ancora una volta. Per ora i ministeri serbi principali restano nelle mani dei socialisti fedeli a Milosevic. Veder Kostunica assieme ai capi di Stato europei deve aver fatto impressione ai suoi connazionali abituati a considerarsi isolati e a rischio di bombardamenti da parte dell'occidente. Kostunica non e' un gran moderato ma ora certo sara' piu' chiara la differenza tra votare per quelli di Milosevic e per quelli che invece gia' hanno raccolto 400 miliardi per l'emergenza invernale. Soprattutto sara' chiaro che l'occidente non e' satana. Kostunica davanti alla folla insorta aveva dichiarato che la NATO non avrebbe bombardato la Serbia se non ci fosse stato Milosevic. Certo non voleva dire che le bombe erano giuste ed ora puo' dimostrare cosa vuol dire aver sconfitto la volpe dei balcani. La Russia rimane amica, la Cina vedremo, ma tanto i soldi arrivano dall'occidente. La strada e' lunghissima. Basti pensare che alla svolta moderata in Croazia e quella in Serbia, i croati e i serbi di Bosnia non sembrano aver fatto caso e continuano a sostenere le ali piu' oltranziste e violente. Le forze NATO hanno sequestrato documenti in una sede delle forze militari croate di bosnia dove si trovavano anche armi illegali. Piani per boicottare le attivita' tese a attuare i piani di pace e collaborazione con la parte bosniaco musulmana. A Banja Luka, in vista delle elezioni politiche di novembre, un sondaggio ha confermato che il candidato ultranazionalista alla presidenza della Republica Srpska Mirko Sarovic ha il 69% dein consensi contro il 31 del leader moderato e attuale capo del governo serbo bosniaco Milorad Dodig. 11.10.2000. La situazione politica a Belgrado rimane altamente complicata. Il governo e' ancora in mano ai fedeli di Milosevic e prima di novembra non ci saranno elezioni per il parlamento serbo. Infatti quelle appena tenute e quasi finite in guerra civile erano relative alla Federazione Jugoslava e non alla Serbia che e' uno dei due stati che la formano. Il patriarca ortodosso di Serbia , Pavle si e' incontrato a Vienna con Romano Prodi e domani Giuliano Amato si reca a Belgrado, mentre Kostunica sara' ospite del vertice UE a Lisbona nelle prossime settimane. Ma la situazione non e' chiara come sembra. Il premier serbo Milutinovic ha dato le dimissioni e il partito socialista ha rotto le trattative con il DOS di Kostunica che cosi' non avra' la maggioranza nel parlamento federale. Il ministro del governo serbo Marianovic (socialista come Milosevic) ha intenzione di tenere il controllo della polizia. L'occidente ha precipitosamente annunciato la fine delle sanzioni anche per evitare che l'inverno si abbatta su una popolazione ridotta in miseria, ma l'arrivo dei finanziamenti urgenti rischia di finire nelle mani sbagliate. Questo e' gia' successo in Bosnia Erzegovina e in parte in Kosovo e prima ancora in Croazia. Dal 92 l'occidente non ne ha azzeccata una. I mediatori che lavorano a Sarajevo chiedono continuamente la conferma del flusso di aiuti e della presenza delle truppe internazionali, prevedendo catastrofi in caso cessassero. In Kosovo non si e' tenuto conto dell'esperienza in Bosnia, ora cosa succedera' con la Serbia? 8.10.2000. Grande euforia a Belgrado dopo che Milosevic e' stato di fatto deposto dalla folla di centinaia di migliaia di persone convenute nelle piazze delle citta' serbe e poi in quelle della capitale dove senza spargimento di sangue e con pochissimi atti di violenza si e' realizzata una rivoluzione che potrebbe aver tolto di mezzo l'ultima dittatura europea con un ritardo di dieci anni sulla caduta di quelle dell'europa dell'est. L'unico personaggio legato a Milosevic che e' fuggito da Belgado e' pero' il figlio Marko con la sua famiglia. Se ne sono andati per ora in Russia. I capitali depredati dalla volpe dei balcani e dalla sua famiglia sono pressoche' intatti all'estero (probabilmente in cina) e solo un negozio del figlio marko risulta danneggiato. La fuga del rampollo potrebbe essere momentanea e nel frattempo qualcuno curera' gli interessi economici in Serbia e anche in Bosnia, dove, a Banja Luka, possiede diverse proprieta' recentemente acquistate. La senzazione di chi scrive, e ho aspettato qualche giorno proprio per questo, e' che qualcosa non torni, anzi parecchie cose siano fuori posto all'indomani della sommossa popolare dei serbi per altro sincera e bellissima. Non so perche' ma mi viene in mente l'Italia e Andreotti. Giulio Andreotti e' sempre lui, passato dalla seconda guerra mondiale sino a tangentopoli, da Scelba al prossimo Rutelli, dal bandito Giuliano a Toto Riina, non si e' mai mosso. Gradito agli arabi e agli israeliani, ai russi e agli americani, ostico ma rispettato in fondo anche dai comunisti oltre che dai fascisti. Nessuna rivoluzione lo spostera' dal centro politico italiano e dal suo immenso potere di controllo politico. Come Milosevic, Andreotti ha saputo guadagnare soprattutto dalle sconfitte piu' che dalle rare vittorie. Ovviamente Andreotti e' molto piu' abile ed evoluto di Milosevic che si e' sporcato le mani in ruberie e mafie molto piu' primitive e sanguinarie, ma queste sono differenze ambientali. I Balcani sono un territorio dove ancora il potere puo' e deve usare mezzi primitivi. La sensazione non cambia. Milosevic e' ancora piu' al centro della politica jugoslava. Annuncia in TV la propria sconfitta, investe il suo successore, incontra i russi e forse anche i cinesi. Milosevic e' ancora e forse ancora piu' di prima IL MURO DI BERLINO DEL 2000Rinasce dalle sue ceneri e controlla ancora piu' di prima la situazione con il vantaggio di non avere piu' responsabilita' su quanto accade da oggi in poi perche' lui ora e' all'opposizione. Timori di essere catturato e processato? Pochi dovrebbe averne con due alleati come Pechino e Mosca. Proprio come ai vecchi tempi. L'unico rischio e' che qualche serbo si accorga dell'inganno e decida di risolvere la situazione come facevano gli anarchici un secolo fa. Peccato davvero per i miei amici serbi. Ora il loro Andreotti non ha piu' bisogno di carri armati o lupare, proprio come il nostro. -------------------------- --------Qualche giorno prima.. --------------------- ------------3.10.2000. La situazione in Serbia sta precipitando. Belgrado, diverse citta' e villaggi e le principali arterie stradali sono teatro di clamorose manifestazioni di massa contro la decisione di Milosevic di ordinare il ballottaggio per l'8 ottobre. Altrove troverete le cronache dettagliate (http://news.beograd.com/english/index.html). I dati fondamentali sono due: la presenza a Belgrado di due inviati di Mosca e l'atteggiamento dell'esercito jugoslavo e delle forze di polizia. Sono gia' apparse nei servizi TV scene nelle quali si vedono i manifestanti discutere animatamente con i poliziotti in classico stile balcanico da uomo a uomo, segno questo che le forze di polizia non intendono per ora usare la violenza e che i manifestanti sono pacifici e intenzionati a fare proseliti. Piu' difficile capire quale atteggiamento terra' l'esercito e poi si dovra tenere conto delle forze speciali che certo non si faranno influenzare dai discorsi se dovessero ricevere l'ordine di intervenire. La minaccia piu' concreta proviene dalle miniere di carbone dove uno sciopero porterebbe al blocco della distribuzione dell'energia in pochi giorni. Li' forse si giochera' l'eventualita' di unop scontro fisico tra militari e manifestanti. 1.10.2000. Vigilia pesante per la Jugoslavia. Domattina alle 5,30 scattera' uno sciopero totale, piu' che altro un blocco generale di tutte le attivita' a esclusione dei servizi indispensabili. Questa volta sembra davvero possibile che il popolo trovi il coraggio di dire basta a Milosevic. Se questo accadra' si assistera' a un evento che pochi popoli possono mettere in atto per qualita' e ostinazione. Milosevic vedra' e tocchera' con mano la volonta' dei serbi i quali per esempio sono riusciti a organizzare raduni di centinaia di migliaia di persone ogni giorno per mesi, fatto questo che probabilmente ha pochi precedenti mondiali. Il no della volpe dei balcani all'offerta di mediazione di Mosca taglia l'ultima possibilita' di trattative e certo non rafforzera' l'amicizia tra Putin e Milosevic. Forse quest'ultimo ha gia' trovato asilo politico altrove, magari in Cina o in Iraq, ma certo sara' difficile chiedere aiuto ai russi e alla chiesa russa se dovra' fuggire. D'altra parte ormai Milosevic e' rimasto solo con i suoi fedelissimi, prigionieri fino in fondo dell complcita' nella folle avventura iniziata nel 91 quando alle istanze secessioniste di Slovenia e CRoazia la leadership serba decise di rispondere con i Mig e i tank. Di li' l'inizio della fine per centinaia di migliaia di vittime ma anche per lo stesso grande manovratore. Il detto balcanico secondo il quale LA GUERRA FINIRA' LA' DOVE E' COMINCIATA sta per avverarsi. Non resta che sperare che si tratti solo dello scontro finale interno alla famiglia che ha gestito la dittatura e non si versi piu' sangue di innocenti. 29.9.2000. IL 28 ottobre vi saranno elezioni amministrative in Kosovo e l'11 novembre vi saranno le politiche in Bosnia Erzegovina. A Pristina si e' svolta una manifestazione voluta dal leader moderato Rugova durante la quale questi ha annunciato che l'obbiettivo e' l'indipendenza della regione. Dal Montenegro giungono segnali preoccupanti. Gli alleati montenegrini di Milosevic potrebbero anche passare a sostenere Kustunica visto che questi per ora ha confermato una posizione nazionalista molto dura che certo non comprende la disgregazione di cio' che rimane della Jugoslavia. La sconfitta di Milosevic, anche se fosse riconosciuta senza problemi, genera subito la forza centrifuga di coloro che da oltre un decennio ne hanno subito le vessazioni (kosovo) e porta il montenegro sulla soglia di un divorzio che diviene invece impossibile. L'occidente se da una parte ha preso (illegalmente) possesso del Kosovo, dall'altra non puo' non aprire alla nuova leadership belgradese il che esclude un appoggio alla eventuale secessione montenegrina. Anche se Milosevic se ne andasse senza colpo ferire (eventualita' difficile a meno di successo di trattative segrete sulla sua impunita'), i problemi che lascia saranno molto complessi da risolvere. 28.9.2000. Come volevasi dimostrare..la Jugoslavia va verso uno scontro politico che per la Serbia e' senza precedenti. Si tratta della implosione finale. Il processo del non riconoscimento del voto che piu' volte si ripete' nei paesi una volta parte della Federazione Jugoslava negli ultimi 10 anni si rivolge ora contro il regime di Milosevic che ne fa uso in proprio contro il popolo serbo che pretende di rappresentare. Il vincitore Vojslav Kustunica ha affermato davanti a una folla enorme che il ballottaggio, annunciato dalla commissione elettorale governativa per l'8 ottobre, e' inaccettabile. Kustunica ha anche ripreso i temi nazionalisti e attaccato sia l'ambiguo Vuk Draskovic sia il presidente del montenegro Dukanovic. Ora la parola resta alla piazza e di conseguenza all'esercito che deve scegliere se seguire il vero responso delle urne, riconosciuto persino dalla chiesa ortodossa di Belgrado, oppure attendere e obbedire alle iniziative di cio' che resta del regime di Milosevic e di sua moglie Mirjana Markovic e non resta che augurarsi che la nuova Jugoslavia nasca senza sangue e lasci presto anche l'estremismo nazionalista. 25.9.2000. Potrebbe davvero essere finita l'era Milosevic e i Balcani potrebbero davvero tentare di diventare una area normale e non una penisola isolata dal resto del mondo dove succede l'incomprensibile e dove tutti sono potenziali assassini. Sempre che questo sia possibile senza una nuova guerra (e lo capiremo entro pochi giorni o ore) il processo non sara' facile. Vojslav Kostunica non e' poi quel gran moderato che sembra e Vojslav Sesely gli si e' gia' posato sulla spalla come un sanguinario avvoltoio, segno questo che morto un papa se ne fa un altro, ma il vaticano impiega millenni per cambiare una virgola. Forse non ci vorranno millenni in questo caso perche' i nodi verranno al pettine, Montenegro e Kosovo non possono attendere e non attenderanno. Le prossime ore ci diranno cosa accadra'. La calma apparente nei Balcani nasconde di tutto. Chi vivra' vedra', mi ha scritto una amica serba di Banja Luka proprio ieri sera. Ecco i risultati elettorali secondo Center for Free Elections and Democracy The Center for Free Elections and Democracy is a nonpartisan, nongovernmental and non-profit organisation. It was established in August, 1997. It was founded by citizens, among whom are leading experts in the field of electoral procedures, students - members of the Legal Board of the Student Protest 19961997, professors from Belgrade and Novi Sad Universities, and eminent public figures from various fields. Ever since it has been founded, CeSID has had an exceptionally prolific cooperation with UGS Nezavisnost (The Association of Labour Unions Independence), The Independent Pensioners' Association of Serbia, and Student organisations. September 26, 2000 RESULTS - 22:30 Belgrade, September 25 -2952 polling stations processed V. Kostunica 938729 56,35% S. Milosevic 567626 34,08% T. Nikolic 92673 5,56% V. Mihailovic 51795 3.11% M. Vidojkovic 14949 0,90% 22.9.2000. L'ombra delle elezioni in Serbia e Montenegro incombe su tutti i balcani. Il voto di domenica potrebbe decidere la fine della dittatura e la normalizzazione della Jugoslavia con la rottura del suo isolamento, oppure potrebbe persino scatenare una guerra interna riportando l'orologio balcanico indietro di anni. Il comportamento occidentale e' al solito convulso ma soprattutto incompetente. L'offerta ricattatoria di montagne di denaro per la ricostruzione in cambio della cacciata di Milosevic tramite voto contrario sarebbe offensiva per qualsiasi popolo con un po' di dignita' e diviene , nel caso dell'orgoglioso popolo serbo, un boomerang utlizzato dalla stessa propaganda del regime per controllare i favori delle masse serbe (ancora una volta il popolo della campagne, contro quello delle citta') che da decenni vengono nutrite a base di vittimismo nazionalista e che dalle sofferenze traggono spirito e energia nazionalista. Qui sotto vi riporto un estratto dall'ultima edizione del notiziario dell'osservatorio sul Montenegro con le citazioni dei leader politici dalle qujali si evince tutta la tensione. Solo una nota dalla Bosnia. E' stato arrestato il generale croatobosniaco Ivan Andabak sospettato di aver organizzato vari atti di terrorismo fra i quali l'assassinio del ministro Jozo Leutar, croato, avvenuto un anno fa. Leutar si era distinto per la lotta al mercato nero in Bosnia. Secondo l'emissario ONU per la Bosnia Jacques Klein, l'arresto e le indagini sono andate a rilento per l'ostruzione di alcuni importanti croati di bosnia. La situazione in Bosnia e' ancora disastrosa sotto molti punti di vista ma ogni tanto arriva qualche buona notizia. M O N T E N E G R O W A T C H # 28 - September 21, 2000 Serbia Watch, a bulletin reporting civil society, political and economic developments on Serbia, is issued by the Open Society Institute (Washington office-John Fox, director). Please communicate any questions, comments or requests to receive Serbia Watch to: Kristine Powers at 202-496-2401 or kpowers@osidc.org ******************************************** ***** M O N T E N E G R O P R E E L E C T I O N A L E R T "If Milosevic decides to provoke a military conflict with Montenegro, then we would have no choice but to defend the state and our freedom...It is more and more clear to Milosevic that his chances of winning at these elections in a legal way are minimal - they practically do not exist. Therefore he is trying to scare the Yugoslav public with speculation about introducing a state of emergency." -- Milo Djukanovic, President of Montenegro, speaking to Russian public TV Quoted by Reuters, September 21 -- Podgorica "The survival of the state depends on the Serbian and Montenegrin people. The outside world has nothing better to do than try to provoke conflict between Serbs." -- Slobodan Milosevic, President, Federal Republic of Yugoslavia Quoted by SKY News, September 20 - Berane, Montenegro "Milosevic didn't visit the community of which he is president. He came to Montenegro like a coloniser coming to his new colony. If it had been otherwise, his meeting would not have resembled a military exercise. Montenegrin towns were under a state of siege today, with bulletproof vehicles and troop carriers patrolling the streets...if the people love him so much, why didn't Milosevic walk through the towns? Statement, Democratic Party of Socialists of Montenegro Quoted by Agence France Presse, September 20 - Podgorica "I was blackmailed into joining [VJ 7th Battalion Military Police in Montenegro] . It was my only way to avoid jail. If I don't do this job well I could get three to five years...[The unit's orders are for] just offensive action. We are training how to take vital objectives in as short a time as possible." -- "Marko", underworld-turned-VJ operative Quoted by MNNews, September 20 - Podgorica "'We can be dragged into conflict very easily, I am very much sure Milosevic is planning one. We have been sending messages and Mr Milosevic understands it quite clearly - that he cannot repeat here what he did in Bosnia and Croatia. --Dragisa Burzan, Deputy Prime Minister, Montenegro Quoted by MNNews, Sept. 20 -- Podgorica "If we are the victims of violence, we would be expecting the international community to use all possible means to assist Montenegro, including economic assistance, military assistance, no fly zones, whatever." -- Branko Lukovac, Montenegro's Foreign Minister Quoted by MNNews, September 20 - Podgorica "Milosevic should be advised not to make any miscalculation and he shouldn't underestimate our resolution...The world is watching and the world is concerned." -- Lord George Robertson, NATO Secretary General Statement, Sept. 19 -- Brussels 11 settembre '00. Per comprendere come nasce la catastrofica politica dei paesi cosidetti civili nei confronti dei balcani basta annotare come mentre gli USA hanno messo una taglia di 5 milioni di dollari sul presidente serbo Milosevic ricercato anche dal tribunale ONU per i crimini nella ex-yugoslavia, il ministro degli esteri greco Papandreu ha effettuato una visita ufficiale a Belgrado, a Milosevic in piena campagna elettorale per il voto che avverra' tra qualche giorno. D'altra parte Papadopulos ha incontrato anche l'avversario della volpe dei balcani, Kostunica, un moderato che per altro ha gia' affermato che nel caso fosse eletto non consegnerebbe Milosevic all'ONU. La Grecia ha sempre avuto parte importante nella comunita' delle chiese ortodosse e per questo vicina alla parte serba. Probabilmente sarebbe necessario trovare una via intermedia tra la complicita' con crimini innegabili e grottesche taglie internazionali stile far west che non servono a niente se non a alimentare gioiosamente quanti vivono di antiamericanismo. Papandreu ha chiesto ai leader serbi di garantire elezioni libere e di cessare l'isolamento dall'occidente, ma l'effetto di una visita inaspettata dopo anni di isolamento non potra' che portare acqua al dittatore al potere che per altro raccoglie anche grottescamente l'appoggio degli italiani di rifondazione comunista e della lega di bossi al tempo stesso. In una situazione del genere, e' facile condividere chi sosteneva gia' nove anni fa che la guerra balcanica era in realta' una guerra tra le potenze occidentali giocata sul ring della vecchia yugoslavia e sulla pelle dei poveri popoli di quelle zone. Non meravigliano le notizie dalla bosnia dove il garante degli accordi di Dayton, Petritsch, ha rimosso ben 15 amministratori di vari livelli perche' totalmente inadempienti nei confronti dei compiti istituzionali assegnati ai loro incarichi dagli accordi di pace. Se questi personaggi possono remare sfacciatamente contro e' perche' comunque sanno di godere di coperture politiche e spesso anche del favore del proprio popolo. A Banja Luka manca da due anni il presidente della entita' serba visto che l'estremista poplasen fu rimosso perche' guerrafondaio, ma nessuno si sogna di eleggerne uno nuovo e per la gente e' sempre poplasen a essere considerato il presidente. Petritsch ha lancianto nuove accuse a Belgrado da dove Milosevic manovra gli estremisti serbo bosniaci per boicottare il moderato dodig e il processo di pace, ed ecco che i socialisti serbo bosniaci riescono a far votare dall'assemblea parlamentare di banja luka una mozione di sfiducia a dodig stesso. Nazionalisti scatenati che vogliono salvare il proprio potere a ogni costo e oppozioni moderate divise e deboli, questa e' la situazione in bosnia e yugoslavia e qui ci sono le grandi incognite del montenegro (dove le opposizioni non andranno a votare) e del kosovo dove i serbi voteranno quasi clandestinamente. Tutto cio' mentre un milione di persone e' ancora lontano da casa propria e mentre i balcani sono sempre piu' la porta di enormi traffici ma anche dei flussi di clandestini sin dalla cina. (12 corpi di iraniani trovati sul fiume Sava al confine tra bosnia e croazia qualche giorno fa) Unica situazione in netto miglioramento e' quella della croazia dopo l'avvento dei moderati di Stipe Mesic e Ivan Racan ma recentemente la tensione sale. Mesic sta davvero cooperando con il tribunale dell'aja e per questo e' stato gia' minacciato di morte via fax all'indomani dell'assassinio di un importante testimone croato comparso davanti al tribunale dell'ONU. Milan Levar (questo era il suo nome) aveva accusato alti personaggi croati e rilasciato varie interviste prima di saltare in aria nella sua casa di Gospic (localita' dove fra l'altro iniziarono i primi scontri tra serbi e croati nel 91). Mesic ha accusato il governo racan di essere troppo morbido nei confronti della destra estremista e terrorista. Il fax che condanna a morte il presidente croato e' firmato confraternita rivoluzionaria croata. Secondo Bill Clinton Radovan Karadzic sara' arrestato prima della fine dell'anno, mentre a banja luka gira voce che il prossimo arresto eccellente sara' quello di biljana plavsic (moderata ma solo dopo il 95) gia' braccio destro di Karadzic e ideologa del razzismo antimusulmano. Se e' vero che Milosevic ha pilotato il massacro bosniaco questi due personaggi dovrebbero saperne qualcosa e portrebbero anche decidere di parlare in cambio di miti condanne. Ma con i se si va poco lontano. 16.6.2000. Se perfino il ministero degli esteri della russia ha espresso condanna e preoccupazione per l'attentato con il quale sconosciuti hanno cercato di uccidere il leader di opposizione serba Vuk Draskovic, evidentemente le cose stanno in qualche modo precipitando. Draskovic si trova nella localita' costiera di Budva in Montenegro e per miracolo e'sopravvissuto alla raffica di colpi sparatigli dall'esterno della sua casa mentre si trovava nel suo studio. Il capo della polizia montenegrina Maras ha offerto le sue dimissioni sentendosi responsabile e ha annunciato che saranno prese misure severe per cercare di reagire alla atmosfera di terrore che e' stato trasferito da Belgrado al Montenegro. Per Draskovic il mandante dell'attentato e' direttamente il dittatore serbo Slobodan Milosevic e certo non e' il primo ne' sara' l'ultimo tentativo di ucciderlo, lui che e' stato anche alleato del regime. Come annunciato dai tanti omicidi eccellenti e misteriosi avvenuti in Serbia recentemente, e' in atto quel processo di regolamento di conti classico di una situazione che scivola verso crisi imprevedibili e nella quale tutti cercano di salvare la propria posizione o quantomeno se' stessi. Nel caso dell'attentato a Draskovic la sua gravita' e' doppia perche' avvenuto in Montenegro e oltre a rappresentare un attacco alle opposizioni e' al tempo stesso il primo grosso passo per esportare la tensione e la paura nello stato costiero dove le elezioni amministrative di domenica scorsa hanno mostrato come la popolazione sia divisa a meta' tra sostenitori del regime di Belgrado e oppositori. Da registrare la visita di esponenti del movimento di opposizione studentesca OTPOR al patriarca ortodosso di Belgrado. L'evento di per se' rappresenta un clamoroso segno di sostegno a OTPOR e alle opposizioni che per il governo di milosevic e dei suoi sono solo una accozzaglia di omosessuali lacche' della NATO. 12.6.2000. Dalle prime notizie che arrivano da Podgorica i risultati delle elezioni amministrative svoltesi ieri nella capitale del Montenegro e nella citta' costiera di Herceg Novi parlano di vittoria del partito del presidente Djukanovic (autonomista e filoccidentale) a Podgorica mentre a Herceg Novi ha prevalso il partito del presidente federale jugoslavo Bulatovic fedelissimo di Milosevic e duramente contrario a qualsiasi forma di autonomia del Montenegro da Belgrado (processo che comunque e' gia' strisciante da tempo). Questi risultati danno ragione proprio ai duri del regime jugoslavo che hanno sempre sostenuto che in Montenegro non esiste una maggioranza favorevole all'allontanamento dalla federazione. Trattandosi di elezioni amministrative si potrebbe pensare che i risultati non possono essere letti in senso politico ma questo e' inevitabile nella situazione di scontro sociale in atto e comunque trattandosi dei due maggiori centri del Montenegro, non si puo' certo pensare che dai centri minori e nelle campagne potrebbe venire un segnale moderato favorevole ad una maggiore autonomia ne' tantomeno ad una secessione. Provincie e campagne nei balcani sono sempre state il bacino di voti garantito per le forme piu' dure di nazionalismo e conservazione. Il Montenegro e' abitato da una sola etnia anche se i montenegrini sono gli unici nella exiugoslavia che avevano un proprio regno. La spaccatura e' verticale e al 50%, meta' con Belgrado e meta' (i montengrini veri) per la secessione. Per altro questi ultimi sino alle aberrazioni piu' clamorose si erano sempre pronunciati per rimanere con Milosevic, cosi' come ha confermato la gente di Herceg Novi che in gran numero proviene dalle Krajne croate e dalla Bosnia (e per questo difficilmente si schierera' con i filoccidentali ritenuti causa della propria rovina) e da militari visto che a Cattaro ha sede e deposito cio' che rimane della flotta militare jugoslava che ancora conta eccome. Durante le commemorazioni della fine dei bombardamenti NATO sulla Serbia (una delle quali si e' svolta a Mosca con i rifugiati serbi in russia), il comandante in capo Pavkovic ha garantito, davanti anche alla moglie di Milosevic, che l'esercito impedira' con ogni mezzo una nuova guerra civile. Non si ripetera' cio' che accadde nel 91/92, ha detto il generale. Secondo la lettura serba (e di tanti comunisti anche in italia) la cosa significa che non sara' permesso all'occidente di macchinare tramite anche l'uso di denaro e imprenditori esteri oltre che con mezzi militari per distruggere la Jugoslavia. Come si ricordera' infatti secondo Belgrado e molti occidentali 'antagonisti la guerra nei balcani e' scoppiata perche' la Germania e il Vaticano hanno dato man forte ai croati in quanto cattolici e ricchi e gli USA hanno aiutato i musulmani per fare un favore ai loro amici arabi produttori di petrolio. Putroppo il pasticcio della pace in Bosnia e la trappola creata in Kosovo favoriscono quantomeno il definiri ONU e occidente con i peggiori aggettivi in materia di politica estera e affini. Il governatore del Kosovo Kouchner ha affermato ieri che le forze NATO KFOR potrebbero restare in Kosovo anche dieci anni. Le elezioni in Montenegro sono cosi' testimonianza che il lento scivolare di quel paese verso la rottura con Belgrado non potrebbe altro che portare a uno scontro tra connazionali dal quale fra l'altro Milosevic potrebbe anche rimanere fuori lasciando che siano gli eventi ineluttabili a lavorare per lui. 6.6.2000. Proprio mentre inizio a scrivere questo pezzo arrivano notizie di scontri nella cittadina di Gracanica (Kosovo) dopo che questa mattina erano state lanciate granate in pieno centro ferendo 12 passanti di etnia serba. Subito la popolazione serba ha dato vita a una protesta di piazza che poi secondo l'agenzia beograd.com e' sfociata in incidenti durante i quali sono state incendiate diverse auto di operatori internazionali. La situazione in Kosovo sarebbe da definire grottesca e forse anche comica se non si trattasse di una tragedia immane della quale non si vede la fine. Tanto per fare un esempio, la svizzera ha iniziato del 1 giugno il rimpatrio forzato di 10500 kosovari rifugiati ai quali versera' un migliaio di dollari a patto che se ne tornino a casa loro (??). Il capo di stato maggiore dell'armata jugoslava Nebojsa Pavkovic, in una intervista alla rivista italiana Limes (nel numero speciale gli stati mafia uscito il 1 giugno '00), spiega cordialmente che il suo esercito tornera' presto in Kosovo non solo perche' il Kosovo e' la terra natia del popolo serbo ma perche' cosi' e' stato deciso dagli stessi stati che stanno organizzando delle elezioni regionali che non potranno che essere illegali. Fra l'altro la Jugoslavia ha chiesto all'ONU lo smantellamento del tribunale dell'aja per i crimini di guerra nella exjugoslavia, dopo la decisione del tribunale stesso di non procedere contro la NATO per i bombardamenti di una anno fa sulla serbia. In effetti a occuparsi della NATO dovrebbero essere degli psichiatri visto il pasticcio infernale realizzato in Kosovo e i brillanti risultati dei bombardamenti che non hanno intaccato la forza dell'esercito servo del dittatore Milosevic, il quale ha potuto scatenare una campagna di denigrazione della opposizione accusandola di essere serva dell'occidente imperialista (il che gli ha procurato amicizia eterna da quel democratico di Saddam nonche' miliardi di marchi da quei democratici di Pechino). L'ondata nazionalista albanese/kosovara e' arrivata a un livello di oltranzismo tale che la KFOR ha chiuso su ordine di UNMIK il giornale albanese DITA dopo l'uccisione di un serbo contro il quale il giornale aveva iniziato un linciaggio verbale. Negli ultimi giorni anche Washington si e'infuriata per la scarsa collaborazione dei leader albanesi nel combattere le ali estremiste. Intanto dopo la morte del collaboratore del presidente montenegrino prosegue il distacco dello stato costiero da belgrado, e podgorica si e' staccata dalle linee telefoniche internazionali jugoslave, cioe' controllate da Milosevic e banda, per connettere i telefoni del montenegro con quelli albanesi tramite un nuovo impianto di teleselezione internazionale a fibre ottiche situato a Scutari. Il presidente Dukanovic si e' recato prima a Berlino per incontrare il segretario di stato USA Albright e poi a Lisbona per incontrare il presidente di turno dell'UE Gutierrez, il che fa comprendere quanto di tema per la tensione con Belgrado. D'altra parte il ministro degli esteri tedesco fischer ha espresso ottimismo dicendosi sicuro che non vi saranno nuovi conflitti e che milosevic se ne andra' presto. Il presidente della federazione iugoslava (quel che ne resta) bulatovic in una intervista al corriere della sera ha definito i governanti montenegrini pupazzi di chi vuole destabilizzare la jugoslavia, ma intanto il regime di belgrado, dopo aver chiuso emittenti radio e tv ha anche sottratto la gestione dei trasporti urbani di belgrado alla legittima amministrazione comunale che ha il difetto di avere un colore politico d'opposizione alla attuale leadership. Concludiamo con qualche notizia buona da Bosnia e Croazia. Sono tornate a Srebrenica le prime 80 famiglie musulmane. Abiteranno in tende nei pressi delle loro case in via di ricostruzione. L'iniziativa e' per certi versi clamorosa ed e' stata possibile per iniziativa di una organizzazione di rifugiati musulmani senza accordi istituzionali con la amministrazione multietnica di Srebrenica che per altro funziona ben poco. Il Parlamento di Zagabria ha votato lo stanziamento di fondi per favorire il rientro degli sfollati serbi originari della Croazia (krajna). La nuova leadership croata di centro sinistra ha dato vita a un nuovo corso politico e sociale con effetti che potrebbero rivelarsi clamorosi e imprevedibili. Il settimanale globus ha pubblicato trascrizioni di telefonate nelle quali il defunto presidente tudzman si accorda con ufficiali croati e croatobosniaci a proposito dei azioni militari connesse all'eccidio di 116 musulmani avvenuto sette anni fa nel villaggio bosniaco di ahmici e piu' in generale a operazioni volte a annettere alla croazia parti del territorio bosniaco. Bruttina invece la notizia proveniente da Banja Luka dove l'ex presidente serbo bosniaca Plavsic e' stata messa in minoranza e dimessa dalla carica del presidente del partito moderato SNS. Questo potrebbe essere frutto di manovre occulte tese a destabilizzare la maggioranza moderata che sostiene il governo serbo bosniaco di milorad dodig, manovre che secondo la plavsic (che ha annunciato di voler subito formare un nuovo partito), proverrebbero da belgrado. 1.6.2000. Vi riporto le due ultime drammatiche notizie dal sito di Repubblica e uno scritto sul movimento OTPOR ore 01:03 del 01-06-2000 Jugoslavia: Montenegro, ucciso capo sicurezza presidente PODGORICA (JUGOSLAVIA) - Goran Zugic, il consigliere per la sicurezza del presidente montenegrino Milo Djukanovic stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Podgorica, capitale della Repubblica che con la Serbia forma la Jugoslavia. Uno sconosciuto che riuscito a fuggire gli ha sparato, secondo testimoni, una raffica con un'arma automatica. Il c adavere di Zugic stato visto da un giornalista nel cortile dell'edificio dove il consigliere presidenziale aveva l'appartamento, non lontano dalla pi grande piazza del mercato della citt. L'intera zona stata circondata e isolata dalla polizia. Numerose personalit sono state uccise quest'anno in Serbia, ma la prima volta che gli assa ssini colpiscono in Montenegro dove Djukanovic, dalla sua elezione nel 1996, sta cercando di sottrarsi al controllo del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. ore 00:23 del 01-06-2000 Jugoslavia: Draskovic denuncia arresto sue guardie del corpo BELGRADO - L'arresto di quattro sue guardie del corpo stato denunciato oggi dall'esponente dell'opposizione serba Vuk Draskovic: Evidentemente - ha commentato, parlandone con i giornalisti - la mia scorta costituisce l'ostacolo principale per il mio assassinio. I quattro, ha detto Draskovic, sono stati arrestati all'aeroporto di Belgrado, dov e aspettavano il suo sbarco di rientro da una missione a Mosca insieme ad altri due esponenti dell'opposizione, con i quali aveva cercato nella capitale russa appoggi per la sua politica contro la repressione che il regime del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic sta attuando. L'INTERVENTISTA http://members.xoom.it/interventi/ _ Anno 2000 - La Rivoluzione Bussa alle porte d'Europa? E' una manovra N.A.T.O. per destabilizzare la Serbia ? Lasciamo a voi la scelta di decidere in merito! Il Regime Totalitario inizia la repressione contro gli studenti CHI SONO I RAGAZZI DELL' OTPOR a cura di Danica Razlag Cresce la protesta in Serbia Il movimento OTPOR, che vuol dire RESISTENZA apparve per la prima volta nell'autunno '98, naque con le proteste fatte dagli studenti universitari di Belgrado contro la nuova legge con la quale il regime aveva abolito ogni indipendenza dell'Universit, costretto i professori all' ubbidienza totale e nei fatti effettivamente attaccato il movimento studentesco. La ragione dietro la legge era appunto: prevenire qualsiasi protesta di massa (come quelle viste a Belgrado nel '96/97) e specialmente prevenire la partecipazione coordinata degli studenti. Le proteste del '98 non sono riuscite a bloccare la legge. Comunque, il movimento di resistenza nato con quelle proteste esiste ancora oggi ha visto in questi 20 mesi uno sviluppo considerevole. Di quella che era cominciata come una protesta di un gruppo assai limitato di studenti dell'Universit di Belgrado abbiamo oggi un movimento popolare con sezioni locali in 120 posti per tutta la Serbia. Al inizio era un movimento esclusivamente di studenti universitari, dopo il congresso nazionale (tenuto a Belgrado lo stesso giorno mentre il regime teneva il congresso del partito al potere) OTPOR si trasformato in movimento popolare, dunque non pi degli studenti ma di tantissimi cittadini pronti a resistere al regime. Il segno riconoscibile di OTPOR il pugno - un segno identificato da sempre con movimenti di resistenza alla oppressione. Il regime di Milosevic, invece, vuole attribuire a quel segno un significato fascista!!! Che cosa fanno le sezioni di OTPOR? La loro strategia e: creare le onde (make waves) e attrarre attenzione pubblica per mostrare il vero carattere del regime e la sua faccia disumana. Come lo fanno? Con dei happening molto creativi, pieni di fantasia, ed ironici. Per esempio: siccome il regime insiste esagerando (nella TV controllata) il suo ruolo positivo nella ricostruzione del paese distrutto nei bombardamenti cos nascono le barzellette sui ponti costruiti in una settimana sola - una sezione dell'OTPOR ha organizzato la festa di inaugurazione del ponte prodotto dalla technologia stealth (naturalmente invisibile). I loro poster, i loro volantini sono dappertutto... Cosa succede? Succede che i bambini piccoli, (et 10-12) si mettono a raccogliere i sticker di OTPOR invece di quelli di giocatori di calcio... succede che nelle piccole citt dove tutti si conoscono un ragazzo non pu trovare compagnia femminile se non attivista di OTPOR... succede che i loro bagget e le maglie con il pugno riconoscibile sono diventati gli oggetti pi ricercati... succede che la polizia, appoggio pi forte del regime, continua ad imprigionare almeno un attivista al giorno... succede che gli sconosciuti attivisti dei partiti di potere attaccano fisicamente, anche con delle armi, gli attivisti dell'OTPOR, in piena luce e davanti molti cittadini testimoni... succede che la polizia chiude gli occhi davanti a questi assalti ... succede che il viso fascista del regime si rivela e si espone quale veramente ... Che cosa stanno facendo ora? Il giorno, 13 maggio 2000. la Festa della sicurezza, la festa della polizia yugoslava. Siccome il regime li ha proclamati terroristi (anche se non hanno mai usato n proclamato nessun tipo di violenza) gli attivisti di OTPOR hanno deciso di segnare quel giorno arrendendosi alle forze di sicurezza (leggi: polizia). Cos il sabato prossimo gruppi di 100 o 200 attivisti di OTPOR in molte citt di Serbia cercheranno di arrendersi (da bravi terroristi) alla polizia. Alla vigilia di quel giorno hanno perci sospeso quasi tutte le altre attivit e si stanno preparando... Chi da loro appoggio? Prima di tutto, la societ civile, le ONG, perch si tratta di resistenza di tutti quei cittadini, uomini e donne a un regime che li sta soffocando e ammazzando oramai da dieci anni. Come tutti gli altri partiti di opposizione democratica, perch l'azione di OTPOR per loro un favore non misurabile... Che cosa ci vuole adesso? Ci vuole un appoggio della societ civile internazionale, di tutti quelle persone che disdegnano ogni oppressione, di quelli che sono a favore del mondo civile , per cittadini, a misura di cittadini... Marted, 23.maggio.2000 15:00 U proteklih osam dana, u oko 35 gradova Srbije privodjeno je vise od 230 aktivista pokreta Otpor, clanova opozicinih stranaka, novinara i gradjana. [in inglese] More then 230 activists of movement Otpor (Resistance), members of the opposition parties, reporters andcitizens had been detained in the last eight days in 35 Serbian cities. [in italiano] Negli ultimi otto giorni, in circa 35 citt della Serbia pi di 230 attivisti del Otpor, membri dei vari movimenti e partiti della opposizione, giornalisti e cittadini hanno avuto i fermi dalla parte della polizia del regime di Milosevic. LETTERA APERTA A MILOSEVIC Mr. President, As a citizen of my/our homeland who has lived for many years abroad I want to express to you my personal dissatisfaction with everything that is happening in our country regarding the student/youth movement OTPOR! If all activists of OTPOR, children, youngsters, students and all our citizens who support them and share their opinions are considered traitors, NATO mercenaries, terrorists, fascists, etc. along with all other epithets ascribed to them and used to define them, I want to communicate to you through this message that I express all my solidarity and all my support to ALL activists of OTPOR and to ALL the other citizens who support them and that I volunteer to be named that way, although I am,JUST LIKE ALLTHE OTHER CITIZENS OF OUR COUNTRY, a loyal citizen of our homeland! Lies, false accusations and calumnies never lasted long! I, too, believe in OTPOR and i a process... at least you should understand that, you who spent such a long time in the USA... I suggest you should listen to the song Save Serbia, Slobodan it is a very nice song, has an excellent rhythm and, asits best value, the text is fantastic! I agree completely with students andthe youth of OTPOR who rebuked our opposition leaders! God help you, With best regards Danica Razlag Vice President NGO - Osservatorio Etico Ambientale [Ethical Environmental Observatory] Italian Committee Against Depleted Uranium Sede Amministrativa, via F.lli Cervi Res.Idra 20090 Segrate(MI) Italy http://stop- u238.i.am Phone: (IT+) 2 21591373 GSM: (IT+ )338 5838282 Danica Razlag 27.5.2000. A Belgrado i giornalisti di TV Studio B leggono il giornale della sera sul marciapiede davanti alla sede dell TV chiusa dagli sgherri di Milosevic e la cosa piu' fantastica e' che a sentirli ci sono sempre centinaia di persone specialmente ieri sera dopo la manifestazione di migliaia di studenti contro il potere e contro le opposizioni capeggiata dalle mamme degli studenti vestite di bianco e con mazzi di fiori che chiedono la riapertura delle universita' chiuse alla normale attivita' con un altro colpo di mano seguito alla chiusura delle emittenti non allineate con il regime di Milosevic. (pensare che Tommaso di Francesco sul Manifesto e' arrivato a scrivere che prima di questa stupidaggine il Presidente serbo era un legittimo capo di stato regolarmente eletto dal popolo. A Di Francesco cala la memoria e aumenta la coda di paglia. Le elezioni con le quali il dittatore serbo e' stato rieletto furono date per buone anche dal OSCE ma in effetti voto' meno del quorum necessario per renderle valide e sostenere che Milosevic sia un esponente democratico e' davvero criminale) Vi riporto pari pari l'articolo pubblicato oggi da Repubblica da Belgrado, un'altra testimonianza sconvolgente di Biljana Srbljanovic: Noi ribelli nello zoo di Slobo DIARIO DA BELGRADO di BILJANA SRBLJANOVIC ----------------------------- ----------------------BELGRADO LA PRIMA sera dell'ultima ondata di proteste, nel momento in cui la polizia con le jeep lussuose, a grande velocit, ha cominciato a fare breccia nei gruppi di dimostranti, sono corsa a rifugiarmi in una strada laterale, sono scivolata ed ho battuto la schiena. Le conseguenze di questo banale infortunio, di cui soffro da giorni, hanno un meccanis mo strano. La schiena ora mi fa male soltanto se sto seduta e immobile, ma se mi muovo, se sto in piedi, passeggio o grido, il dolore stranamente cessa. Bench esista una logica spiegazione medica per questo, in particolare per il fatto che, dopo un'esperienza decennale di dimostrazioni di piazza alle spalle, sono piuttosto provata, tuttavia il segnale metaforico mi molto pi chiaro. Questo sordo, stupido dolore, come se qualcuno mi punzecchiasse con uno spillo, non mi lascia star ferma, non mi permette di desistere, mi ricorda che non devo rimanere inattiva. Ora o mai pi, in piazza con i giovani, ora o mai pi per cambiare finalmente tutto. PERCH per la prima volta nell'era Milosevic, una generazione affatto nuova, non consumata, di questo paese, sta prendendo sempre pi in mano le cose. Contro il potere e contro l'opposizione, era il motto della protesta autorganizzata degli abitanti di una cittadina della Serbia centrale. Nonostante il potere e un'opposizione incapace, i giovani della Serbia si organizzano spontaneamente questa primavera e cercano di fare la rivoluzione da soli. Sia Milosevic che l'opposizione li trattano con ferocia, la polizia picchia chiunque capiti in piazza, arresta, intimidisce, condanna e mette in prigione anche i minorenni, mentre l'opposizione negozia, si accorda, scende a compromessi, e non riesce proprio a mettersi a fianco dei propri figli. Quando, qualche giorno fa, in un cittadina della Serbia, un sedicenne stato arrestato per aver affisso dei manifesti di Optor(resistenza), la polizia lo ha trattato come se avesse catturato un pericoloso terrorista. Questo terrorista aveva una cartella, la colla e i manifesti, tanto coraggio personale e determinazione, e, quel che peggio, il desiderio di libert. La polizia ha perquisito il ragazzo, gli ha sequestrato l'arma (la cartella con i libri di scuola), lo ha detenuto illegalmente interrogandolo chi voleva uccidere?!!! In seguito lo hanno rilasciato, trattenendo i libri di scuola e i manifesti. Ma non importa, a quel ragazzo non servono pi i libri, le lezioni vengono tenute in piazza, a pieno contatto con la realt serba e il giovane sta superando tutti gli esami della sua vita. Questa primavera gli studenti serbi si organizzano autonomamente, si chiudono dentro le universit oppure marciano per le strade, invitano la gente a unirsi a loro, invitano i conformisti a trasfigurarsi, a rifiutare di farsi ricattare dallo stipendio mensile di un paio di centinaia di marchi, li invitano a prendere le proprie sorti in mano e a t rasformare il mondo con una lotta pacifica. Quanto sia basso il prezzo del compromesso a cui uno pu scendere i ragazzi lo sanno, ma non lo sanno coloro i quali scendono ai compromessi, gli adulti reagiscono solo sporadicamente, solo in alcuni luoghi scioperano, appena appena accettano la disobbedienza civile. Aspettano che siano i figli a fare le cose al loro posto, aspettano e cercano in una futura societ l'opportunit di adeguarsi ancora una volta, il piccolo conformista in loro segue attentamente gli sviluppi della situazione. Pronti alla corsa, aspettano di partire e di passare dall'altra parte quando sar arrivato il momento. Dieci anni di vita nella guerra e nella tirannia, e ora ormai apertamente sotto dittatura, hanno lasciato profonde tracce su quelli che rappresentano la base di una societ: i cittadini maggiorenni, che lavorano in aziende, ospedali, facolt, andate in rovina, ricurvi sotto il peso della miseria, e che hanno paura di perdere, appena drizzano un po' la schiena, anche quel poco che hanno. Per ques to i giovani si ribellano, non hanno nulla da perdere, perch nella vita non hanno proprio niente. Studiano all'universit prendendosi le proprie responsabilit, perch la laurea non gli garantisce un qualunque posto di lavoro, uno stipendio o un futuro; hanno perduto tutti i contatti con il mondo esterno, perch i viaggi sono un lusso che no n si possono permettere, in mano hanno soltanto le loro vite, ma anche il coraggio di resistere a tutto ci a cui si dovr resistere, purch porti al cambiamento. Nelle loro file c' una grande variet di posizioni ideologiche, politiche, personali e sociali. Fanno il tifo per squadre di calcio diverse. Eppure, nelle ultime settimane, tutti i nsieme stanno cancellando le differenze, cercano il minimo comune denominatore e insieme, uniti, lottano. Quale sia la loro reale forza si vede soprattutto dal panico e dalla paura che regna al potere, il regime ha paura del pugno simbolo di Optor pi di tutte le altre manifestazioni dell'opposizione messe insieme. Il potere ha paura degli studenti che ogni sera si chiudono nelle aule della facolt di architettura e sopportano i pestaggi da parte di assalitori mascherati che di notte spengono la luce sul pi grande viale di Belgrado e in tute fruscianti, nudi fino alla cintola, con le mascherine da chirurgo sul viso, fanno irruzione nelle aule e bastonano tutti quelli che trovano. Il potere ha paura degli studenti che ridono in faccia ai loro rettori quando questi li invitano a tornare s ui libri e a dimenticare la politica, oggi i ragazzi in Serbia ridono in faccia ai loro professori, con il sorriso sopportano le bastonate e sorridendo non rinunciano alla resistenza. Due giorni fa ad altri studenti, di un'altra nazionalit, un giudice serbo mercenario del regime ha comminato una pena collettiva di alcune centinaia di anni di carcere. Dico collettiva perch il giudice in questione non ha potuto individuare la responsabilit individuale ma solo quella collettiva. Anche questi studenti sono accusati di terrorismo, sono albanesi kosovari, sono stati processati per la loro appartenenza etnica, e ora si trovano nelle carceri a scontare un secolo o due di pena. anche per questi studenti, che solo i loro colleghi serbi possono liberare, anche per i figli altrui, che i nostri ragazzi lottano. Il governo serbo ha reso noto che l'ingresso nelle facolt sar permesso solo con il controllo dei documenti personali e solo per chi in quel momento all'universit ha qualcosa da fare. Poco prima, con un gruppo di quindici professori e assistenti della facolt dove lavoro, ho incominciato uno sciopero. Finch i nostri studenti vengono bast onati, ogni attivit didattica insensata, o meglio, ora siamo noi a dover imparare qualcosa dei ragazzi, ora loro devono far lezione a noi, insegnarci come ci si comporta nella vita, come bisogna lottare e che cosa sia il coraggio. Ora alla facolt dove ho studiato e dove subito dopo la laurea ho cominciato a lavorare, io non posso pi entrare. Io all'universit non ho nulla da fare perch non voglio presenziare agli esami e volontariamente non permetter mai a nessuno dei mercenari di Milosevic di controllare i miei documenti per farmi entrare nelle gabbie di uno zoo . Perci quella porta per me rimane chiusa a tempo indeterminato. In effetti, l dentro io non ho davvero nulla da fare. Da quando uno studente del primo anno di drammaturgia stato arrestato per aver distribuito al mercato i volantini dell' Optor, il mio posto non pi all' universit. Allievi interessati alle mie lezioni li troverei pi facilmente nel carcere alla periferia di Belgrado, dove ora i ragazzi picchiati e arrestati nel corso delle dimostrazioni, condannati a trenta giorni di detenzione, raccolgono patate guardati dai secondini. Potrei pi facilmente trovare i miei allievi anche negli ospedali, ricoverati con le ossa rotte dai bastonatori di Milosevic. Con gli stud enti che, non avendo io molti anni pi di loro, rappresentano la mia generazione pi dei colleghi adulti che chiudono gli occhi davanti a tutto quello che succede, con gli studenti, dunque, il mio posto. E persino con i tifosi, (sebbene non conosca le regole del calcio) che con un sorriso accettano le bastonate, scappano cantando per ritorn are di nuovo, quello il mio posto pi di ogni altro. Siamo punzecchiati tutti in questa tarda primavera, quel sordo dolore di schiena non ci lascia star fermi, non accetta anestesie. Tutto ci duole e ci costringe alla resistenza. Resistenza al pestaggio degli impotenti, all'arresto degli innocenti, all'uccisione della verit. Resistenza fino alla vittoria. (Traduzione: Nadira Sehovic) Davanti a 5000 persone riunite in piazza a Cacak, Zoran Djndjc, uno dei leader dell'opposizione, lunedi' scorso aveva affermato che la Serbia e' oggi un paese dove se tre persone si trovano assieme arrivano subito 10 poliziotti che le bastonano. Oggi sabato dovrebbe esserci un'altra manifestazione a Belgrado ma bisogna registrare come gli studenti siano ormai orientati a contestare duramente anche i vari partiti dell'opposizione su alcuni dei quali circola voce di accordi sottobanco con il governo. (fatto non nuovo specie per Vuk Draskovic che da martire del dissenso divenne ministro di Milosevic e poi di nuovo leader dell'opposizione. Per l'11 giugno sono previste anche le elezioni amministrative in Montenegro e la tensione si sta alzando non poco anche nella repubblica costiera che fa ancora parte della federazione iugoslava. In Bosnia sono state proclamate elezioni generali per l'11 novembre e il rappresentante ONU, l'austriaco Wolfgang Petritsch ha pronunciato un discorso e reti unificate all'indomani della conferenza di Bruxelles sull'implemetazione della pace in Bosnia (alla quale la Yugoslavia non e' stata invitata causando proteste anche di Mosca) nel quale ha lanciato un monito duro verso chi ostacola lo sviluppo del processo di normalizzazione nel paese. In Croazia intanto si inizia a comprendere quale sia la strategia delle destre sconfitte alle elezioni recenti. L'attentato di qualche giorno fa a Vinkovci (Slavonia occidentale) (dove un veterano della guerra si e' fatto saltare in aria in un ufficio postale con due granate causando 2 morti e nove feriti) e' solo la punta dell'iceberg del malessere montante tra quella minoranza nazionalista ma potente che fa capo allo sconfitto partito HDZ che fomenta le proteste contro la apertura recente alla collaborazione fattiva tra il governo di Zagabria e il Tribunale dell'Aja. Uno dei leader dei veterani ha minacciato pubblicamente che i suoi inizieranno forme dure di boicottaggio alla stagione turistica che sta aprendosi sulla costa dalmata (le cui entrate economiche sono vitali per il popolo croato che oggi non teme piu' come prima di essere rapinato dagli amici del defunto Tudzman). In diverse aree della Croazia si sono svolte manifestazioni contro il governo di centro sinistra e contro il ritorno dei serbi originari della Croazia. 18.5.2000. Evidentemente la situazione in Serbia sta precipitando anche se in Italia chi dovrebbe almeno dire qualcosa sta solo pensando al vertice NATO di Firenze. Gli aggiornamenti sono in inglese: Police Shut Down Studio B Yugoslav police have shut down Belgrade independent television and radio station, Studio B. The raid had an immediate knock-on effect on two other independent outlets, Radio Index and Radio B2-92. For latest news and links click here S E R B I A W A T C H # 130 - May 17, 2000 Serbia Watch, a bulletin reporting civil society, political and economic developments on Serbia, is issued by the Open Society Institute (Washington office-John Fox, director). Please communicate any questions, comments or requests to receive Serbia Watch to Kristine Powers (researcher) at 202496-2401 or kpowers@osi-dc.org S P E C I A L A L E R T -- I N F O R M A L S T A T E O F E M E R G E N C Y [The media takeover is] state-organized robbery, without any legal basis, without any justification....They took over all our premises, a few hundred plainclothes policemen. [Our] security people at the scene say they literally brought busloads of police, who entered the building and broke into our offices.... Their aim is to completely eliminate all programs of Studio B. They neutralized Radio B292...they are not letting our colleagues from Blic enter their offices. Dragan Kojadinovic, former director, Studio B Quoted by RFE/RL Newsline, May 17 -- Belgrade The Serbian government, as Studio B's owner has decided to put an end to the aggressive propaganda war against our country, neo-fascism, neo-colonialism and to directly deprive Western forces of their means for destabilizing the country and ousting the legal and legitimate governments in Serbia and Yugoslavia, which Studio B, along with other media outlets controlled by the Serbian Renewal Movement and U.S., have been attempting to do as of recently. Statement, Yugoslav United Left Quoted by BETA news agency, May 18 - Belgrade This is a complete prohibition of elementary freedom of speech in Serbia. These media outlets were, after all, the heart of our information sphere in Serbia today. The media landscape in Serbia will be permanently fragmented and damaged in the future if we don't start working again. Veran Matic, president, Radio B2-92 Quoted by RFE/RL Newsline, May 17Belgrade The regime has made a move with unforeseeable consequences. Whether this is the beginning of the regime's suicide or just a miscalculation, the next few days will show. Milan Bozic, Deputy Mayor of Belgrade, member, Studio B board of directors Quoted by Associated Press, May 17-- Belgrade Dictatorships always want to control the media. It is was only a question of time when Milosevic would decide to close Studio B and Radio B2-92. This was the best example of the Belgrade regime's arrogance, and its attempts to smother all forms of democracy. Despite the weakness of the Serbian opposition, I am convinced that the latest events will accelerate the fall of Milosevic's regime...Such a brutal regime cannot survive. Milo Djukanovic, President of Montenegro Quoted by BETA news agency, May 18 - The Hague [The regime] hopes that it will secure its survival by violence and frightening the citizens of Serbia...It is up to the citizens of Serbia to respond as to whether they would like to live in such a society. Zarko Korac, president, Social Democratic Union Quoted by Agence France Presse, May 17 - Belgrade People of Serbia, with these decisions by the authorities, the country has entered an open dictatorship. Let us oppose the violence immediately and with all our energy, because our future and the future of the country depends on it. The honour of defending our fatherland from violence and winning a new democratic Serbia belongs to all of us. Opposition statement read at May17 rally Quoted by Radio B292, May 17 - Belgrade IN THIS SERBIA WATCH: _ Hundreds of police beat media demonstrators _ Studio B, Radio B2-92 shut down in overnight seizureSeselj signed order to stop terrorist actions _ SPS: terrorist machinery eliminated _ Radio Pancevo, radio VK signals off air-Otpor members arrested, offices raided _ Opposition: state of emergency introducedOpposition calls for civil disobedience-Vuk: Rest of key media may be closed _ Journalists' union to public: protest strongest attackPancevo mayor to citizens: Defend media _ Bakers union stops bread production _ ANEM: Belgrade in complete media darkness _ Kostunica: Slobo risks loss of sovereignty _ Patten: Milosevic ultimately will lose this battle _ U.S. adds judges, family members to ban _ Germany, France, Greece, Hungary condemn Belgrade _ OSCE media rep to Russia: rectify situation _ Crown Prince: Crackdown not strength but weakness POLITICAL PARTIES, MOVEMENTS, LEADERS: Opposition DA - Democratic Alternative (Nebojsa Covic, president) DAN - Coalition of DA, DC, ND DC - Democratic Center (Dragoijub Micunovic, president) DHSS - Christian Democratic Party of Serbia (Vladan Batic, president) DS - Democratic Party (Zoran Djindjic, president) DSS - Democratic Party of Serbia (Vojislav Kostunica, president) G17 - Group of independent economists (Mladjan Dinkic, coordinator) GSS Civic Alliance of Serbia (Goran Svilanovic, president) League of Vojvodina Hungarians (Joszef Kasza, chairman) LSV - League of Vojvodina Social Democrats (Nenad Canak, chairman) ND - New Democracy (Dusan Mihajlovic, president) NS - New Serbia (Milan Protic, Velimir Ilic, co- presidents) OTPOR - Youth resistance movement PDS - Movement for Democratic Serbia (Momcilo Perisic, president) Reform Democratic Party of Vojvodina (Mile Isakov, chairman) Sandzak Coalition (Rasim Ljajic, chairman) SD - Social Democracy (Vuk Obradovic, president) SDA- Party of Democratic Action of Sandzak (Sulejman Ugljanin) SDP - Alliance of Democratic Parties (Zarko Korac, president) SPO - Serbian Renewal Party (Vuk Draskovic, president) SZP - Alliance for Change (Vladan Batic, coordinator; Vojvodina Coalition (Dragan Veselinov, president) SNV - Serb National Council of Kosovo (Momcilo Trajkovic, chairman) Ruling Coalition SPS - Serbian Socialist Party (Slobodan Milosevic, FRY President) SRS - Serbian Radical Party (Vojislav Seselj, Serbia's Deputy PM) JUL - Yugoslav United Left (Mira Markovic, president) I. REGIME HUNDREDS OF POLICE BEAT MEDIA DEMONSTRATORS ***Batonwielding police heavily beat up protesters Wednesday following a sweeping crackdown on Serbia's prodemocracy opposition and the seizure of the country's main independent media. Hundreds of police in full riot gear charged into a rockthrowing crowd of opposition supporters at an evening rally...An estimated 30,000 people took to streets within hours, part of them first attending a late afternoon gathering outside Belgrade's City Hall, which owns Studio B, to listen to the station's journalists who set up a makeshift, openair program to read their evening news program over loudspeakers. As another crowd of several thousand supporters, mostly soccer fans, tried to join the rally, riot police blocked the two groups from meeting up, causing a tense standoff that erupted into a clash. At least two people were hospitalized with unspecified injuries, the private Beta news agency reported. Meanwhile, media reported separate protests in two other major cities in Serbia cities, all in support of the opposition demand to free the independent media. Some 15,000 protested in Kragujevac, central Serbia, and several hundred in Novi Sad, 70 kilometers (44 miles) northwest of the capital Belgrade. In Belgrade, Jugoslav Pantelic of Studio B exclaimed: 'For freedom, we shall fight with all means,' and the crowd chanted 'Rebellion!' and 'Milosevic to The Hague!'... 'Milosevic's fascistcommunist government that has for years been killing Serbian people has just killed Studio B.' He added, 'We call on all Belgraders to come to defend their radiotelevision.' (Associated Press, May 17) The protesters were attempting to liberate the 10,000 Red Star fans already held by police at the Square. The city's main artery, Kralja Milana St is blocked with garbage containers which have been set alight. The marchers are retreating towards the Assembly and the road is blocked also at Knez Milos St. Strong reserve busloads of riot police have been seen at the access roads to Slavija Square...Heavy police forces stopped a column of about 10,000 Red Star Football Club fans who left a football match this afternoon to march to the protest rally outside the City Asembly. During the match fans chanted 'Studio B, Studio B' and sand 'Save Serbia and kill yourself, Sloba'. Four red and white Otpr flags appeared on the northern side of the Red Star stadium. (independent Radio B292 websiteBelgrade, May 17) ***Police used tear gas and batons to drive back demonstrators...The police acted after demonstrators threw stones at a police cordon few hundred metres from a mass opposition...Beta said several demonstrators were beaten in the police action...The cordon had apparently been formed to prevent a large group of soccer fans from joining the rally, reports said...Beta earlier reported that police armoured vehicles and police buses parked near the area designated for the rally, then later quoted witnesses as saying more armoured vehicles were moving towards the city centre. One group of demonstrators partly blocked a central street with a rubbish container, gathering round it waving flags and chanting 'Serbia has risen'. Other witnesses said riot police had clashed with football fans of the Red Star Belgrade club who were also making their way to the rally after a match. The protest was called by officials of Studio B - the television station involved which is run by the capital's municipal authorities which oppose Yugoslav President Slobodan Milosevic - plus the Otpor (Resistance) student organisation and opposition parties. (Deutsche Presse Agentur, May 17) STUDIO B, RADIO B2-92 SHUT DOWN IN OVERNIGHT SEIZURE ***Studio B was taken over by the Serbian Government on the basis of a decision proclaiming this station state property, explaining that the station had, on a number of occasions invited the overthrow of the legally elected authorities in the country and incited terrorism...Early this morning, around 4 a.m. TV Mladenovac, which operates as Studio B Mladenovac branch office was also taken over. The takeover of RTV Studio B practically prevents the broadcasting of both Radio B292 and Radio Index. Over 50 employees of RTV Studio B, Radio B292 and Radio Index Wednesday morning gathered in front of 'Beogradjanka' Building since the police have not allowed them to enter their respective offices. Former Studio B director and editorin-chief Dragan Kojadinovic notes for Beta agency that, to his knowledge, last night a few hundred plainclothesmen broke into the Studio B premises last night and took the station over. He added that the relevant government decision was signed by government vicepresidents Milovan Bojic and Vojislav Seselj. Milorad Roganovic TV Studio B editor says that Wednesday around 2.30 a.m. 100 to 150 policemen with balaclavas entered the station introducing themselves as the 'antiterrorist unit of the Serbian Ministry of Interior'. Seven journalists and the daily Blic and a Radio B2-92 reporter are in the Beogradjanka building since the police would not let them out. President of the Alternative Network of Independent Media, Veran Matic informed that his Association intended to arrange for the broadcasting of news from the satellite network and ANEM local stations. (Radio B2-92 website, May 17) ***The main Belgrade artery of Kralja Milana Street is closed to traffic as several thousand people gather in front of the Belgrade City Assembly. The rally began with the reading of an opposition proclamation... Many protesters are carrying party flags. Journalists from Studio B, Blic, Radio B2-92 and Radio Indeks will read information to the crowd. Journalists from the same media companies were today banned from entering their offices in the Beogradjanka building. Before the rally began several dozen Democratic Party activists blocked one lane of Kralja Milana St near the City Assembly Building with garbage containers. The demonstrators, who were soon joined by members of the public, shouted 'Serbia has arisen', 'Studio B', 'Otpor, Otpor'. (Radio B2-92 website, May 17) SESELJ SIGNED ORDER TO STOP TERRORIST ACTIONS ***A recorded message was broadcast on Studio B informing the public that the Serbian Government had resolved to take over the public broadcaster Studio B which was controlled by the Belgrade Municipality. The resolution quoted a demand from the Serbian Information Ministry to take over Studio B because frequent calls for the violent overthrow of the constitutional order had been made on the station's programs. The Serbian Government said that the legal grounds for the resolution was that Studio B was stateowned and that the state had decided to take direct control of 'its own property' and remove all proprietary rights from the hands of the Belgrade Municipality. The Serbian Government also resolved to dismiss the management of Studio B and appoint Ljuboslav Aleksic editorin-chief of the station. The resolution instructs Studio B to continue broadcasting as a company wholly owned and operated by the Serbian Government. (statement, ANEM, May 17) At 5:30 a.m. the vicepresidents of the Serbian government, Milovan Bojic (Yugoslav Left) and Vojislav Seselj (Radical party) stated in writing that Studio B was taken-over for it had been 'transmitting calls upon the violent overthrow of the legally elected government and had been calling for participation in terrorist actions'. (statement, Belgrade Centre for Human Rights, May 17) The statement said: 'Several times Studio B called for the violent overthrow of the legitimate authorities.' Addressing some 25,000 people at an antigovernment rally in Belgrade Monday, Draskovic said: 'We have to rebel against the killers and the terrorists who are ruling Serbia today.' (Reuters, May 17) SPS: TERRORIST MACHINERY ELIMINATED ***The Belgrade chapters of the Socialist Party of Serbia and the Yugoslav Left supported on May 17 a Serbian government decision to seize Belgrade Studio B radio and television, hailing it as part of a 'campaign against terrorism. These measures have eliminated a part of the terrorist machinery in the war that our country is leading against terrorism,' a statement from the Socialist Party, which was carried by the Belgrade media, said. (BETA news agency, May 18) STUDIO B JOURNALISTS DISMISSED, RTS TAKES CONTROL ***Studio B, the targeted station, is considered the most important opposition television outlet in Serbia, although its broadcasts have frequently been jammed. The seizure was the most severe action yet against nongovernment media, after a series of recent fines and lawsuits over their reporting. Studio B was run by Belgrade city hall, currently controlled by the Serbian Renewal Movement (SPO). (Reuters, May 17) Although the city hall of Belgrade manages the operation of those media, the ownership allegedly belongs primarily to the Republic of Serbia, whose government is, according to the two vicepresidents, allowed to interrupt their broadcast. The entire editorial board and all journalists were urgently dismissed and the editing of the Studio B TV programme was diverted to the hands of the RTS, infamous state- run TV. Ever since, all three radio programmes have been broadcasting only music. (statement, Belgrade Centre for Human Rights, May 17) ***Dragan Kojadinovic, who is a former director of the opposition television station run by Vuk Draskovic's 'Serbian Renewal Movement (SPO),' told RFE/RL's South Slavic Service that the takeover is 'state-organized robbery, without any legal basis, without any justification....They took over all our premises, a few hundred plainclothes policemen. [Our] security people at the scene say they literally brought busloads of police, who entered the building and broke into our offices.... Their aim is to completely eliminate all programs of Studio B. They neutralized Radio B 292...they are not letting our colleagues from 'Blic' enter their offices' in the same complex. (RFE/RL Newsline, May 17) RADIO PANCEVO, RADIO VK SIGNALS OFF AIR ***The signal for Radio Pancevo, in the city of Pancevo near Belgrade, was turned off at about 7.00 p.m., Television Pancevo reports. Both FM and SW signals transmissions have been cut. Radio VK in the Vojvodina town of Kikinda was turned off earlier in the afternoon. (Radio B292 website, May 17) Radio Pancevo informed the Media Center that it broadcast its program regularly, but some utterly different music program is heard at the station's 92.1 MHz. frequency in Belgrade. The program, among other things, aired partisan songs such as 'Comrade Tito, when will you bring your bright face to Uzice?' The Radio Pancevo also broadcasts at 1.584 MHz. (Media Center, May 17) OTPOR MEMBERS ARRESTED, OFFICES RAIDED ***A number of activists from the student movement Otpor have been arrested in several Serbian cities in the past 24 hours, the organisation told Beta today. At about noon police arrested Otpor activist Srdjan Milivojevic in his Krusevac apartment, confiscating a handgun, which was properly registered. In Novi Sad, activist Vladimir Pavlov was arrested, added the organisation's representative.Twentytwo police last night raided the Otpor offices in Smederevska Palanka and arrested the only adult Otpor member present. Police in Paracin detained activist Branislav Milosevic after arriving at his apartment with a warrant. (Radio B292 website, May 17) OPPOSITION: STATE OF EMERGENCY INTRODUCED ***The Serbian government takeover of the oppositionrun Studio B TV station has 'introduced a state of emergency and dictatorship in Serbia,' opposition leader Vuk Obradovic said Wednesday. 'This is a declaration of war on the democratic opposition and all democratic Serbia,' Obradovic [said]. Vladan Batic, a leader of the opposition Alliance for Change coalition, warned that the government's move looked like an 'introduction to a civil war. Instead of lowering tensions and trying to find a political compromise, the regime has opted for maximum aggravation. (Agence France Presse, May 17) Batic stressed that the 'government has imposed an informal state of emergency. This indicates the introduction of a state of [martial law.] (RFE/RL Newsline, May 17) Ognjen Pribicevic, an adviser to Vuk Draskovic, head of the Serbian Renewal Movement (SPO) which controlled Studio B until the takeover, said the development would have 'unforeseen consequences for the political situation in the country. This is a new means of state terrorism,' Pribicevic told Beta. (Agence France Presse, May 17) II. RESISTANCE & OPPOSITION OPPOSITION CALLS FOR CIVIL DISOBEDIENCE ***Following their meeting in the Belgrade City Assembly Serbia's opposition leaders have issued the following proclamation to the citizens of Serbia: The Serbian regime has willfully introduced a state of emergency, completely endangering the stability of the country. Arrests, assaults and harassment of citizens, the closing down of media and the state media's call to lynch anyone who criticises the authorities demonstrate the regime has resolved to transform the country into the personal estate of a handful of people who are not concerned about what happens to the majority of Serbian citizens and their democratic institutions. Aware of our historic responsibility, we ask you, our compatriots and fellow citizens to raise your voices against these attempts to destroy our dignity and our future. We have made the following resolutions. 1. We have scheduled a protest rally in Belgrade to begin today, May 17, at 7.00 p.m. in front of the Belgrade City Assembly. There will also be a live presentation of programs from Studio B, Radio B2-92 and Radio Indeks. 2. All opposition-governed municipalities and cities will call emergency sessions tomorrow, May 18, at 5.00 p.m. to discuss 'Stop the Terror'. After these meetings local government representatives will join members of the public for a protest. 3. We call on the citizens of Serbia to show the regime, through all forms of civil disobedience, traffic blockades, street marches and strikes, their disagreement with the regime's activities, in this was defending the remaining independent media. People of Serbia, with these decisions by the authorities, the country has entered an open dictatorship. Let us oppose the violence immediately and with all our energy, because our future and the future of the country depends on it. The honour of defending our fatherland from violence and winning a new democratic Serbia belongs to all of us. (Radio B2-92 website, May 17) URGENT BELGRADE ASSEMBLY SET ***We have learned that the urgent assembly of the Belgrade City Hall is summoned for tomorrow and that the united opposition parties are at present in the City Hall with the representatives of the city government discussing their joint steps of reaction. The citizens have already gathered in front of the building housing the offices of Studio B, B2-92 and Radio Index. Numerous Belgrade-based NGOs are using the same media to express their protests, and NUNS (Independent Association of Journalist of Serbia) scheduled a protest for 5 p.m. The Belgrade Centre for Human Rights appeals to all its friends abroad to inform their publics of the raging repression in Serbia. (statement, Belgrade Centre for Human Rights, May 17) OPPOSITION: SERBIA BECOMING HOHXA'S ALBANIA ***The Civic Alliance of Serbia announced that the state of emergency has actually been introduced in Serbia,' after the Serbian government took control of radio and TV station Studio B...Social Democratic Union President Zarko Korac concluded that the country has entered 'an open dictatorship. It is not an incident, or accident. This is a political decision to transform the country into Enver Hohxa's Albania in order to prolong the regime's life in total isolation and by violence.' (BETA news agency, May 18) VUK: REST OF KEY MEDIA MAY BE CLOSED ***Serbian Renewal Movement Leader Vuk Draskovic, on the evening on May 17, told Russian television's first channel that he 'has information' that 'during the night or on May 18, all influential media which are not under the direct control of Milosevic's regime may be closed.' In his statement to the prime-time Vesti news given from Montenegro Draskovic was quoted by the anchor as saying that during the (early morning of May 17) ' Milosevic's police occupied Studio B' and that 'the occupation means darkness, terror and complete closing of the freedoms of thought and speech' in Serbia. Draskovic said that this was happening 'immediately after the visit' of Yugoslav Foreign Minister Zivadin Jovanovic to Moscow. 'Milosevic's media say that a complete agreement about everything has been reached with the Russian side, and it has been directly said that Moscow agrees with such terror against democratic media, and with the arrests of opposition leaders who are proclaimed terrorists by Milosevic,' said Draskovic. (BETA news agency, May 18) EX-INFORMATION MINISTER: SRS/JUL COUP ***Renowned Belgrade-based journalist Aleksandar Tijanic stated on May 17 that 'the Radicals and the Yugoslav Left carried out a coup in Serbia.' In a statement to BETA after the Serbian government's takeover of Belgrade-based radio and TV station Studio B, Tijanic said that this was 'the final act in the rule of Yugoslav President Slobodan Milosevic, who thus excluded the possibility of a nonviolent solution to the crisis in Serbia. He will not opt for directly inciting civil war, but wants to cause fear among the citizens and to impede any form of effectual opposition and the free media. He wants to finally and irrevocably warn the Serbs that there will be no peaceful separation between Milosevic and the Serbs,' said Tijanic. (BETA news agency, May 18) JOURNALISTS' UNION TO PUBLIC: PROTEST STRONGEST ATTACK ***The Independent Journalists Association of Serbia and the largest independent and private media in Belgrade, condemn this morning's takeover...We call upon all colleagues and the democratic public to join us in protest today at 5 p.m. in front of Nusic's monument at the Republic Square. The takeover of Studio B and prevention of the operation of the abovementioned media leaves Belgrade without a single electronic media outside government control. We believe that this is thus far the strongest attack of the authorities on the freedom of the public word. (Independent Journalists Association of Serbia, May 17) ***Aleksandar Cotric, who is a spokesman for the SPOled city government, said after an emergency session of the city council: 'We call on all Belgrade residents to come to defend their radio and television,' AP reported. He added that the opposition will announce details of the planned rallies and protests later in the day after opposition leaders meet. (RFE/RL Newsline, May 17) [SZP leader Vladan Batic warned:] 'If we do not react energetically, the whole of Serbia will be arrested tonight.'...'It has already become a prison of Slobodan Milosevic, and we have no option but to react with all possible means.' Obradovic said leaders of various opposition groups were meeting urgently to discuss their next moves, as were officials at Belgrade city hall, who first set up Studio B. Zarko Korac of the Social Democratic Union said Milosevic's regime had decided on 'open dictatorship' and had rejected 'last signs of parliamentary democracy.' (Agence France Presse, May 17) PANCEVO MAYOR TO CITIZENS: DEFEND MEDIA ***The Mayor of Pancevo, Srdjan Mikovic, today called the town's citizens to gather in front of the RTV Pancevo building to defend it from possible takeover. 'At the moment this is one of the very few free media left in Serbia. We have to organise this defence because so much is happening in Pancevo and all of Serbia'. He said that this morning police patrols checked all vehicles on the roads between Pancevo and Belgrade, which happens whenever the opposition plan meetings. Most of the citizens here are on the side of the media because when the bombs were falling, the media were on the side of the citizens. (Radio B2-92 website, May 17) BAKERS UNION STOPS BREAD PRODUCTION ***The Bakers Union today resolved to stop the production and sale of bread. A statement from the union this morning said the move came because the public was already without spiritual food because of the takeover of Studio B. The union noted that its members had been unable to work normally for months and that only the independent media had carried its appeal for understanding and assistance. Thus, said the union, with its 'protection by public information' lost, it was appropriate that its members cease production altogether. (Radio B2-92 website, May 17) ANEM: BELGRADE IN COMPLETE MEDIA DARKNESS ***The Association of Independent Electronic Media protests in the strongest terms at the police raid and seizure of the largest free broadcaster in Serbia, Belgrade's Studio B. ANEM urges the public to do all in its power to stop this illegal act...ANEM described this unprecedented move as lacking even any pretence at legal justification. The Serbian Government's resolution is unconstitutional and illegal and its only goal is to prevent the operation of the largest and most influential broadcaster in Serbia which is not under control of the regime...The building also houses student broadcaster Radio Index and the influential nongovernment daily Blic. This raid has thus left Belgrade in complete media darkness, with almost no radio or television station not under government control. ANEM has made an urgent appeal to the public to do everything possible to help prevent a complete media blackout and open dictatorship in Serbia. We call on all democratic forces in Serbia to unconditionally unite their forces in the defence of the basic freedom of speech and information. (statement, ANEM, May 17) TRADE UNIONS: OVERTURE TO FINAL CRACKDOWN ***The Association of Free and Independent Trade Unions said that the regime had taken the first step towards declaring a state of emergency by 'shutting down Studio B, radio B2-92, Radio Index and the Blic daily.' The Association said the government's decision to close these stations was an overture to a 'final crackdown on the democratic opposition and a new wave of arrests of those who think with their own heads' and called on the public to prevent the 'blocking of democratization in Serbia and to decide whether to respond to this senseless act by the government.' (BETA news agency, May 18) KOSTUNICA: SLOBO RISKS LOSS OF SOVEREIGNTY ***The president of the Democratic Party of Serbia, Vojislav Kostunica, today sent an open letter to the president of Serbia, Milan Milutinovic, and Federal President Slobodan Milosevic in which he described the current situation in the country as a grave crisis and warned that if they did not call elections they would preserve neither the country nor any part of their dignity. The letter described Serbia and Yugoslavia as being on the brink of civil war and collapsing under the burden of internal and external violence. Kostunica also told the two presidents that they should be aware of this situation in spite of the false information with which regime-friendly media chiefs ingratiated themselves, serving up stories which bore no relation to reality. The Democratic Party of Serbia leader added that he could not believe that Milosevic and Milutinovic did not understand the futility of an open season on their political opponents. The letter emphasised that if Milosevic and Milutinovic called elections the country would be ruled by the people, warning that in any other case the door would be open for external factors to take over the country, resulting in a loss of sovereignty. 'Regardless of Dayton and Kumanovo, I can't and won't believe that this is what you want,' said Kostunica. (Radio B292 website, May 17) OPPOSITION APPEALS TO FOREIGN GOVERNMENTS ***Opposition leaders appealed to foreign governments for support after meeting with western diplomats after the seizure. 'We appeal to representatives of the diplomatic corps in Belgrade to inform their governments and people in their countries about this event and to give it top priority,' deputy mayor and SPO official Milan Bozic said...'Milosevic is in the process of going from a covert dictatorship to an overt dictatorship,' analyst James Lyon of the International Crisis Group think tank told Reuters. 'This is just one more indication of that.' (Reuters, May 17) Belgrade city [assembly] on May 17 convened a meeting, which was attended by the representatives of several embassies in Belgrade and called on foreign diplomats to inform their governments of the events surrounding the takeover of Studio B...Diplomats from Australia, Austria, Bulgaria, Finland, Germany, Greece, Israel, Italy, Japan, Macedonia, the Netherlands, Norway Poland, Romania, Russia, Spain, Sweden and several other countries attended the meeting. (BETA news agency, May 18) III. INTERNATIONAL REACTION PATTEN: MILOSEVIC ULTIMATELY WILL LOSE THIS BATTLE ***I deplore the cowardly crackdown on the independent Serbian media - in particular Studio B and Radio B2 92 and Index - carried out under cover of darkness by Milosevic's henchmen this morning, and the continuing assault on independent journalists, politicians and activists. Only a state which is terrified of the truth resorts to sending men in masks into television and radio studios; only a regime determined to try to cut Serbia off completely from the rest of Europe could conceive of behaving in this way. Milosevic knows that freedom of the media underpins free political life; that's why he's desperate to stamp it out. But modern technology means that the truth cannot now be snuffed out so easily. Milosevic and his cronies will ultimately lose this battle; the tenacious independent journalists will win it. The European Union stands by them at this difficult time, and salutes their courage and determination. (statement, Christopher Patten, E.U. Commissioner for External Relations, May 17) U.S. ADDS JUDGES, FAMILY MEMBERS TO BAN ***I want to make...clear that the Belgrade regime's move to silence Serbia's independent media represents a major step in efforts to preserve Milosevic's dictatorship. This night-time police raid smacks of desperate Bolshevik-style oppression. The United States strongly condemns the Belgrade regime's crackdown on the independent press and the democratic opposition in Serbia. Next week, Secretary of State Albright will consult with our allies in Europe to determine what joint actions we will take in response to this blatant attack on the independent media. She will also meet with foreign ministers of the states neighboring Serbia to coordinate further responses. Today, we will add six judges and prosecutors who have taken repressive actions against independent media, to our ban on visas, and we will ask the European Union to do the same. We will continue to monitor and to add other names to the list. We will also immediately add family members of several top officials of the regime to our visaban list and encourage the European Union to do that, as well. We will continue to review further actions to demonstrate our support for the independent media and the people of Serbia. We understand that citizens of Serbia have said that they will protest the government's action. The courage and the activism of these people should be a signal to those around Milosevic that the people of Serbia have grown tired of the regime and its oppression. (statement, Richard Boucher, U.S. State Dept. spokesman, May 17) BRITAIN CONDEMNS APPALLING ABUSE ***The UK condemns absolutely the Serbian government's takeover of Belgrade's independent television station Studio B on 17 May, and its simultaneous action against two Belgrade independent radio stations (B2-92 and Index), one national independent newspaper (Blic) and other media outlets across Serbia. It also condemns the continuing arrests, detentions and harassment of opposition politicians and activists. This appalling abuse of media freedom demonstrates beyond doubt that Milosevic's regime is desperate to stop the Serbian people having access to the truth. The intensified repression in Serbia shows yet again why there can be no place for Serbia in Europe while Milosevic and his allies are in power in Belgrade. (statement, Robin Cook, U.K. Foreign Secretary, May 17) GERMANY, FRANCE, GREECE, HUNGARY CONDEMN BELGRADE ***German Foreign Minister Joschka Fischer on Wednesday sharply attacked the closure of Serbia's main opposition television station and two radio stations. 'I severely condemn the curbing of ... the few remaining independent voices in Serbia,' said Fischer in a statement. 'This is the high point of repression policies aimed at the independent media and journalists following attacks, intimidation, arrests and disproportionate fines,' he said. Fischer said the stations had been symbols of free reporting to the people of Serbia. 'With last night's operation Milosevic is showing the entire world that fundamental human rights in Serbia are being trampled and how the Belgrade leadership is drifting deeper into isolation even at home,' said Fischer. (Deutsche Presse Agentur, May 17) ***We strongly condemn the measure taken by the government in Belgrade to prevent the independent Studio B channel from broadcasting. This is a further attack on freedoms by Belgrade on top of the measures already taken against other independent media and the opposition. We reaffirm our support for the opposition's efforts to bring about a democratic change in Serbia.. (statement, French Foreign Affairs Ministry spokesman, May 17) ***Spokesman for the Greek Parliament Dimitris Repas today condemned the Serbian government's actions against the media. 'Such actions destroy democracy. We are all for freedom of speech and independent media, and we condemn such actions. (Radio B292 website, May 17) *** The Hungarian Ministry for foreign affairs today condemned the government in Belgrade for the measures against forces of democracy and independent media in Serbia. A spokesman for the Hungarian Ministry of Foreign Affairs, Gabor Horvat, stated at a press conference that such moves by the regime in Belgrade go against democratic principles and European values, and there are more and more of them being made. The ministry expressed deep concern over the occupation by police of the Studio B and B2 92 premises last night, forcing them into silence. He called Studio B and B2-92 'the authoritative media of Belgrade. By using limitless force to oppress freedom of speech, the regime in Belgrade is facing its own people's opinion: that the only way that the country can be stable and safe is to have a democratic Yugoslavia with the peaceful coexistence of its people.' The Ministry considered it unacceptable that the recent murder of Bosko Perosevic should be used against the opposition. (Radio B292 website, May 17) OSCE CALLS ON BELGRADE TO REVERSE ACTIONS ***The OSCE Chairperson-in- Office, Benita FerreroWaldner, is deeply concerned by the recent intensification of the crackdown of the Yugoslav and Serbian authorities on the independent media in Yugoslavia and Serbia. The Chairpersonin-Office is particularly concerned by the closure of the independent TV channel Studio B, the independent radio station B2-92 and the newspaper Blic in Belgrade by police forces on 17th May. The ChairpersoninOffice calls on the authorities in Yugoslavia and Serbia to immediately release all detained journalists who work for independent media and the immediate reopening of Studio B, Radio B292 and Blic. She underlines the OSCEs determination to support democracy and freedom of expression in the FRY. The ChairpersoninOffice supports the endeavours by the OSCE Representative on Freedom of the Media in defending free media in the Federal Republic of Yugoslavia and in Serbia. (statement, OSCE, May 17) OSCE MEDIA REP TO RUSSIA: RECTIFY SITUATION ***Freimut Duve, the OSCE Representative on Freedom of the Media, was dismayed by the taking over this morning in Belgrade of the television station Studio B and the independent radio station B292...This act is aimed at basically destroying all independent media in Serbia. The Government, led by individuals indicted for war crimes in Kosovo, now has committed another crime - against its own citizens barring them from the opportunity to hear any other voices except the regime ones. It is almost impossible to comprehend that a European state at the beginning of the XXI century can act in such a totalitarian way paving the road for the return of a new ethnic type of nationalsocialism. The OSCE Representative on Freedom of the Media has only a few tools at his disposal while some OSCE participating States have much influence on Belgrade. Taking into account the comments made by Russian Foreign Minister Igor Ivanov in his talks in Moscow with his Yugoslav counterpart, Zivadin Jovanovic, Freimut Duve will forward to the Russian Government a list of recent cases of harassment of media in Serbia asking him to use his influence in rectifying the situation. On 18 May, Freimut Duve will also address the OSCE Permanent Council on this matter. (statement, Freimut Duve, OSCE Representative on Freedom of the Media, May 17) COE COMMENDS JOURNALISTS' PERSISTENCE ***Parliamentary Assembly President Lord RussellJohnston, Committee of Ministers Chair Lamberto Dini and Secretary General Walter Schwimmer today expressed their dismay over the latest attacks on freedom of the media in Serbia. The takeover of Studio B TV and the refusal to print the biggest independent newspaper Blic, undoubtedly ordered by the Serbian regime, confirms the trend of accelerating repression against freedom of expression in that country. We wish to pay tribute to the journalists, who continue to exercise their profession in spite of considerable risks for their personal wellbeing. Their persistence in providing objective information to the Serbian public in the present circumstances represents the best and perhaps the only hope that the long overdue but inevitable and fast approaching change in power will come in a democratic and peaceful way. The refusal to print the paper came only hours after Blic published an editorial by Lord RussellJohnston on freedom of the media in the world, and especially in Serbia. (statement, Council of EuropeDublin, May 17) REPORTERS SANS FRONTIERES: MEDIA CLEANSING ***The organisation for protecting the press, Reporters Sans Frontieres, protested today against the takeover of RTV Studio B by the government. 'This impermissible act is the height of the persistent harassment aimed at Studio B. This is the next stage in the process of cleansing of the media in Serbia' said the secretary general of RSF in a letter to Jiri Dienstbier, Special UN Envoy for Human Rights to the former Yugoslavia. RSF demands that Dienstbier should personally use his influence with the Serbian Government to protect the media. (Radio B292 website, May 17) MOST SEVERE MOVE AGAINST MEDIA ***The International Federation of Journalists today condemned the Serbian government of Slobodan Milosevic after police raided 5 independent newspaper and broadcasting media and closed them down. 'The government hysteria against critical and independent media has now reached intolerable levels', said the IFJ. 'Journalists and media worldwide must now call for the political isolation of this regime which has shown nothing but contempt for democracy and free speech.'...This latest action is the most severe in a series of moves by Yugoslav President Slobodan Milosevic's government against the independent media...'The government's action is undemocratic and its arguments are absurd', said the IFJ, 'these media have committed no greater crime than that of being professional, critical and independent and would in any civilised society be symbols of democracy and pluralism.'...'This is the crucial moment for democratic forces to unite and to protect our Serbian colleagues,' said Aidan White, General Secretary of the IFJ. 'We must do what we can to make sure that these media are allowed to reopen and that independent journalism is protected.' (statement, International Federation of JournalistsBrussels, May 17) CROWN PRINCE: CRACKDOWN NOT STRENGTH BUT WEAKNESS ***[Yugoslav Crown Prince Aleksandar Karadjordjevic] We sternly condemn this repressive action of regime authorities who obviously decided to settle the score with independent media and don't hesistate to use most repressive measures. This move of the regime is not a sign of its strength but weakness. It shows that the regime fears the truth and the free public word, and the truth cannot be silenced. The regime is afraid of the voice of the nation and its anger and thinks that it will prolong its life with repressive measures. They are wrong here, because authorities based on lies and violence cannot survive. Serbian citizens will show in a peaceful way that their resistance continues and that nobody and nothing can stop the growth of the people's movement for changes and democracy. People would do everything to prevent civil war but they would also not give up demands that Serbia be a free and democratic country in which the people will be the ones to decide their own fate. The ruling clique should realise that their time has passed. (Radio B292 website, May 17) 17.5.2000. Intanto una notizia non brutta: Yugoslav Journalist Released Miroslav Filipovic, an IWPR journalist detained by Yugoslav authorities, has been released by a military court in Nis. Espionage charges have been dropped, but Filipovic may still be prosecuted for spreading false information. For more on Filipovic, the case and his articles click here Sarebbero 37 gli oppositori arrestati in Serbia dopo la manifestazione di lunedi' scorso a Belgrado che ha visto sfilare 20/30mila persone per chiedere la fine della repressione. Il ministro degli esteri jugoslavo Zivorad Jovanovic si e' recato a Mosca e li' ha annunciato che l'opposizione (che il suo governo definisce accozzaglia di omosessuali servi della NATO) ha ormai finito le proprie energie. Ad accompagnare Jaovanovic si sarebbe recato ( e rimasto per cinque giorni) anche Dragoljub Ojdanic ministro della difesa e ricercato per crimini di guerra dal Tribunale dell'Aja. La notizia ha provocato l'intervento del Presidente del Tribunale internazionale Carla Del Ponte la quale sta facendo passi ufficiali presso diplomatici russi per sapere perche' non si sia proceduto all'arresto di Dragoljub Ojdanic. Zarko Korac, coordinatore della alleanza dei partiti democratici ha dichiarato invece che per ora la strategia degli oppositori non prevede violenza. Un intellettuale molto noto ha lanciato l'idea di una ribellione disarmata portata avanti da civili che assieme potrebbero circondare gli edifici governativi. Ma un rapporto giunto al congresso degli Stati Uniti denuncia il forte pericolo che nei prossimi cinque anni possano scoppiare nuovi conflitti nei Balcani che potrebbero coinvolgere anche Montenegro e Macedonia oltre alla Serbia e alla Bosnia. Comunque il regime di Belgrado ha gia' iniziato a accusare il governo dell'entita' serbo bosniaca (Republika Srpska) di avere un comportamento destabilizzante nei confronti della Federazione Jugoslava, accusa non commentata dai leader di Banja Luka. Il destino dei Balcani non potra' certo migliorare visto che la regione sembra dover rimanere il confine invisibile e paludoso tra le forze e le potenze dell'ovest e dell'est. Se cosi' e' stato fino a ora non sara' certo il nuovo zar russo Putin a cambiare la atavica alleanza panortodossa in senso anti americano e anche antieuropeo facendo eseguire gli ordini di un Tribunale ONU che anche la Russia ha votato e voluto ma che nei fatto ha scarso potere e che gli stessi occidentali (maestri nello sputare nei piatti in tavola) delegittimano in ogni occasione. Carl Bildt, il quale di Bosnia si e' occupato per conto ONU, ha affermato ieri dal Giappone che il sude est europeo e' sotto la minaccia di altri conflitti devastanti ma che il potere di Milosevic potrebbe avere i giorni contati. In questa situazione fa sorridere la notizia della visita in Croazia e Montenegro di Chris Patain, inviato UE che ha definito dilettantistico e scandaloso il modo con cui sono stati utilizzati in fondi umanitari europei. Bravo! Bella scoperta! Ci voleva un'altra missione speciale costata magari qualche decina di milioni perche' un altro funzionario pagato altre decine di milioni al mese scoprisse l'acqua calda! (Lo stipendio di Bildt in Bosnia era di 30 milioni di lire al mese e potete immaginare quale simpatia gli procurava presso la popolazione in miseria. Il suo successore OHR Westendorp riusci' a arrivare al 45 milioni) 12.5.2000. 14: 45 BEOGRAD NEWS (http://news.beograd.com/english/index.wdb): Lord George Robertson, NATO Secretary General, described Serbia as a country in a phase similar to pre-Csausescu period in Romania. Lord Robertson also says that he does not believe that Yugoslav President Milosevic feels secure 12.5.2000. La situazione in Serbia sta precipitando verso quello che sembra uno scontro civile inevitabile ma Slobodan Milosevic potrebbe giocare altre carte provocando un conflitto in Montenegro per esempio e riportare cosi' l'attenzione della opinuione pubblica interna verso aggressori esterni e il rinato fascismo mondiale contro il quale si e' scagliato durante la commemorazione della fine della seconda guerra mondiale ergendosi a vittima e eroe della nuova resistenza all'imperialismo fascista che vuole deportare i serbi a L'Aja. Per Milosevic anche la catena intermininabile di omicidi eccellenti commessi per strade e bar delle citta' serbe e' organizzata dal nuovo fascimo internazionale. Ormai gli arresti di studenti resistenti del movimento OTPOR e di giornalisti sono quotidiani. 28 giornalisti in 48 ore e l'annullamento della manifestazione a Pozarevac (citta' natale di Milosevic) sta provocando manifestazioni anche in altre citta'. A Kragujevac erano in 10,000 mercoledi' capeggiati dal sindaco d'opposizone a gridare slogan per la liberazione della Serbia dal dittatore. A Cacak la polizia ha impedito un corteo di un migliaio di studenti aderenti a OTPOR. Anche i serbi del kosovo si stanno alleando contro Milosevic con l'opposizione che per lunedi' ha indetto una nuova manifestazione a Belgrado. Eccovi un testo sul movimento Otpor (anonimo giunto a ControradioFirenze): Cresce la protesta in Serbia CHI SONO I RAGAZZI DEL OTPOR Il movimento OTPOR, il che vuol dire RESISTENZA apparve per la prima volta nell'autunno '98, naque con le proteste fatte dagli studenti universitari di Belgrado contro la nuova legge con la quale il regime aveva abolito ogni indipendenza dell'Universit, costretto i professori all' ubbidienza totale e nei fatti effettivamente attaccato il movimento studentesco. La ragione dietro la legge era appunto: prevenire qualsiasi protesta di massa (come quelle viste a Belgrado nel '96/97) e specialmente prevenire la partecipazione coordinata degli studenti. Le proteste del '98 non sono riuscite a bloccare la legge. Comunque, il movimento di resistenza nato con quelle proteste esiste ancora oggi ha visto in questi 20 mesi uno sviluppo considerevole. Di quella che era cominciata come una protesta di un gruppo assai limitato di studenti dell'Universit di Belgrado abbiamo oggi un movimento popolare con sezioni locali in 120 posti per tutta la Serbia. Al inizio era un movimento esclusivamente di studenti universitari, dopo il congresso nazionale (tenuto a Belgrado lo stesso giorno mentre il regime teneva il congresso del partito al potere) OTPOR si trasformato in movimento popolare, dunque non pi degli studenti ma di tantissimi cittadini pronti a resistere al regime. Il segno riconoscibile di OTPOR il pugno - un segno identificato da sempre con movimenti di resistenza alla oppressione. Il regime di Milosevic, invece, vuole attribuire a quel segno un significato fascista!!! Che cosa fanno le sezioni di OTPOR? La loro strategia e: creare le onde (make waves) e attrarre attenzione pubblica il carattere vero del regime e la sua faccia disumana. Come lo fanno? Con dei happening molto creativi, pieni di fantasia, ed ironici. Per esempio: siccome il regime insiste esagerando (nella TV controllata) il suo ruolo positivo nella ricostruzione del paese distrutto nei bombardamenti cos nascono le barzellette sui ponti costruiti in una settimana sola - una sezione dell'OTPOR ha organizzato la festa di inaugurazione del ponte prodotto dalla technologia stealth (naturalmente invisibile). I loro poster, i loro volantini sono dappertutto... Cosa succede? Succede che i bambini piccoli, (et 10-12) si mettono a raccogliere i sticker di OTPOR invece di quelli di giocatori di calcio... succede che nelle piccole citt dove tutti si conoscono un ragazzo non pu trovare compagnia femminile se non attivista di OTPOR... succede che i loro bagget e le maglie con il pugno riconoscibile sono diventati gli oggetti pi ricercati... succede che la polizia, appoggio pi forte del regime, continua ad imprigionare almeno un attivista al giorno... succede che gli sconosciuti attivisti dei partiti di potere attaccano fisicamente, anche con delle armi, gli attivisti dell'OTPOR, in piena luce e davanti molti cittadini testimoni... succede che la polizia chiude gli occhi davanti a questi assalti ... succede che il viso fascista del regime si rivela e si espone quale veramente ... Che cosa stanno facendo ora? Il giorno, 13 maggio 2000. la Festa della sicurezza, la festa della polizia yugoslava. Siccome il regime li ha proclamati terroristi (anche se non hanno mai usato ne proclamato nessun tipo di violenza) gli attivisti di OTPOR hanno deciso di segnare quel giorno arrendendosi alle forze di sicurezza (leggi: polizia). Cos il sabato prossimo gruppi di 100 o 200 attivisti di OTPOR in molte citt di Serbia cercheranno di arrendersi (da bravi terroristi) alla polizia. Alla vigilia di quel giorno hanno perci sospeso quasi tutte le altre attivit e si stanno preparando... Chi da loro appoggio? Prima di tutto, la societ civile, le ONG, perch si tratta di resistenza di tutti quei cittadini, uomini e donne a un regime che li sta soffocando e ammazzando oramai da dieci anni. Come tutti gli altri partiti di opposizione democratica, perch l'azione di OTPOR per loro un favore non misurabile... Che cosa ci vuole adesso? Ci vuole un appoggio della societ civile internazionale, di tutti quelle persone che disdegnano ogni oppressione, di quelli che sono a favore del mondo civile , per cittadini, a misura di cittadini... Traduzione a cura di Danica Razlag E poi il testo di una mia email lanciata a vari indirizzi politici e non: Institute for War andPeace Reporting Writer Arrested Yugoslav state security services have detained Miroslav Filipovic, a regular correspondent for IWPR. Filipovic is a leading independent journalist based in Kraljevo and has produced several exposes on the Serbian security forces in recent months. For further information click here http: //www.iwpr.net/index.pl5?balkans_index.ht ml To read Filipovic's articles for BCR click here http://www.iwpr.net/index.pl5?balkans_index2.html Nella foto reuter allegata: A member of the anti-government movement Otpor (Resistance) sticks up placards demanding the release of a member of the movement, Radojko Lukovic arrested in the town of Pozarevac, Slobodan Milosevic's home town, allegedly involving people close to Yugoslav President Slobodan Milosevic's son Marko. In Serbia e' iniziata la resa dei conti finale, ormai Milosevic e' passato all'attacco e fa arrestare, oltre ai giornalisti indipendenti, decine di oppositori. L'opposizione in condizioni difficilissime con la forza della disperazione, sta cercando di raccattare le forze come ultima speranza contro una dittatura che ha devastato o balcani e trascinato indietro nel tempo popoli interi. Inoltre c'e' il rischio Kosovo e quello Montenegro. Perche' nessuno organizza niente in solidarieta' con gli studenti e gli oppositori a Slobodan Milosevic e alla sua banda di criminali? Vogliamo aspettare che la situazione precipiti, lasciare che intervenga ancora la NATO facendo cosi' un altro favore a Milosevic? 12.5.2000 CG Filipovic (giornalista d'esperienza che lavora per il giornale DANAS per la France Press e per l'IWPR) e' sotto duri interrogatori e gli sono stati sequestrati computer e testi e negata la liberta' provvisoria perche' potrebbe inquinare le prove dei suoi delitti, cioe' dei suoi durissimi articoli d'informazione e d'opposizione. Secondo il movimento belgradese G17 la repressione in atto e' il preludio allo stato d'emergenza. Si noti che le fonti governative definiscono le migliaia di studenti di Otpor falliti, drogati e servi della NATO, cospiratori e giovani hitler. Ma il primo maggio in piazza c'erano migliaia di operai che gridavano la loro rabbia contro la dittatura. Ieri durante un vertice dei movimenti di opposizione e' stato deciso di riorganizzare una manifestazione a Pozarevac (citta' natale di Milosevic) al grido di Stop The Terror - For Democratic Elections.. Intanto il neo presidente croato Stipe Mesic da Parigi dove si trova in visita ufficiale, in un intervista a Le Figaro, definisce Milosevic un criminale che deve essere estromesso dal potere e processato. Per Mesic il ritorno della democrazia in Serbia sara' un lungo processo per il quale occorreranno due tornate elettorali dal momento nel quale Milosevic lascera' il potere, invita i serbi fuggiti dalla Croazia a ritornare a casa propria e dimostrare cosi' ai propri connazionali che la democrazia rende pace e giustizia. Mesic conferma anche che dalle indagini in corso la linea telefonica diretta tra Milosevic e Tudzman fu installata durante la guerra da tecnici serbi giunti a Zagabria. La Croazia sta in questo periodo anche fronteggiando le indagini sui crimini di guerra commessi dal proprio esercito durante il conflitto. In Kosovo intanto tra un attentato e l'altro si indicono elezioni per il 11 giugno prossimo mentre l'Alto commissariato ONU minaccia di cessare le iniziative umanitarie se continueranno gli attentati a personale internazionale commessi principalmente nelle aree serbe del nord della regione. In Bosnia intanto, dove e' arrivato per la prima volta il comandante supremo della NATO U.S. General Joseph Ralston, un autobus di profughi bosniaci che stavano rientrando in una cittadina ai confini con la Serbia e' stato attaccato a sassate dai locali serbi e vi sono stati diversi feriti anche tra i poliziotti intervenuti. Le aree della bosnia est facenti parte della Republica Srpska sono quelle rimaste sotto il pugno di ferro dei nazionalisti di Karadzic (che si nasconde proprio da quelle parti) e li' certo sara' complesso cambiare aria. Le prossime elzioni politiche dovrebbero aver luogo in autunno. 22.4.2000. Ieri e' stato arrestato il ventesimo ricercato per crimini di guerra in Bosnia, si tratta di Dragan Nikolic, ex comandante del campo di concentramento di Susica, nel nord-est della Bosnia. Il segretaruio generale della NATO Robertson ha fatto presente che questo e' il settimo da quando egli e' stato nominato all'incarico nello scorso ottobre. Robertson ha di nuovo ricordato ai ricercati che l'ora della loro cattura e' scoccata e che e' solo questione di tempo ormai. Lentamente tutti coloro che sono sospettati di essere autori di crimini di guerra finiranno davanti alla corte con le loro responsabilita'. Si ha comunque notizia che Radovan Karadzic nonostante sia ormai costretto a spostarsi continuamente scortato da un piccolo esercito di guardie personali, non manca di recarsi a visitare parenti e partecipare a battesimi di nipoti e cerimonie religiose. Intanto oggi Fausto Biroslavo su Il Giornale scrive che sarebbero in corso trattative tra Slobodan Milosevic e gli USA tramite le Grecia per arrivare all'uscita di scena del presidente serbo in cambio della sua impunita' di fronte al tribunale dell'Aja. Milosevic vive nascosto anche per la taglia di cinque milioni di dollari apposta da Washington per chi collabora alla sua cattura. La notizia delle trattative e' riportata da un quotidiano greco e ripresa da una agenzia austriaca e da radio B92 di Belgrado. Milosevic secondo Biroslavo potrebbe riparare in Cina o Bielorussia. La Cina e' divenuta l'unica potenza a appoggiare consistentemente la Serbia anche con un credito di 300 milioni di dollari. Enzo Bettiza su Panorama in edicola questa settimana, in un fondo intitolato ultima fermata montenegro scrive invece che Milosevic starebbe lavorando per fomentare uno scontro interno alla minirepubblica costiera che fa ancora parte della Jugoslavia anche se in fase di sganciamento aiutata dall'occidente in vari modi. L'unico modo secondo Bettiza perche' Milosevic possa ancora sperare di salvare il salvabile del suo impero in rovina sarebbe quello di fare in modo che le forze federali non vengano in coinvolte ufficialmente nella paventata secessione del Montenegro e per questo lavorerebbe per far si' che lo scontro avvenga tra i filo belgradesi e gli indipendentisti. La storica spaccatura tra i clan della zona nord del paese (serbi legati da sempre alla serbia) e la costa montenegrina (montenegrini da sempre lontani e autonomisti legati ancora al regno del montenegro, sarebbe secondo Bettiza il punto dove la volpe dei balcani starebbe per innestare il detonatore dello scontro finale. A proposito delle recenti elezioni amministrative in Bosnia Erzeogovina, ecco il comunicato ufficiale del governatore ONU del paese, dove egli nota come l'unica area dove i moderati non hanno guadagnato terreno sugli ultranazionalisti sia quella a maggioranza croata: Oggetto: OHR Press Release : High Representative comments on final election results With the final results of the 2000 Municipal Elections now in, the High Representative, Wolfgang Petritsch, would like to congratulate the people of Bosnia and Herzegovina, and their electoral authorities, on the creditable way that this crucial exercise in democracy has been carried out. All the signs are that the people of Bosnia and Herzegovina are slowly turning away from the old wartime political agendas, which were dominated by ethnicity, and towards those political parties that have taken up issues of everyday concern to the country's citizens. This means issues such as housing, education, security and employment. Today, as a result, a much greater variety of political opinion is represented in the country's municipal assemblies. Pluralism is always a sure sign of a maturing democracy. The High Representative, therefore, is much encouraged. In the Bosniac constituencies of the Federation, the SDP, a modern, multiethnic party, has made significant advances in many cities, which OHR warmly welcomes. In the Croat constituencies, the HDZ did well. However, the dramatic fall in voter turn-out in those areas suggests a general dissatisfaction with the policies of the dominant party. In the RS, alternative parties such as the PDP also did well, adding to the variety of the political landscape there. And despite the exclusion of the radical SRS party from these elections, the SDS did not pick up as many votes as they might have expected. All this suggests that the people of Bosnia and Herzegovina did indeed respond to the International Community's plea for them to vote for change. The High Representative very much hopes that they will vote for more change in the general and presidential elections that are to come. Sarajevo, 21 April 2000 Sarajevo, 21 April 2000 15.4.2000. La grande manifestazione anti milosevic svoltasi ieri potrebbe rappresentare una svolta decisiva verso la fine del dittatore e la ripresa politica e civile della Serbia. Nonostante il regime abbia tentato di bloccare anche fisicamente i manifestanti, in piazza a Belgrado ne sono giunti centomila e davanti a loro i vari leader dell'opposizione hanno promesso di rimanere uniti e lanciato parole incendiarie contro il presidente. Indubbio l'apporto occidentale alle forze di opposizione e forse non casuale che lo stesso giorno sui quotidiani maggiori della vicina Bosnia siano comparsi gli avvisi con i quali gli USA offrono una ricompensa di 5 milioni di dollari a chi collaborera' alla cattura dei maggiori ricercati per i massacri recenti, incluso anche Slobodan Milosevic. Forse gli Stati Uniti hanno deciso di lasciar perdere la possibilita' di riaprire uno spiraglio diplomatico con Belgrado come da voci circolate e a conferma anche le parole del segretario NATO Robertson che ha annuniciato che le truppe SFOR sono pronte a rischiare per arrestare i ricercati. Sarebbe certo auspicabile che l'opinione pubblica che tanto ha protestato per i bombardamenti NATO sulla Serbia di un anno fa facesse giungere agli studenti e agli operai serbi scesi in piazza (non contro la NATO ma contro il loro oppressore vero) tutto il peso della solidarieta' senza lasciare ancora una volta che ad agire siano i tanto contestati governi occidentali. Ma questo forse e' troppo sperare. 12.4.2000. Dopo le prime ore di soddisfazione lo scrutinio dei voti per le amministrative bosniache di sabato scorso ha mostrato come la morsa ultranazionalista non si sia allentata che in minima parte. Anche questa volta non era difficile prevedere che serbi e croati di bosnia governati in gran parte da nazionalisti senza limiti rispondessero alla insoddisfazione e alla miseria dando di nuovo la fiducia a chi promette sogni separatisti (HDZ croato) e antagonismo etnico eterno (SDS serbo sul quale sono anche arrivati i voti dei radicali SRS radiati dal voto per eccesso totale di linguaggio infiammatorio). Unico cambiamento peraltro interessante e' avvenuto nelle citta' a maggioranza bosniacca (coloro che non sono di origine serba o croata sono bosniaci o bosniaks e non sono tutti musulmani ancor oggi). Nelle citta' i bosniacchi hanno iniziato a cambiare l'aria e a votare contro il partito SDA che se durante la guerra difendeva dall'aggressore dopo la guerra ha gestito corruzione e potere con lo stesso stile dei partiti croato (HDZ) e serbo (SDS) che avevano gestito l'aggressione (pur da posizioni geopolitiche molto diverse). Ma i bosniacchi delle campagne (nelle campagne allora di puo' parlare di maggioranze musulmane e anche osservanti) sono rimasti fedeli ai nazionalisti SDA ( che avevano dato farina in cambio di voti sin dal 95). Cosi' l'unico cambiamento importante ripropone il divario culturale tra citta' e campagna (gia' benzina per i massacri preparati da Belgrado sin dagli anni 80), mentre altri miliardi sono stati spesi per legittimare al potere personaggi dalle dubbie qualita' democratiche come gia' successo dal 95 a oggi sui quali poi dovra' cadere la mannaia del governatore ONU della Bosnia che prima decide per le elezioni e poi deve rimuovere i piu' scalmanati tra coloro che possono pero' dire di essere legittimati al potere dal voto popolare. Cosi' la palude bosniaca dove non esiste una democrazia capace di stare in piedi da sola e nemmeno un protettorato internazionale vero magari capace di dare vita a nuova democrazia, rimane palude. Un palude capace di ingurgitare milioni di dollari come fossero noccioline in fondi per una ricostruzione di una economia drogata e corrotta e anche in stipendi da favola per le migliaia di occidentali che hanno trovato un posto di lavoro piu' sicuro del previsto. Secondo un ministro del governo moderato autonomista del Montenegro l'arresto del braccio destro di Radovan Karadzic, Momciljo Krajsnik e' stato possibile perche' concordato con Slobodan Milosevic che avrebbe pattuito la consegna del serbo bosniaco autore della decisione di assediare Sarajevo in cambio di tranquillita' personale, visto che anche il presidente jugoslavo e' ricercato e che la NATO con il segretario Robertson ha fatto sapere che la liberta' per+ i latitanti ha i giorni contati. Comunque anche la notte scorsa una esplosione ha tenuti svegli i belgradesi. Un bomba ha danneggiato una sede del partito socialista di serbia. Unica buona notizia dalla Jugoslavia e' il ritorno della delegazione serba a una riunione del consiglio muiltietnico del Kosovo salutata con soddisfazione dai responsabili KFOR. 3.4.2000. Ricordo l'ultima volta che ho visto Momcijlio Kraijsnik, era nel settembre del 98a Banja Luka durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Il braccio destro di Radovan Karadzic, riconoscibile dalle folte ciglia, non alto di statura, era su un piccolo palco nella piazza antistante la Robna Kuca, il centro commerciale versione socialismo titoista che svetta in ogni citta balcanica che si rispetti. C'era una discreta folla che fronteggiava il palco ma anche la fazione avversa, i moderati fedeli a Biljana Plavsic allora ancora presidente della republika srpska passata da poco dalla parte dell'occidente e lasciando cosi' Krajsnik come unico politico di rango del SDS a sostenere la causa del nazionalismo serbo bosniaco a nome del ricercato Karadzic. Momcijlio Krajsnik era al tempo membro della presidenza tripartita assieme a Izetbegovic e Zubak e i mediatori internazionali lo chiamavano signor no. Quella volta a Banja Luka era arrivato con la sua AUDI 4200 e la scorta armata e sotto palco c'era anche un gruppo di ultras cetnici con le bandiere nere e il teschio. E la folla ribadiva i suoi insulti alla Plavsic e a tutti coloro che avevano posizioni moderate accusati di essere complici delle forze internazionali di pace che per Kraijsnik e tutto il clan del SDS e degli alleati radicali di Poplasen e Sesely erano solo truppe di occupazione pari a quelle naziste della seconda guerra mondiale. L'impressione fu che tanti in serbo bosnia lo credevano e lo credono ancora un eroe della guerra che li ha salvati dall'incubo musulmano e dal temibile esercito croato. Ma sotto l'hotel bosna a banja luka un anno prima aveva avuto paura di un folla di moderati con le proprie famiglie che lo deridevano per le promesse mancate e le smancerie senza fatti di cui sia lui che i suoi compagni di partito hanno imbevuto una popolazione vittima di una propaganda ossessiva piu' volte censurata dalle autorita' internazionali. Ma Kraijsnik non e' un militare e a tutt'oggi e' il leader dei duri che ancora controllano la parte est della serbo bosnia dove hanno consensi unanimi o quasi. Il suo arresto rappresenta un salto di qualita' che dara' il panico a una folla di cosienze sporche. 2.4.2000. Situazione in Serbia, Kosovo e Montenegro. Diamo un'occhiata a queste dichiarazioni recenti riportate dal servizio Serbia Watch al quale potete iscrivervi anche voi. S E R B I A W A T C H # 122 - March 30, 2000 Serbia Watch, a bulletin reporting civil society, political and economic developments on Serbia, is issued by the Open Society Institute (Washington, office-John Fox, director). Please communicate any questions, comments or requests to receive Serbia Watch to Kristine Powers (researcher) at 2024962401 or kpowers@osi-dc.org The main points of [Milosevic's] campaign are reconstruction, reforms, development and protection of the territorial integrity of the country. With these four points you know he's really winning the battle so far...Milosevic has no intention of letting go. He's still very strong and he's doing everything to maintain his power. Ruling is the essence of his existence. He will stay in power at any price. Bratislav Grubacic, Belgrade political analyst Quoted by BBC News Service, March 24 -- Belgrade People have realized, finally, that it is not a matter of defending the country, but of defending someone's personal interests....The whole world for the last 10 years considers us as war criminals and savages. Gordon Raskovic, army reservist leading protests Quoted by the Christian Science Monitor, March 28 - Kraljevo Let us be realistic. There is rabid chauvinism among the opposition parties. Zarko Korac, president, Alliance of Democratic Parties Quoted by BETA news agency, March 26 - Belgrade The Serbian people live in misery because their government is bad, but if they lack hope for the future, it is because they have a poor opposition. Velimir Ilic, Mayor of Cacak IWPR Balkan Crisis Report, March 29 - Cacak Perhaps Belgrade has time on its hands. We, however, cannot wait. Kragujevac is dying as a city. We're not merely protesting against the government, we're fighting for our life. Nebojsa Krstic, senior official, Kragujevac's Civil Alliance Quoted by IWPR Balkan Crisis Report, March 29 - Kragujevac I don't understand this. Instead of celebrating when it's over, they celebrate the day it started. They seem to want more war. Jovana, 7year-old spectator at state-sponsored Kosovo war commemoration Quoted by Reuters, March 24 -- Belgrade Un dato importante e' quello relativo alla annunciata diserzione dei giovani serbi che stanno gia' nascondendosi alla ricerca da parte delle forze armate del compagno Milosevic. Hanno gia' dato in Bosnia e Croazia e sono finiti per divenire tutti criminali complici di aggressioni. Un altro dato importante e' che la scorsa settimana il leader ultranzionalista russo Zhirinovsky si e' recato in visita a Belgrado per incontrare i suoi fratelli radicali Sesely e Poplasen (gia' presidente rimosso della republika sprska). I signori in questione hanno parlato di una patto militare e politico tra ortodossi puri da realizzare contro la NATO tra russia, bielorussia e yugoslavia. Zhirinovsky non ha incontrato Milosevic ma si e' detto pronto a tornare se il Presidente yugoslavo lo vorra' incontrare. Evidentemente l'etremista russo e' troppo estremista persino per la volpe dei balcani che in qunato volpe sa oggi a Mosca comanda Putin e questo pilota di caccia e exspia sovietica evidentemente basta e avanza e certo non gradirebbe contatti con un avversario politico pericoloso come zhirinovisky. Messa in fila con l'alleanza con la Cina, con Saddam Hussein e con altri dittatori minori, l'asse tra i radicali russi e yugoslavi (Sesely e' comunque vicino al governo e a Milosevic) provvede comunque a tenere coperte le spalle politiche del regime che mira a affiancare i paladini della liberta' appena elencati autoincaricatisi di salvare il mondo libero dai mostri USA e alleati. Un prodottino ideologico che si vende bene a milioni di persone costrette alla fame e che per ora serve a Milosevic per salvarsi la vita politica e non solo quella. Una inziativa in tal senso e' stata quella del tribunale anti NATO creato da alcuni comunisti russi e yugoslavi con la partecipazione fra gli altri anche di bulgari e afghani, tutti nostalgici dell'unione sovietica, ha condannato la NATO per l'aggressione alla Serbia e chiesto le dimissioni e l'incriminazione di tutti i dirigenti ONU e NATO responsabili dell'attacco. Certo a questa iniziativa non mancheranno le simpatie di certi 'pacifisti' italiani che amano battersi solo contro la NATO, non conoscono ceceni ne' tibetani e sono disposti a stare in compagnia di chiunque, anche fosse un masacratore, se non americano. Recentemente Slobodan esce poco e non si nemmeno da dove (forse vive in un bunker) e quando esce centinaia di poliziotti bloccano Belgrado e il traffico privato viene bloccato. La paura fa 90. Insieme ai riservisti si stanno ribellando anche i pensionati. Giovedi' scorso ne sono scesi in piazza 5000 a Belgrado. Ormai sono ridotti alla fame e certo sarebbero stati di piu' se avessero avuto le forze di uscire di casa anche i poveretti che vivono soli e con 50 mila lire al mese di pensione. Uscire e' comunque pericoloso per chi ha la coscienza sporca. Le esecuzioni anche se minori continuano. Pochi giorni fa due uomini sono stati uccisi mentre tornavano in auto dal funerale di un loro compare anch'egli ucciso. L'auto sulla quale viaggiavano era di proprieta' di un quarto compare ucciso da poco anch'egli. Non ha paura il Generale Mladic, macellaro di bosniaci, capo dell'assedio di Sarajevo, che invece e' stato visto passeggiare per Belgrado con la sua scorta salutato affettuosamente dai passanti. IL governo Macedone accusa Belgrado di aver organizzato tre attentati che hanno recentemente distrutto altrettante stazioni di polizia macedoni. Invece il quotidiano britannico Times rivela forti timori internazionali per la sorte che potrebbero fare 60 chili di uranio arricchito in possesso attualmente di un centro ricerche nei pressi di Belgrado, mentre un anonimo alto ufficiale russo rivela che si starebbero preparando da parte di Mosca iniziative di sostegno a un prossimo attacco serbo alla KFOR/NATO che controlla (si fa per dire) il Kosovo. (L'ONU si e' lamentata anche del rimpatrio forzato di 60 kosovari da parte della Germania, 50 dei quali pregiudicati) Ma non dimentichiamo il Montenegro. Secondo una missione dell'Unione Europea appena rientrata da Podgorica, la tensione e' altissima e vi sono ormai forti timori di uno scontro tra i filo belgradesi (pilotati da Milosevic) e gli indipendentisti del presidente Dukanovic. Dalla Bosnia infine giunge il lamento di Wolfgang Petritsch (rappresentante responsabile ONU in Bosnia) il quale annuncia che nella cittadina di Prnijavor (50 km nord est di Banja Luka) dall'inizio di marzo ci sono stati 30 attentati anche mortali contro musulmani rientrati alle loro case dopo la guerra e lunghe trattative. 25.3.2000. L'anniversario dell'inizio del bombardamenti NATO sulla Jugoslavia ha ulteriormente nascosto la situazione in Serbia, dove il regime ha superato se' stesso e stretto la popolazione in una morsa totale. Gli unici che ancora non hanno fermato la protesta contro il fascista Milosevic sono gli studenti. Riporto in inglese le affermazioni di un anonimo funzionario governativo: It is incredible how persistent these students are. Unlike the majority of citizens, they have no fear, they are real fatalists. They are the only ones we've got any respect for. Ordinary people are cowards and don't really cause us any problems. One of regimes men in black speaking on condition of anonymity about antiopposition tactics IWPR Balkan Crisis Report, March 17 Belgrade Ormai i media indipendenti sono allo stremo, come conferma questa dichiarazione: The escalation of violence against the independent media is extremely worrying, obviously only for us working in the independent media at the moment, since there is no articulated expression of resistance, protest or disagreement in society as a whole. It is obvious that no one but us understands the importance of the independent media at this moment. Veran Matic, president, Association of Independent Electronic Media (ANEM) Quoted by Radio Montenegro, March 18 -- Podgorica Purtroppo i pacifisti (italiani in particolare) pensano solo alla NATO mentre sarebbe il momento di andare a farsi arrestare in piazza a Belgrado oppure di finanziare RADIO B92 (http://www.freeb92.net/live/indexen.shtml) o ancora di appoggiare la rivolta dei giovani serbi che stanno nascondendosi per evitare il richiamo alle armi dell'esercito jugoslavo che deve essere pronto a intervenire se il Capo decidesse di attaccare il Kosovo, il Montenegro o anche la Macedonia. Se la NATO ha potuto combinare lo sfacelo che vediamo, la responsabilita' e' di coloro che non hanno saputo intervenire prima in Croazia poi in Bosnia e infine di Kosovo per impedire a Milosevic di gestire un enorme manovra militare che e' fallita solo per l'intervento USA e NATO e non certo dei governi europei. USA e NATO, in assenza di seri movimenti di opinione e pressione sui governi europei hanno fatto quello che hanno voluto, con il risultato che l'assedio di Sarajevo rimarra' una vergognosa ferita nelle coscienze di tutti e che il Kosovo e' divenuto una palude insanabile. Milosevic ha sempre saputo che poteva fare quello che gli pareva senza pagare niente a nessuno. Oggi ha conquistato una posizione internazionale che lo vede a fianco di Mosca (dalla quale i nazionalisti russi gli offrono aiuti militari), Pechino (che sta finanziando la ricostruzione),Bagdad (dalla quale Saddam offre il proprio esercito). In questa situazione il pacifismo italiano si trova proprio dalla parte sbagliata e fa finta di ignorare che in guerra (e questa e' ancora guerra) se non stai da una parte ti trovi dall'altra, a meno di non entrare in gioco direttamente sul campo. Ma gli studenti pacifisti italiani stanno con Milosevic contro gli studenti di Belgrado? A Belgrado la pensano cosi', al punto che i politici di regime sorridono e deridono i giornalisti italiani sostenendo che ormai Milosevic ha conquistato l'opinione pubblica italiana. Un tempo davanti ai regimi fascisti gli italiani formavano le brigate di volontari per cercare di salvare i popoli oppressi, questo faceva anche Che Guevara, ma i suoi discepoli hanno dimenticato e cosi' il Kosovo non sara' piu' lo stesso cosi' come Sarajevo e la Bosnia mulietnica. Si deve anche ricordare che negli anni 80, Milosevic scelse come priorita' dove usare il pugno di ferro proprio il Kosovo e li' si diceva sarebbe dovuta scoppiare la guerra del dopo Tito. Invece inizio la lenta stretta mortale del regime contro gli albanesi che avevano fatto troppi figli e in qualche decennio erano diventati una maggioranza in terra nata serba. Allora si comincio' a togliere pezzi di democrazia e di diritti sino a arrivare a provocare la nascita dell'UCK che per qualcuno fu addirittura finanziato anche proprio da Belgrado che aveva bisogno di mostrare che gli albanesi erano bellicosi. La giornata dell'anniversario dell'inizio dei bombardamenti e' iniziata nelle scuole serbe con la lettura imposta ai bambini sulla vittoria dell'eroico popolo serbo contro l'aggressore straniero. Per fortuna le cose vanno meglio in Croazia e Bosnia, la Commissario ONU per i rifugiati Sadako Ogata in visita a Sarajevo ha fatto sapere che c'e' stato un live incremento nel ritorno dei rifugiati a casa loro. Ma il fatto saliente degli ultimi giorni e' stata la visita del Presidente croato Stipe Mesic a Sarajevo. Mesic ha incontrato tutti i leader e poi ha preso un caffe' al bar Imperjal e passeggiato sulla Fehradja, la strada piu' nota della citta'salutato dai bosniaci. Sino a pochi mesi fa, con il defunto presidente Tudzman sarebbe stato impensabile un fatto del genere. Un vero croato non avrebbe certo sopportato di passeggiare in mezzo ai bosniaci. Con Mesic (ultimo presidente di turno della presidenza collegiale della Federazione Jugoslava nel 1991, al quale la leadership di parte serba impedi' di esercitare il mandato) il tempo vola. Il capo miliziano di Mostar Tuta e' finito finalmente davanti al Tribunale dell'Aja, lo stesso Mesic ha reso noto che durante il conflitto era in funzione un telefono rosso da Tudzman e Milosevic (ora sara' ancora piu' chiaro come le vere vittime designate fossero i bosniacchimusulmani e ancora piu' chiaro come i popoli della jugoslavia siano stati usati come carne da macello ad uso della sete di potere di poche oligarchie), inoltre Mesic intende far tornare a casa loro i serbi fuggiti, accellerare la definizione dei confini e degli accordi con la Slovenia, battere la corruzione e rendere trasparente il rapporto con i croati di Bosnia. Peccato che per questi ultimi il tempo si sia fermato a Tudzman e alla caccia al musulmano, come confermano OHR, OSCE, UNMIBH, UNHCR, EU and SFOR in questo comunicato stampa che si riferisce la cantone 10 della Bosnia Erzegovina: Joint OHR, OSCE, UNMiBH, UNHCR, EU and SFOR Press Release Mostar, 23 March 2000. The Situation in Canton 10 Today representatives of the international community, namely OHR, OSCE, UNMIBH, UNHCR, EU and SFOR held a meeting in Livno and discussed issues related to Canton 10. With concern they noted the very critical situation in this Canton and can no longer tolerate a continuation of the present condition. They also noted that officials of this Canton have so far refuted such conclusions and appealed to the IC to talk with language of argumentation. Four and a half years of the IC discussions with the local officials on the implementation of Dayton have failed. The IC hereby points out the most blatant violations of agreements and Human Rights which exist Canton 10. Absence of Rule of Law In Canton 10, there has been no single satisfactory prosecution of a violent crime against a minority. The total disregard for the Rule of Law - a cornerstone in any civilised democracy dedicated to the principle of separation of Powers among the Legislative, the Executive and the Judiciary - is a major concern. Basic aspects of this concept do not function or do not exist. The audit of the Livno Prosecutor's Office in 1999 by UNMIBH's Judical Systems Assistance Program (JSAP) revealed that, the criminal justice system has consistently failed to apply fundamental judicial principles. There is no effective prosecutorial service in the Canton. The hand of politics is very actively apparent in judicial processes in Canton 10. Moreover, the police have consistently failed to conduct professional investigations in the cases of: _ Series of attacks on minority properties in Livno and Tomislavgrad in 1997; _ Arson at the Serb Orthodox Monastery in Glamoc in 1998; _ Riot and double murder in Drvar in April 1998; _ Destruction of UNHCR reconstructed home in Kablici in 1999; _ Violent attacks on elderly Serbs in Drvar in 1999; _ Alleged rape in Drvar in 1999; _ Explosion at Bosniak-owned cafZ in Livno in 2000. Non-implementation of Property Legislation The government of Canton 10 totally ignores property legislation. It implementation in all 6 Municipalities is hindered due to detrimental and illegal resistance from the Government. For example, Kupres municipality refuses to implement CRPC decisions or deal with double occupancy cases. In Tomislavgrad, not one sociallyowned apartment has been repossessed. Two housing officials are being investigated by the Prosecutor's Office. The housing official dealing with socially owned property in Livno is being investigated by the Prosecutor's Office. In Glamoc, just 2 of the 368 claimants for private and socially owned properties are believed to have repossessed their homes as a result of municipal efforts. The OHR and OSCE have repeatedly asked the Canton 10 Government to undertake measures to ensure full compliance with the provisions of the Property Law. The Government has failed to comply or to show any intention to do so. Marginal Progress in Minority Police Recruitment The marginal minority police recruitment by the Ministry of Interior can in no way be used to diminish his responsibility concerning the failure of the Rule of Law in Canton 10. The authorities constitutionally responsible for police matters are also directly responsible for the presence of illegal weapons recently discovered by UNMIBH and SFOR in Livno. Corrupt Distribution of Wealth The citizens of this Canton have been deprived of fair privatisation (e.g. case of privatization of Livnobus Company currently under investigation) and have been additionally harmed by some cases of corruption (e.g. case of Glama factory in Glamoc also currently under investigation). The IC will continue to pay its close attention to the situation and developments in Canton 10. The IC is determined to help create an environment where the Rule of Law and protection of Human Rights will be fully respected. 13.3.2000. Durante la settimana appena conclusa il segretario di Stato americano Madeleine Albright ha visitato Bruxelles, Sarajevo e Banja Luka. L'altro fatto importante e' il blocco del passaggio di merci dalla Serbia al Montenegro per mano dell'esercito federale jugoslavo che ha subito un ulteriore stretta e l'annuncio di elezioni amministrative per giugno nelle due principali citta' del piccolo Stato costiero, Podgorica e HercegNovi. Il Presidente Djukanovic ha incontrato a Sarajevo la Albright che gli ha confermato l'appoggio degli USA ma lo ha anche diffidato da passi che scaldino ulteriormente la tensione con Belgrado. Da parte sua il Generale NATO Clark ha dichiarato che un eventuale mossa bellica del regime di Milosevic contro il Montenegro porterebbe a una reazione uguale da parte dell'Alleanza Atlantica. Da Bagdad Saddam Hussein ha fatto sapere all'inviato di Milosevic che l'Iraq e' pronto a inviare truppe a difesa della Serbia da aggressioni e ha invitato Belgrado a far fronte comune contro l'occidente. In Kosovo intanto sembrano sempre piu' incontrollate le milizie clandestine albanesi che stanno sconfinando verso la Serbia e per questo la KFOR ha posizionato truppe al confine nord dove sono segnalate anche mobilitazioni dell'esercito federale che per bocca del Generale Pavkovic nega pero' qualsiasi movimemto in tal senso. Mentre nella capitale della Macedonia Skopje, nei giorni scorsi una bomba ha fatto saltare un aria una stazione di polizia, i governi della stessa FYROM e della Grecia lamentano timori di destablizzazione dell'area di confine con il Kosovo proprio a seguito delle attivita' delle milizie albanesi succedute al disciolto UCK. Ma Madeleine Albright a Banja Luka ( e cosi' veniamo alla Bosnia) ha anche presieduto alla firma di un accordo speciale per accellerare il ritorno dei rifugiati tra Croazia e Repubblica Srpska (che secondo l'inviato ONU Petritsch con il passo attuale finirebbe tra 15 anni). La firma tra i ministri degli esteri di Banja Luka e Zagabria potrebbe anche rappresentare una altro dei segni positivi del nuovo corso croato. La Albright si e' anche presa una dose di uova e arance durante la sua visita a Brcko, cittadina strategica dichiarata distretto autonomo contro la volonta' dei serbo bosniaci per i quali e' l'unico collegamento delle due parti del loro territorio. Manifestazioni anti americane si sono avute anche da parte dei croati di Bosnia,i quali a migliaia sono scesi in piazza dopo la condanna a 45 anni di carcere da parte della corte internazionale dell'Aja per la exJugoslavia, di Tihomir Blaskic, generale croato bosniaco che per i suoi connazionali e' un eroe. I croati nazionalisti hanno scritto pesanti slogan antioccidentali anche in tutta Mostar ovest fin quasi nell'hote Ero sede del rappresentante locale dell'ONU/OHR. A Mostar, vista la tensione, la Banca Mondiale ha deciso di rinviare la conferenza internazionale che doveva stabilire i finanziamenti per ricostruzione del ponte vecchio, abbattuto dai croati durante la guerra contro la popolazioni bosniaca. I sindaci croati delle varie municipalita' nella quale e' divisa la citta'sono continuamente fonte di ostacoli alla applicazione degli accordi di pace e per il ritorno dei profughi. Anche ad alto livello la polemica politica e' durissima. Anche OHR ha protestato per le parole del Presidente di turno Izetbegovic che in campagna elettorale hanno infiammato le fazioni anticroate. 5.3.2000. Ormai l'allarme per la situazione tra Montenegro e Serbia e' alla attenzione anche dei piu' disattenti. L'esercito federale yugoslavo ha tentato anche di bloccare la frontiera tra Montenegro e Albania con posto di blocco probabilmente anche nell'intento di completare l'embargo sui generi alimentari che Belgrado ha organizzato alle frontiere non solo con il piccolo Stato costiero ma anche con la Bosnia e la Macedonia che ha protestato vivamente in quanto esiste tra i due Paesi un trattato di libero scambio. A Podgorica il 7 battaglione federale si e' consolidato e attrezzato, mentre il governo filoccidentale di Dukanovic organizza le importazioni di generi alimentari da Croazia e Slovenia anche se poi quei prodotti costano troppo per il cittadino medio che non arriva a 150mila lire al mese di salario, quando lavora. Nei bar della capitale nonostante la paura non sembra ancora possibile che si arrivi a una guerra che sarebbe chiaramente una follia, visto anche che la popolazione e' praticamente spaccata a meta' tra serbi e filobelgradesi da una parte e montenegrini indipendentisti o quantomeno autonomisti dall'altra. Sarebbe un conflitto fratricida. Invece la guerra dell'informazione e' in atto da tempo e in questi giorni la moglie di Milosevic Mirjana Markovic ha preso il controllo di una nuova emittente TV che trasmette sul Montenegro utilizzando ripetitori collocati all'interno delle caserme federali. Le scopo delle trasmissioni e' evidentemente quello di criminalizzare governo e autonomisti. In questo scenario si e' svolta la visita del ministro degli esteri tedesco Fischer il quale ha consegnato al governo di Dukanovic 20 milioni di dollari e invitato a avere pazienza e calma. Tutto questo mentre in Kosovo la situazione precipita sempre piu' con Kosovska Mitrovica che sta divenendo molt peggio della Mostar del 94, una citta' divisa in due dove persino la forze armate di pace rischiano la vita. Intanto L'Alto Rappresentante ONU per la pace in Bosnia Wolfgang Petritsch ha presentato in un vertice a Vienna un bilancio certo non brillante della situazione annunciando come prossima grande iniziativa per la ripresa della Bosnia Erzegovina una campagna d'opinione contro la corruzione vero cancro della pace. Petritsch ha anche confermato che i 22 politici e amministratori dimessi d'autorita' per comportamento contrario agli accordi di pace non potranno ricoprire alcuna carica pubblica. Notizie buone sempre rare dalla Bosnia. Se per la prima volta dopo cinque anni 30 bosniaci sono potuti rientrare nell'area a dominio croato di Capljina, nei pressi di Tuzla ci sono stati scontri tra serbi e bosniaci in un villaggio di confine tra la parte della Federazione Croato Musulmana e Repubblica Serbobosniaca. Su tutto il disperante panorama campeggia da ieri il poster con le foto di Milosevic, Karadzic e Mladic emesso dagli USA che pongono una taglia di 5 milioni di dollari su chi fornira' notizie utili alla cattura dei tre ricercati. 24.2.2000. Dopo la marcia di decine di migliaia di albanesi su Kosovska Mitrovica appare sempre piu' evidente che la situazione in Kosovo e' altamente a rischio e che le soluzioni fin ora applicate dall'occidente sono a dir poco fallimentari. La creazione di una entita' controllata dalla diplomazia internazionale va persino contro gli accordi ufficiali che mantengono la regione sotto la sovranita' di Belgrado. Milosevic non a caso minaccia di marciare di nuovo per riprendersi il territorio anche ben sapendo che non e' possibile sfidare di nuovo la NATO. Il dittatore di Belgrado cerca naturalmente il nemico da accusare per la rovina del popolo serbo e la situazione in kosovo gli da spago a sufficienza. Non potendo attaccare la NATO si accusano anche i giornalisti non allineati minacciandoli e forse si studiano anche altre azioni militari per sviare l'attenzione sul regime fallimentare e dal terrore degli attentati come quello che ha ucciso il ministro dell'interno e del quale resta difficile trovare la provenienza anche per l'opposizione interna per altro regolarmente incolpata dal governo. Montenegro e Macedonia potrebbero essere i prossimi obbiettivi. La Macedonia ha rinforzato le truppe al confine e la Francia ha inviato altri 700 legionari in Kosovo. Milosevic non si e' certo dimenticato della Bosnia e del partito socialista serbo bosniaco gemello di quello di cui e' leader indiscusso in Serbia. Casualmente i socialisti di Banja Luka (capitale della entita' serba di Bosnia) hanno lasciato la coalizione Sloga che sostiene il governo moderato di Milorad Dodig che ora naviga in pessime acque proprio alla vigilia delle elezioni amministrative in tutta la Bosnia Erzegovina che si terranno il prossimo 8 aprile. Ieri si e' aperta la campagna elettorale e si sono fatti vivi anche i croati di Mostar, il partito democristiano ha annunciato di battersi perche' Mostar diventi la capitale della sognata e vietata entita' croata di Bosnia. L'Internationale Crisis Group, prestigioso osservatorio politico, ha fatto presente che in Bosnia i diritti umani vengono regolarmente violati anche perche' esistono ancora in pratica tre diversi sistemi legali a base etnica. 20.2.2000. Continua a salire la tensione tra la leadership del Montenegro e Belgrado. Secondo il Presidente filoccidentale dello Stato che assieme alla Serbia forma la restante Federazione Jugoslava, Milo Djukanovic l'esercito federale sta trasformando la propria polizia militare presente sul territorio montenegrino in milizia paramilitare. Inoltre la nomina di un generale serbo ( anch'esso indagato dal Tribunale dell'Aja) a ministro della difesa federale al posto del serbomontenegrino Bulatovic, assassinato recentemente, nomina avvenuta senza consultare Podgorica, ha secondo il governo montenegrino ilpreciso significato di voler centralizzare le decisioni federali nelle mani del regime di Milosevic. Recentemente l'aereoporto di Tivat e' stato chiuso per tre giorni e si e' anche parlato di minacce della contraerea serbojugoslava verso un volo italiano che portava il ministro degli esteri Dini in Macedonia via Podgorica, volo che sarebbe stato rinviato di qualche ora proprio per la piccola crisi in atto a Tivat (costa montenegrina). Intanto Milosevic e' intervenuto con durezza senza precedenti al congresso socialista jugoslavo scagliandosi contro l'occidente con la solidarieta' almeno formale di Cina, Cuba, Russia alla presenza di invitati della Lega nord padania, di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani di Cossutta. Milosevic accusa le forze militari internazionali di abusi in Kosovo e annuncia che presto le Jugoslavia le caccera' e riprendera' possesso del territorio che per altro ufficialmente resta sotto la sovranita' di Belgrado e dove accade ormai di tutto. Il Generale Clark risponde che le forze americane resteranno sino a che Milosevic restera' la potere. La Presidente del Tribunale Internazionale dell'Aja ribadisce in una intervista all'emittente italiana Popolare Network che Milosevic prima o poi comparira' davanti alla corte per i crimini commessi nei Balcani. In Bosnia intanto l'unica notizia buona e' che le relazioni con la nuova leadeship democratica di Croazia iniziano sotto buoni intenti. Resta caotica la situazione politica in Republica Srpska, a Banja Luka l'alleanza Sloga che governa l'entita' serba di Bosnia vive una crisi che potrebbe scatenare l'ingovernabilita'. Intanto sono iniziati gli otto mesi di presidenza di turno per il presidente bosniacco Alja Izetbegovic che succede al collega croato Ante Jelavic. A Mostar le autorita' internazionali hanno infine chiuso una emittente nazionalista croata che per mesi non ha rispettato le indicazioni di moderazione indicate dallapposita commissione. Secondo il responsabile ONU per la pace Petritsch il problema principale della Bosnia resta la corruzione dilagante, ma esiste anche un grave problema di insolvenza debitoria interna. Secondo Carl Bildt e Robert Frowick, diplomatici esperti del dopoguerra bosniaco, la instabilita' della Jugoslavia potrebbe avere effetti dannosi per la Bosnia Erzegovina. 10.2.2000. Il ritardo di questo aggiornamento di notizie mi permette di poterne dare di buone assieme alle cattive. Le cattive sono l'assassinio del ministro della difesa serbo Bulatovic (che non e' parente del premier federale omonimo) e i movimenti di truppe internazionali che si starebbero posizionando per manovre in grande al confine tra Kosovo e Montenegro (senza aver invitato le unita' russe che minacciano di lasciare la KFOR). Queste manovre sono chiaramente volte a preparare un intervento nel caso che la situazione precipitasse in Montenegro. Questa notizia e' giunta prima dell'attentato a Bulatovic come presagio, visto che Bulatovic e' serbo montenegrino del nord e faceva cosi' parte assieme al suo clan della vasta fazione di montenegrini fedelissimi di Milosevic parte dei quali starebbero gia' preparandosi a combattere contro l'indipendenza di Podgorica da Belgrado. Ultima notizia cattiva sembra di minore entita'. In due citta' bosniache controllate dai croati la forse SFOR hanno sequestrato considerevoli quantita' di armi detenute abuivamente da forze di polizia della fazione croata. Dalla Bosnia proviene comunque il solito stillicidio di notiziole che confermano una pace che poggia su un nido di serpenti. Le buone notizie sono principalmente due: Gli USA per bocca del Segretario di Stato Madeleine Albright sono sul punto di appoggiare la moratoria temporanea sull'embargo ai voli internazionali verso la Serbia proposta e impostata dall'Unione Europea come apertura politica tesa a appoggiare l'opposizione a Milosevic la quale ringrazia calorosamente l'iniziativa. La seconda notizia e' che domani il neo ministro NON NAZIONALISTA degli esteri croato Picula, membro del nuovo governo di centro sinistra effettuera' la sua prima visita all'estero recandosi a Serajevo dove incontrera' l'alto reppresentante ONU Petritsch e il suo omologo della federazione di Bosnia Erzegovina Jadranko Prlic che invece e' un croato bosniaco NAZIONALISTA. Ieri il nuovo presidente della Croazia Stipe Mesic ha affermato che le relazioni tra i zagabria e i croati di Bosnia devono rinnovarsi. Mesic ha anche affermato di voler testimoniare al tribunale dell'Aja contro Slobodan Milosevic e di auspicare anche per la Serbia l'avvio verso la democrazia. La situazione in Serbia sta precipitando e di conseguenza non potra' altro che innalzare la tensione anche in Montenegro dove gli indipendentisti e il loro leader il Presidene Dukanovic, vedono sempre piu' la necessita' di allontanarsi dal morente regime di Belgrado che accusa degli attentati terroristi non meglio precisati. Mentre il regolamento di conti finale davanti al regime morente cresce di intensita' e mira sempre piu' altro si sta preparando il terreno per accusare ogni tipo di dissidenza e a maggior ragione gli indipendentisti di essere la causa del disastri incombente. Sulla figura del ministro ucciso e la situazione in serbia e montenegro vi riporto un articolo di Andrea Ferrario che in seguito potete leggere nell'ottimo sito da lui ideato: I Balcani - http: //www.ecn.org/est/balcani NOTIZIE EST #302 - SERBIA/MONTENEGRO 10 febbraio 2000 CHI ERA PAVLE BULATOVIC (fonti varie) Pavle Bulatovic, il ministro della difesa jugoslavo ucciso il 7 febbraio scorso, era nato nel 1948 in Montenegro. Nel 1991 e' stato nominato ministro degli interni del Montenegro, dopo le prime elezioni multipartitiche. Durante tale periodo ha mantenuto stretti contatti con i leader serbo-bosniaci Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Nel luglio 1992 si e' trasferito a Belgrado dopo la nomina a ministro degli interni del governo jugoslavo di Milan Panic. Nell'ottobre dello stesso anno Bulatovic e' diventato ministro della difesa nel nuovo esecutivo federale di Radoje Kontic, posto che ha continuato a occupare anche dopo che Momir Bulatovic [non e' suo parente, nonostante l'omonimia] e' stato nominato primo ministro della Jugoslavia. Pavle Bulatovic era un alto funzionario del Partito Socialista Popolare (SNP) montenegrino, guidato da Momir Bulatovic. Era parente del noto mafioso Darko Asanin, membro della JUL, il partito di Mira Markovic, anch'egli ucciso in un ristorante di Belgrado. In generale, era considerato uno stretto alleato di Milosevic (da AFP, 7 febbraio 2000 e Danas, 9 febbraio 2000). Oltre alla scarna biografia riportata sopra, vi sono altri particolari interessanti nella carriera di Pavle Bulatovic, che vale la pena di citare. Nel maggio del 1992, quando ancora era ministro degli interni del Montenegro, Pavle Bulatovic ha organizzato, violando ogni elementare norma del diritto internazionale e umanitaria, la consegna di 92 profughi musulmanobosniaci alle milizie di Radovan Karadzic, destinandoli a una sicura morte. Si e' trattato tra l'altro di un episodio non isolato, visto che allora, sotto Pavle Bulatovic, era normale che la polizia deportasse i profughi fuggiti dalla guerra bosniaca. Due anni fa la magistratura montenegrina ha aperto un'inchiesta su tale evento che Momir Bulatovic, intervenuto in difesa del suo omonimo, ha indirettamente confermato, definendo la deportazione come pienamente legittima. Ma uno degli eventi cruciali (e meno chiari) nella carriera di Pavle Bulatovic lo si e' avuto nel 1992, quando ancora era ministro degli interni nel governo federale di Milan Panic e l'edificio del suo ministero e' stato letteralmente occupato per svariati giorni da uomini del ministero degli interni serbo, che ne hanno saccheggiato gli archivi. La convinzione generale (NIN, 29 ottobre 1998 e Monitor, 10 dicembre 1999, per esempio) e' che Pavle Bulatovic sia stato in realta' un complice di tale operazione, visto tra le altre cose che e' poi sopravvissuto al governo di Milan Panic. E' interessante notare che l'occupazione del ministero federale da parte delle forze serbe e' stata guidata da Stanisic, capo dei servizi segreti serbi, il quale ha successivamente insediato un suo ufficio presso quello di Bulatovic (NIN, 29 ottobre 1998). Se si apre il capitolo Stanisic, si entra in un una catena di connessioni vastissima, visti i suoi rapporti con le varie forze paramilitari (Arkan, Frenki Simatovic), con l'ex capo della polizia Radovan Stojcic Badza (ucciso nel 1997 in un ristorante, amico intimo di Arkan e di Milosevic), con l'altro alto funzionario dei servizi segreti serbi, Bozidar Spasic (arrestato di recente con motivi pretestuosi), ma anche i suoi contatti con Zoran Djindjic e i suoi forti conflitti con Mira Markovic e il suo partito. Stanisic e' stato rimosso dal suo incarico nell'autunno del 1998, nell'ambito delle purghe che hanno aperto la strada all'operazione Ferro di cavallo, avviata in Kosovo poco prima dei bombardamenti NATO. Pur essendo un personaggio grigio e poco esposto al pubblico, Pavle Bulatovic ha occupato per anni, come ministro della difesa federale, un posto in uno degli organismi piu' alti e delicati della Jugoslavia, il Consiglio Superiore della Difesa, insieme a Milutinovic, Djukanovic, Momir Bulatovic, Momcilo Perisic. All'interno del Consiglio si sono svolte alcune delle lotte piu' cruciali per i rapporti tra Federazione e Montenegro. Il capo di stato maggiore Perisic, che ne faceva parte, e' stato anch'egli rimosso dal suo incarico nelle purghe dell'autunno 1998, pochi giorni dopo Stanisic. Pavle Bulatovic e' stato incaricato in ambito federale di compiti estremamente delicati, come la sostituzione di tutti i capi della difesa territoriale in Montenegro nei primi mesi del 1998, cioe' nel momento della maggiore tensione tra Belgrado e Podgorica e quando gia' si parlava di lotte all'interno del Consiglio Superiore della Difesa per la destituzione di Perisic (Nasa Borba, 28 maggio 1998). Quando il vento soffiava in un'altra direzione, tuttavia, Pavle Bulatovic non ha mancato di conformarsi agli orientamenti della leadership di Belgrado, come quando nel gennaio del 1997 ha affermato che la Jugoslavia sarebbe stata favorevole a entrare a far parte della Partnership per la Pace (NIN, 30 settembre 1999). In una carriera tutta all'insegna della ligia osservazione della linea politica di Milosevic, l'unica indicazione del fatto che forse non tutto andava cosi' liscio per Pavle Bulatovic la si e' avuta nel novembre scorso. Nei primi giorni di tale mese si era svolta una strana visita a Podgorica del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito jugoslavo, gen. Ojdanic, che, nonostante i rapporti difficilissimi tra Montenegro e Federazione, aveva avuto nell'occasione un lungo incontro con il premier Vujanovic relativamente alla situazione nel paese e con particolare riguardo al Montenegro. Immediatamente dopo questo incontro, il quotidiano montenegrino Vijesti aveva pubblicato alcune dichiarazioni dello stesso Ojdanic, secondo cui Pavle Bulatovic e Momir Bulatovic erano, insieme al viceprimo ministro Nikola Sainovic, responsabili dello stato di dissesto dell'Esercito jugoslavo. Ojdanic, inoltre, aveva dichiarato che l'Esercito doveva essere ristrutturato (e a fine dicembre, infatti, c'e' stata una serie di sostituzioni ai vertici delle forze armate). All'attacco di Ojdanic, pubblicato da Vijesti il 6 novembre scorso, era immediatamente seguito quello della JUL, il partito di Mira Markovic, moglie di Milosevic, che aveva accusato duramente Momir Bulatovic in persona e il suo governo federale (di cui Pavle Bulatovic fa parte) di incapacita' nel risolvere i problemi del paese e di scarsa attenzione verso le proposte della JUL (Free B92, 6 novembre 1999; Danas, 8 novembre 1999; AFP, 8 novembre 1999). MONTENEGRO: AGGIORNAMENTI Il ministro degli esteri montenegrino Branko Lukovac, entrato in carica da circa due settimane, ha annunciato che l'8 febbraio Belgrado ha negato l'atterraggio in Montenegro all'aereo del viceministo degli esteri italiano Umberto Ranieri, che si doveva incontrare con Lukovac in una visita preannunciata da tempo. Lukovac ha comunque avuto un lungo colloquio con l'ambasciatore italiano in Jugoslavia, Riccardo Sessa, e con il console italiano a Bar, Stefano Mistretta, riguardo all'ampliamento della collaborazione economica e della lotta contro la criminalita' organizzata. Non e' la prima volta che a Ranieri viene impedita da Belgrado una visita in Montenegro: nell'autunno scorso, quando Ranieri doveva recarsi a Podgorica per parlare con le autorita' montenegrine della lotta contro la criminalita', il suo aereo e' stato fatto atterrare a Belgrado e poi costretto a tornare in Italia (Danas, 10 febbraio 1999). Il presidente montenegrino Djukanovic, in un'intervista rilasciata al settimanale viennese Profil, ha dichiarato che non bisogna affrettarsi con la tenuta di un referendum sull'indipendenza della repubblica jugoslava, al fine di evitare la destabilizzazione interna del paese. Egli ha ricordato che il governo montenegrino ha consegnato alle autorita' di Belgrado una Piattaforma per la ridefinizione dei rapporti all'interno della Federazione jugoslava, che ritiene essere una soluzione ragionevole. Djukanovic, alla domanda se l'introduzione di una valuta parallela e di altre misure significa che il Montenegro di fatto e' ormai uno stato indipendente, ha risposto no, ma sono tutte misure atte a creare una struttura statale indipendenza, ovvero una possibilita' di scelta per il nostro futuro. Se si arrivera' a trattative con Belgrado, queste misure ci permetteranno di avere una migliore posizione di partenza, e se non raggiungeremo un accordo, avremo in tal modo creato le condizioni per uno stato indipendente, ha detto Djukanovic. Il presidente del Montenegro ha affermato di continuare a essere convinto che le autorita' della Serbia accetteranno la proposta montenegrina e ha espresso la valutazione che la crisi montenegrina dovrebbe essere risolta gia' entro quest'anno. Non bisogna affrettarsi con il referendum sull'indipendenza, perche' ogni passo nervoso potrebbe portare solo alla destabilizzazione interna. Inoltre, una tale mossa andrebbe contro la politica balcanica della comunita' internazionale e pertanto ritengo che dobbiamo ancora aspettare e dare alla Serbia la possibilita' di realizzare cambiamenti democratici, ha detto Djukanovic. [...] (Danas, 10 febbraio 2000). __ Notizie Est e' una mailing list di notizie sui Balcani e l'Europa Orientale, pubblicata dal sito web I Balcani e archiviata su web all'indirizzo: http://www.ecn.org/est/balcani Se desiderate abbonarvi (gratuitamente) o essere rimossi da questa lista e' sufficiente che lo comunichiate a: est@ecn.org 30.1.2000. La futilita' della politica federale, che e' in conflitto non solo con il resto del mondo ma anche con il senso comune, e' diventata piu' evidente. Questa frase e' di Milo Dukanovic, Presidente del Montenegro, il quale la scorsa settimana aveva anche affermato di non poter escludere un eventuale arresto di Slobodan Milosevic nel caso questi si trovasse in territorio montenegrino. Come si vede la situazione tra Podgorica e Belgrado si fa sempre piu' tesa tenendo conto anche di un'altra dichiarazione di Dukanovic per il quale un referendum sulla indipendenza della Repubblica di Montenegro da cio' che resta della Federazione Jugoslava e' molto probabile. Intanto un'altra notizia passata quasi inosservata da il polso della situazione in Serbia. Un paio di giorni fa e' stato gravmente ferito il capo delle guardie del corpo di Vojslav Sesely, ministro del governo in carica, leader del partito radicale, fomentatore di ultranazionalismo, e condottiero delle aquile un'altra formazione paramilitare solo un po' meno famigerata di quella del defunto Arkan. Non e' difficile pensare che stiano iniziando i regolamenti di conti finali tra le varie componenti leader del regime e della criminalita' organizzata della capitale. Il viale del tramonto di Milosevic potrebbe essere insanguinato e non solo per la drammatica situazione in Kosovo al quale l'occidente non sembra capace di dare una risposta decente nonostante gli sforzi di migliaia di persone. Che la fine della Volpe dei Balcani si avvicini e' chiaro anche da altri sintomi clamorosi. Giovedi' scorso a Banja Luka (capoluogo della Bosnia Serba) si sono riuniti gran parte dei leader d'opposizione al regime di Belgrado che ha portato ai Serbi solo tragedie per riunire gli sforzi e cacciare Milosevic dal potere dopo oltre dieci anni di guerre e morti e tenere unita la attuale Federazione con il Montenegro. A firmare un documento comune senza precedenti recenti anche Alexandar Karadjordjevic,, , principe ereditario di Jugoslavia, figlio di Pietro, cacciato nel 41 dai nazisti, ed anche alti prelati ortodossi. In Bosnia comunque il ruolo degli stessi leader serbi nel processo di pace e' criticato duramente dai responsabili internazionali anche se questa settimana sono i croato bosniaci di turno a creare problemi. Le forze armate internazionali SFOR hanno fronteggiato e bloccato truppe croate HVO che staveno svolgendo esercitazioni senza aver presentato i propri piani alla stessa SFOR come da accordi di pace. Ma per i croati di Bosnia e' un momento estremamente delicato in generale se si pensa che, in base ha un diritto di voto in Croazia la cui legittimita' e' contestatissima, il 70% ha votato per il partito HDZ che li controlla totalmente ma lo stesso HDZ e' stato spodestato dal potere sconfitto dal centro sinistra il cui leader Ivica Racan e' divenuto Primo Ministro da pochi giorni. Insomma la Croazia sta per decidere di non fare piu' da balia ai croati di Bosnia che invece restano strettamente legati al nazionalismo e ai traffici esentasse. Gli esiti di questo sconquasso li vedremo presto considerando anche che trra pochi giorni si andra' al ballottaggio per eleggere il successore di Tudzman, che non sara' per certo il candidato di HDZ. Intanto in Croazia 16.1.2000. Zeljko Raznatovic e' morto. Il geniale personaggio che da capo della tifoseria della Stella Rossa di Belgrado e' passato dalle galere anche italiane e poi e' arrivato a sposare la cantante piu' famosa e possedere al tempo stesso una squadra di calcio di livello internazionale e un proprio esercito di miliziani fedelissimi (scelti tra i propri tifosi) e senza scrupoli e' stato ucciso di fronte all'hotel intercontinental a Belgrado. Chi lo ha voluto morto non voleva correre rischi, un commando del quale nessun presente ha saputo descrivere niente, gli ha sparato almeno 38 colpi di grosso calibro, dei quali alcuni in faccia e in bocca. Dove fossero gli uomini della sua scorta in quel momento non si sa. Due di questi sono rimasti feriti ma dove fossero gli altri e quanti fossero gli assalitori nessuno lo sa dire e per alcuni leader dell'opposizione come Djndjc nessuno lo sapra' mai. Secondo Vladimir Batic di Allenza per il cambiamento la morte di Arkan andra' a aggiungersi ad almeno altri 500 omicidii recenti sui quali nessuno sta indagnando qualcuno sta tirando la corda (del regime) e ogni mattina decide chi sara' il prossimo, mentre per Vuk Draskovic si tratta di un omicidio di Stato. Sembra che ultimamente Raznatovic Arkan avesse dato l'impressione di essere cosciente di rischiare la vita ogni attimo e per questo andava in giro con un fuoristrada particolarmente blindato e scortato abbondamentemente. Madaleine Albright e Robin Cook, ministri degli esteri di USA e GB hanno ,espresso insoddisfazione e delusione per l'assassinio di Arkan dato che non lo si potra' vedere davanti alla Corte di Giustizia dell'Aja come si auspicava. Forse e' proprio per questo che e' stato ucciso. Arkan e' stato uno dei bracci armati del regime di Slobodan Milosevic che ha sempre iniziato i massacri inviando milizie particolari (come a Vukovar e Bijeljina) e poi l'esercito regolare che trovava spesso massacri gia' compiuti. Arkan e' stato il terminator, un vero personaggio da fantascienza postnucleare, un eroe negativo che si e' anche sposato la piu' famosa cantante del regno. Se mai avesse deciso di parlare e raccontare le sue verita' sulla guerra balcanica dal 91 al 95 e poi sul Kosovo, sarebbero stati guai per la leadership ormai alle corde per molti aspetti e che non intende mollare il potere a nessun costo. I serbi normali, i cittadini abituati a accettare con rassegnazione le follie dei propri leader, forse avranno tirato un sospiro di sollievo alla notizia dell'assassinio di Arkan. Durante la guerra i suoi spostamenti e quelli delle sue erano preceduti dall'eco delle sue gesta irraccontabili e anche i suoi connazionali lo temevano. Per capire cosa pensano i Serbi di Arkan e dei propri leader vi invito a tornare a rileggere BILJANA SRBLJANOVIC nel suo sconvolgente diario di guerra su Repubblica: http: //www.repubblica.it/online/dossier/diario/sedici/sedici.htm l Ecco quanto ha scritto oggi Guido Rampoldi su Repubblica: Belgrado, assassinato Arkan il fedele carnefice di Milosevic Zeljko Raznatovic, capo delle famigerate tigri serbe, fu uno dei protagonisti della pulizia etnica in Bosnia e Croazia Spari alla festa di nozze La vittoria della sua squadra La moglie cantante folk di GUIDO RAMPOLDI BELGRADO - Zeliko Raznatovic, il famigerato comandante Arkan, ? stato ucciso ieri a Belgrado nell'ingresso dell hotel Intercontinental. Alle 17,15 un primo colpo gli ? stato sparato alla testa, poi alcune raffiche di mitraglietta: Arkan ? stato colpito ad un occhio, a nulla ? servito il giubbotto antiproiettile che indossava. E' morto durante il trasporto in ospedale e con lui sono rimaste uccise due guardie del corpo, mentre altre due persone sono rimaste ferite. Arkan era ricercato dal Tribunale dell'Aja per i crimini commessi dalle Tigri, una formazione paramilitare, durante le guerre in Croazia e Bosnia. Il ministro degli Esteri inglese Robin Cook ha commentato che la morte violenta di Arkan non ? una sorpresa. Rimpiango la sua morte perch? ci impedisce di rendere giustizia alle vittime delle sue atrocit facendolo comparire davanti al tribunale dell'Aja. LA pallottola che da tempo cercava l'uomo conosciuto come il comandante Arkan infine l'ha trovato. Nella hall di un albergo belgradese dove il sabato sera cenano diplomatici e uomini d'affari. Si poteva scommettere che sarebbe finita cos. Troppo ingombrante, troppo esposto, troppo interno alle vicende pi? segrete del regime serbo. Ovvio perfino che l'avrebbero liquidato in un grande albergo della capitale, anche se il mio personale pronostico propendeva per l' Hyatt piuttosto che per il dirimpettaio Intercontinental. Era infatti all'Hyatt che Arkan era di casa. Durante la guerra del Kosovo l'ho visto quasi ogni sera nel ristorante al piano terra, quello monopolizzato dalla stampa internazionale. Arrivava sul tardi, con la moglie, i compari e un ampio spiegamento di guardie del corpo. La moglie e i compari avevano vestiti sgargianti, perfino un verde quasi fosforescente; le guardie del corpo erano tutte in nero e si disponevano in un raggio di duecento metri. Ma guardava le spalle alla tavolata una bionda appariscente, sempre aggrottata per dovere d'ufficio e palesemente armata. PoichZ queste apparizioni teatrali sulle prime parvero un' intimidazione, un avvertimento ai giornalisti occidentali, Arkan fu trattato con ossequio e intervistato con frequenza, al punto che la quantit delle richieste lo convinse a chiedere soldi alle tv in cambio di ogni apparizione. Cinquecento marchi tedeschi, comprensivi di intervista e di una mezza promessa di intercessione per un abboccamento con Mira Markovic, la moglie di Milosevic, con la quale Arkan vantava una straordinaria intimit. Era opinione comune che la sua non fosse una millanteria. Ed ? anche possibile che questa dimestichezza con la cerchia suprema del regime, origine della sua fortuna, sia stata anche motivo della sua fine. La famiglia reale ? prodiga e protettiva, ma non perdona chi si allontana. Arkan pareva su quella strada. Il Tribunale dell'Aja l' aveva trasformato in un ricercato per crimini contro l'umanit, e lui sembrava cercare uno spiraglio per arrivare ad un patteggiamento informale con l'Occidente. Quando si lasciava intervistare gratis gli chiesi cosa fosse accaduto nella citt di Bijelijna il 9 aprile 1992. Arkan era cortese e amichevole con i giornalisti italiani, ma quel pomeriggio divenne molto nervoso. A Bijelijna era cominciata la guerra di Bosnia. Arkan era arrivato in citt con la sua banda e due fotografi al seguito, errore fatale. Due settimane dopo il settimanale Newsweek pubblic la sequenza che documentava come la banda avesse assassinato trenta musulmani, tutti uccisi nelle rispettive abitazioni. Una foto mostrava i guerrieri di Arkan mentre scalciavano il cadavere di una donna, ammazzata perchZ aveva tentato di salvare il marito. Non erano calci!, protestava Arkan quel pomeriggio. Non era una donna!, ripeteva stringendo i grossi pugni. Via, via, andiamo via!, schiumava la bocca enorme e carminio della moglie Zeza, cantante del genere nazional-pop chiamato in Serbia turbofolk. Uscendo dall'albergo Arkan si era fermato a parlottare con gli uomini della sicurezza interna, che gli dedicavano l'ossequio dei maggiordomi. Da quel giorno, fosse realt o suggestione, ebbi l' impressione che i servizi di vigilanza dell'Hyatt mi guardassero un po' in cagnesco. Arkan non era affatto stupido, al contrario di altri imputati dell' Aja, assassini rurali e spesso psicopatici. Era nato in Kosovo, figlio di un generale jugoslavo. Parlava molte lingue, tra le quali un ottimo italiano, praticato anche nel carcere milanese di San Vittore. Quando non mentiva, diceva cose sensate. Ma aveva visto i film sbagliati e frequentato troppo lo stadio. Aveva scelto quel nome di battaglia, Arkan, per via del personaggio di un film della sua adolescenza. C'era un eroico combattente slavo che sterminava soldati tedeschi, e si chiamava Arkan. Quel Rambo jugoslavo degli anni Sessanta lo colp al punto che vi si ispir pi? tardi, all'inizio della guerra con la Croazia, quando intraprese anch'egli la carriera di sterminatore. Da allora la sua vita ? stata molto cinematografica, dalla prima banda vestita come i gangster dei vecchi film americani allo spettacolare matrimonio con la cantante Zeza, con cavalli, spade, bandiere patrie e vecchie uniformi cetniche della Seconda guerra mondiale. Cinematografico anche il gran finale - il sicario, la pistola che si affaccia dal buio, la sparatoria - e scontato come i finali dei film d' azione. La squadra della Stella Rossa perde il capo storico della curva, tuttora ricordato nella sede societaria dai manifesti che fanno ala alla Coppa dei Campioni, soffusa di bagliori mistici come un Santo Graal. Le impiegate omettono di ricordare che all'inizio della guerra con la Croazia Arkan trasform la tifoseria ultr in una milizia paramilitare, le tigri, modellandole in un' orda disciplinata, abile nel combattimento e capillare nel saccheggio. Con le fortune razziate in Croazia ma soprattutto in Bosnia, si costru una villa blu che incombe sullo stadio della Stella Rossa, proprio dirimpetto alla sede della societ. All'ingresso il portale in marmo sembra l'accesso a una cripta, un tocco cimiteriale in tono con l'immobile, il cui valore pu essere calcolato tanto in milioni di marchi quanto in migliaia di vite falciate dalle tigri di Arkan. A Pristina si e' fatto grande festa alla notizia della morte di Arkan, nativo proprio del Kosovo. Da Sarajevo nessuna sorpresa. Le TV mondiali lo hanno ricordato fra l'altro con un filmato a fianco di Radovan Karadzic. Gia'....Karadzic, anche lui braccio violento di Milosevic, ricercato con Ratko Mladic per crimini orribili. Ora tutti i ricercati e tutti coloro che sanno avranno un motivo in piu' per vivere nel terrore. Il tempo corre e cosi' il destino. Un vecchio amico mi disse: Nei Balcani i dittatori e gli assassini arrivano sempre a uccidersi ta loro. 10.1.2000. Grande entusiasmo largamente condivisibile per la clamorosa sconfitta del partito HDZ fondato dal fu Franjo Tudzman a vantaggio della coalizione di centro sinistra e del suo leader Drazen Budisa che probabilmente strappera' il ballottaggio dopo il voto presidenziale del prossimo 14 gennaio all'avversario Mate Granic, leader del HDZ, con buone probabilita' di divenire secondo presidente della Croazia, ha gia' annunciato di voler il rientro dei serbi e di tutti i fuggiti durante la sanguinosa guerra balcanica durata quasi dieci anni e di voler recarsi a breve nel campo di concentramente di Jasenovac per rendere omaggio alle vittime serbe, musulmane, ebree e zingare massacrate dalle milizie ustascia durante la seconda guerra mondiale. Grazie a queste dichiarazioni si e' sentito un respiro di sollievo nella regione come non se ne ricordavano da anni. Per il Presidente bosniaco Izetbegovic si sta arrivando al momento nel quale i cambiamenti in Croazia e in Serbia porteranno la vera pace in Bosnia. Persino dalla Serbia l'opposizione a Milosevic ha ripreso vigore almeno verbale anche se a Belgrado il regime sta stringendo la cinghia della repressione ed e' stato aggredito anche il leader locali degli omosessuali che aveva criticato apertamente il governo. A Belgrado si pensa al Montenegro e alle minacce del radicale Sesely che annuncia guerra in caso di secessione, ecco che Milosevic afferma che i montenegrini decideranno per loro conto. Dichiarazione questa che suona come sospetta e che Sesely spiega ricordando come la costituzione federale non consenta secessioni e dia il diritto al governo di intervenire per impedirla. Ancora una volta la storia si ripete e non resta che sperare che la vento nuovo che arriva da Zagabria si unisca il buon senso e che sia evitato un nuovo bagno di sangue come quello recente in Kosovo dove le acque sono tutt'altro che calme. Il generale iugoslavo Nebojsa Pavkovic ha minacciato di far marciare le sue truppe alla volta di Pristina ricordando che la sovranita' iugoslava sulla regione a maggioranza albanese e' sospesa solo temporaneamente e che la vita dei serbi rimasti in zona e' in pericolo grazie alla incompetenza delle truppe internazionali della KFOR. Il genocidio (dei serbi) prosegue quotidianamente afferma Nebojsa Pavkovic. Il governo di Belgrado ha inoltre per la prima volta accusato il leader oppositore Vuk Draskovic di aver complottato con i servizi segreti francesi per assassinare Milosevic. Come si vede la tensione e' alta di la' dalla Drina e forse il nuovo anno portera' svolte imprevedibili. 5.1.2000. E ancora una volta chi scrive si e' sbagliato. Nei Balcani le sorprese non finiscono mai e questa volta sono positive, visto che in Croazia sembra proprio abbia vinto la democrazia. Se nei Balcani i dittatori hanno vita lunga e popoli rassegnati non per questo riescono sempre a cadere senza farsi male. Nel caso delle elezioni croate di cui sono ancora in corso gli scrutini e' stato un intero partito dittatore a rovinare sotto la soglia del 25% (perdendo circa il 21%) dei voti dopo aver controllato praticamente ogni luogo del potere nel proprio paese a vantaggio della coalizione di centro sinistra di socialdemocratici e liberali. Dovevano essere davvero stanchi i croati per rigettare cosi' clamorosamente il partito padre e padrone dell'indipendenza dello Stato croato moderno a quindici giorni dalla morte del presidente padre e padrone della Croazia Franjo Tudzman e dai solenni funerali. L'HDZ che egli aveva fondato aveva cercato con ogni mezzo di evitare il disastro arrivando a convocare il voto per la vigilia di Natale e sperando anche nell'effetto emotivo della morte del Presidente ma niente ha potuto evitare la sconfitta. Dal 1992 i croati hanno prima sognato una patria giusta e ricca, poi assistito alla spartizione del potere tra la grande famiglia del presidente e poi alla svendita delle privatizzazioni e poi erano finiti per la gran parte in miseria a guardare le fuoriserie dei pochi ricchi. Mi diceva un amico dalmato qualche anno fa: faremo la fine del sud america: 10% di ricchi e il resto in miseria. Mentre l'altro giorno una amica croata che voleva andare a votare nella sua Spalato si e' sentita dire dagli amici che tanto valeva che venisse per il ballottaggio presidenziale previsto dopo il voto per il successore di Tudzman che avra' luogo il prossimo 24 gennaio, perche' tanto non c'era pericolo che il suo voto fosse indispensabile per sconfiggere l'HDZ. Ora si vedra' come la potente lobby del Presidente affrontera' la situazione e lasciera' il potere e in che misura lo fara'. Si vedra' cosa diranno i croati di Bosnia tutti inquadrati nel nome del nazionalismo e dell'autonomia da Sarajevo. Sui capi e capetti croato bosniaci forse e' passato un brivido. Forse potrebbe avere ragione Ennio Remondino nel suo servizio TG1 da Zagabria, per il quale e' come se fosse caduto un altro muro. Da parte bosniaca si saluta un giorno positivo che potrebbe portare piu' solidita' alla pace, mentre da Belgrado si ostenta indifferenza. Chissa'che invece questo esempio dato dai croati su come si possa anche invertire il circolo vizioso della rassegnazione non contamini anche altri popoli vicini e chissa' che Milosevic non faccia qualche brutto sogno. Le incertezze sono sempre tante ma almeno per una volta chi ha seminato vento ha raccolto tempesta, come e' giusto che sia. 1.1.2000. L'anno che inizia vede i Balcani ancora e ampiamente fluttuanti nelle incertezze per non sull'orlo di nuove possibili se non probabili tragedie. L'intervento internazionale in Kosovo se possibile e' stato peggiore di quello in Bosnia Erzegovina e patetico e' parso l'appello lanciato la scorsa notte da Bernard Kouchner dal ponte che a Kosovska Mitrovica divide (macabro destino dei ponti balcanici) serbi da albanesi. Dopo che l'ONU e la Kfor hanno creato di fatto una specie di governo e di milizia indipendente da Belgrado nonostante che ufficialmente il territorio sia sotto la sovranita' della Federazione Yugoslava. Una soluzione che non e' soluzione e che forse, per assurdo, poteva andare bene per la Bosnia e viceversa. Ma chi puo' dirlo? La capacita' di apprendimento e i compromessi politici e economici della cosidetta Comunita' Internazionale sono spesso drammaticamente dannosi. Si vedra' poi quale sara' la nuova posizione della Russia con il nuovo Zar Putin, pronto al nuovo secolo dotato di cintura nera di karate e capace di pilotare un caccia. La Russia ha gia' minacciato di ritirirarsi dal contingente Kfor e da SFOR se non vengono rispettati i patti, protetti i serbi in Kosovo e la sovranita' di Belgrado sulla regione. Putin non sembra essere certo un moderato. Ora sembra debba toccare al Montenegro. Dopo che il governo di Podgorica si e' visto negare una risposta qualsiasi al piano di riforma dei rapporti istituzionali tra i due Stati membri della Federazione, e' arrivato l'annuncio dagli ambienti vicini al Presidente Dukanovic, secondo il quale entro l'anno sara' tenuto un referendum per l'indipendenza del Montenegro dalla Yugoslavia. Il duello verbale a colpi di interviste tra Belgrado e Podgorica va avanti da tempo con il solo risultato di alzare la tensione. Come si potra' evitare lo scontro e' un nuovo dilemma, basta pensare che quasi il 40% dei cittadini del Montenegro sono sostenitori di Milosevic e quantomeno della fedelta' alla Federazione. Si ripete ancora il solito processo di disintegrazione che passa dalla richiesta di maggiore autonomia, al rifiuto di qualsiasi dialogo e poi al referendum secessionista e poi .................................... Mentre anche la Macedonia vive tutta la instabilita' tipica della regione, si aspetta l'elezione del nuovo presidente della Croazia. Dalla indipendenza e dalla fine della guerra nessuno era riuscito a emergere a fianco dello scomparso Tudzman e per questo ci si aspetta un illustre sconosciuto e si puo' solo sperare che non si tratti di un prestanome della lobby di Erzegovina che da sempre tenta la presa dei gangli del potere in Croazia senza tanti scrupoli. Su tutto svetta la deficienza dell'ONU che tutti vorrebbero riformare e che invece rischia di diventare il prestanome per nuove nefandezze. Quella che potrebbe essere la soluzione per il rispetto dei diritti umani, l'ingerenza umanitaria, con l'ONU attuale rischia invece di continuare l'abitudine a gettare il bimbo con l'acqua sporca. Per non sacrificare gli interessi dei potenti e la vita dei soldati occidentali si bombarda gli innocenti anziche' lottare contro gli aggressori con il risultato di dare alibi ulteriori al falso pacifismo per il quale non arriva mai il momento per bloccare fisicamente gli aggressori, nemmeno dopo anni di negoziati. Per questi mistificatori e grazie al comportamento imposto all'ONU dai litigiosi potenti della terra, Saddam, Milosevic e compagnia rischiano di diventare povere vittime dell'occidente assassino. 21.12.99. L'arresto del Generale Stanislav Galic avvenuto ieri a Banja Luka per mano di unita' britanniche della forza di pace SFOR segna un punto a vantaggio della giustizia e forse della verita' sul conflitto bosniaco. Con questo arresto sono stati catturati i tre generali serbi che comandarono l'esercito serbo bosniaco contro obbiettivi molto spesso civili. Galic divento' generale per il merito d'aver tenuto sotto un assedio sanguinario Sarajevo per quasi tre anni, un assedio che e' il marchio della vergogna per l'ONU e per tutti i popoli che si reputano civili, un assedio che ha stuprato e sfigurato per sempre una delle citta' piu' belle, vive e civili (quattro religioni nella tolleranza, tanto per fare un esempio) dove musica, teatro, arte, cucina, universita' e quant'altro, spumeggiavano di multietnicita' da secoli. Se questo dopoguerra bosniaco fa sinceramente ribrezzo e se i tre nazionalismi si sono poi comportati allo stesso modo, arrivare a dimenticare o voler assolvere genericamente coloro contro i quali vi sono almeno prove inconfutabili, sarebbe un ennesimo oltraggio alle centinaia di migliaia di massacrati e alla folla dei sopravvissuti che continua a essere in massima parte vittima della stessa logica folle oggi come ieri e oggi come ieri per la stessa responsabilita' del famoso occidente civile. Anche molti serbi sanno bene chi sono i macellari che comandavano il loro esercito e quando arrivava Arkan con le sue tigri o le aquile bianche di Sesely (tutt'oggi leader governativo belgradese), gli stessi serbi rabbrividivano di paura. L'occidente poco ha fatto e senza le truppe britanniche probabilmente non avrebbe arrestato nemmeno i pochi tra i ricercati. Tutti siamo a rischio come Sesely fece presente proprio ai giornalisti e l'Italia e' vicina e piena di criminali amici o amici dei criminali (come i soci italiani di Arkan), senza contare che non e' certo difficile per i boss balcanici far transitare denaro da ripulire dalle banche italiane. Ma non siamo al sicuro, almeno crediamo, perche' la politica estera italiana e' abile nel cerchiobottismo finche' dura visto che Milosevic e i suoi non sembrano proprio in crisi e il meccanismo bellico sta rigenerandosi per il Montenegro. 14.12.99. Podogorica (Montenegro, Fed. Yugoslava). E' ormai la paura che striscia tra la gente montenegrina che nel 92 scelse di restare con Belgrado e ha assistito a una sfilza di guerre iugoslave ognuna delle quali ha scaricato tra queste montagne e fiordi abitate da 650.000 persone, ondate di profughi e relative tensioni, problemi, poverta'. Il mio interlocutore parla sottovoce nella Cevapcnica al centro della capitale di quello che fu il regno del montenegro (in Francia c'e' anche un principe erede al trono che non sa pero' la lingua della sua terra). Qui accanto abitava Savicevic e poco lontano giocava Mijatovic e dopo le scaramucce per ora verbali e formali all'aereoporto tra poliezia locale e esercito federale rimane solo il calcio a consolare il montenegro dove tutti hanno una squadra italiana per la quale tifare. (il poster del Milan troneggia sulla parete del ristorante. Quasi il 40% dei montengrini sta per Belgrado e non tutti sono serbi puri. D'altronde non e' facile riconoscere la differenza, non siamo in Bosnia, qui sono tutti cristiani ortodossi a parte una minoranza musulmana dalla occupazione ottomana. Le differenze vanno cercate nel dialetto e nei costumi per matrimoni, funerali e feste tradizionali. Oggi la notizia e' nell'intervista al quotidiano Vijesti del Presidente Federale Bulatovic che ammonisce a non parlare di referendum sull'indipendenza che porterebbe solo allo sfacelo della guerra. Le sue sono anche minacce ma e' difficile dargli torto, visto che per arrivare alla guerra civile qui non importa nemmeno l'intervento di Belgrado, almeno quello ufficiale, visto che la popolazione si dividerebbe in due parti. Comunque c'e' gia' chi parla di milizie clandestine organizzate dai fedeli di Milosevic e dell'unita' tra gli ultimi due Stati iugoslavi. In un messaggio da internet un serbo ha espresso invidia per i croati il cui leader nazionalista e' morto. Accadesse anche da noi ha scritto. In effetti basterebbe che Milosevic fosse sostituito e forse i suoi successori potrebbero anche riaprire quel dialogo chiesto da Podogorica e che Belgrado non ha inteso nemmeno per sbaglio. Ancora una volta ragionevolmente non sembra che vi siano alternative allo scontro violento. Il governo repubblicano e il presidente Dukanovic vanno avanti per la strada di una graduale separazione dei beni e delle istituzioni al punto che per le organizzazioni internazionali presenti numerose diventa difficile ogni rapporto con gli amministratori e i politici locali che rischia sempre piu' di creare rotture con il potere centrale federale. Il salario minimo di legge in Serbia e' di 65.000 lire al mese e anche in Montenegro la situazione e' tragica. L'economia e' in ginocchio, la disoccupazione alle stelle, la corruzione anche e poi resta il problema del contrabbando e dei legami con le mafie italiane, settori questi che potrebbero avere da guadagnare non poco da un nuovo conflitto. L'intervento internazionale sembra ancora una volta quantomeno inadeguato e al solito in ordine sparso in attesa di una caduta di Milosevic che dovrebbe portare tutte le soluzioni. Inadeguato soprattutto pensando che l'ultima delle guerre iugoslave, se accadesse potrebbe anche essere peggiore delle altre, con un paese pieno di profughi, a fianco del Kosovo ancora infiammato non lontano dalla Macedonia instabile e al solito sull'adriatico a due passi dall'italia. 11.12.99. Con la morte definitiva del presidente croato Tudzman scompare uno dei tre firmatari degli accordi di pace di Dayton. Anche Alja Izetbegovic e' molto anziano e malato anche se fa parte attiva della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, mentre del terzo si attende da anni la scomparsa dalla scena politica. Anche egli, Slobodan Milosevic, viene dato per malato grave di diabete ma almeno politicamente sembra tutt'altro che finito. Nei Balcani perche' un capo, sia maresciallo, sia re o presidente scompaia davvero se ne deve attendere la morte fisica, non vengono a mente eccezioni. Al punto che alla scomparsa di Tito, nel 1980, tanti erano i contendenti al trono jugoslavo che alla fine se lo sono dovuti spartire per creare piu' posizioni da presidente. La situazione e' pero' complessa e imprevedibile ad ogni svolta politica, cioe' guerre o morti di presidenti. La scomparsa di Tudzman, tenuto in vita artificialmente come uno zombie per settimane in attesa che i pretendenti al potere si accordassero almeno sul lasciarlo morire e su come dare il via allo scontro per la successione, puo' creare un vuoto di potere o dare la stura ad estremismi che nemmeno il padre della croazia sopportava. I figli degeneri della erzegovina che lo hanno tenuto al potere ma che hanno preparato gia' il terreno per comandare a Zagabria potrebbero ora decidere che e' venuto il momento di usare le leve gia' sistemate per prendere la direzione della madre patria. Oppure si potrebbe anche assistere a un risveglio dei croati di Dalmazia, Istria e Slavonia che potrebbero impedire con il voto la presa del potere da parte degli odiati lobbisti di Mostar che prosperano da sempre ai limiti con la criminalita' organizzata. Ma una vera opposizione, in un paese dove il sogno berlusconiano di una informazione artificiale e solo propagandistica e' sempre stato una realta', non ha mai avuto vita facile. Resta solo da augurarsi che non si debba rimpiangere il dittatore da parata ai suoi successori come gia' e' accaduto in altre occasioni. 30.11.99. L'Alto rappresentante dellONU per l'applicazione degli accordi di pace (HR) che ha poteri tali da essere stato definito governatore della Bosnia Erzegovina ha destituito ben 22 amministratori locali in altrettante municipalita' o istituzioni pubbliche. I 22 sono accusati di ostacolare l'applicazione degli accordi di pace operando anti-Dayton, antipace, fuori dai loro compiti, contro la riconciliazione. Sindaci e ministri cantonali di varie localita' tra le quali: Mostar, Stolac, Foca, Gorazde, Srpsko Gorazde, Banja Luka e Sarajevo. Wolfgang Petritsch (HR) segue cosi' le orme del suo predecessore Carlos Westendorp incrementanto decisamente la quantita' di destituzioni. Ora iniziera' la battaglia per rendere effettivo il ritiro dalle posizioni dei destituiti che non portranno nemmeno partecipare alle elezioni amministrative previste per il prossimi aprile. Il sindaco di Banja Luka Djordje Umicevic ha gia' anunciato di non avere la minima intenzione di lasciare la sua poltrona. Umicevic, che ha un piglio modernista e dinamico quando di tratta di finanziamenti internazionali, esordi' pubblicamente giudicando una vergognosa provocazione la richiesta di ricostruzione della moschea principale di Banja Luka da parte del clero islamico. La citta' di Banja Luka fu ripulita' etnicamente in modo pressoche' totale e il muogo di culto, che risaliva alla dominazione ottomana, fu fatto saltare in aria non senza difficolta' dato che si trattava di un monumento imponente. Ora si trattera' di vedere se Petritch decidera' l'uso dele truppe SFOR per prelevare i destituiti recalcitranti. Uso i poteri assegnatimi altrimenti temo che tutto il processo di pace rischi di bloccarsi ha affermato Petritsch. Intanto si attende da un momento all'altro la notizia del decesso del Presidente croato Tudzman e certamente tanti croati stanno gia' pensando che egli sia gia' morto ma che le autorita' lo nascondano. La battaglia tra il partito del presidente HDZ e il resto della Croazia e' tutta da giocare ma e' impari visto che HDZ controlla gran parte delle istituzioni, amministrazioni mentre non esiste una opposizione matura in grado di contrastarlo. La elezioni imposte ta poco piu' di un mese subiranno l'effetto emotivo della morte del padre della patria che andra ' a tutto vantaggio del HDZ. Non sembra che nessuno abbia idee cert sul futuro della Croazia dopo la morte del suo padre padrone, ma gli effetti non mancheranno di farsi sentire pesantemente anche sulla Bosnia Erzegovina. 23.11.99. Quattro anni fa, il 21 novembre 1995 nella citta' di Dayton nello Stato dell'Ohio, Aljia Izetbegovic, Slobodan Milosevic e Franjo Tudzman firmavano il trattato di pace omonimo che metteva fine al conflitto in Bosnia durato tre anni e mezzo. Lo scorso 15 novembre i tre membri della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, Zivko Radisic, Ante Jelavic e Aljia Izetbegovic, si sono recati a New York per firmare una dichiarazione nella quale garantiscono la propria volonta' di applicare il trattato, di combattere coloro che sabotano il processo di pace, di creare uno stato sovrano unico e multietnico etc etc... I tre si sono poi recati davanti al Consiglio di Sicurezza Onu al qualae hanno spiegato i grandi progressi compiuti dalla Bosnia dopo la firma del trattato. Negli stessi giorni Linternational crisis group (ICG), osservatorio di rara efficienza formato da diploamtici e politici che seguono tutte le aree di crisi (http://crisisweb.org), ha presentato un rapporto di circa 70 pagine dal titolo: E' fallita Dayton?. Da domenica scorsa il 21 novembre sara' festa nazionale in tutta la Bosnia, probabimente l'unica festa che sara' festeggiata da tutti e tre i popoli e dalle due entita' nella quale e' divisa. Nella exyugoslavia le feste nazionali abbondano. Essere pessimisti e' d'obbligo per gli osservatori e essere ottimisti lo e' per i diplomatici e per la Banca mondiale e tutte i finaziatori della pace bosniaca che hanno rovesciato sul paese una valanga di denaro. Domenica scorsa l'alto rappresentante ONU per gli accordi di pace (OHR) Wolfgang Petritsch, il responsabile dell'OSCE in Bosnia Robert Barry, Il Comandante delle truppe SFOR generale Roland Adams e l'inviato speciale ONU in Bosnia Jacques Klein hanno emesso una dichiarazione comune nel quiale si afferma che per consolidare la pace sono necessari uno Stato sovrano unico, una economia che possa svilupparsi senza l'intrusione della politica, la lotta alla corruzione e la accellerazione del processo del rientro dei profughi e degli sfollati (che sono ancora oltre un milione). Nelle stesse ore il partito unico dei croati di bosnia HDZ rigettava il piano per la legge permanente elettorale proposto da OSCE e OHR che aveva appena ricevuto un miracoloso assenso di massima dal parlamento serbo di Banja Luka. Del rapporto del ICG basta leggere i titoli del sommario: il fallimento delle elezioni democratiche, le elezioni fraudolente del 1996, replica di quelle del 90, il castello di carte, La negazione dei diritti umani, La colla di Dayton: le debolezza delle istituzioni comuni, L'assemblea del popolo: discriminazione isitituzionalizzata, il fallimento delle istituzioni comuni, Repubblica Srpska: vincono i ripulitori etnici, Federazione: ostruzione croata, semiostruzione bosniacca, la paura di cosa potrebbe svilupparsi. Eppure in queste ore apprendiamo che 372 bosniaci sono tornati a casa loro nella zona di Bosanska Gradiska, 3000 croati, 100 serbi e 100 bosniacchi sono tornati a Bugojno, la partita tra il banja luka e il tuzla (inedita da anni) e' stata rinviata ma solo per maltempo e una compagnia teatrale di belgrado e' tornata in scena a Zenica dopo 10 anni. 21.11.99. Firenze. Un confronto tra amici impegnati a governare cercando la terza via tra liberismo selvaggio e diritti della persona/stato sociale, con questa descrizione si puo definire la giornata di convegno sul riformismo organizzato da alcune universita europee e americane per il quale sono giunti a Firenze Clinton, Blair, Schroeder, Jospin, Guterres e Cardoso, politici di centro e di sinistra eletti a governare i propri paesi. si e trattato di un incontro di tipo inedito, senza gli affanni di vertici politici operativi nel quale si e parlato di ambiente e di pena di morte, di economia e di diritti umani e Clinton ha concluso ringraziando per l opportunita avuta nuova per lui oltre che della cornice della bellissima Firenze, oggi circondata da colline innevate, e dei suoi palazzi. e nelle dichiarazioni finali si e sentita la soddisfazione di Blair e Schroeder che ha anche invitato tutti a una nuova sessione di questo tipo da tenersi in germania. Cardoso ha citato uno degli studiosi che hanno promosso il convegno parlando di utopia realistica e di radcalizzazione della democrazia come di esignze alle quali non puo esserci alternativa D Alema : senza istitutzioni forti non ci puo essere democrazia e la lotta per i diritti umani non puo arrestarsi di fronte alle sovranita nazionali e pertanto non e rinviabile la creazione di istituzioni internazionali legittimate per non creare doppi standard e come questa questione debba affiancarsi alla globalizzazione economica. ottima la collaborazione tra america e europa non basta a creare il nuovo ordine mondiale e sorge l esigenza di un dialogo permanente oltre i confini attuali. nessuno vuole rinunciare alle proprie peculiarita ma oggi le differenze sono meno nette che in passato, ma se cerchiamo un confronto permanente e saperne di piu sulle nostre esperienze, allora la politica ha ora bisogno di piu della cultura e di una rete che renda permenente in confronto come quello tra i dirigenti delle multinazionali che sono i nostri interlocutori e se non terremo il passo incideremo sempre meno DAlema ha annunciato una fondazione e chiesto una rete permanente di confronto. Terza via di Blair, o nuova via di Prodi, i termini si sprecano per un concetto che puo avere tante interpretazioni espresse in questo seminario tra i governanti che si richiamano al riformismo ognuno dei quali ha espresso concetti unificanti ma anche lontani tra loro, come Jospin che ha auspicato l abolizione della pena di morte argomento tabu negli USA, o Schroeder che ha lamentato come il G7 abbia lasciato alla banca mondiale e al FMI anche decisioni di tipo politico divenendo dei forum su temi generali affermazione non certo leggera. I convenuti si sono espressi per la cancellazione del debito estero dei paesi piu poveri, Clinton ha ricordato che i bambini dei paesi poveri sono uguali ai nostri: se gli si insegna a usare il computer da quei paesi verrano fuori uomini e donne magnifici. Per molti si e' trattato di un parata d'immagine visto che poi le distanze tra i paesi in materia doi politica estera e sovranit' nazionale sono enormi senza pensarre alla pena di morte contestata da Jospin a un Clinton in evidente imbarazzo. 20.11.99/2. Firenze al centro della attenzione mondiale in questo fine settimana. Mentre il presidente americano clinton atterrava allo aereoporto di peretola il centro del capoluogo toscano era bloccato da una manifestazione di estrema sinistra di qualche migliaio di militanti arrivati anche dall america latina. intanto il premier italiano dalema incontrava il presidente brasiliano cardoso precisando che il vertice dei governanti riformisti non e da considerarsi un incontro tra Stati ma tra persone per confrontarsi sulle esperienze di governi di centro sinistra e sugli impegni di sviluppo e solidarieta sulla base di valori comuni un seminario insomma al quale partecipano anche Blair, Schroeder, Jospin e il portoghese Guterres che dovrebbe dare una spinta a quella che viene chiamata la terza via tra liberismo selvaggio e societa dal volto umano cioe stato sociale. al tempo stesso sono in citta molti degli esponenti della sinistra e della magistratura per una iniziativa ispirata dal excapo del pool antimafia di palermo antonino caponnetto. Giancarlo CAselli, DArio FO e Franca Rame, Antonio di pietro e diversi altri tra coloro che dal 92 si sono impegnati a sostegno della lotta alla corruzione a alla mafia. A Di pietro abbiamo chiesto quale _essaggio vorrebbe inviare ai governanti riformisti presenti in citta e le sue parole sono state pesanti: i governi ha detto dovrebbero boicottare gli staterelli off shore snodo dei traffici criminali internazionali, ma forse, ha poi aggiunto, anche se si potrebbe annientare questi paradisi finanziari in 24 ore non lo si fa perche fanno comodo anche a tanti potentati economici che operano a casa nostra alla luce del sole. Sulla situazione in italia e sulle questioni del momento come la malattia di Bettino Craxi Di Pietro ha detto che una parte della classe politica sta cercando di rilegitti_arsi sfruttando anche le malattie altrui e cercando di far dimenticare quanto e accaduto negli ultimi dieci anni, fatti e non parole che portarono la magistratura ad avere la forza di intervenire come non era mai accaduto prima. 20.11.99. Firenze. Da questa sera Firenze sara' la capitale del riformismo o quantomeno dei governanti che sul pianeta ritengono di essere riformisti. Bill Clinton, Enrique Cardoso (brasile), Tony Blair, Lionel Jospin, Gerard Schroeder, Anotonio Guterres (portogallo e int. Socialista), Romano Prodi (UE), Massimo D'Alema, stanno arrivando a Firenze per tracciare assieme una idea di governo che dovrebbe riuscire a soddisfare l'economia di mercato e la salvaguardia dello Stato sociale. Il convegno e' stato organizzato dalla Scuola di legge dell'universita' di New York e dall'Istituto Universitario Europeo e il progetto che dovrebbe accordare il liberismo selvaggio e la socialdemocrazia e' stato preparato da Anthony Giddens direttore della London School of Economy e consigliere di Tony Blair. Firenze e' presidiata da un imponente servizio di sicurezza che dovrebbe garantire la sicurezza dei leader e anche il tranquillo svolgimento della contromanifestazione organizzata da oltre 40 sigle della sinistra politica internazionale, da Rifondazione Comunista ai centri sociali con la quale si intende dar voce a quanti non considerano ne' riformisti ne' tantomeno di sinistra le idee e i progetti di Clinton D'Alema e soci che peraltro sanno bene di avere esperienze e idee diverse come anche dimostra il tedesco Schroeder che alla vigilia annuncia di spostarsi dalle posizioni piu' socialiste del francese Jospin a quelle piu' centriste di Blair dichiarando che se non vi devono essere diseguaglianze nel campo delle oppurntunita' non necessariamente i risultati devono essere omologati e uguali per tutti. Come si vede si discute sugli ideali che devono muovere le moderne democrazie , almeno quelle che attualmente non sono governate dalle destre. Gli ospiti giungeranno nel pomeriggio eccetto D'Alema e Cardoso che sono gia' arrivati e pranzeranno assieme. Vedremo domani se le diverse posizioni, da Jospin a Blair, sono conciliabili e quanto, mentre oggi vedremo se i violenti scontri di piazza che hanno accolto Clinton in Grecia avranno echi anche nella contromanifestazione nel capoluogo toscano che vive un fine settimana convulso visto che nel pomeriggio si svolgera' anche la partita fiorentina perugia e un incontro sulla legalita', organizzato dall'excapo del pool antimafia di palermo Antonino Caponnetto al quale prenderanno parte tra gli altri il premio nobel Dario Fo, i magistrati Caselli Colombo e Vigna e il loro excollega di mani pulite Antonio Di Pietro. 13.11.99. Mentre la Cecenia e' in via di essere asfaltata dalla Russia e gli studenti belgradesi si fanno picchiare tutti i giorni dalla polizia di Milosevic i pacifisti italiani dormono alla grande aspettando le prossime mosse degli USA e dei governi occidentali per protestare. Balbettii italiani che invece sono proteste in Francia dove almeno un minima mobilitazione antirussa e' in atto e a Sarajevo dove si raccolgono firme contro l'assedio di Grozny. Nessuna solidarieta' con gli studenti di Belgrado mentre probabilmente gli USA manovrano dietro le quinte per appoggiare l'opposizione serba e mentre si pensa di allentare l'embargo di combustibile per salvare dal gelo la Serbia. Intanto in Montenegro il marco tedesco e' diventato moneta corrente e tutti prevedono guai seri. D'altronde Dukanovic non puo' permettersi di perdere tempo, se vuole separare lo Stato dalla Serbia deve farlo prima che Milosevic lasci il potere all'opposizione che sara' appoggiata dall'occidente il quale non potra' al tempo stesso indebolirla appoggiando la dissoluzione finale della restante Federazione Jugoslava. Comunque non sembra che Milosevic sia in pericolo imminente di destituzione o sconfitta mentre e' il croato Tudzman che sta probabilmente morendo vista l'emorragia in corso in queste ore dopo un intervento chirurgico a forte rischio dopo anni di sofferenze dovute a un tumore del quale comunque non si e' mai avuta conferma ufficiale. Che la situazione sia grave lo prova la proroga della attivita' parlamentare sino al 27 novembre dopo cioe' la scadenza naturale in vista del voto politico previsto per il 22 dicembre. Forti incognite sul futuro della Croazia e sul dopo Tudzman mentre dalle indagini sulla rete ultranazionalista croata culminate con un blitz SFOR a Mostar ovest emergono responsabilita' chiare dei servizi segreti di Zagabria in tutte le attivita' tese a boicottare gli accordi di pace di Dayton e anche in attivita' criminali comuni come falsificazione di carte di credito, telefoniche e persino la pornografia. La situazione a Mostar e' tale che la parte bosniaca- musulmana ha deciso di congelare le relazioni con le autorita' internazionali responsabili in citta' per protesta contro le ionavvicinabili posizioni della parte croata, garantendo pero' contatti con gli uffici ONU centrali a Sarajevo. A Mostar sono apparsi anche manifesti di minacce dirette rivolte alla parte musulmana e alla Comunita' internazionale mentre si prevedono misure punitive contro i comuni di Stolac e Caplijna per gli ostacoli al ritorno dei profughi a casa propria. Il prossimo 2& novembre ricorre il quarto anniversario della firma del trattato di pace di Dayton, il prestigioso osservatorio International Crisis Group ne fa un bilancio durissimo ma basta leggere le cronache di tutti i giorni per capire la situazione, pochi giorni fa la presidenza tripartita non e' riuscita a accordarsi sul disegno di legge relativo alla amministrazione dei confini di Stato........................ DA BERLINO, 8 NOVEMBRE 1999; Berlino dieci anni dopo dopo settimane di frenetici preparativi per festeggiare la caduta del muro che divideva la citta' e la germania sino al 9 novembre 1989 quando all'improvviso i tedeschi compresero che dopo 28 anni si poteva passare liberamente attraverso il confine simbolo della divisione tra occidente capitalista e oriente comunista. La porta di Brandeburgo e' di nuovo un gigantesco set televisivo come allora ma stavolta non solo dal lato ovest e un enorme palco coperto da una tenso struttura attende l'orchestra e i gruppi musicali che dal pomeriggio si alterneranno per il mega party che coinvolgera' anche altre aree come il check point charlie e nel quale si vedra' di tutto dalla musica ai video proiettati magari sulle facciate rinnovate dei grandi palazzi un tempo grigi e oggi illuminati a festa. Sono attese centomila persone, sara' la piu' grande kermesse di piazza dopo i grandi raduni tecno delle estati scorse. La liberta' dimenticata, titola il quotidiano Die Zeit, dieci anni dopo la germania cerca di riprendere a svilupparsi. I media analizzano cosa veramente sia successo dalla caduta del muro e il parlamento si riunira' in seduta solenne nella rinata sede del reichstag a fianco della porta di brandeburgo. Sono arrivati George Bush, al tempo presidente USA e Michail Gorbaciov accolti dal sindaco di Berlino e dal Helmut Kohl che ha pilotato la riunificazione. Dalla terrazzza del municipio da dove si sono affacciati assieme hanno visto la Alexander Platz e i tanti cantieri della grande ricostruzione ancora in corso. Dalla caduta del blocco sovietico certamente i tedeschi orientali hanno goduto del grande sforzo di riunificazione e di fronte a gli altri popoli dell'europa orientale sono stati dei privilegiati. Nonostante tutto tra la gente si percepisce come il muro ancora si senta e come siano diverse le opportunita' di chi e' nato a est su chi e' nato a ovest. La storia passata, le diverse esperienze ed esigenze si fanno sentire sempre piu' basti il successo dei post comunisti del PDS nella parte est di Berlino dove alle amministrative hanno raccolto il 40% dei voti contro il 7% ricevuto ad ovest per capire come la riunificazione sia ancora incompleta, anche se si puo' star certi che tra poche ore tutti saranno di nuovo in piazza a festeggiare l'evento che dieci anni fa cambio la storia e la vita anche di tanti di noi. DA BERLINO, 7 NOVEMBRE 1999. Siamo un solo popolo, titola l'inserto del Berliner Morgenpost di stamani accanto a una gigantografia di una delle storiche foto dei giovani che offrirono fiori alla famigerata polizia della germania comunista incaricata di sparare a chi tentava di fuggire verso ovest. Dieci anni fa solo poche ore prima nessuno immaginava cosa stesse per succedere, nessuno pensava che Berlino e la Germania stavano per essere riunite dopo 28 anni di guerra fredda. La folle idea di dividere una nazione, persino una citta', grazie a un muro, stava per svanire come una bolla di sapone giovedi' 9 novembre 1989 e il primo effetto sulla gente fu un immenso stupore e incredulita'. In tanti non si fidarono e pensarono che il muro e il permesso di passare da una parte all'altra sarebbero stati temporanei. Jana aveva vent'anni e viveva nella DDR quando due anni prima, nel 87 decise di pagare 25 mila marchi per farsi portare nel bagagliaio di una macchina a berlino ovest per raggiungere degli amici. Quel 9 novembre, con la convinzione di non rivedere mai piu' la propria famiglia vide una folla strana al check point charlie e lentamente comprese quello che stava accadendo. Poteva ritornare a est senza essere arrestata e telefonare alla madre per festeggiare tra le lacrime la riunificazione familiare assieme a quella nazionale. Oggi vive a Berlino ma ha deciso di vivere di nuovo nella ex parte orientale e frequenta prevalemente amici originari della germania est: la nostra storia ci divide ancora e se non fosse la storia sarebbero i salari diversi e il diverso modo di pensareho viaggiato molto in questi anni e sono felice della riunificazione ma appena possibile sono tornata a vivere a est. I quartieri orietali della citta' si sono spopolati dei loro abitanti orginari e piano piano si stanno popolando dei funzionari di Stato che arrivano da Bonn per il ciclopico trasloco che riporta a Berlino la capitale tedesca. Per gli occidentali e' modo vivere a est mentre per gli orientali vivere a ovest e' segno di riscatto. Del muro, dopo molti dibattiti e sondaggi, oggi rimane ben poco. La citta' era divisa da una fascia muraria doppia del diametro di 43 chilometri ma vuole dimenticare. Siamo un solo popolo, scrive il Morgenpost ma qualcosa ancora non quadra, forse il muro e' ancora presente per certi versi, nella mentalita' della gente mentre Berlino ha perso parte del suo fascino di citta' ispiratrice di artisti , di paradiso della ribellione giovanile per lasciare piano piano il posto a piu' ordine e pulizia come si addice alla capitale rinata della Germania unificata. 22.10.99. Cala di nuovo il gelo della paura a Banja Luka e in Republika Srspka dopo l'attentato nel quale e' stato gravemente ferito l'editore del quotidiano Nezavisne Novine (notizie indipedenti) Zeljko Kopanja il quale e' anche titolare dell'emittente radio Ness. Mentre Kopanja, al quale sono state amputate entrambe le gambe e che respira grazie al respiratore artificiale, lotta contro la morte a causa della bomba collegata alla portiera della sua auto, i serbi di Bosnia tornano indietro nel tempo e riconoscono la mano dei soliti criminali che ormai da oltre dieci anni, aggrappati al potere ad gni costo, impediscono l'uscita dal tunnel del terrore e della guerra e l'avvio verso una vita piu' normale e progredita. Nezavisne Novine ha iniziato a pubblicare una serie di articoli inchiesta sui crimini di guerra commessi dai serbi durante il conflitto conclusosi nel 95. E' la prima inchiesta seria in tal senso mai realizzata da fonti serbe ha affermato l'alto rappresentante internazionale Petritch nel condannare l'atto criminale che ha colpito il giornalista. Per il ministro serbo bosniaco dell'informazione Rajko Vasic l'attentato dimostra che le forze diaboliche sono ancora sulla scena e che chi vuole fare politica con le bombe e' ancora molto potente. Per il portavoce della missione ONU in Bosnia l'attentato mette a rischio l'intero processo democratico del Paese. Proprio 24 ore prima il segretario generale NATO Robertson, in visita a Sarajevo, aveva affermato che , pur avendo ancora molta strada da compiere, il processo di pace in Bosnia e' un successo storico della Comunita' internazionale. Per Banja Luka e i serbi moderati l'attentato va a aggiungersi al sequestro del settimanale Reporter del quale Belgrado ha vietato l'entrata in Serbia dove ne venivano distribuite 15000 copie, sequestro seguito all'inchiesta pubblicata sugli arricchimenti sospetti di personaggi noti per essere vicini al regime di Slobodan Milosevic. Se a Banja Luka si sta creando una forma di opposizione politica che usa anche la trasparenza dei mezzi stampa, il messaggio terroristico e la censura spiegano chiaramente con chi si ha a che fare. Intanto, come se la Bosnia avesse bisogno di problemi ulteriori, il Presidente croato Tudzman ha rinnovato la sua richiesta di creare una terza entita' tutta per i fratelli croati di Bosnia che starebbero estinguendosi a causa dell'oppressione subita dai musulmani e dai serbi. Pronta la reazione del OSCE che accusa Tudzman di ostacolare il processo di pace che lui stesso ha autorizzato con la sua firma a Dayton nel 95. Tudzman si sta preparando alle elezioni presidenziali certo della ennesima vittoria del suo partito HDZ che in Bosnia e' riuscito a convincere i croati che non sopravviveranno se non sara' dato vita a un ministato tutto per loro. Il Presidente croato sara' fra l'altro in Vaticano il prossimo 28 ottobre, incontrera' il Papa e il Presidente Ciampi e probabilmente anche il suo fraterno amico Francesco Cossiga al quale ha donato la cittadinanza onoraria della Croazia. 16.10.99. Quarantotto ore fa, dopo quattro anni le truppe internazionali che controllano la pace in Bosnia Erzegovina hanno effettuato una operazione di rastrellamento nella parte ovest (croata) di Mostar con l'obbiettivo di sequestrare armi e attrezzature appartenenti a formazioni paramilitari croate che da tempo sarebbero gia' dovute sciogliersi. Ecco il comunicato stampa emesso da SFOR: [SFOR] [SFOR] [Press Releases] 14 October SFOR 1999 Peace Stabilisation Force Coalition Press Information Office Tito Barracks Sarajevo Telephone: 00387-71- 495638 FAX: 0038771-495605 e-mail: cpic_mediaops@sfor.nato.int SFOR Security Operations in Mostar Area This morning, multinational elements of SFOR began security operations in and around Mostar to halt activities in direct violation of the DPA. These illegal activities are a direct threat to a safe and secure environment throughout BiH. SFOR actions are aimed at seizing illegal weapons and other evidence of antiDayton activities. SFOR is taking these very strong measures as part of its responsibilities granted under Annex 1A of the Dayton Peace Accords. The detention of subversive individuals or groups, whether local or under foreign influence, may enable their subsequent prosecution under BiH laws. Seizure of evidence will assist local authorities in implementing the Rule of Law. The purpose of this operation is to confiscate illegal weapons and materials that threaten a safe and secure environment. Materials will be removed to a secure location for further examination and will be returned after the investigation. Illegal items will be handed over to local authorities for subsequent criminal prosecution. Persons who resist SFOR or are found in possession of illegal weapons will be detained and turned over to police authorities for prosecution. Those found innocent will be released. Today's quick and determined action demonstrates SFOR's resolve to weed out those elements engaged in illegal or noncompliant activity. SFOR is taking these steps to assure the peaceful establishment of a multiethnic and lawabiding community in the Mostar area. Military force was required to conduct this operation. Local authorities have consistently failed to tackle illegal antiDayton activities, making it necessary for SFOR to act in the Mostar area. SFOR very much regrets the temporary inconvenience this operation will cause lawabiding citizens of Mostar. SFOR's actions today should serve as a warning to all those who would seek to prevent the longterm safety and security of all citizens of BiH. SFOR urges citizens to cooperate and display a mature attitude during these events. SFOR will continue to provide information through the local media. Again, SFOR has acted within its mandate to implement Annex 1A of the Dayton Accord in pursuit of a longlasting peace. For more information, journalists may contact the Multi-National Division Southeast Press Information Center at 00387-78-722-059; or the SFOR Coalition Press Information Center at 00387-71495635. L'azione in grande stile ha visto l'immediata reazione della popolazione, aizzata dalle emittenti radio croate della citta'che hanno invitato i croati a protestare scendendo in strada e bloccando gli incroci stradali. Durante il confronto quattro militi SFOR e un civile sono rimasti feriti, sembra non gravemente. Durante l'operazione, che ha in pratica bloccato la parte croata di Mostar per dei ore, i ministri croati della Federazione di Bosnia Erzegovina hanno abbandonato la riunione del consiglio che era in corso a Sarajevo. Il Premier Bikcacic ha reagito criticando i colleghi croati e facendo notare che essi, come tutto il governo erano stati avvertiti per tempo dell'operazione. I ministri si sono riuniti con i leader politici del partito praticamente unico dei croati HDZ BiH, gemello di quello del Presidente croato Tudzman. Durante gli sconti tra croati e SFOR il sindaco di Mostar Ivan Prskalo ha invitato la popolazione a evitare violenze e per questo e' stato ringaziato nel comunicato emesso da SFOR dopo l'operazione: [SFOR] [SFOR] [Press Releases] 15 October SFOR 1999 Peace Stabilisation Force Coalition Press Information Office Tito Barracks Sarajevo Telephone: 00387-71-495638 FAX: 0038771495605 email: cpic_mediaops@sfor.nato.int Update on SFOR Security Operations in Mostar Area Yesterday, multinational elements of SFOR successfully undertook security operations in and around Mostar to halt activities being conducted in direct violation of the Dayton Paris Peace Accords. Four buildings were entered. Inside, SFOR seized weapons and explosives. In addition, SFOR confiscated computer hardware, files and documents relating to suspected illegal secret intelligence services, details of suspected illegal financial transactions, a large sum of cash and machines for manufacturing credit cards, individual payment transaction (IPT) cards, and PTT telephone cards. This evidence is being examined at a secure location. Illegal items will be handed over to local authorities for subsequent criminal prosecution. Other items not needed as evidence will be returned promptly. Inside the buildings, there was no resistance to SFOR actions. In at least one case, persons sought to gain sympathy from SFOR documentation teams by placing their hands behind their heads and falling to their knees. This response was strictly designed to attract attention and was not ordered or required by SFOR. Reports of strip searches of any persons were untrue. No one was detained beyond a brief period as a result of this operation. News media crews depicted the activities outside the buildings but were not allowed inside for security reasons. The EROTEL TV office which surprisingly was located in one of the buildings in which the suspected illegal activities were being carried out was not an intentional objective. SFOR regrets that some EROTEL staff were temporarily inconvenienced during the operation. Employees were photographed and movement through the building was necessarily restricted for security reasons. Only video materials were taken from EROTEL in the search process which will be returned after review. About 90 minutes after SFOR actions began, some minor disturbances occurred in the center of Mostar. SFOR soldiers were verbally insulted and cars festooned with nationalist materials appeared. Several media outlets urged demonstrations. The HVIDRA organization sought unsuccessfully to manipulate the situation. Some roads and crossroads were blocked by barricades and vehicles but eventually access for SFOR was achieved peacefully. One employee who attacked an SFOR soldier with an iron bar suffered a broken leg when he was subdued. Stones were thrown at some SFOR vehicles, causing slight injuries to four soldiers and some broken windows in SFOR vehicles. SFOR is grateful to Mayor Prskalo for his public statements calling on citizens to remain calm and to avoid destabilizing the situation. The only serious SFOR casualty was a soldier injured in a vehicle accident in transit to the Mostar area. The soldier has been evacuated out of BiH. During yesterday's operation, SFOR used only the equipment and personnel necessary to deter violence and to underscore its determination to implement the Rule of Law. However, despite this show of force, the operation was deliberately conducted in a lowkey nonaggressive manner. Eyewitness accounts confirm that SFOR troops deliberately carried out their responsibilities with great concern for the safety and welfare of people encountered. Medical personnel on the scene provided assistance to those in need. Persons encountered in the buildings were offered water and juice, allowed to smoke and given access to toilet facilities. The only restriction was on phone use for obvious security reasons. SFOR regrets the temporary inconvenience this operation caused the law-abiding citizens of Mostar, but SFOR's actions should serve as a warning to all those who would seek to prevent longterm safety and security throughout BiH. SFOR will continue to monitor the security situation in this area. Yesterday's actions by SFOR were designed to disrupt operations of subversive individuals and groups. Local authorities have consistently failed to tackle illegal antiDayton activities, making it necessary for SFOR to act in the Mostar area. SFOR calls on local authorities and other officials to carry out their responsibilities. SFOR will continue to provide a safe and secure environment within its mandate to implement Annex 1A of the Dayton Accords in pursuit of a longlasting peace. ------- --In sostanza si e' provveduto a setacciare quattro edifici da tempo considerati sede di organizzazioni e servizi d'informazione illegali e deposito di armi e documenti che testimonierebbero l'esistenza di una rete croata che opera contro l'applicazione dei trattati di pace. I presenti negli edifici non hanno mancato di dichiararsi aggrediti e maltrattati durante le perquisizioni ma come si legge nel comunicato SFOR respinge ogni accusa in tal senso precisando anche di non aver effettuato alcun arresto o fermo. A Mostar e in tutte le aree controllate dei croati e' precisa la sensazione di non appartenenza alla Bosnia. La leadeship nazionalista non ha mai rinunciato all'idea di realizzare un proprio staterello cosi' come hanno potuto fare i serbi di Bosnia. La Repubblica di Herzeg Bosna era stata creata nel 92 e non e' mai stata smantellata del tutto, anzi molto probabilmente le sue strutture organizzative di difesa e intelligence sono passate alla clandestinita'. Certo e' che mentre la popolazione degli sfollati e rifugiati non vuole altro che tornare a casa propria, il potere nazionalista arriva persino a impedire anche i rientri dei propri connazionali mentre dall'altra parte gestisce il territorio spartendosi per esempio la privatizzazione in corso e creando cosi' la privatizzazione s base etnica delle aziende. Intanto a Banja Luka, dove c'e' stata anche una sparatoria in un bar, sembra che si sia giunti a un accordo per sostituire il Presidente della entita' serbo bosniaca Poplasen che nel marzo scorso fu destituito dall'ONU per nulla collaborazione al processo di pace. Il suo vice, Mirko Sarovic sembra sul punto di accettare di prendere il posto di Poplasen. 11.10.99. Dopo aver incontrato i Presidente del Consiglio italiano D'Alema, il segretario generale delle nazioni unite Kofi Annan e' volato da Roma a Sarajevo per offrire un benvenuto simbolico al sei miliardesimo abitante della terra che secondo stime attendibili e' nato in queste ore. La scelta di Sarajevo e' stata casuale, hanno spiegato fonti ONU, poteva essere anche New York se Annan non fosse stato in viaggio. Certo non sfugge il segnale simbolico alla capitale bosniaca che nei tre anni di assedio he perso fra gli altri anche 16000 bambini. L'Agenzia demografica dell'ONU ha calcolato che nascono 5 bimbi al secondo, per la maggior parte nelle zone piu' disastrate del pianeta e bambini destinati in maggioranza ad avere una breve e miserabile vita. Un miliardo di persone vive infatti sotto la soglia considerata minima. Anche se Annan non avra' che il tempo di incontrare brevemente i leader bosniaci e un orfanotrofio, se avra' l'opportunita' di leggersi qualche notizia giornalistica, potra' apprendere come la Bosnia Erzegovina navighi ancora in acque parecchio agitate. Due notizie sopra le altre dominano la scena. Le indagini per scoprire chi erano i tre uomini mascherati che hanno accoltellato un assessore bosniaco alla neonata e diciamo sperimentale municipalita' multietnica di Srebrenica (localita' tristemente nota per i massacri serbi ai danni dei musulmani) e la visita di una delegazione di leader serbo bosniaci a Belgrado con omaggio a Milosevic che ha mandato su tutte le furie anche gli stessi serbi moderati di Banja Luka. Niente di nuovo e poco di positivo dalla Bosnia, come accade ormai dalla fine della guerra. Non fara' al fame il seimiliardesimo bimbo terrestre ma il suo futuro e' certo avvolto da nebbia fitta. Dopo che il membro serbo Zivko Radisic era stato messo in minoranza dai colleghi croato e musulmano sulla richiesta di messa in stato di accusa della Yugoslavia per crimini contro l'umanita', si e' unito al serbo radicale gia' presidente destituito della RS Poplasen e al suo compagno di partito e Presidente del parlamentino di Banja Luka Djokic per una visita a Belgrado e in Kosovo della quale non avevano avvertito nessuno al punto che il premier Dodig li ha accusati d'aver commesso un atto politico distruttivo volto anche a spaccare la coalizione moderata Sloga della quale per altro Radisic era espressione. 6.10.99. Vuk Draskovic, leader di quello che probabilmente e' il maggiore gruppo di opposizione attualmente in Serbia e' vivo per miracolo. Alla commemorazione dei cinque uccisi nell'incidente avvenuto sabato scorso e nel quale egli e' il solo sopravvissuto, Draskovic si e' definito un morto vivente. E' stato arrestato il conducente del camion che all'improvviso sbarro' la strada alle due auto sulle quali viaggiava il politico gia' alleato e piu' volte oppositore di Milosevic, e il suo seguito incluso suo cognato. Ora si sapra' forse se davvero si e' trattato di un attentato fallito per un pelo oppure di un incidente. Certpo la scomparsa di Draskovic, che si dice sicuro di essere l'unico sopravissuto a un agguato organizzato dal regime di Milosevic, avrebbe dato uno scossone imprevedibile alla situazione tesissima che sta vivendo la Serbia. Manifestazioni quasi giornaliere in varie citta' con la polizia che ora interviene anche duramente mandando all'ospedale diversi manifestanti, crisi economica tragica e l'inverno alle porte mentre dal Kosovo il leader albanese Thaci provoca la Serbia annunciando la fine del controllo di Belgrado sul Kosovo. La truppe KFOR hanno dovuto organizzare una azione in grande stile per rimuovere le barricat serbe e albanesi posizionate a Kosovo Polje, alle porte di Pristina, a seguito della crescente tensione tra le due etnie dopo la granata lanciata giovedi' scorso nel mercato serbo che ha causato due morti e scatenato dure reazioni. Il prossimo 12 ottobre il Segretario Generale ONU Annan sara' a Pristina dopo aver visitato Roma e Sarajevo e sara' una visita importante visto che se nella provincia yugislava regna ancora il caos, nemmeno in Bosnia si puo' dire che le cose vadano per il meglio. Anzi, il ministro degli esteri russo Ivanov accogliendo a Mosca il Premier serbo bosniaco Milorad Dodig ha affermato che la situazione in Kosovo sta danneggiando anche la Bosnia e lamentato come le truppe occidentali facciano poco o nient per proteggere i serbi ancora rimasti in Kosovo dal quale sono fuggiti in 200.000. Dodig del resto e' uno dei simboli della crisi bosniaca e in particolare serbo bosniaca. Il Premier di Banja Luka avrebbe dovuto essere sostituito da un nuovo capo di governo eletto dopo le elezioni di oltre un anno fa ma il sistema istituzionale serbo bosniaco si e' bloccato grazie al nuovo presiden Poplasen che ha proposto candidati senza maggioranza parlamentare sino a essere destituito d'autorita' dall'Alto rappresentante ONU Westendorp che pero' non ha saputo attivare un meccanismo per la successione. Il Nuovo responsabile Petritsch ha rifiutato di avvallare la proposta per mettere al posto di Poplasen il suo vice e cosi' a tutt'oggi non esiste il presidente e il governo e' uscente da un anno, non ha una maggioranza che lo sostiene, rigetta alleanze con gli eletti musulmani per un confronto in assemblea che non si riunisce da mesi. 28.9.99. Sabato 40.000 e domenica scorsa 50.000, il movimento anti Milosevic cresce a Belgrado con soddisfazione di Zoran Dijncjic leader della coalizione per il progresso. Ma ancora non sono sufficienti per costringere i media di Stato a prendere sul serio le proteste. Infatti i mezzi di informazione ridicolizzano le manifestazioni definendo chi partecipa servo della NATO. Intanto a Prokuplje, nel sud della Serbia una granata a ferito sedici giovani in un bar della citta'. In Kosovo la situazione e' sempre tesa specie a Kosovska Mitrovica divisa in due tra i 90000 albanesi e i 9000 serbi e si parla ormai anche a livello intrnazionale della inevitabilita' dell'indipendenza della regione da Belgrado. Eventualita' questa ufficialmente non prevista dalle risoluzioni ONU e rigettata minacciosamente dai leader serbi. La comunita' serba del Kosovo ha anche annunciato la creazione di un proprio corpo militare, mentre secondo Kouchner (responsabile internazionale nella regione) i serbi dovrebbero avere il 10% delle unita' del nuovo UCK demilitarizzato. In Montenegro si parla molto dell'Italia. In queste ore il ministro degli esteri di Podgorica sara' in Italia per discutere il problema della criminalita' legata a vari traffici e dei latitanti ricercati dall'Italia, ma al parlamento montenegrino di e' anche accusata l'Italia di false accuse di connivenza con le mafie locali e internazionali da parte dei leader anche governativi locali. Si e' arrivati a motivare questo atteggiamento con gli interessi della famiglia del ministro Dini e la Telecom serba ha dovuto negare per scritto che la moglie di Dini possegga il 32% della societa'. La commissione del Tribunale dell'Aja ha intanto lasciato la Bosnia dopo aver effettuato vari sopralluoghi anche a Mostar con l'aiuto delle truppe SFOR che hanno anche bloccato alcune strade attorno alla ex sede del ministero degli interni della dissolta entita' croata di Hercegbosna. La Repubblica Srpska e' ancora senza presidente e il vice del dismesso Poplasen, Sarovic si e' incontrato con il capo missione OSCE Berry con il quale ha affermato di aver convenuto come non sia opportuno arrivare a elezioni presidenziali straordinarie. Il Premier Dodig ha incontrato Vuk Draskovic a Belgrado e garantito di non voler avere rapporti con la dirigenza al potere in Serbia, mentre la visita di Alja Izetbegovic in Turchia e Paesi Arabi ha provocato la reazione degli altri due memebri della presidenza bosniaca Jelavic e Radisic che l'hanno definita una visita personale e non di Stato. Lieve incremento dei ritorni di minoranze. 1252 tra croati e bosniaci sono tornati alle proprie case a Banja Luka, 9000 a Zvornik, 1000 a Busavaca, tre localita' della entita' serba. 20 bosniaci sono tornati a Pocitelj ora croata, mentre 8 poliziotti serbi sono entrati in servizio a Drvar teatro recente di duri scontri organizzati dai croati e una volta a maggioranza serba 22.9.99. Arrivati all'accordo per la smilitarizzazione del UCK giunge anche l'appello per la ricostruzione di almeno 200.000 abitazioni civili in tutto il Kosovo e per il nuovo corpo di protezione civile albanese il lavoro, sotto lo stretto controllo delle autorita' internazionali, si presenta imponente. Anche se davvero saranno solo qualche centinaio le armi leggere che l'exUCK potra' ulizzare solo per l'autodifesa e solo con l'autorizzazione delle forze NATO della KFOR, i pericoli di violenze non sono svaniti. L'amministratore degli accordi di pace Kouschner ha ancora lanciato un monito a Belgrado perche' la pace non sia minacciata da infiltrazioni di terroristi dei quali gia' si teme la presenza nella regione. Nella capitale serba intanto l'opposizione sta giocando tutte le sue carte per mobilitare in varie citta' almeno due milioni di persone contro il regime di Slobodan Milosevic. Ma la Volpe dei Balcani sembra abbia deciso di non arrivare al tensioni e la polizia, pur presente in forze, non sembra intenzionata a intervenire concretamente per ostacolare i cortei e i comizi. Evidentemente si confida che le proteste si sgonfino cosi' come e' gia' accaduto nel recente passato. Come i leader della coalizione Alleanza per il cambiamento hanno affermato: o si cambia ora o mai piu'. Per un reale cambiamento in senso democratico della Serbia sembra decisivo l'atteggiamento delle Forze Armate che potrebbero lasciare l'appoggio all'attuale leadership solo se l'opposizione mostrera' di avere davvero l'appoggio della maggioranza della popolazione. Da Podgorica il Procuratore della Repubblica del Montenegro ha aperto un procedimento di accusa contro il Presidente della Federazione Jugoslava Bulatovic per aver programmato l'occupazione militare dei mezzi d'informazione montenegrini durante l'attacco NATO della primavera scorsa. Il procedimento finira' alla Procura Federale dove difficilmente avra' seguito, ma la questione segna un altro passo verso una crisi tra i due Stati che ancora formano la Federazione che gia' aveva avuto inizio durante la guerra in Bosnia per divenire spaccatura quando Podgorica e il Presidente Dukanovic hanno preso posizione filo occidentale. Da parte montenegrina si denuncia un forte aumento delle unita' di polizia militare che Belgrado avrebbe inviato senza alcun preavviso. Intanto i fedelissimi di Belgrado sono alle strette anche nella Repubblica Serbo Bosniaca, dove lo scontro tra i moderati del Premier Dodig e i duri di Poplasen, fedelissimo del falco belgradese Sesely, si scontrano per la Presidenza. Poplasen fu destituito dall'autorita' internazionale ma nessuno ha preso il suo posto e Dodig chiede ora nuove elezioni. D'altronde la funzionalita' delle istituzioni in tutta la Bosnia e' davvero scarsa e la corruzione imperante non ne sarebbe la causa ma l'effetto secondo il leader bosniaco Silajdzic secondo il quale l'applicazione delgi accordi di pace non ha potuto avere luogo in modo sostanziale dato che le forze contrarie sono ancora molto potenti e le autorita' intenrnazionali non sembrano capaci di contrastarle. Persino l'apertura dell'anno scolastico nella Federazione croato musulmana e' stata occasione per scontri politici visto che in diverse aree i programmi scolastici sono divisi e decisi in base alla cosidetta etnia che controlla la zona senza il minimo rispetto per i bimbi ritornati e che si trovano ora ad essere parte di una minoranza. 16.9.99. Unita' paramilitari serbe starebbero rientrando nella provincia jugoslava del Kosovo ora controllata dalle truppe internazionali KFOR. Nelle ultime settimane si sono avuti diversi incidenti e diversi cittadini serbi sono stati rapiti o uccisi. I comandi KFOR e NATO hanno diffidato duramente Belgrado da finanziare azioni di infiltrazione nell'area I recenti scontri a Kosovska Mitrovica, cittadina a nordi di Pristina attualmente spaccata in due aree, albanese e serba, a detta delle autorita' internazionali sembravano proprio essere stati orchestrati da miliziani serbi per destabilizzare la situazione. Due giorni fa intanto truppe francesi hanno liberato un serbo catturato da UCK. Mediatori e organizazioni internazionali come L'istituto per la migrazione hanno annunciato che si e' dato il via alla trasformazione del UCK da esercito e forza civile disarmata con compiti che escludono la difesa militare del territorio. Domenica scorsa era data finale per il disarmo. Semba di capire comunque che lo smantellamento del UCK difficilmente potra' porre fine alle attivita'delle bande albanesi che stanno imperversando contro serbi e rom. Il segretario di stato USA Albright ha lanciato un appello affinche'in Kosovo si dimentichino gli odi e si dia vita alla democrazia. Per l'Ambasciatore USA all'ONU Richard Holbrooke se non cade la leadership belgradese non si avra' pace durevole ne' in Kosovo ne' in Bosnia. Holbrooke non ha nominato il Montenegro che chiede a Belgrado di aprire negoziati immediati oppure minaccia di emettere moneta propria per salvare il Paese dalla rovina. Nella capitale iugoslava Zoran Dijndijc ha annunciato un giorno di mobilitazione nazionale in diverse citta' contro Milosevic con due milioni di persone in piazza. In Bosnia intanto si e' dato vita a una commissione d'indagine sulla corruzione che dovra' scoprire quanto di vero scrisse il New York Times sul miliardo di dollari scomparso, mentre dal 30 settembre dinaro iugoslavo e kuna croata non avranno piu' diritto di circolare. Ma la notizia piu' clamorosa da Sarajevo e' quella data dal quotidiano del partito bosniaco al potere SDA, Dvevni Avaz secondo il quale nei giorni scorsi Radovan Karadzic, accompagnato dal Momcilio Krajisnik avrebbe tenuto un comizio a Srebrenica. Avaz cita' fonti di rifugiati a Sarajevo secondo i quali il comizio del pluriricercato expresidente serbo bosniaco artefice dell'assedio di Sarajevo, avrebbe avuto luogo in un giorno nel quale nessuno funzionario internazionale di livello era presente in citta'. Le forze della sicurezza personale di Karadzic avrebbero sbarrato le entrate della citta'con barricate, permettendo al leader di arringare la popolazione, in massima parte serbi provenienti da altre aree, visto che Srebrenica era a larga maggioranza musulmana, invitandola a non abbandonare la citta' teatro delle piu' gloriose pagine della storia serba. Karadzic probabilmente di riferiva alla presa di Srebrenica, alla fuga dei caschi blu olandesi che la sorvegliavano e al massacro di diverse migliaia di abitanti non serbi. SFOR, OHR e ONU non hanno dato credito al quotidiano bosniaco. Ma vogliamo concludere con una buona notizia. Sono rientrati a Pale, altra roccaforte degli estremisti serbi, 87 bosniaci che hanno ripreso possesso delle loro case ricostruite. Il ghiaccio e' rotto e ne torneranno altri hanno affermato i funzionari dell'Alto Commissariato ONU per i rifugiati. 10.9.99. 10.9.99. Dopo la visita dell'ambasciatore USA all'ONU Holbrooke nei balcani avvenuta la settimana scorsa, abbiamo appreso che la storia (quella che scriveranno i posteri ) considerera' come un unico conflitto la guerra in Croazia e Bosnia e quella in atto in Kosovo, questa e' almeno la sua opinione certamente qualificata. Holbrooke e' stato l'artefice degli accordi di Dayton che hanno posto fine almeno alla fase militare e cruenta del conflitto bosniaco ed egli stesso durante la sua visita ha dovuto constatare come siano ancora troppi i problemi e i fallimenti e come tanti ancora tra i politici e i leader locali non siano disponibili a applicare gli accordi, prima di tutto quelli per il rientro dei rifugiati. In Kosovo la tensione anziche' scendere sta salendo. L'esercito serbo sta ammassando truppe nei territori adiacenti a quella che e' ufficialmente una provincia di Belgrado e si fa sapere dagli alti gradi che se l'esercito non potra' rientrare con le buone saranno trovate altre vie. Nel frattempo la radio serba annuncia continue fughe di serbi kosovari, 138 da Orahovac, 50 da Prizren e la polizia serba di Kraljevo, 170 km a sud di Belgrado ha bloccato 400 sfollati serbi che si preparavano a marciare sulla capitale. Tentativo che sembra sia ancora in corso. Si noti che nel gruppo, che ha passato la notte per strada senza acqua o cibo, fanno parte anche 150 bambini. Si sa che Belgrado non gradisce l'arrivo di profughi serbi, gia' ne respinse migliaia dalla Krajna nel 95. D'altra parte ancora ieri nella zona est del Kosovo, controllata dalle truppe USA, un colpo di mortaio ha ucciso due serbi. Mentre a Kosovska Mitrovica l'inviato speciale e in pratica governatore Kouchner ha promesso agli albanesi il loro ritorno nella parte della citta' ora a controllo serbo. Una nuova Mostar probabilmente, e speriamo non ancor peggio. Il collega facente veci di governatore della Bosnia Petrischt, intanto, se pur in carica da un mese ha scongiurato la NATO dal ridurre il numero delle unitadi pace SFOR, attualmente circa 30.000, dato che la situazione non pare propizia. D'accordo anche Holbrooke. Per Jacques Klein, ora responsabile ONU in Bosnia, l'SFOR restera' ancora a lungo. A Banja Luka lampi e tuoni tra il PM Dodig e l'SDS dopo che e' stato smascherato il tentativo del presidente Poplasen, dismesso per estremismo politico, di formare un altro governo a Bjielijna. Le minacce di scardinare l'esile democrazia serbo bosniaca crescono. 5.8.99. Mostar. Dopo l'arresto del serbo Radomir Kovac di un paio di giorni fa il problema della cattura dei ricercati dal tribunale dell'Aja per i crimini di guerra nella exyugoslavia e' di nuovo all'ordine del giorno. Mentre Kovac si e' gia' dichiarato innocente davanti alla speciale corte ONU che lo accusa di crimini contro l'umanita' per la prima volta riferendosi a reati come stupro continuato e costrizione in schiavitu' sessuale che Kovac avrebbe commesso tra il 92 e il 93 nei pressi Srebrenica, Jacques Klein; gia' vice dell'alto rappresentante per gli accordi di pace e da pochi giorni rappresentante ufficiale della missione delle Nazioni Unite in Bosnia, ha parlato di nuovo dell'arresto del pluricercato Radovan Karazdic. Klein che e' abituato a non usare giri di parole, accusa i governi occidentali di non aver voluto fino a ora compiere l'arresto di colui che e' considerato l'autore dei tre anni di tragico assedio di Sarajevo e del massacro dei bosniaci di Srebrenica. Secondo quanto Jacques Klein ha dichiarato alla stampa il mancato arresto del mitico leader dei piu' ultranazionalisti tra i serbi di bosnia ha contribuito a ritardare l'applicazione degli accordi e stabilizzare la pace bosniaca. Sino a che e' libero rappresenta un problema perche' la sua liberta' di movimento significa l'impotenza della Comunita' internazionale Sono molto imbarazzato per questo. Lo psichiatra nativo del Montenegro che divenne sorprendentemente il leader della rivolta dei nazionalisti serbi contro le altre nazionalita' bosniache, si dovrebbe trovare in una localita' della parte orientale della repubblica srpska che e' ancora ampiamente sotto il controllo dei duri del partito SDS, di cui Karadzic e' coofondatore, e dei radicali del SRS che fanno direttamente riferimento a Vojslav Sesely e le sue aquile bianche. Ma da tempo ovviamente non appare in pubblico anche se in passato riusci' anche a sfuggire alla cattura delle truppe SFOR piu' volte. 4.8.99. Mostar.Carlos Westendorp lascia dopo i due anni di mandato il suo posto di Alto Rappresentante ONU per gli accordi di pace in Bosnia Erzegovina al nuovo designato, l'austriaco Wolfgang Petritsch e lascia con cinque ultime decisioni d'autorita' prese dopo che le istituzioni nazionali e locali non hano accolto gli inviti a provvedere per proprio conto. La decisione che piu' sta suscitando reazioni negative e' quella con la quale si crea un sistema parzialmente comune di produzione di notizie radio televisive. Obbiettivo impedire che le emittenti continuino a fornire notizie a senso unico relative solo al punto di vista della nazionalita' di appartenenza e spesso con toni di propaganda e distorsioni inaccettabili della realta' proveniente dall'altra sponda etnica. Saranno creati notiziari nazionali unificati con un corpo direzionale unico che sara' anche l'unico riferimento ufficiale nel settore di fronte alle strutture internazionali RadioTV. Il premier serbo bosniaco per latro moderato Dodig ha protestato con toni durissimi accusando l'OHR di voler danneggiare le emittenti serbe di bosnia. L'altra decisione fondamentale e' quella elettorale. I candidati alle prossime elezioni per essere eletti dovranno raggiungere un certo quorum di voti provenienti non solo dalla propria nazionalita' di appartenenza ma anche dalle minoranze delle loro aree e per far questo ovviamente dovranno mostrarsi meno nazionalisti e piu' aperti alle istanze comuni. Assieme a una legge su nuove tasse amministrative Westendorp ha anche firmato un decreto che stabilisce che le carte d'identita' risalenti a prima della guerra torneranno a essere valide sino all'aprile del 2002. In questo modo molti cittadini torneranno a essere in possesso di un documento valido. Il provvedimento anche in questo caso riguarda le minoranze che tornano a casa propria e trovano le amministrazioni locali governate dalla maggioranza non disposte facilmente a rilasciare documenti validi. Questo sta succedendo ai 5000 serbi a Drvar i quali oltre a non trovare lavoro e vivere in atmosfera ostile non riescono a avere le loro nuove carte d'identita'. Infine si e' decisa una moratoria per le bollette telefoniche che spesso vengono addebitate al profugo che torna a casa e al quale vengono richieste somme anche esagerate relative alle chiamtae effettuate da chi ha occupato la sua casa dopo la sua fuga. Riallacciare le vecchie linee costera' non piu' di 27 dollari. Provveidimenti come si vede molto istruttivi sulla situazione nel Paese a quattro anni dalla fine della guerra. 3.8.99. Mostar. Secondo il comando SFOR in Bosnia Radomir Kovac, arrestato a Foca meno di 48 ore fa si trova gia' a L'Aja nelle celle del tribunale per i crimini di guerra nella ex yugoslavia. Kovac e' stato arrestato secondo il mandato internazionale emesso lo scorso giugno e secondo le regole d'ingaggio della truppe NATO che eseguono quanto deciso dal Consiglio di sicurezza dell'ONU in materia. La accusa nei suoi confronti e' di crimini contro l'umanita' e in particolare violenze, riduzione in schiavitu' sessuale e stupro nei confronti di donne bosniache musulmane abitanti in alcuni villaggi nei pressi della cittadina di Foca dove ricopriva l'incarico di vice capo della polizia militare delle milizie serbo bosniache che avevano preso il controllo dell'area e separato i maschi musulmani dalle loro famiglie. Si tratta della prima incriminazione per crimini contro l'umanita' riferita' a violenza di tipo sessuale. Secondo le testimonianze Kovac avrebbe costretto in schiave diverse donne e anche bambine al di sotto dei 14 anni per poi farne oggetto di violenze, torture e abusarne sessualmente. Dopo la firma del patto di stabilita' per il Balcani, mentre infuriano le polemiche per le decisioni dell'Alto rappresentante ONU che dopo aver atteso a lungo che nuove leggi per l'informazione radioTV venissero votate, impongono una severa regolamentazione in senso multietnico alle emittenti, ecco un nuovo evento dirompente sul precario scenario bosniaco. Il tribunale dell'Aja va avanti e la NATO lancia un monito a tutti i ricercati perche' si costituiscano dato che comunque il loro destino e' di essere arrestati. Il nuovo Alto Rappresentante ONU Wolfgang Petritsch, che succede a Carlos Westendorp per scadenza dle mandato di due anni, promette che non tollerera' ostacoli alla applicazione degli accordi di Dayton ne' di altro genere e intanto trova 2000 persone che sfilano nella remota localita' di Kostajnica per protestare contro la designazione dei nuovi confini con la Croazia che non passano come si vorrebbe da parte serba sul fiume Una, appoggiate dai leader serbo bosniaci in polemica con i colleghi musulmani. Insomma, nonostante le dichiarazioni sui benefici effetti del Patto firmato venerdi' scorso, niente di nuovo e per Petritsch un lavoro molto complessi e pieno di insidie. FIRST SUMMIT OF STABILITY PACT - SARAJEVO JULY 2930 1999 31.7.99. Sarajevo (radio capodistria) La vita riprende a Sarajevo doopo le 48 di coprifuoco che hanno protetto la sicurezza del summit sul patto per la stabilita' nei balcani conclusosi ieri pomeriggio con la firma da parte dei paesi dell'area e la ratifica delle maggiori potenze occidentali. Democrazia, diritti umani, sviluppo, cooperazione e sicurezza, questi i punti sviluppati nell'accordo che e' una dichiarazione di intenti la cui conretizzazione trovera' certo molte difficolta'. La yugoslavia rimane esclusa almeno da questa prima fase e nell'appello si fa appello ai serbi perche' si avviino verso la democrazia e si annuncia una corsia preferenziale per la collaborazione con il Montenegro che si oppone a Milosevic. Ma la Russia non e' d'accordo e sta gia' gestendo suoi programmi per la ricostruzione della Serbia. La spettacolare presenza di decine di statisti da tutto il mondo ha dato al patto uno spessore notevole che dovra' servire a appianare anche lo scetticismo di alcuni stati come Slovenia e Croazia che esitano a pensare a legami politici con le piu' arretrate Albania e Macedonia, anche se il croato Tudzman ha firmato ieri l'accordo per i confini con la Bosnia Erzegovina e affermato che tra Croazia e Montenegro le relazioni sono attualmente ottime. Da settembre si aprira' un tavolo permanente per lo sviluppo del patto e avra' luogo a Bari una conferenza internazionale per la ricostruzione dalla quale ci si aspettano nuovi finanziamenti che sostengano le idee le proposte e l'ottimismo mostrato ieri dai governanti riuniti a partire da un soddisfatto Clinton che ha concluso la sua visita a Sarajevo in una chiesa di rito ortodosso. (popolare network) Mentre Sarajevo torna lentamente alla normalita' dopo 48 ore senza auto nZ mezzi pubblici e con i negozi in gra parte chiusi, inizia il dopo summit con tutte le riflessioni e i dubbi sui tempi e modi di realizzazione dei punti che compongono il patto di stabilita' nei balcani firmato dai paesi dell'area e ratificato da tutte le grandi potenze mondiali. Stanziati i primi cento milioni di dollari il prossimo appuntamente sara' a fine settembre in italia con una nuova conferenza sulla ricostruzione, ma il nodo piu' ostico e quello della yugoslavia di milosevic. Il patto fa appello ai serbi perche' imbocchino la via della democrazia ma al summit conclusosi ieri l'unico invitato da Belgrado effettivamente giunto e' stato Radoslav Avramovic, oppositore alleato di Zoran Dindic. Si e' promesso al Montenegro che era presente a Sarajevo con il suo Presidente Dukanovic, di attivare una corsia preferenziale che ne faciliti la partecipazione al patto, ma nessuno sembra avere la ricetta per mettere da parte Milosevic e senza Belgrado , come ha fatto notare anche D'Alema, il patto ha un punto di debolezza. Nessuno vuole che la Serbia divenga un nuovo iraq di saddam da isolare completamente, ha aggiunto il presidente del consiglio italiano , spero che la yugoslavia divenga presto la protagonista dellla stabilita' nei balcani. Poi c'e' il nodo russo, Mosca non condivide la scelta di isolare Milosevic e avra' un suo piano di aiuti. E poi ci sono i paesi che balcanici non vorrebbero essere piu', Slovenia, Croazia e Ungheria, che pur dichiarandosi disponibili a ampie collaborazioni, poco gradiscono l'idea di legarsi di concretamente con i vicini poveri come Albania e Macedonia. Una parata di statisti che forse non si era mai vista alla quale potrebbe anche non seguire un adeguato risultato. 30.7.99. Sarajevo. Ore 18 (tv capodistria) Il testo del patto per la stabilita' nei balcani firmato oggi a Sarajevo dai paesi della regione e' un dettagliato elenco di impegni che nelle intenzioni dei paesi europei e delle potenze occidentali dovranno avviare l'area verso una solida pace nella democrazia e nello sviluppo. Il testo del patto lamenta l'assenza della serbia e fa appello ai serbi perche' si avviino verso la democrazia promettendo per intanto rapidi vantaggi per il montenegro oppositore di milosevic. Le aree d'intervento del patto sono lo sviluppo delle democrazie, dei diritti umani, economico e la sicurezza. Se a queste dichiarazioni di principio seguiranno fatti concreti lo vedremo presto, cosi' come vedremo presto le reazioni della serbia e dell'alleato russo all'esclusione degli accordi del governo milosevic. Ma piu' probabilmente il fronte occidentale non sara' compatto sulle posizioni americane e britanniche e qualcuno degli alleati decidera' aperture verso il regime di belgrado specie se la auspicata dismissione della leadership attuale dovesse tardare a lungo. Per intanto resta l'ottimismo sulle facce delle decine di statisti nella foto di gruppo e l'annunci che da settembre si dara' il via a consultazioni permanenti e poi alla fase di cooperazione vera e propria. (popolare network) Una parata di capi di stato con pochi precedenti quella che ha avuto luogo a Sarajevo in occasione del summit per il patto di stabilita' nei balcani. Decisa solo il 10 giugno scorso a colonia dall'ue, in breve tempo l'idea di far firmare ai paesi balcanici un documento che li impegni a cessare I contrasti e aprirsi alla collaborazione verso lo sviluppo democratico e economico si e' concretizzata nella capitale bosniaca davanti ai presidenti e capi di governo di 44 nazioni. Il testo e' una dettagliata e impegnativa dichiarazione che impegna I firmatari per un futuro a contribuire alla costruzione di una europa senza spaccature. Il testo del patto lamenta l'assenza della serbia e fa appello ai serbi perche' si avviino verso la democrazia promettendo per intanto rapidi vantaggi per il montenegro oppositore di milosevic. Le aree d'intervento del patto sono lo sviluppo delle democrazie, dei diritti umani, economico e la sicurezza. Quanto ai fatti concreti si dovra' attendere settembre quando si riunira' il tavolo dfi coordinamento che dovra' dare vita alle prime iniziative. Intanto resta da capire se le potenze europee saranno compatte nei confronti di milosevic o se vi saranno governi che in attesa della sua destituzione si daranno da fare per riaprire la cooperazione. Il fronte restra comunque diviso visto che la Russia oltre a essere contraria all'emarginazione di milosevic, come ha ricordato anche D'Alema ha un suo programma di aiuti per la yugoslavia. Il premier Stepashin in conferenza stampa ha tagliato corto sulla questione non siamo qua per discutere gli affari interni di una nazione. Le facce soddisfatte di clinton e degli altri statisti per la foto di famiglia davanti a qualche centinaio fotoreporter potrebbero forse dare qualche speranza sul successo dell'iniziativa che e' supportata da qualche centinaio di milioni di dollari ma viene in mente un giornale ungherese secondo il quale si tratta di aspirine per un malato terminale. (radio capodistria) Con la classica foto di famiglia tra tutti gli ospiti si e' concluso il summit sul patto per I balcani. Davanti ai capi di stato e di governo di 44 paesi e ai responsabili di diverse organizzazioni internazionali, schierati davanti a un altrattanto folto gruppo di fotoreporterm il presidente finlandese Ahtessari che ha presieduto il vertice in quanto presidente di turno UE, ha dichiarato che dai partecipanti sono venute diverse idee eccellenti su come procedere a rendere concreto il patto fra I paesi dell'area balcanica e che il responsabile designato Hombach abbia gia' iniziato il suo lavoro per preparare il tavolo di coordinamento permanente dal prossimo autunno. Se il significato di un vertice ai massimi livelli era quello di attrarre l'attenzione sul problema balcanico e fare forte pressione sui governi locali per aprire ad aperture reciproche, probabilmente il risultato e' stato raggiunto, ma per capire se davvero esistono possibilita' concrete per stabilizzare e sviluppare in senso occidentale I balcani si dovra' attendere ancora. Il problema della yugoslavia innanzitutto e poi il kosovo ancora scosso dalle violenze e la miriade di localismi e mazionalismi. Sul Milosevic il premier russo Stepashin ha tagliato corto, non siamo venuti qui per parlare dei problemi interni di un paese ma per incontrarci con gli altri paesi e trovare collaborazioni. D'altronde ha fatto notare il Presidente del Consiglio D'Alema la Russia ha un suo programma di aiuti indipendente da quelli occidentali. I paesi interessati dal patto hanno espresso la loro disponibilita'. Il Presidente Croato Tudzman, durante una conferenza stampa, dopo aver rigettato le illazioni su suoi coinvolgimenti nel conflitto controla bosnia, ha ribadito come Croazia e Bosnia Erzegovina siano legate geopoliticamente e non possano fare a meno l'una dell'altra, mentre il Presidente sloveno Milan Kucan nel suo discorso ufficiale ha dichiarato che la Slovenia e' pronta a assumersi un ruolo particolare fra I paesi europei impegnati nel rinnovamento democratico e economico dell'area. Certo che I sorrisi di Blair, Chirac, Schroeder e di diversi altri statisti presenti, e l'espressione di grande soddisfazione di clinton non potranno non avere un seguito concreto anche se il compito di stabilizzare I balcani non sara' una questione a breve termine. 30.7.99. Sarajevo ore 12.30 (popolare network) Dragoslav Avramovic, ex governatore della banca centrale e leader del partito alleanza per il cambiamento, e' l'unico esponente dell'opposizione iugoslava che sino a questo momento sia presente al summit per il patto di stabilita' in corso mentre vi parliamo a Sarajevo. Il nodo iugoslavo e' forse quello determinante per stabilizzare la pace nei balcani e dare il via alla democratizzazione e allo sviluppo delle regione. USA e GB sono contrari a qualsiasi intervento in serbia sino a che slobodan milosevic sara' al potere. Conme sempre accade il fronte occidentale non e' compatto su posizioni rigide ma e' sopratutto la russia a non accettare l'esclusione di belgrado dai piani di collaborazione allo sviluppo che prenderanno forma dal prossimo autunno quando I membi del patto daranno vita a un tavolo permanente di cooperazione. Le parole di sostegno alla opposizione in serbia non hanno pero' dato risultati aprezzabili. Zoran Dindic gia' sindaco di belgrado e oppositore alleato di Avramovic , di cui era annunciata la presenza non si e' visto. Anche se questo summit lancera' segnali positivi su tutta la regione e anche sulla pace in bosnia, la strada per la stabilita' non puo' evitare belgrado e forse e' piu' lunga di quanto pensino Washington e Londra con il rischio che l'emarginazione del popolo serbo porti ancora una volta acqua al micidiale mulino del regime di Milosevic. (radio capodistria) Ore 12.30. Mentre vi parliamo sta avendo inizio il vertice mondiale per il patto di stabilita' nei balcani alla presenza dei massimi statisti mondialli. In mattinata sono giunti in una Sarajevo blindata e deserta dove e' anche vietato affacciarsi alla finestra, il Presidente americano clinton, il premier russo stepashin, quello tedesco Schroeder, il francese chirac, l'italiano d'alema , il responsabile esteri del giappone, I paesi UE, il segretatio NATO Solanae il presidente sloveno Milan Kucan e decine di altri fra capi di stato, di governo e ministri degli esteri. Sono circa 2000 I giornalisti accreditati per il summit che si propone di dare il via a un processo che porti pace, sviluppo e collaborazione tra I paesi balcanici. I rappresentanti di questi ultimi si sono riuniti ieri e stamani per dare il via a un tavolo permanente che dal prossimo autunno decida concreti legami di collaborazione nella regione. Non mancano gli ostacoli a questo ambizioso progetto, primo fra tutti la yugoslavia di milosevic che per usa e gb deve rimanere fuori dal patto sino a che non prendera la via della democrazia, mentre per la russia deve da subito entrare nei piani di sviluppo. Questo sara' probabilmente l'argomento principale visto che dalla loro I russi hanno il dato di fatto che nessuna stabilita' puo' essere tale senza la colaborazione della yugoslavia e che non tutti I paesi occidentali hanno posizioni cosi' drastiche come quella americana. Austria, Germania e naturalmente Italia potrebbero forse spaccare il fronte in nome di interessi nazionali ma anche di motivazioni antisolazioniste nei confronti di quello che resta uno stato chiave dei balcani. La presidenza della bosnia erzegovina ha annunciato una riduzione delle spese militari del 15% invitando I paesi vicini a fare lo stesso e questa mattina il presidente croato tudzman ha firmato l'accordo con la bosnia che definisce I confini tra I due paesi e stabilisce un disponibilita' reciproca di collaborazione. Nel pomeriggio le conclusioni del summit e da domani non resta che sperare che una tale pressione internazionale supportata da ingenti finanziamenti riesca a imporre ai paesi balcanici la via della stabilita' e della democrazia ovviamente nel libero mercato. 29.7.99. Sarajevo ore 24 (radio capodistria) Tra poche ore si riuniranno a Sarajevo le delegazioni di oltre 30 paesi, 17 capi di stato, 3 cancellieri e 17 capi di governo. Il presidente americano Clinton, il britannico Blair, il francese Chirac, il tedesco Schroeder, il primo ministro russo Stephasin, il segretario agli esteri giapponese Machimura, in cancelliere austriaco Klima, il presidente croato Tudzman, l'italiano D'Alema e il presidente sloveno Kucan e decine di altri leader accompagnati dai loro responsabili degli esteri, come la signora Allbright e il tedesco Fisher. Obbiettivo di questa riunione di dimensione planetaria che fa di Sarajevo per un giorno la capitale simbolica delle intenzioni di pace del mondo e' il patto di stabilita' nei balcani e i leader mondiali affronteranno l'arduo compito confrontandosi con i capi di stato dei paesi della regione che si sono gia' riuniti ieri e si vedranno ancora stamani e ai quali viene di chiesto una volta per tutte di lasciare al passato le violenze e i contrasti e aprire un'era di pace e prosperita' sviluppando la democrazia e l'economia. Questi quattro concetti sono stati ribaditi nella conferenza stampa di chiusura della prima giornata dal Presidente finlandese Ahtissari, che presiede l'incontro in qualita' di presidente di turno dell'UE e dal coordinatore speciale per il patto Bodo Hombach. La prima riunione ha visto i rappresentanti di Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia, Ungheria, Romania e Slovenia, dare l'avvio al confronto e secondo Hombach sarebbe gia' evidente la concreta disponibilita' degli stati balcanici ad aprire consultazioni fattive. Hombach ha annunciato che dal prossimo autunno si dara' vita a un tavolo permanente di alto livello per creare le prime collaborazioni alcune delle quali, come quelle per nuove vie di comunicazione viaria, sono gia' in via di realizzazione tra diversi paesi della regione. Alla conferenza stampa erano presenti anche i tre presidenti della Bosnia Erzegovina, il croato Jelavic, il serbo Radisic e il bosniaco Izetbegovic e non resta che sperare che al di la' delle dichiarazioni altisonanti questo summit e il patto siano utili a abbattere i tanti ostacoli interni e esterni che hanno impedito sino a oggi l'applicazione degli accordi di pace di Dayton ma certo il compito della comunita' internazionale non si presenta facile. Una pace duratura nei Balcani forse non c'e' mai stata. (popolare network) In una citta' deserta, senza auto ne' mezzi pubblici e blindata da ingentissime forze di polizia e militari si e' conclusa la prima giornata del summit sul patto di stabilita' nei balcani che ha visto riuniti i leader dei paesi balcanici che si riuniranno ancora prima della sessione del summit che vedra' i leader delle maggiori potenze mondiali riuniti per dare il via a processi di sviluppo dell'area. I capi di stato e di governo di Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia, Romania e Slovenia si sono incontrati con i mediatori di ONU, NATO, OSCE e con una delegazione svizzera per gettare le basi di futuri incontri che diano vita a un tavolo permanente che a partire dal prossimo autunno creino le condizioni per una cooperazione regionale per la quale, secondo il responsabile politico del patto, Bodo Hombach, sembra sia stata dichiarata una concreta disponibilita'. Relativamente alla Yugoslavia alle domande dei giornalisti Hombach e il Presidente finlandese Ahtissari, che presiede il vertice in quanto presidente di turno dell'UE, hanno ribadito che non si vuole creare un muro attorno ai serbi ma al contrario mettere in chiaro come il patto di stabilita' sia aperto a tutti alla sola condizione di legarlo allo sviluppo della democrazia. Tra poche ore giungeranno a Sarajevo decine di capi di stato e di governo tra i quali Clinton, Blair, Chirac, D'Alema e a loro tocchera' chiarire le contraddizioni e le strategie per arrivare alla pace e sviluppo duraturi nei Balcani, compito probabilmente mai raggiunto in passato. 29.7.99. Sarajevo ore 16 (TVCapodistria) Sembra un test di allarme nucleare, un film di fantascienza. Nemmeno durante la guerra conclusasi ormai 4 anni fa Sarajevo e' apparsa cosi' deserta. Per il summit per il patto di stabilita' nei balcani le misura di sicurezza sono state senza precedenti. Vietato il traffico per 48 ore, fermi I mezzi pubblici e I taxi e un poliziotto ogni pochi metri. I dati ancora non definitivi parlano di 56 delegazioni internazionali, 17 capi di stato, 2 cancellieri e 13 capi di governo, 1960 giornalisti accreditati per questo summit voluto innanzitutto dal tedesco Schroeder al quale parteciperanno tutte le potenze mondiali, I paesi balcanici e quelli dell'est europeo come quelli baltici. Nel primo dei due giorni si sono riuniti I paesi della regione balcanica per esaminare il documento preparato e trovare terreno comune. Domani l'evento principale. Il Presidente USA Clinton, Il Premier britannico Blair, il cancellier tedesco Schroeder e I loro colleghi incontreranno I leader balcanici per dare ill via a un processo che porti la regione verso l'europa evoluta e faccia cessare I rischi di altri conflitti. Unico assente il governo iugoslavo di Slobodan Milosevic contro il quale gli USA hanno stanziato ingenti somme di denaro destinate a supportare l'opposizione interna e fra l'altro le trasmissioni di voice of america in Serbia e Montenegro. Sara' presente anche il Presidente di questo che e' l'ultimo stato facente parte con la serbia della federazione iugoslava e con lui probabilmente anche una delegazione dal kosovo. Tutti si augurano che dal summit venga un vero passo in avanti verso la sicurezza e lo sviluppo dei martoriati balcani anche se dubbi non mancano pensando al ruolo di Belgrado e alla situazione in kosovo ancora lontana dalla normalizzazione. (Popolare Network) I cittadini di Sarajevo abituati a cercare una vita normale anche sotto I bombardamenti e l'assedio alla citta', questa volta hanno dovuto arrendersi al summit sulla pace nei balcani e restare chiusi in casa visto che per 48 ore la capitale della bosnia sta sperimentando un vero e proprio coprifuoco. Auto private, bus, tram, taxi, mezzi commerciali non possono muoversi fatta eccezione per qualche ora a notte fonda. In circolazione solo polizia, auto diplomatiche e blindati sfor. Proprio come in un film di fantascienza gli unici rumori sono quelli dei tank e degli elicotteri. Il palazzo delle sport di zedra tornato e essere una delle strutture vanto della citta' e' presidiato in massima parte dai carabinieri delle unita' speciali MSU ma Sarajevo e gran parte della bosnia sono presidiate da uno spiegamento di forze forse senza precedenti. Un poliziotto ogni dieci metri per le strade e uno ogni due metri all'interno del centro stampa. La sfida e' notevole: organizzare il summit per la stabilita' nei balcani a pochi chilometri dal kosovo dove ancora si uccide e sulle braci bollenti del conflitto bosniaco. 56 delegazioni di governi e organizzazioni, 17 capi di stato, 2 cancellieri e 13 primi ministri, gli ultimi dati parlano di 1960 giornalisti accreditati ma nessuno di questi dati e' definitivo. E' stato anche aperto un apposito sito web del summit. Il patto e' stato preparato da G8 e UE e I leader balcanici lo hanno esaminato in un vertice preliminare prima dell'incontro faccia a faccia con Clinton, Blair, Schroeder e i loro colleghi delle maggiori potenze che hanno voluto il summit e che vorrano anche dei risultati. In mezzo a tanto entusiasmo e tra lo sbalordimento dei bosniaci costretti a casa vi riportiamo il commento di Sejfudin Tokic leader dell'opposizione bosniaca, secondo il quale se il patto di stabilita' sara' gestito ancora una volta anche da coloro che hanno voluto la tragedia balcanica sara' solo un altro modo per controllare la liberta' dei paesi della regione. (Radio Capodistria) Probabilmente le misure di sicurezza prese a Sarajevo in occasione del summit mondiale per il patto di stabilita' nei balcani non hanno precedenti. In pratica la capitale della Bosnia Erzegovina e' una citta' fantasma nella quale circolano solo mezzi militari di varie nazionalita' e polizia locale che ha posto un agente ogni pochi metri non solo per le strade ma anche all'interno del centro stampa del palasport di zedra appena ricostruito dopo la guerra. . I dati ancora non definitivi parlano di 56 delegazioni internazionali, 17 capi di stato, 2 cancellieri e 13 capi di governo, 1960 giornalisti accreditati: Alla scelta simbolica di Sarajevo si e' voluto dare il massimo del risalto: Qui si sono generate la prima guerra mondiale e la piu' sanguinosa delle guerre europee dopo il secondo conflitto mondiale e Sarajevo e' restata ostaggio della follia assassina per tre anni gettando la vergogna su le nazioni unite e tutti I paesi cosidetti civili. Nella prima giornata si sono riuniti I leader dei paesi balcanici che domano affronteranno le potenze occidentali dalle quali viene pressante come non mai la richiesta di dare una volta per tutte una stabilita' alla regione alla quale viene chiesto un sforzo verso una integrazione con il resto dell'europa sviluppando e coordinando gli sforzi economici e sociali dopo aver creato solide basi alle democrazie. Se alle intenzioni seguira' la firma di un patto concreto non mancheranno gli ostacoli da affrontare subito, come la situazione in Kosovo che sembra ancora senza controllo e la posizione della Iugoslavia di Milosevic unica assente perche' nessuno vuole trattare con la volpe dei balcani I quali pero' non possono stabilizzarsi senza la collaborazione dei serbi. Bisogna poi considerare che I giovani stati della ex iugoslavia si trovano a dover pensare a accordi con I paesi vicini su argomenti come la riduzione degli armamenti e il rispetto delle minoranze etniche come condizioni all'avvicinamento all'europa al tempo stesso viste come linitazioni della sovranita' nazionale. Piu' che un punto di arrivo questo summit potrebbe essere solo un punto di partenza. 28.7.99 Sarajevo. Tutte le vie di comunicazione attorno a Sarajevo e le arterie del paese sono presidiate dalle truppe SFOR che ha dispiegato 4000 soldati in assetto di guerra di varie nazionalita'. Le strade della capitale sono pattugliate da pattuglie principalmente tedesche e italiane che si vanno a aggiungere ai 5000 poliziotti impegati dalle autorita' bosnaiche. Gli aereoporti di Sarajevo e Mostar saranno chiusi per due giorni e la circolazione civile a Sarajevo sara' vietata per 48 ore. Gli ospedali resteranno in allerta per tutta la durata del summit sul patto di stabilita' nei Balcani al quale parteciperanno le delegazioni di almeno 44 paesi. Il cancelliere tedesco ha invitato anche le autorita' ecclesiastiche ortodosse e si ipotizza anche di invitare anche una delegazione dell'opposizione yugoslava al governo Milosevic unico leader della regione a non essere stato invitato e del quale l'occidente auspica la rimozione. Il documento finale per il patto balcanico e' stato preparato a Bruxelles e sara' esaminato dal vertice preliminare dei governi regionali che si terra' tra poche ore prima del summit vero e proprio al quale parteciperanno i capi di stato e di governo delle principali potenze mondiali, dell'Unione Europea e di Canada e Giappone. Le due camere del parlamento bosniaco hanno approvato una risoluzione d'impegno per portare il paese verso l'integrazione europea, per raggiungere le condizioni necessarie per l'entrata della Bosnia Erzegovina nel Consiglio D'Europa e per sviluppare buone relazioni con i paesi confinanti. Tra le tante dichiarazioni entusiaste riportiamo quella del leader del partito socialdemocratico bosniaco d'opposizione SDP Sejfudin Tokic che fa notare come la firma del patto sera' solo un altro modo per controllare i paesi della regione se a gestirlo saranno gli stessi responsabili delle recenti tragedie balcaniche. 26.7.99. Sarajevo. Sarajevo si prepara al vertice mondiale sulla pace nei Balcani con misure di sicurezza senza precendenti. Venerdi prossimo, giorno dell'evento potranno circolare in citta'solo le auto autorizzate e pertanto gran parte delle attivita' risulteranno ferme. Le sedi pubbliche saranno chiuse. Da settimane i servizi americani e degli altri paesi presenti si stanno organizzando per garantire la sicurezza ai circa 40 leader di altrettanti governi che saranno presenti assieme al Presidente Bill Clinton. Da parte bosniaca saranno schierati 5000 agenti di polizia. E' stata annunciata anche la delegazione del Montenegro con il Presidente Dukanovic, mentre l'unico paese dell'area balcanica non invitato e' la Yugoslavia di Milosevic rispettando cosi' la decisione di emarginare Belgrado sino a che non vi sia un governo aperto alla democrazia. L'obbiettivo del vertice, che viene preparato nelle cencellerie internazionali non senza difficolta', e' quello di dare il via ad un processo che porti allo sviluppo economico e alla convivenza pacifica la martoriata e arretrata regione. Non e' solo una questione di denaro come sembrano pensare i paesi occidentali, fa notare in una intervista al Frankfurter Rundschau e ripresa dalla Associates Press, il ministro degli esteri polacco Bronislaw Geremek, il problema e' che i popoli devono ritrovare la fiducia in se' stessi. Si puliscono le aiuole dei giardini pubblici, si verniciano le facciate e si proclama la volonta' di pace, ma a Sarajevo ogni mattina centinaia di bosniaci fanno la fila davanti alle ambasciate dei paesi occidentali sognando un visto che li porti lontano da questa pace che sembra difficile da vivere anche per chi ha resistito alla guerra. 23.7.99. Sarajevo.Mentre la preparazione del summit sulla stabilita' nei balcani va avanti non senza difficolta, l'UE ha deciso che paghera' i costi al governo bosniaco organizzatore dell'evento in due rate allo scopo di controllare meglio sul loro corretto uso. E' questo non e' certo un buon sintomo della situazione. Sta invece diventanto possibile se non ancora probabile uno sciopero generale indetto congiuntamente dei sindacati della Federazione e della Repubblica Srpska. L'obbiettivo dello sciopero sarebbe quello di impedire che il processo di privatizzazioni delle aziende pubbliche avvenga come sembra stia accadendo senza alcuna direttiva trasparente e con grave danno per migliaia di lavoratori. Cedo Volas, Presidente dei sindacati serbo bosniaci ha affermato che se in Federazione si decidera' lo sciopero generale anche i lavoratori serbi si unirebbero alla protesta. Il suo omologo bosniaco Sulejman Hrle ha affermato che i sindacati non sono contro le privatizzazioni ma che si dovrebbe sospenderle sino a quando non siano in vigore le nuove leggi sul lavoro. Hrle lamenta anche che nelle aree a controllo croato non esistano sindacati e nemmeno contatti con i lavoratori. I sindacati bosniaci hanno accusato nei giorni scorsi le autorita' internazionali di non impedire le privatizzazioni su base etnica in atto nelle aree croate dove tutte le aziende stanno finendo sotto il controllo delle lobby croate e dove per i non croati e quasi impossibile anche trovare un posto di lavoro. Non un singolo lavoratore di quelle zone risulta iscritto ai sindacati federali. Haris Silaijdizc, vicepresidente della Assemblea del popolo, il parlamento unificato ha annunciato che dopo la pulizia etnica siamo alle privatizzazioni etniche. Si parla ormai di una economia erzegovese rapinata con sistemi da segregazione razziale. Anche nelle altre zone etniche comunque la situazione non e' certo quella auspicata dagli accordi di pace e dalle direttive internazionali per arrivare a un economia di mercato e se si arrivera' allo sciopero generale unificato si trattera' di un fatto clamoroso dai significati ed effetti di notevole portata. 22.7.99. Sarajevo. Si fanno sempre piu'frenetici i preparativi per il summit per un patto di stabilita' nei Balcani che si terra' il 30 luglio a Sarajevo. Tutto dovra' essere pronto per arrivare a un risultato concreto che, nelle intenzioni della Comunita' Internazionale, indichi una via da percorrere per arrivare finalmente a una stabilizzazione dell'area balcanica e al suo sviluppo economico e sociale. L'importanza del vertice si nota anche dalla qualita' e quantita' dei partecipanti. Saranno presenti nove paesi balcanici con eclusione della Yugoslavia di Milosevic, i quindici paesi dell'Unione Europea, gli USA, il Canada, il Giappone e la Russia. Sono stati invitati come osservatori il Montenegro e il Kosovo anche se la loro presenza non sembra ancora precisata. Il giorno precendente, il 29 luglio, e' previsto un summit dei paesi balcanici presenti. La Bosnia Erzegovina ha annunciato che durante il vertice lancera' un appello agli Stati della Regione per una riduzione delle spese militari dopo che lunghe trattative hanno portato le tre entita' che compongono il Paese a decidere una riduzione delle spese per i tre eserciti, serbo, federale e croato bosniaco, del 15% rispetto al passato quando si destinava quasi il 50% del bilancio pubblico alla spesa militare. Le intenzioni e le premesse sembrano ambiziose relativamente alla situazione attuale di pace precaria e di estremo ritardo nell'applicazione degli accordi di pace. Se la Comunita' Internazionale si presentera' compatta e decisa i risultati potrebbero essere decisivi per il futuro della martoriata regione. 24.6.99. Sarajevo. Per la prima volta dall'inizio del conflitto NATO/Yugoslavia, anche in Bosnia Erzegovina e' iniziato a decrescere il numero dei rifugiati dal Kosovo e dal Sangiaccato. Il numero dei profughi alloggiati nei centri collettivi controllati dall'Alto Commissariato ONU per i rifugiati diminuisce ma e' difficile capire come e dove stiano muovendosi visto che il ritorno non e' certo facile. Il Montenegro e la Serbia sono militarizzate e ai posti di blocco l'accoglienza per i musulmani e gli albanesi fuggiti non deve essere delle migliori anche per i pochi che hanno i documenti in regola. Dal punto di vista del UNHCR non si tratta nemmeno di una emergenza che sta finendo perche' i flussi e riflussi non possono dirsi cessati. La situazione di tensione in Montenegro sta lievitando e gli sviluppi non sono prevedibili. Il Montenegro, dove sono giunte ingenti truppe serbe di ritorno dal Kosovo, ospita migliaia di profughi albanesi e da pochi giorni anche migliaia di profughi serbi in entrambe in casi provenienti dal Kosovo. I serbi in fuga dal Kosovo che hanno invece risalito la Serbia verso nord potrebbero anche decidere di occupare le case dei musulmani in Sangiaccato che son fuggiti in Bosnia dagli attacchi NATO. Nell'ultima settimana da Sarajevo sono partiti oltre 20 bus diretti in Kosovo e si tratta di bus di linea che chiunque puo' utilizzare. I rifugiati vogliono tornare e le corse si moltiplicano ma in Kosovo ancora i rischi sono tanti e i piani di rientro non sono pronti o quantomeno non possono diventare operativi senza l'ok dei comandi KFOR. In ogni caso l'UNHCR di Sarajevo sta agendo su due linee parallele, favorire i rientri appena possibile senza comunque bloccare quelli spontanei gia' in atto ma anche attrezzarsi per il prossimo inverno e tenere pronti i campi per nuove emergenze che potrebbero venire dal Montenegro. Insomma, per chi opera in favore dei rifugiati l'emergenza non e' affatto finita, ed e' quasi dato per scontato che dopo il Kosovo tocchera' al Montenegro. 21.6.99 Sarajevo. Un anno fa nasceva il Marco Convertibile, cioe' la moneta unica per la Bosnia Erzegovina prevista dagli accordi di Dayton e ideata dai plenipotenziari ONU. Come dal suo nome la moneta e' direttamente collegata al valore del marco tedesco che fa anche funzioni di garanzia in controvalore. Pertanto una moneta sicura per tutti che ora puo' anche essere cambiata in alcune banche in Austria, Germania e Svizzera diventanto di fatto l'unica moneta convertibile sul mercato estero tra quelle dei paesi balcanici. Ma a un anno dalla sua comparsa sono ancora in uso le monete imposte dai paesi di riferimento dei croati, la KUNA e dei serbi , il dinaro yugoslavo. Nonostante queste due monete non siano stabili, anzi, nel caso del dinaro abbiano subito tragiche svalutazioni, non si e' ancora convinta la popolazione e anche gli operatori a farne a meno. L'uso delle monete della madre patria e' simbolo di attaccamento al sogno di annessione o quantomeno di nazionalismo particolare e di sprezzo del nascente Stato unico che infatti stenta parecchio a nascere. Recentemente l'uso del Marco Convertibile (KM) si e' diffuso parecchio ma nelle aree croate e in quelle serbe la preferenza e' ancora per le monete nazionali. Sia il premier moderato serbo bosniaco Dodig che quello croato Jelavic hanno affermato che le monete resteranno in uso finche' lo vorra' la popolazione, ma e' provato che la popolazione a sua volta stenta a prendere iniziative contrarie alle direttive dei nazionalisti. La situazine economica e' grave specie a Banja Luka dove la guerra NATO/Serbia ha creato 40.000 nuovi disoccupati e 2 miliardi di lire di danno al giorno. Gli insegnanti anche quest'anno minacciano di bloccare gli esami scolastici per mancato stipendio. Prosegue anche la protesta dei ferrovieri bosniaci anch'essi in attesa di salari e previdenza adeguati. Tutto questo mentre si spera che la Bosnia entri nel Consiglio d'Europa e al piu' presto nell'Unione Europea, ipotesi quest'ultima davvero lontana anche se donazioni e finaziamenti non mancano. Gli USA hanno stanziato 17.7 milioni di dollari per la parte serba ma la ricostruzione economica e civile sembra ancora lontana tanto che l'ONU ha deciso di tenere aperta la sua attivita' in merito ancora per un anno almeno nonostante lo sforzo previsto per il Kosovo. 18.6.99. Sarajevo. L'Alto rappresentante ONU per la Bosnia Erzegovina Carlos Westendorp che lascera' l'incarico a fine giugno ha affermato in una intervista all'agenzia indipendente bosniaca ONASA che la realizzazione della pace in Bosnia e' piu' complicata di quella che dovra' realizzarsi in Kosovo e se si fallira in Bosnia sara' un fallimento per tutta la regione balcanica. Gli fa eco l'inviato speciale americano Robert Gelbard all'uscita da un incontro con alcuni leader bosniaci affermando che nessuno degli obbiettivi fissati dai trattati di Dayton sono stati raggiunti. La Bosnia Erzegovina e' giunta a un momento cruciale nel quale deve decidere se andare avanti o finire dietro a altri paesi della regione e l'applicazione degli accordi di Dayton e' la chiave per far progredire il paese ha affermato Gelbard in una intervista al quotidiano Oslobodenje Gelbard e' durissimo: Sono stati creati sufficienti posti di lavoro? Attratti investimenti esteri? La popolazione vive prosperosamente? La Bosnia ha raggiunto gli obbiettivi dati? La risposta e' NO La chiave e' l'attuazione dei piani di Dayton e non la loro revisione. La leadership bosniaca deve imporsi l'obbiettivo di applicarli e dimenticare le loro personali ambizioni e rivalita'. Quanto le parole e il peso politico dei mediatori internazionali pesera' davvero lo vedremo presto enon resta che sperare che sia un peso maggiore di quello avuto sino ad ora. 17.6.99. Sarajevo. Ante Jelavic e'da due giorni il presidente della Bosnia Erzegovina. E' il turno infatti del rappresentante croato che succede cosi' a Zivko Radisic, serbo che lascia dopo gli otto mesi previsti quando e' stata formata la Presidenza tripartita collegiale voluta dagli accordi di Dayton che prevedono una rotazione della carica. Jelavic e' un ultranazionalista croato che e' stato eletto dai croati di Bosnia Erzegovina in quanto vincitore all'ultimo congresso del partito HDZ gemello di quello al potere in Croazia, congresso che lo vide vincitore anche contro il candidato appoggiato dal Presidente Croato Tudzman. Jelavic e' considerato pertanto ancora meno moderato o piu' oltranzista degli stessi uomini di Tuzdman che in quanto a nazionalismo e uso spregiudicato del potere non scherzano certo. Mostar e' da tempo tappezzata di manifesti che chiedono la creazione di una entita' croata in Bosnia al pari di quella serba che cosi' separi anche i croati dai musulmani e magari anche da coloro, pochi, che pur non essendo musulmani non sono ne' croati, ne' serbi. Una volta questi ultimi erano la stragrande maggioranza. I manifesti recitavano nessuna identita' senza entita' e sono stati raccolte decine di migliaia di firme tra i croati e guai a chi non firmava. Oggi a Mostar compare sui muri e sulle vetrine dei negozi finacheggiatori militanti direttamente la mappa di quella che i croati vogliono diventi un ministato croati nel cuore della Bosnia. La mappa mostra una rete stradale a forma di forchetta che ha per manico Mostar e poi congiunge a sud ovest Livno e a nord est, Vitez e Jaice (dove la polizia ONU ha persino dovuto aprire una azione legale contro il Comune). In realta' queste zone sono gia' amministrate dai croati, con polizia croata, moneta croata e sistema telefonico fisso e mobile, collegato alla Croazia. Le targhe furono unificate e appena Jelavic divenne membro della Presidenza tripartita nel settembre scorso minaccio di far ricorso al tribunale della liberta' di Strasburgo perche' i croati fossero liberi di usare le targhe con il loro simbolo a scacchi bianchi e rossi. Le mappe sui muri di Mostar gridano che ora la realizzazione del sogno nazionalista croato in Bosnia e' possibile. Il portavoce del HDZ bosniaco ha applaudito la presidenza di turno al suo segretario generale come un grande momento per i croati. Non resta che attendere per capire come Ante Jelavic utilizzera' il potere che gli viene concesso per otto mesi. Intanto le ambasciate occidentali di Sarajevo sono assediate dai Kosovari, le amministrazioni musulmane sono scosse dalla corruzione e il Presidente della Rapubblica Srpska Poplasen, destituito fra l'altro per istigazione alla violenza dall'ONU molti mesi fa ancora non e' stato sostituito. 15.6.99. MOSTAR. Almeno un altro centinaio di soldati russi e' partito dalla base di Ugljevic vicino Tuzla alla volta di Pristina per portare rifornimenti consolidare la presenza della armata di Mosca nell'aereoporto del capoluogo del Kosovo occupato a sorpresa lo scorso sabato. Continua cosi' l'andirivieni di truppe russe attraverso il confine tra la Bosnia Erzeogovina e la Yugoslavia dopo la clamorosa azione che ha colto di sorpresa non solo la NATO e L'ONU ma anche il comando delle truppe di pace in Bosnia che e' stato preavvertito dell'ordine da Mosca dal comandante del contigente russo all'ultimo momento. Il Generale Georgy Shpak dalla capitale russa ha annunciato che otto autocarri e diversi altri mezzi sono partiti per il Kosovo per rinforzare il contingente gia' istallato a Pristina. Shpak ha affermato all'agenzia russa Interfax, dopo contatti telefonici con le truppe che la situazione e' tranquilla e il morale e' alto. SE il comando Nato e' stato ripetutamente accusato da parte serba d'aver usato il territorio bosniaco e le istallazioni SFOR per gli attacchi alla Jugoslavia, accuse rigettate piu' volte con forza, Mosca non si e' evidentemente fatta problemi a fare altrettanto con risultati notevoli specie per l'immagine presso i serbi che certo saranno rimasti entusiasti del blitz tipo Davide contro Golia perfettamente a misura del nazionalismo serbo. L'uso spregiudicato del contingente dislocato in Bosnia che di per se' e' certo piu' importante di quanto lo facciano apparire i commenti occidentali, potrebbe anche rappresentare un precedente preoccupante per gli sviluppi della pace in Bosnia. ATTACCO NATO ALLA JUGOSLAVIA: COME RIFLESSIONE ALLA SITUAZIONE ATTUALE VI PROPONGO UN TESTO SCRITTO DA UN AMICO CHE LAVORA PER LA RADIOTELEVISIONE DELLA SVIZZERA ITALIANA E CHE FREQUENTA DA TEMPO I BALCANI. SI CHIAMA TOMAS MIGLIERINA: Da: Branka Kostovska & Tomas Miglierina Oggetto: ancora guerra Stimati amici e colleghi, Questa e' la bozza di un mio prossimo intervento ad alcune tavole rotonde in programma nei prossimi giorni. Se non avete niente di meglio da fare, saro' felice di tenere conto delle vostre osservazioni. Ma non mi stupiro' se non avrete tempo di leggerlo, anzi mi scuso anticipatamente per avervi mandato ben quattro cartelle di materiale. Saluti Tomas Sono stato invitato in queste tavole rotonde a Bergamo, a Varese, a Lugano - a fornire il mio modesto contributo per la comprensione della guerra nella ex Jugoslavia, una guerra che mi tocca abbastanza da vicino per vari motivi. Tra i primi vantaggi dell' aver speso nei Balcani gli ultimi dieci anni della mia vita, metto l' aver allacciato moltissime relazioni di amicizia con persone eccezionali, sotto vari profili, in tutte le comunita' della regione. Purtroppo, in questo momento, ho numerosi amici tra le persone che vengono bombardate dalla NATO. Al tempo stesso ho amici tra le persone che vengono scacciate dalla pulizia etnica di Milosevic. Ed ho amici tra le persone che l' efficacia dei massacratori hanno sperimentato da vicino. Io stesso ho passato piu' di una giornata sotto bombardamenti che, al confronto, fanno sembrare quelli della NATO una civilissima partita a scacchi. Lo dico senza minimamente abiurare ai miei sospetti e pregiudizi verso un sistema di difesa dell' Europa incentrato su un asse atlantico e, in ultima analisi, su un paese che europeo non e'. Lo dico senza ridurre di un millimetro il mio convincimento che un sistema di difesa puramente europeo sia condizione necessaria alla nascita dell' europa politica, dell' europa federalista, giacche' con pochissime e trascurabili eccezioni, come quella vaticana - non puo' esistere alcuna politica estera che non sia supportata dal deterrente della forza. Mi conforta la constatazione che se anche la Francia, che queste posizioni condivide, partecipa in questi giorni alle operazioni della NATO, e' segno che l' emergenza della situazione sia tale da far passare in secondo luogo preoccupazioni pure legittime come quella della dipendenza europea dall' ombrello di difesa americano. Sara' nostra cura riproporre questo dibattito - la creazione di una comunita' europea di difesa, come si tento' di fare nel 52 - a guera finita. In questi giorni una parte della sinistra europea, nella quale in passato mi sono spesso riconosciuto, scende in piazza contro il bombardamento della ex Jugoslavia. Una parte dei manifestanti e' animata da vecchie concezioni settarie, contro le quali non vale la pena di spendere parole, perche' chi e' mosso solo dall' ideologia non e' nella condizione adatta ad accettare un dibattito. Altri, invece, muovono critiche documentate e degne di attenta considerazione. Queste critiche si riconducono fondamentalmente a questi due assiomi: 1- Non e' giusto infliggere morte e sofferenze a persone innocenti, che non hanno comunque la possibilita' di opporsi ad un regime manifestamente autoritario. 2 - La campagna della NATO, manifestamente improvvisata e priva di una serie di elementi fondamentali (scopo chiaro, disponibilita' ad andare fino in fondo, strategia politica, ecc...) finira' per ottenere risultati opposti alle aspettative: consolidera' Milosevic e il suo regime, allontanera' la Russia dalla marcia verso occidente, finira' per militarizzare i balcani, con tutte le conseguenze politiche ed economiche che e' facile immaginare. La prima critica mi trova, dolorosamente, in disaccordo, per motivi molto semplici, che nessuno piu' di Hans Magnus Enzensberger, in un profetico libro del 93, ha mai espresso in forma scritta. ===citaz=== Essendo nato per caso qui; in Germania, mi vedo ancora oggi, cinquant' anni dopo, rannicchiato in uno scantinato, avvolto in una coperta.Ancora oggi riesco a distinguere il tuonare continuo delle contraeree dal sibilo che accompagna la caduta di una bombamina. A volte in sogno torna a perseguitarmi l' urlo delle sirene, cresceva e scemava: una melodia ripugnante. Quella sensazione fra il disagio e l' apatia che accompagnava il terrore dei bombardamenti non l'ho affatto dimenticata. E quegli adulti che se ne stavano accovacciati sulla panca dello scantinato, intenti ad ascoltare, e che parlavano di attacchi terroristici degli Alleati, erano la popolazione civile innocente. Ogni volta che sento queste parole mi viene da riflettere. Quando la guerra civile ha ormai raggiunto il suo culmine, risulta che la maggior parte della gente non la voleva. E' una maggioranz silenziosa. Nessuno ha riguardo nei suoi confronti. Ovunque le sia possibile, abbandona la lotta e fugge. (...) Eppure non Z sempre stato cosi. In quella popolazione civile innocente che se ne stava seduta negli scantinati mentre le bombe al fosforo trasformavano la citt in un mare di fiamme, si era verificato uno strano cambiamento. Ricordo infatti come i loro occhi si illuminassero a ogni discorso del Fhrer, il quale non nascondeva certo i suoi propositi di una lotta inaudita, di dimensioni gigantesche, di una battaglia decisiva, condotta fino all' ultimo sangue - e come loro, pochi anni prima, quando le sinagoghe bruciavano, se ne stessero semplicemente a guardare. Senza il loro entusiastico consenso i nazisti non sarebbero mai saliti al potere. Chiunque creda che questo valga soltanto per i Tedeschi Z per me un idiota. Senza que lla penetrante energia, quella felicit e quell' estasi (...) non pu scoppiare nZ la guerra civile molecolare davanti alla porta di casa nostra nZ l' inferno di fuoco al di l dei nostri confini. Inizialmente regna sempre un' esultanza isterica, nelle gradinate degli stadi come per le strade di Rostock e Brixton, di Baghdad e Belgrado. Spesso i guerrafondai sono usciti dalle elezioni con maggioranze schiaccianti e le loro posizioni, a volte, hanno trovato conferma nelle urne. Soltanto piu' tardi, molto piu' tardi, secondo un meccanismo che mi risulta noto, la responsabilit dei crimini viene scaricata su questo o quel capo uscito di senno. Ma chi aveva allevato e foraggiato i colpevoli, chi li aveva applauditi e avea pregato per loro se non l' innocente popolazione civile ? Il franco tiratore nella sua tuta mimentica, il guardiano dei campi di concentramento, o il killer che ripete meccanicamente slogan nazisti, giaculatorie e canzoni popolari, tutti questi non sono certo personaggi di un altro pianeta, bens gli inviati di una comunit della cui rabbia, crudelt e brama di vendetta essi si nutrono. Soltanto quando costoro provano sulla propria pelle le lconseguenze mortali delleloro azioni e omissioni, scocca l' ora degli innocenti. ===fine citaz=== Con Enzensberger, vorrei citare un altro autore non sospetto, il serbo Nenad Canak, fondatore e presidente della lega dei socialdemocratici della Vojvodina, i cui editoriali sono stati pubblicati in un libro del 1995 purtroppo non tradotto all' estero, intitolato l' anno della soluzione. ===citaz=== Il programma nazionalsocialista del partito dei lavoratori tedeschi {che l' autore trascrive in apertura del libro} e' stato presentato in pubblico per la primavolta il primo aprile 1920 da parte del presidente della NSDAP, Adolf Hitler. Con alcuni cambiamenti del nome della nazione interessata, e' apparso in seguito in altri paesi, da ultimo nella Serbia sotto il potere di Slobodan Milosevic.L' attuazione di questo programma porta - e' stato provato - alla catastrofe nazionale del popolo che lo attua, alla riduzione del terriotiro nazionale, all' espulsione di quel popolo dagli altri paesi, a grandi perdite umane, ad enormi perdite materiali e a numerosi decenni di vergogna nazionale. L' anno dellasoluzione, l' anno in cui il programma nazista grandeserbo e' finito come i suoi predecessori e' il 1995. ===fine citaz=== Tutte queste cose abbiamo avuto l' occasione di sperimentare noi che siamo stati in Croazia e in Bosnia, ma anche in Serbia, in Montenegro, in Macedonia, e forse anche in Slovenia, negli ultimi dieci anni. Non vorrei che venisse scambiato per cinismo, ma l' unica volta che nei quindici giorni di bombardamenti - sono stato nelle condizioni di essere sincero, e' stato quando un mio giovane amico, per nulla nazionalista (e' di origini ebraiche), per nulla ignorante (parla tre lingue) e per nulla isolato (usa Internet) mi ha chiesto in tutta sincerita' perche' ?. Allora non ho potuto fare altro che rispondergli perche' no. Se le bombe sono potute cadere su Ljubljana, su Zagabria, e soprattutto su Sarajevo o Mostar (ma anche su localita' serbe della Bosnia Erzegovina), perche' non sarebbero potute e forse dovute cadere anche su Belgrado ? Credo che ad ogni veterano della ex Jugoslavia il bombardamento di Belgrado possa apparire moralmente sbagliato tanto quanto ad un prigioniero di Auschwitz potesse apparire sbagliato il bombardamento alleato di Dresda o di Berlino. Quanto al secondo punto su cui si concentrano le critiche, i ritorni di fiamma e i limiti dell' azione della NATO, lo trovo molto piu' fondato. Ma ne' traggo conclusioni ben diverse da quelle dei detrattori: il bombardamento doveva essere pianificato meglio, doveva essere politicomediatico oltre che militare, e soprattutto andava messo in conto molto prima. Certo dopo il fallimento dell' opposizione serba nel tentativo di prendere il potere (dicembre 1996aprile 1997), ma probabilmente molto prima. Avremmo dovuto sostenere con molti piu' mezzi l' opposizione in Serbia (come nelle altre repubbliche), e non trincerarci dietro l'alibi della non ingerenza negli affari interni. Senza scomodare la morale, come puo' una crisi come quella del Kossovo essere un affare interno quando i costi economici e sociali - si pensi solo ai profughi - vengono pagati dai paesi confinanti, inclusi paesi filoserbi come la Macedonia o neutrali come la Svizzera ? Avremmo dovuto utilizzare immediatamente il potenziale deterrente dell' alleanza atlantica in Croazia nel 1991, e non l' arma gi spuntata dei caschi blu (che mancano persino di uno stato maggiore permanente) provocando tra l' altro l' irreparabile declino della reputazione dell' ONU. Avremmo dovuto imporre contro Belgrado un embargo serio e totale, e non usare l' aiuto umanitario come sostituto alla mancanza di azione politica, cosa che in ultima analisi ha prolugato le sofferenze delle popolazioni. Avremmo dovuto bloccare i trasferimenti finanziari di Milosevic, se necessario cambiando le attuali legislazioni, anche perche' si trattava e si tratta in gran parte di denaro rubato ai cittadini jugoslavi, in primo luogo agli stessi Serbi. Abbiamo invece permesso lo sviluppo di un florido mercato nero, che ha coinvolto gli stessi paesi confinanti, creato una vera e propria comunita' di lavoro delle mafie esteuropee (molto piu' attiva delle nostre iniziative centro europee) legata a doppio filo tramite i servizi segreti - ai poteri politici. Abbiamo permesso ai responsabili di questi stati mafia - e non parlo certo solo della Serbia - di fare la spola per anni ai tavoli delle trattative, dove qualsiasi cosa dicessimo loro (anche la piu' brutale) veniva usata sul piano interno per rafforzare, davanti alle opinioni pubbliche, l' aura di intoccabilita' e strapotere. E' solo nel 1997, dopo due anni di insuccessi nell' attuazione degli accordi di Dayton, le cancellerie occidentali hanno preso coscienza del nocciolo del problema: i vari Milosevic non possono essere la soluzione dei problemi - come ci insegnerebbe la diplomazia classica perche' essi sono il problema. Alla storia e' stato finalmente dato un nome ed un cognome. Non averlo fatto prima, e non esserci comportati di conseguenza, e' la principale delle nostre colpe, ovvero delle colpe dei nostri governanti, ma dal momento che essi sono stati da noi in qualche modo eletti, non possiamo chiamarci fuori, cosi' come non possono chiamarsi fuori, ora che stanno sotto le bombe, quelle moltitudini di belgradesi che applaudivano ai carri armati federali in marcia da Belgrado verso Vukovar (scene documentate da film e archivi giornalistici SERBI). In futuro, le opinioni pubbliche europee faranno bene ad interessarsi maggiormente alla condotta della politica estera argomento che purtroppo in quasi tutti gli stati raramente produce sconfitte o vittorie alle elezioni. La societa' civile europea, se veramente vorra' vedere la scomparsa della guerra almeno in Europa, dovra' premere sui governi affinche' si passi da una politica estera basata esclusivamente sull' interesse nazionale di ciascuno, ad una moderna strategia europea e sovranazionale in cui i problemi della sicurezza, della democrazia, del rispetto delle minoranze, dei diritti umani, siano percepite come interesse collettivo e come tali conoscano una risposta unanime e coordinata, garantita - quando necessario _ dal deterrente della forza. E questa e' la piu' importante lezione che possiamo trarre da una crisi ormai troppo incancrenita, per potersi cullare nell' illusione che essa conosca, ora, una fine rapida ed indolore. ------------------------- -Branka Kostovska & Tomas Miglierina home station mailto:mtomas@skylink.it 8.6.99. Mostar. Ieri, alla presenza del capo della missione OSCE in Bosnia Robert Berry, si e' tenuta la prima riunione del consiglio comunale di Srebrenica. Nella citta' teatro di uno dei piu' spaventosi massacri dal secondo dopoguerra non era stato possibile sino a ora tenere alcuna riunione tra i consiglieri comunali eletti nel settembre del 97, molti dei quali sono bosniaci eletti a distanza dai sopravissuti all'assedio e alle deportazioni con le quali sono scoparse varie migliaia di musulmani, uomini e ragazzi. I primi tentativi di portare in citta', ora controllata strettamente dall'ala dura del serbo bosnaici, i consiglieri bosniaci , finirono a sassate contro le auto diplomatiche che li accompagnavano. La prossima riunione e' prevista a fine giugno e il rinvio delle elezioni amministrative previste per novembre e quasi certamente slittate a aprile 2000 forse dara' modo al consiglio di Srebrenica e a quello di Fonjca riunitosi ieri con un ritardo di 10 mesi di avere vita sufficiente a una qualche attivita'. A Livno, altro centro a maggioranza nazionalista croata, si e' previsto di formare la prima polizia multietnica per fine 2000. A Mostar il sindaco musulmano Oricevic ha protestato con una lettera ai mediatori internazionali contro i mezzi d'informazione croati per le loro campagne politiche che ostacolano i rientri dei rifugiati alle loro case, mentre i serbi tornati in un villaggio nei pressi di Mostar protestano perche' l'ente croato per l'acquedotto non sembra troppo disposto a allacciare le loro case, mentre non lontano, a Pocitelj, un paio di abitazioni musulmane non ancora abitate sono state oggetto di attentati con esplosivo. A fronte di questo sconsolante panorama si registrano in diverse zone alcuni rientri incrociati di famiglie bosniache in territorio serbo e viceversa. Ma il bilancio e' certo negativo e non resta che augurarsi che non abbiano seguito le proposte di riproporre il modello bosniaco nei futuri assetti del Kosovo. 3.6.99. Sarajevo. L'Alto Commissario ONU per i rifugiati Sig.a Sadako Ogata si trova in Bosnia Erzegovina ed ha visitato alcuni dei 29 campi profughi che vanno riempiendosi di giorno in giorno di albanesi di Kosovo, musulmani del sangiaccato e anche di serbi in fuga dalla Serbia. Mentre l'attenzione pubblica e' orientata sulla catastrofe umanitaria in corso in Macedonia e Albania, in Bosnia si consuma un dramma analogo anche se dimensioni piu' contenute. Secondo la Croce Rossa Internazionale sono in totale 104.000 i profughi in fuga dalla Federazione Jugoslava, circa il 10% si trova nei centri collettivi gestiti da UNHCR. Il resto ha trovato una sistemazione secondo le proprie possibilita', a casa di parenti o amici, prendendo in affitto appartamenti oppure anche occupando appartamenti momentaneamente vuoti e andando cosi' a complicare la gia' complessa macchina dei rientri incrociati dei bosniaci delle tre nazionalita'. Nei campi profughi spesso la tensione e' alta e l'altro ieri due medici di Medici senza Frontiere sono stati aggrediti da un gruppo di rifugiati albanesi in uno dei due campi situati a Rakovica, non lontano da Sarajevo. MSF ha minacciato di chiudere l'ambulatorio interno al campo se vi saranno ancora violenze. Il campo di Rakovica sara' smantellato e i musulmani del sangiaccato saranno inviati in luoghi diversi da quelli del Kosovo. I motivi di tensione non mancano e la gestione del campi e' difficile, tanto e' vero che UNHCR ha emesso un elenco di regole rigidissime per coloro che vogliono accedere ai campi anche per lavoro e per programmare aiuti. Ai giornalisti e' richiesto uno speciale permesso non facile da avere. I fuggiaschi dalla FRY, musulmani e kosovari, sono disperati e si appigliano a qualsiasi speranza. E' fatto divieto di parlare di possibili visti per paesi terzi anche come ipotesi remota. Circola anche voce che all'interno dei campi vi siano episodi di molestie a minori. Ai rifugiati dalla Yugoslavia in Bosnia Erzegovina che si trovano nei campi mancano lenzuola, letti e anche tende. Secondo le valutazioni degli operatori si attende presto una altra ondata di profughi. Questo quadro si inserisce in una situazione gia' delicata, specie nella RS la cui economia era basata sugli scambi con la Serbia e che ora si trova in ginocchio con una ondata di disoccupazione ulteriore. Si pensi che restano solo poco piu' di tre mesi prima dell'inverno che trovera' nei Balcani oltre un milione di persone lontane dalle loro case e di queste una buona parte accampate in tende. Anche in Bosnia vi sono almeno 5 o 6 tendopoli. Niente a confronto con le citta' di tela in albania e macedonia, ma pur sempre un altro motivo di pesante disagio. A guerra finita bisognera' immaginare uno sforzo senza precedenti per impedire che l'inverno compia cio' che la pulizia etnica non e' arrivata a fare. 1.6.99. Sarajevo. Non e' difficile udire esplosioni in Bosnia, i cieli di Sarajevo, Mostar, Tuzla sono percorsi da decine di caccia della NATO che sorvegliano sulla pace e alcuni oltrepassano il muro del suono sui centri abitati con detonazioni non da poco. Ma in Bosnia il terrorismo, pur essendo un fenomeno raro, non manca, ecco che in un paese dove reperire esplosivo e armi e' uno scherzo, qualcuno pensa anche a riempire di esplosioni ben piu' pericolose le strade e le citta'. A Mostar negli ultimi giorni le bombe sono state due, una davanti allo stadio e una in una strada cittadina. A Bihac invece una bomba e' stata collocata davanti alla locale base aerea militare e in questo caso un sospetto e' gia' stato arrestato dalla polizia bosniaca. Mostar e' sempre un caso a parte. La parte croata e' un lussuoso far west, lussuoso per pochi naturalmente, pochi che sfoggiano gli ultimi modelli delle supercar occidentali e che la legge in genere preferiscono farla rispettare agli altri. Ora vanno di moda le carabine a aria compressa con proiettilini di piombo o gomma che si vedono anche in mano ai ragazzini e che servono a passare il tempo sparando agli uccellini sugli alberi in citta' oppure ai cartelli stradali. A Mostar crota la legge la fa il partito HDZ che riesce persino a farsi accusare di non volere il ritorno a casa dei propri connazionali croati sul territoriio croato, quando impone di rifiutare il lavoro alle aziende edili croate se queste incredibilmente hanno nel loro organico tecnici musulmani. Due anni fa la bomba che scoppio' fu potente e distrusse un vicinato nel quale ha sede la polizia croata, non fu una strage per miracolo. Cosa voglia esattamente e chi sia l'autore di questi piccoli attentati non lo si sa e forse non lo si sapra' cosi' come avvenne due anni fa, ma l'obbiettivo e' far capire a tutti che sotto la cenere la brace arde sempre e che i traffici e il potere non devono essere messi in discussione sotto i cieli croato bosniaci protetti dai caccia NATO. 31.5.99. Sarajevo. Il Generale Montgomery Meigs comandante della missione SFOR ha ribadito pubblicamente la sua preoccupazione per l'assalto a una abitazione di personale della missione nella cittadina di Zvornik al confine nord est con la Jugoslavia e la cattura durata otto ore di una pattuglia SFOR vicino alla cittadina di Rudo , sempre al confine con la Jugoslavia, avvenute la scorsa settimana per fortuna senza spargimento di sengue. Per Meigs i due fatti sono gravissimi e specie il secondo che ha visto lo sconfinamento di truppe serbe in Bosnia rappresenta una violazione dei trattati di pace di Dayton volta a sabotare gli sforzi per mantenere la pace nel Paese. Il comandante della missione SFOR ha annunciato efficaci misure per impedire che fatti del genere si ripetano. Intanto a Sarajevo di parla della possibilita' che la capitale bosniaca ospiti le olimpiadi invernali del 2010 come gia' avvenne nel 1984 quando l'evento coinvolse ampiamente la popolazione tutta allora lontana dall'immaginare il futuro di sangue. I simboli di quella olimpiade sono ancora visibili in citta' e l'evento viene ricordato con nostalgia da molti. Ma le divisioni oggi sono ben radicate. Una polemica e' in corso tra Haris Silaidzic, capo del governo bosniaco durante l'assedio di Sarajevo e oggi vicepresidente del parlamento unificato e il premier serbo bosniaco Milorad Dodig. Una proposta vagheggiata dai moderati croati fedeli dell'ex membro della presidenza Kresimir Zubak per dividere la Bosnia tutta in cantoni e cancellare le due entita' e' stata rigettata con motivi diversi da tutti ma ne e' nata una diatriba per la quale Dodig da Banja Luka ribadendo la sua opposizione a qualsiasi riunificazione ha sfidato Silaidzic a un faccia a faccia televisivo per chiarire che sia stato l'aggressore nella guerra bosniaca conclusasi nel 95. Motivi di tensione e rancore non mancano. Recentemente sono stati rivenute 250 salme, in massima parte musulmani e croati, in fosse comuni in varie regioni serbe e motivi di malessere non mancano in Federazione dove ora e' la volta del problema di accogliere i rifugiati dal Kosovo e Sangiaccato e in RS dove anche se e' stato appena inaugurato il sistema di telefonia mobile, giunge il flusso in fuga dalla Serbia mentre ancora 6800 serbi vivono in campi collettivi. Significativo che nel quartiere Butmir, accanto all'aereoporto di Sarajevo si stia ricostruendo un quartiere residenziale per 2000 soldati della forza multinazionale di pace che evidentemente non prevede di lasciare il paese. 28.5.99. Mostar. Mercoledi' scorso, nel pomeriggio, una pattuglia militare delle forze internazionali di pace SFOR di stanza in Bosnia e' stata catturata e poi rilasciata da soldati jugoslavi nei pressi del confine con la Serbia non distante dalla cittadina di Rudo nel sud est del territorio controllato dai serbo bosniaci. La notizia e' stata resa nota solo oggi dal comando SFOR il quale ha precisato che la pattuglia, della quale non e' stata resa nota la nazionalita', non ha opposto resistenza davanti al plotone di circa 15/20 militari yugoslavi. I militari SFOR sono stati condotti in territorio jugoslavo dove sono stati intarrogati e minacciati per otto ore dopo le quali sono stati rilasciati disarmati. Secondo il comando SFOR nella zona non e' chiaro dove passi il confine tra Bosnia e FRY ma certo i militari serbi non potevano non sapere di aver sconfinato. Il Colonnello Lee Hockman che ha reso noti i fatti, definendoli un serio incidente, ha precisato che la pattuglia SFOR era ben riconoscibile e transitava ad almeno 3 km dal confine con la Yugoslavia. Non e' stato sparato alcun colpo d'arma da fuoco e al loro rilascio i membri della pattuglia erano in buone condizioni. Hockman ha anunciato che le truppe di pace rinforzeranno l'impegno per impedire sconfinamenti illegali e ha espresso presso le autoirita' serbo bosniache il suo disappunto per l'accaduto che cade sotto la loro responsabilita'. Bisogna precisare che tutto il confine tra BiH e Yugoslavia, che passa tra montagne, fiumi e gole gia' di per se' difficili da controllare, si trova sotto il controllo dei serbi di bosnia e per di piu' della loro ala dura. Persino il governo moderato di Banja Luka stenta a governare la zona specie quando non e' in armonia con le posizioni oltranziste degli ultranazionalisti che fanno capo a Radovan Karadzic, che potrebbe trovarsi anche non lontano proprio da Rudo, teatro dell'incidente. In sostanza per l'esercito serbo e qualsiasi altra milizia o trafficante autorizzato non e' certo un problema superare i confini e certo non si poteva escludere forme di rappresaglia antioccidentale come quella accaduta. Il compito dell'SFOR si fa certo sempre piu' difficile. 24.5.99. Mostar. Mentre la TV di Banja Luka , in perfetto accordo con la TV di Belgrado, fa la rassegna stampa quotidiana dei giornali di tutto il mondo che condannanno in qualche modo i bombardamenti NATO in Jugoslavia e il Presidente Americano Bill Clinton, TV Belgrado ha messo in onda immagini dalle quali di potrebbe supporre che i caccia NATO stiano usando il territorio della Bosnia come appoggio logistico e rifornimenti. La Bosnia non ha mai concesso l'uso del proprio spazio in appoggio agli attacchi alla Jugoslavia, ma parte serba non lo avrebbe certo permesso ma anche tra croati e musulmani non esiste una posizione comune in merito. Da Parte sua la NATO ha sempre negato che i voli di controllo dello spazio aereo bosniaco che sono usuali dal 95 siano connessi con l'attacco nel paese adiacente. Certo e' che l'attivita' aerea militare sulla Bosnia si e' intensificata parecchio dall'inizio della guerra Jugoslava e solo grazie a questo a fine marzo fu impedito un attacco su Tuzla da parte di due MIG29 abbattuti appunto dagli aerei NATO di pattuglia su questi cieli. Un altro degli accadimenti che in qualche modo hanno coinvolto la Bosnia e' stato l'abbattimenti di un ponte ferroviario 80 km a est di Sarajevo che interruppe a inizio aprile i collegamenti su rotaia tra Belgrado e il porto Montenegrino di Bar. Difficile dire quanto la Bosnia sia utlizzata e coinvolta nel conflitto attuale. A Sarajevo sono comunque ormai comuni le auto con targa jugoslava in fuga dalla FRY. 21.5.99 Sarajevo. La conferenza dei donatori per la ricostruzione della Bosnia Erzegovina sembra aver portato piu' denaro del previsto. Per il 99 sono stati preventivati 1 miliardo e mezzo di dollari. La posizione internazionale sui Balcani sembra orientata verso grossi investimenti allo scopo di stabilizzare la regione. Meglio tardi che mai si puo' dire, visto che gia' il giorno della morte di Josip Broz Tito e il giorno della caduta del muro di Berlino si sarebbe potuto facilmente leggere le relazioni e la pubblicistica dei cosidetti osservatori e intervenire in modo non dilettantesco sulle tensioni sociali e la poverta' in modo da impedire alcune centinaia di migliaia di morti e immani distruzioni. Oggi si investe alla grande e sempre piu' lo si fara' quando ci sara' da ricostruire Kosovo e magari anche Serbia e speriamo non il Montenegro. IL problema e' che nonostante complicatissimi meccanismi di controllo si rischia di consegnare montagne di denaro nelle mani di politici che nella migliore delle ipotesi non sono in grado di gestirli se non si tratta di corrotti o peggio criminali. IN Bosnia quest'anno vi saranno le elezioni amministrative locali e si sono iscritti 9 partiti dalla Federazione croato musulmana e 17 dalla Repubblica Serba. Se qualcuno di questi indica obbiettivi di riconciliazione in modo sincero si tratta di una eccezione. Per il resto si tratta di nazionalisti piu' o meno camuffati. La Repubblica Serba grazie alla guerra in Jugoslavia e' al collasso economico e occupazionale e perde 2 miliardi e mezzo di lire al giorno, mentre anche il pane diventa un lusso per l'approviggionamento di materie prime che provenivano dalla FRY. Per questo alla Conferenza dei Donatori il premier Dodig ha chiesto provvedimenti speciali. In Federazione un terzo delle imprese ha il bilancio in perdita. Si tratta di 7307 aziende alcune delle quali potentissime prima della guerra conclusasi nel 95. La tanto propagandata campagna di privatizzazioni sembra stia accellerando il processo di arricchimento dei ricchi, impoverimento dei poveri e incremento dei disoccupati. E' vero che con i denari dei donatori si stanno ricostruendo migliaia di case e importatni infrastrutture e che si sta tentando di pilotare la gestione pubblica evitando i rischi piu' gravi, ma tutto l'impegno occidentale anche scremato dagli sprechi sembra sempre una scommessa. 19.5.99 Mostar. A qualche ora dalla apertura a Bruxelles della Conferenza dei Paesi donatori coinvolti nella ricostruzione della Bosnia Erzegovina il paese tutto da di se' un aspetto ben poco compatto e lontano da quelle che dovevano essere le aspettative a oltre tre anni dalla firma dei trattati di pace di Dayton. I territori serbi gia' poveri si trovano a essere colpiti da ulteriore crisi dovuta alla guerra in Jugoslavia che e' il loro mercato di riferimento. Fabbriche chiudono a Prijedor nel nord ovest e operai scioperano anche a Banja Luka. Ma la situazione nella Federazione croato bosniaca non e' certo allegra. Operai matalmeccanici di Sarajevo hanno invaso gli uffici dell'ente pubbblico Energoinvest annunciando scioperi a oltranza visto che non vedono una lira di stipendio da sei mesi. Spesso operai, disoccupati, invalidi e vedove di guerra bloccano la principali arterie stradali del Paese. Mediatori internazionali e funzionari del Fondo Monetario Internazionale chiedono agli amministratori di preparare bilanci chiari e provvedimenti anticrisi ma a Banja Luka l'Assemblea Nazionale serbo bosniaca ha approvato un qualche bilancio statale mentre gli ultranazionalisti fedeli a Karadzic e Sesely abbandonavano l'aula. A Mostar qualsiasi iniziativa di riconciliazione, o anche solo di ripristino delle abitazioni si trova affogata spesso in un mare di ostacoli messi da coloro che gestiscono la cosa pubblica e persino la vita privata delle famiglie in senso oltranzista, imponendo a chi non ha casa di accedere ai fondi di aiuto internazionali solo se su base etnica e discriminatoria, inaccettabile da parte dei donatori. Basti per capire la Bosnia attuale il fatto che ancora il sistema di telecomunicazioni e' diviso in tre. Da Banja Luka si chiama Sarajevo con il prefisso internazionale e da Mostar croata non si puo' accedere a internet se non attraverso il servizio statale della Croazia. 11.5.99. Mostar. Sono almeno 19.000 i profughi arrivati recentemente sia dal Kosovo che dal Sangiaccato e a Sarajevo e' facile incrociare auto con la targa jugoslava di Novi Pazar capoluogo della regione serba a maggioranza musulmana dalla quale si fugge per la guerra e per evitare l'arruolamento nell'esercito di Belgrado. Nella parte serba della Bosnia vengono segnalate varie migliaia di sfollati in arrivo dalla Serbia che trovano rifugio tra i connazionali. Ambedue le entita' in cui e' divisa la Bosnia sono sottoposte a tensioni sociali e etniche e sino a pochi giorni fa agli internazionali era consigliato di non transitare nelle aree serbe. Ma queste ultime, cioe' la Repubblica Srpska, sono legate ecconomicamente alla Serbia in un abbraccio che rischia di divenire molto pericoloso. La RS aveva come partner economico e commericiale privilegiato la Jugoslavia e ora il danno causato dalla guerra in corso e' stato calcolato in 427 milioni di dollari, una cifra ingente per una economia di scala ridotta che certo non ha potuto svilupparsi nei tre anni dai trattati di pace di Dayton. A Banja Luka la depressione e la rabbia si toccano con mano e si segnalano scioperi in alcune delle poche aziende ancora operative in un territorio dove il salario minimo ufficiale e' di 150.000 al mese per i pochi fortunati che hanno un lavoro e riescono a ricevere regolarmente lo stipendio. Intanto si sono aperte le registrazioni degli elettori aventi diritto per una nuova tornata elettorale, questa volta per le amministrazioni locali che si svolgera' dopo l'estate. Un'altra occasione per una democrazia che per la verita' tutti sanno essere quasi completamente virtuale in una terra dove i cittadini sono controllati in massima parte dei partiti nazionalisti delle tre etnie che hanno ben poco interesse a normalizzare la convivenza civile e la tolleranza. Dopo una visita di una delegazione del Consiglio d'Europa sembra anche che ci siano buone possibilita' per una entrata della Bosnia nell'Istituzione della quale fanno parte quasi tutti i paesi est europei giunti a un livello civile giudicato sufficiente per sedere allo stesso tavolo di quelli occidentali, ma al tempo stesso se l'anno scorso fallirono i piani di rientro anche quest'anno sembra che il ritorno dei profughi alle loro case sia sotto le aspettative e certo il conflitto in corso non e' un buon incentivo. 7.5.99. Mostar. Forse non sapremo mai quante volte aerei NATO e Iugoslavi si sono confrontati nei cieli della Bosnia. Dopo l'abbattimento a fine marzo di due MIG 29 che stavano dirigendosi verso Tuzla, nei giorni scorsi si e' avuta notizia di una altro confronto tra un aereo di Belgrado e un caccia NATO decollato da Aviano che avrebbe avuto la meglio in un confronto in qualche posto tra i cieli di Bosnia e di Serbia. Le emittenti della Repubblica Serba di Bosnia d'altra parte citano spesso bilanci di guerra di parte iugoslava dove di parla di decine di abbattimenti da parte della contraerea di Blegrado, tra aerei con e senza pilota e missili Cruise. Bisogna anche notare che comunque la TV di Banja Luka cita anche le fonti occidentali che parlano della tragica cacciata dei kossovari dalle loro case e dell'iniziativa di Milosevic di far partire il leader avversario Rugova riportano un commento di una rete USA che definisce l'iniziativa buona per mettere in crisi la strategia di Clinton e un invito della Albright all'Italia a non permettere a Rugova di girare l'Europa chiedendo la fine dei bombardamenti. I media serbi non mancano mai di citare la posizione della Cina, contraria da sempre all'attacco NATO. Il portavoce dell'Assemblea Nazionale della Repubblica Srpska, Petar Djokic ha inviato una lettera ai parlamento dei paesi dell'Unione Europea ha chiesto di bloccare futuri ingaggi dei rispettivi eserciti in operazioni militari contro la FRY. Intanto il governo serbo bosniaco attende la conferenza dei donatori dalla quale si aspetta un miliardo di dollari di aiuti alla ricostruzione e alla ripresa, ma l'Ambasciatore USA a Sarajevo Kauzlarich teme che il blocco dell'Istituzioni unificate (in gran parte da addebitarsi alla parte serba) metta a rischio i fondi della Banca Mondiale per la Bosnia. Carlos Westendorp, forte della sua esperienza quantomeno difficile, suggerisce per il Kosovo la creazione di un protettorato per almeno 5 anni. L'idea sarebbe probabilmente stata buona anche per la Bosnia dove invece si e' lasciato al potere gli stessi leader della guerra creando cosi' una divisione tra le nazionalita' che oggi ricevono notizie opposte sulla guerra mentre insegnano storie opposte ai loro studenti con esiti futuri non prevedibili. 30.4.99. Mostar. L'Alto rappresentante ONU in Bosnia Carlos Westedorp in due giorni ha chiuso una emettente serbo bosniaca con sede a Pale per aver condotto una esasperata campagna di propaganda anti NATO, ha condannato l'expremier bosniaco Harid Silajdzic, attuale vice presidente del Parlamento unificato, e gia' noto come moderato, per aver espresso la propria soddisfazione per i bombardamenti NATO sulla Jugoslavia e auspicato un intervento di truppe di terra in Kosovo e destituito il ministro degli interni del cantone di Tuzla per non aver rispettato i suoi impegni ne' le leggi in vigore. Indubbiamente due dei tre provvedimenti sono correlati alla tensione crescente dovuta alla guerra in atto, il terzo invece potrebbe essere il segnale della lotta alla corruzione che ha investito le amministrazioni bosniache specie quella del cantone di Tuzla ormai da mesi. Intanto a Banja Luka, il Presidente destituito Poplasen ha lasciato l'ospedale e curera' la sua ulcera a casa, mentre la moderata Plavsic ha espresso il suo disappunto per la destituzione del vicepremier jugoslavo Draskovic in perfetta dissonanza con il suo avversario Krajsnik che invece si e' compiaciuto del provvedimento che provvede a mettere a tacere una voce dissonante dalla leadership belgradese con la quale egli e' in perfetto accordo. Oltre ai 45.000 musulmani giunti da Kosovo e Sangiaccato, sono 15.000 i serbi fuggiti dalla Jugoslavia in Repubblica Serba di Bosnia. Cosi' tutta la Bosnia Erzegovina di trova a fronteggiare una nuova crisi e nuove tensioni dagli esiti imprevedibili. 29.4.99. Mostar. Sono almeno 45.000 i rifugiati musulmani giunti in Bosnia Erzegovina da Kosovo e Sangiaccato e a questi bisogna aggiungere migliaia di serbi arrivati dalla Jugoslavia nelle aree dell'entita' serba di Bosnia la cui economia direttamente collegata con Belgrado e' al collasso. L'effetto degli attacchi NATO alla Jugoslavia si da sempre piu' pesante sulla fragile pace bosniaca, come un terremoto tremendo la cui onda d'urto potrebbe mandare in frantumi la cristalleria esplosiva giusto di la' dalla Drina che disegna il confine tra i due Paesi. Le istituzioni unificate sono di fatto bloccate e i piani di rientro dei profughi in crisi. A Banja Luka appaiono sui muri bandiere americane con la svastica nazista e le auto portano adesivi che invitano a bombardare anche qui, perche' anche qui e' Serbia. Una delegazione bosniaca si e' recata a Strasburgo al Consiglio d'Europa e i leader moderati chiedono assicurazioni affinche' non si permetta alla guerra di espandersi sulla Bosnia. L'Assemblea Nazionale serbo bosniaca si e' autoimposta di sbloccare l'impasse che non ha permesso la formazione di un nuovo governo dopo il voto dello scorso settembre, mentre il Presidente destituito Poplasen e' stato ricoverato in ospedale a Banja Luka per un attacco di ulcera. Ma in aula solo i moderati hanno votato con i membri musulmani , mentre il partito SDS di Krajsnik sie' astenuto e i radicali fiacheggiatori di Vojslav Sesely hanno votato contro. Intanto il premier ancora in carica Dodig e il suo ministro degli interni Jovanovic sono in stretto contatto con i mediatori internazionali per continue consultazioni. Da parte di Carlos Westendorp si chiede che entro l'anno la Bosnia sia accettata nel Consiglio d'Europa anche per spingere a un distacco politico positivo dal pantano balcanico e annuncia a breve l'arrivo delle patenti automobilistiche unificate. Secondo gli osservatori del prestigioso International Crisis Group la situazione nella parte serba della Bosnia e' a un passo dall'infiammarsi e scatenare violenza. Anche per i serbi moderati da Belgrado si chiamano gli ultras a organizzare violenze e trascinare la Bosnia nel caos e per qualcuno la pace apparente potrebbe svanire nel giro di una notte. In effetti nessuno puo' dire cosa accadra' se i bombardamenti andranno avanti ancora per qualche tempo, nemmeno sapendo che sono dislocati in Bosnia 30.000 uomini della forza internazionale SFOR che ovviamente sono in stato di allerta. Gli aereoporti di Sarajevo e Mostar sono stati riaperti ma i voli per Vienna sono quasi vuoti. Anche se come speriamo tutti la calma non verra' infranta, gli effetti destabilizzanti si faranno sentire nel tempo visto che anche il solo arrivo di profughi rischia di mandare in crisi il complicato gioco di rientri incrociati delle minoranze alle loro case. Le ripetute affermazioni ottimistiche e tranquillizzanti delle autorita' fanno pensare dopotutto che i timori non sono solo della gente comune e dei politici locali. 6.4.99. Mostar. A Sarajevo si comincia a percepire chiaramente la presenza dei rifugiati dal Kosovo e dal Sangiaccato. Ufficialmente sono meno di 5000 ma le cifre non sono certo sicure visto che in tanti arrivano con propri mezzi e non si registrano ne' chiedono aiuto umanitario andando in parte da parenti o amici o cercando soluzioni di fortuna. Cosi' la tensione cresce anche se lentamente mentre sulla stampa le contraddizioni appaiono piu' evidenti. Il comportamento di serbi musulmani e croati e diverso e anche opposto, come scrive Oslobodenje. Zivko Radisic, membro serbo autosospesosi dalla funzione ha chiesto la convocazione del consiglio di sicurezza Onu per denunciare come SFOR sia andata ben oltre il suo ruolo designato abbattendo un ponte e interrompendo la linea ferroviaria Belgrado Bar in territorio bosniaco, mentre da parte serba non si e' mai menzionato il fallito attacco aereo iugoslavo a Tuzla. L'ambasciatore all'ONU per la Bosnia Sacirbegovic ha invece chiesto la stessa convocazione per denunciare la violazione dello spazio aereo bosniaco da parte dei due velivoli abbattuti dieci giorni fa. Il ministro degli esteri federale Prlic ha invece inviato una lettera agli ambasciatori bosniaci per chiarire che la posizione della Federazione croato musulmana sulla guerra in atto non e' omogenea. La tensione piu' alta si registra nell'entita' serba dove Tv e Radio ripetono in pratica le emittenti di Belgrado con l'effetto di mantenere all'oscuro la popolazione su quanto in effetti accade in Kosovo. Questo ha provocato proteste da parte dei mediatori senza alcun risultato. Cosi' si e' giunti ai vari atti violenti nei confronti di sedi occidentali a Banja Luka e in altre zone dei giorni scorsi. Il problema potrebbe essere in parte risolto, secondo un rappresentante dei mediatori intervistato dal Los Angeles Times, e che e' rimasto anonimo abbattendo il ripetitore satellitare della TV di Belgrado che pero' purtroppo si trova in pieno centro della capitale iugoslava, cioe' impossibile da colpire senza rischi per gli abitanti della citta' dove la polizia minaccia a telefono quei giornalisti serbi indipendenti ancora in attivita'dopo la chiusura di ogni mezzo d'informazione non governativo. 5.4.99. Mostar. L'azione con la quale SFOR ha fatto saltare in aria un ponte ferroviario situato in territorio bosniaco controllato dai serbi segna l'inizio delle sinergie tra il conflitto in atto tra NATO e Jugoslavia e la Bosnia. La linea ferroviaria collega la Serbia e il Montenegro traversando il territorio della Bosnia circa 80 km a est di Sarajevo, secondo le autorita' militari della NATO sarebbe stata gia' utilizzata a scopi militari e comunque ufficialmente la si e' interrotta per evitare che Belgrado possa ricevere aiuti dai serbi di bosnia o anche la potesse utilizzare per una probabile e temuta azione militare contro il governo del Montenegro che ormai e' in rotta di collisione con la dirigenza serba. Durante il minamento del ponte la forze SFOR si sono anche scontrate con due uomini armati sembra in abiti civili che sarebbero poi scomparsi. Secondo la radio serbo bosniaca i due sarebbero stati uccisi mentre sorvegliavano il ponte. La dirigenza della Repubblica Srpska ha duramente protestato contro l'azione che violerebbe i trattati di pace. Mentre i serbo bosniaci minacciano ritorsioni con le truppe SFOR, l'azione, effettuata di fatto non solo per isolare la Bosnia dalla guerra ma anche in appoggio all'attacco NATO, rischia di danneggiare ulteriormente i rapporti tra il comando SFOR e il contingente russo che ne fa parte e del quale Mosca ha gia' minacciato il ritiro. Da parte bosniaca musulmana tutt'altro atteggiamento. Il vicepremier del governo centrale bosniaco Haris Silajdzic, gia' premier a Sarajevo durante l'assedio, dopo aver fatto ricordato che Slobodan Milosevic fece massacrare diecimila persone in tre giorni a Srebrenica nel 95, chiede che la NATO intervenga con truppe di terra in Kosovo per evitare che si ripetano ancora i fatti di Bosnia. 2.4.99. Mostar. Mentre la TV di Banja Luka elenca giornalmente le manifestazioni di protesta contro l'intervento NATO in Jugoslavia, da Perth in Australia a Sokolac, 20 km da Sarajevo, e il Presidente serbo gia' autosospesosi dalla Presidenza tripartita invia una lettera di protesta all'ONU, dal versante croato non mancano le preoccupazioni per i riflessi che la guerra in corso potra' avere sul futuro della Bosnia. Il quotidiano croato Bosnia Libera, emanazione del regime di Zagabria, racconta dell'arrivo in massa di profughi musulmani dal Sangiaccato. Sarebbero almeno 6000 quelli registrati, in fuga da possibili ritorsioni serbe sulla loro comunita' che e' situata nel centro della Serbia dove giunse in fuga dalla Bosnia diversi secoli fa per uno dei tanti flussi e riflussi etnici provocati dai conflitti balcanici. Oggi i nazionalisti musulmani li chiamano a Sarajevo, mentre Belgrado ne ostacola la partenza in vista di arruolamenti forzati per la guerra ma anche di un possibile uso politico, come si usa fare da queste parti con rifugiati e minoranze. Gli osservatori croati non mancano certo di notare come questo ennesimo flusso, assommato anche alle migliaia di kosovari gia' arrivati nella capitale bosniaca nei mesi scorsi quando non era interessante occuparsi della loro cacciata, stia islamizzando la citta'. Questo renderebbe ancora piu' difficile realizzare il ritorno delle migliaia di croati e anche serbi originari di Sarajevo, previsto dai trattati e in tragico ritardo. Come si vede anche se la guerra non debordera' veramente in Bosnia, il groviglio di una pace precaria e i flussi di popolazione non potranno che avvitarsi ulteriormente su se' stessi. 1.4.99. Mostar. Il conflitto NATO Jugoslavia puo' coinvolgere la confinante Bosnia Erzegovina non solo dal punto di vista emotivo, con croati e bosniaci ai quali torna alla mente la tragedia conclusasi solo tre anni fa, e serbi che stanno organizzando reclutamenti e invio di aiuti a Belgrado, ma anche da quelli militare. La cattura dei tre soldati americani in territorio macedone da parte di truppe serbe sconfinate pone problemi seri di sicurezza, visto che gia' nelle crisi precedenti Belgrado aveva minacciato di colpire obbiettivi alleati in Bosnia. Le dimostrazioni dei serbo bosniaci sono in massima parte pacifiche e Simo Haselock, portavoce dell'OHR che definisce la situazione relativamente calma. I danni causati dalla proteste dei serbi di Bosnia sono inferiori a quelli causati dagli hoolingans inglesi durante una partita di calcio. Con questo si intende rispondere alle dichiarazioni del ministro degli esteri russo Ivanov secondo il quale la crisi del Kosovo minaccia la Bosnia. Ma diverse delegazioni internazionali hanno chiuso i loro uffici nell'entita' serba dopo che la tensione si era alzata. Imbarazzante quantomeno e' anche la situazione delle truppe russe schierate nel contingente SFOR presso le quali e' anche dislocato del personale militare americano. Per il comandante della missione russa Col. Nikolai I. Ignatov bombardare popolazioni pacifiche e' un grave errore. In una intervista al Los Angeles Times, Ignatov, che comanda i circa 1300 soldati russi, dislocati a poche decine di km dal confine tra Bosnia e Serbia, ribadisce che l'attacco NATO non serve a nessuno e non portera' la pace. Un risultato prevedibile del conflitto in atto potrebbe essere lo spostamento di parte dei fondi destinati alla ricostruzione verso l'emergenza profughi in Macedonia e Albania, in vista poi di stanziamenti colossali per la ricostruzione sia in Kosovo che nella stessa Serbia che lamenta almeno 20.000 feriti e danni enormi dei quali finita speriamo presto la guerra in corso, ci si dovra' occupare. 31.3.99. Mostar. La missione internazionale di pace, Stabilisation Force, in Bosnia non e' coinvolta in nessun modo nelle azioni militari della NATO in Jugoslavia. Il comandante SFOR , Gen. Montgomery Meigs, ha tenuto a precisare che le truppe internazionali, composte anche da contingenti di paesi non facenti parte della NATO, sono estranee a quanto accade oltre il confine e non si sentono minacciate. La situazione in Bosnia e' stabile e siamo fiduciosi che rimarra' cosi' com'e'. La missione SFOR conta 32.000 unita' da 40 paesi e spesso si e' trovata in situazioni difficili. Nonostante quanto dichiarato da Meigs le basi si trovano in stato di allerta con restrizioni varie e le pattuglie americane si muovono in assetto di guerra anche per la normale routine con speciali precauzioni e indossando sempre elmetto e armamento completo. Per altro l'abbattimento dei due MIG 29 iugoslavi di venerdi' scorso da parte degli intercettori NATO incaricati di far rispettare la zona di divieto di volo dimostra che a Belgrado si pensa a SFOR come a un possibile obbiettivo di ritorsioni. Per ora sono state le proteste di piazza a causare danni ma solo alle missioni delle organizzazioni internazionali specie a Banja Luka. Se sino alla settimana scorsa era comune opinione che la permanenza SFOR in Bosnia sarebbe stata ancora lunga , con la nuova situazione le incertezze per il futuro si fanno ancora piu' pesanti. MOSTAR 29.3.99. La scomparsa del viceministro degli interni federale Jozo Leutar (di nazionalita' croata) e' stata commentata con sgomento anche dai mediatori internazionali. Il gravissimo attentato del 16 marzo scorso quando l'auto sulla quale viaggiava Leutar e' saltata in aria in piena Sarajevo ha colpito, forse non per caso, uno dei leader croati piu' aperto e impegnato per l'applicazione degli accordi di pace di Dayton. Oltre al leader del maggiore partito croato di Bosnia (HDZ) Jelavic, che ha definito Leutar un vero combattente per la pace e la solidarieta', Elisabeth Rehn e Robert Berry, responsabili rispettivamente dell'ufficio Diritti Umani dell'Alto Commissariato ONU e della missione OSCE in Bosnia hanno definito Leutar un amico sincero difensore della democrazia. Mentre la guerra nella confinante Serbia manda in fibrillazione la fragile pace bosniaca, non resta che sperare che l'attentato non segni l'apertura di una campagna terroristica da molti temuta che potrebbe essere orchestrata non solo per motivi politici e contrasto etnico ma piu' probabilmente per combattere la lotta alla corruzione e ai traffici illeciti che dilagano in tutto il paese. Intanto la spaccatura tra aree croato musulmane e serbo bosniache si fa piu' evidente attraverso i media, TV e radio, che danno versioni e commenti opposti sulla guerra NATO/Serbia. La TV di Banja Luka, per la quale gli aerei abbattuti venerdi' scorso vicino Tuzla erano americani, racconta tutti i dati sui bombardamenti replicando in pratica quanto trasmesso dalla TV di Belgrado, mentre in citta' la tensione non manca dopo gli assalti allae sedi USA, GB e UNHCR e la tentata marcia contro la base SFOR britannica bloccata dalla polizia. La TV di Sarajevo da ampio spazio alle notizie proveniente dall'occidente e si apprende inoltre che 4000 serbi sono tornati alle loro case a Drvar, nel sud, controllata dai nazionalisti croati e gia' teatro di scontri meno di un anno fa, oltre a riportare con enfasi i rari casi di scambio di auguri tra serbi e musulmani per la festa islamica del Bajram. Non c'e soddisfazione dichiarata da parte bosniaca per l'attacco NATO alla Serbia ma certo nemmeno rammarico o disappunto. 29.3.99 MOSTAR. PUBBLICO IN INGLESE UN MESSAGGIO RICEVUTO DA UNA AMICA SERBA DI BANJA LUKA. RITENGO POSSA ESSERE UTILE PER CAPIRE COME SIA STATO POSSIBILE QUANTO ACCADUTO QUI NEI BALCANI NEGLI ULTIMI SETTE ANNI E ANCHE MOLTO PRIMA. I am sending you next poem which is popular here: Serbia blues(New Reservation) Nothing to fear, nothing to worry, It is an old, well known story. Don't think too deep, Don't loose your sleep Just another nation goes to reservation. Serbian people, they are so bad, The world would be best if they were all dead. Let's throw some bombs, lets burn them all, Put them against or behind a wall. Lets find a new desert, a new location, Let's call it The Serbian Reservation. Don't think too long,don't thing too deep, Serbian land is now so cheap. Croats, Albanians, come and get some A piece of Serbia to every world's bum. It gives me sorrow it gives me blues Whenever I hear the CNN news: Kid kills his schoolmaster with a gun, Macguire hits another home run. The San Diego zoo got a new panda, Eighthundredthousand killed in Rwanda. Eighthundred-thousand dead on the scene, Is NATO going to intervene? Give me a break, come on, get real, They were all black, not a big deal, Eighthundredthousand, their throats slit, We all remember what Clinton did. The Support he offered was only moral, At the time he was just getting oral. In the case of Rwanda he was to slow, But now he's ready for a final blow. The peace on the Balkans someone disturbs, So let's go there and bomb some Serbs. Let's get Kosovo ethnically clean, Ten percent Serbs, and they're so mean. Lets kick them out to reservation Kosovo is for the Albanian nation Ten percent only, used to be more, Seventy percent after Second World War. After fifty years they almost all left, Under the pressure, terror, and theft. Some ten percent just wouldn't go, Now Clinton's ready for the final blow. Serbs from Croatia, Serbs from Bosnia, We chased them all to little Serbia, What Hitler started, lets get it done, Let's go to Serbia and have some fun. Let's test some weapons, cause some destruction, Let's see what will be the Russian's reaction. It'll be good for the bonds and stocks, 'Cause the market lately really sucks. Let us create the New World Order For every country, we'll write a new border. Everyone has to dance as we play, Or he'll become NATO's pray. Sanda 27.3.99 ore 23. Tuzla. La tensione nelle aree serbe della Bosnia cresce. Proteste di piazza e minacce alle legazioni diplomatiche di GB, Francia, Germania, dopo che quella USA a Banja Luka e' stata assaltata giovedi' scorso quando anche un sorvegliante e' rimasto gravemente ferito. La sede OSCE della citta' e' stata trasferita dopo l'assalto alla sede del World Food Programm. Gli ultranazionalisti serbo bosniaci da sempre molto vicini al governodi Belgrado raccolgono denaro e arruolano volontari da affiancare all'esercito di Milosevic. Dopo l'abbattimento dei due MIG 29 nei pressi di Tuzla, elicottari serbi sono stati individuati nell'area, forse alla ricerca dei piloti. Si fanno sempre piu' chiari i rischi di un riflesso dirompente del conflitto in iugoslavia sulla Bosnia, in partocolare in Repubblica Srpska dove oltre a Banja Luka si stanno mobilitando anche Bijeljina, nel nord est a nord di Tuzla e Trebinje, dove migliaia di serbi sono scesi in piazza per protestare contro l'attacco NATO gridando che il Kosovo e' la terra santa del loro popolo. In Repubblica Srpska si sta anche organizzando assistrenza per accogliere profughi serbi in fuga dall'adiacente madrepatria. Il responsabile OSCE in Bosnia Berry ha accusato i radicali di Sesely (vicepremier di Milosevic) e Poplasen (presidente della Repubblica serba di Bosnia, dimesso di forza dal Altro Commissario ONU Westendorp per apologia alla violenza e per boicottare gli accordi di pace) di orchestrare una propaganda terroristica al fine di portare il conflitto sul territorio bosniaco. 27.3.99 ore 19. Teocak/Tuzla. Trnova , Teocak e Ugljevik, e' il nome esatto del luogo dove i due MIG 29 sono precipitati dopo essere stati abbattuti dagli intercettori F15 della NATO incaricati di far rispettare il divieto di voli militari sulla Bosnia sino dal 95 come previsto negli accordi di Dayton I due sofisticati caccia di fabbricazione russa sono finiti nella zona di separazione tra la Federazione croato bosniaca e la Repubblica Srpska in una zona a meta' tra Tuzla e i confini con la Serbia e la Croazia a pochi km di distanza dalla base russa della missione SFOR di Ugljevig dove sorge anche una cenrale termoelettrica. La zona e' isolata e la polizia serbo bosniaca minaccia i giornalisti stranieri e ne ha arrestati due francesi mettendo in fuga il fotografo bosniaco che li accompagnava. Nessun dubbio che si tratti di aerei serbi. I bosniaci dei villaggi vicini ci raccontano d'aver visto i due MIG 29 precipitari in fiamme e poi d'aver udito esplosioni varie tali da $ far supporre che i due piloti lanciatisi con il paracadute possano essere finiti su un,o dei campi minati di cui la zona e' ricca. Comunque il relitto di uno dei due aerei abbattuti che facevano parte di un gruppo di tre non e' stato ancora ritrovato. Nella zona sono stati anche osservati due elicotteri serbi rientrati poi rapidamente in Serbia, che dista circa 20 km, prima di essere intercettati. Lentamente il conflitto Serbia/NATO si riflette sulla Bosnia. Se il dispositivo della NATO non avesse fuzionato I 3 MIG avrebbero quasi certamente attaccato la base americana Eagle nel visino aereporto di Tuzla o forse la stessa citta' di Tuzla in una folle rappresaglia Che non avrebbe certo potuto stupire nessuno. Come non stupisce il flusso di Profughi che arriva in Bosnia dalla Serbia, 5000 musulmani della regione del Sangiaccato in fuga dalla paura e da arruolamenti indesiderati. Mentre qui a Tuzla i bosniaci festeggiano alla grande la grande festa musulmana del Bajran macellando vacche e ballando sino a notte fonda. 27.3.99. TUZLA. DUE MIG29 SONO STATI ABBATTUTI DAI CACCIA CHE DA TRE ANNI ALMENO STANNO CONTROLLANDO LO SPAZIO AEREO DELLA BOSNIA ERZEGOVINA. LE AUTORITA DI BELGRADO NEGANO L ACCADUTO MA ANCHE LA CNN HA INVIATO LE IMMAGINI DELLE CARCASSE DEI VELIVOLI DI FABBRICAZIONE SOVIETICA CADUTI A 20 KM NORD EST DI TUZLA DOVE PER LA TERZA NOTTE CONSECUTIVA SI E SENTITO IL ROMBO DEI JET A PROTEZIONE DELLA GRANDE BASE AMERICANA SITUATA ALL AEREOPORTO DELLA CITTA E GIA MINACCIATA ALEMNO A PAROLE IN ALTRE CRISI RECENTI DA PARTE DI BELGRADO IN QUANTO LA BASE E3 IL PRESIDIO AMERICANO PIU VICINO ALLA IUGOSLAVIA. GLI AEREI DA CACCIA DELLA AVIAZIONE DI MILOSEVIC SONO STATI INTERCETTATI GIA PRIMA CHE SCONFINASSERO IN TERRITORIO BOSNIACO DAGLI AEREI RADAR AWACS E POI SONO STATI INTERCETTATI DAGLI F15 CHE SORVEGLIANO LA NO FLY ZONE DICHIARATA NEL 95 SU TUTTA LA BOSNIA E ABBATTUTI. I MIG 29 SONO PRECIPITATI SULLA ZONA DI TEOCAK, UNA AREA RURALE SITUATA ALL INTERNO DELLA FASCIA DI SICUREZZA DISEGNATA A DAYTON TRA LE AREE BOSNIACHE E SERBE. TEOCAK DISTA POCHE DECINE DI KM DAL CONFINE CON LA SERBIA ED E CONTROLLATA DAL CONTINGENTE MILITARE RUSSO CHA FA BASE SUL TERRITORIO CONTROLLATO DAI SERBI. L AMBASCIATORE BOSNIACO All ONU SACIRBEJ HA CHIESTO L INTERVENTO DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA CHE GIA E RIUNITO PER DISCUTERE DEL CONFLITTO IUGOSLAVO, PROTESTANDO PER LA VIOLAZIONE DELLO SPAZIO AEREO DEL PROPRIO PAESE 26.3.99. Mostar. Sono sempre piu' forti i timori che la guerra in Jugoslavia possa avere seri riflessi sulla vicina Bosnia. Manifestanti serbi che protestavano contro l'attacco NATO alla madre patria hanno dato l'assalto agli uffici di Banja Luka dell'Ambasciata americana in Bosnia che furono aperti nel periodo di positiva collaborazione tra i moderati, Bjlijana Plavsic e Dodig, e l'occidente. La tensione e' alta in tutta lentita' serba di Bosnia e si stanno arruolando patrioti disposti a andare a combattere a fianco dei fratelli contro quello che e' certo unanimemente riconosciuto come l'aggressore cioe' la NATO. La Iugoslavia confina in realta' solo con la parte serba della Bosnia e certo il confine non e' controllabile dalle autorita' bosniache federali e dalle truppe internazionali. Cosa realmente accada e' difficile da sapere. Il leader croato bosniaco Jadranko Prlic si e' detto amareggiato per il fallimento dei negoziati e l'inizio del conflitto. Sul quotidiano croato Bosnia Libera si giudicano i bombardamenti in ritardo di otto anni. Gli stand serbi presenti a una fiera commericiale a Mostar sono ignorati dai visitatori. Aziende di Pancevo e altre localita' della Serbia che riprendevano i contatti con la Bosnia federale come una fiammella di normalita' spazzata via dal vento di un conflitto al tempo stesso tragico, paradossale, che i bosniaci consideravano da sempre inevitabile se non indispensabile. 25.3.99. Mostar. Infine si e' deciso di attaccare Milosevic e la sua leadership suicida assetata di potere. Era possibile capire che il problema era il dittatore conosciuto anche come la Volpe dei Balcani, come ha detto qualche settimana fa Bill Clinton? E' giusto fare una guerra per duecentomila profughi e due milioni di albanesi che da dieci anni subiscono una crescente repressione di ogni diritto civile oltre che culturale? Qualcuno ha detto che se dovessimo fare guerra per salvare tutti gli oppressi della terra dovremmo fare migliaia di guerre. Allora dovremmo al contrario lasciare ognuno al suo destino, lasciar dilagare le dittature da strapazzo ma armate sino ai denti, magari solo perche gli oppressi non siamo noi? Una volta contro i dittatori si organizzavano le brigate internazionali, oggi solo gli USA tengono a intervenire, spesso per interessi di parte. Gli alibi dei non interventisti sono vergognosi anche se chi e' innocente scagli la.......... 25.3.99. Mostar. Stato di allerta in tutte le basi NATO in Bosnia, specie in quella americana dell'aereoporto di Tuzla ma la vigilanza e' alta ovunque in particolare nei territori dell'entita' serba di Bosnia. A Banja Luka, dopo gli attentati alle auto del OHR di due notti fa la sorveglianza e' massima e l'ambasciata americana a Sarajevo ha fatto sapere che qualsiasi azione contro obbiettivi americani sarebbe perseguita senza risparmio di mezzi. Aereoporti chiusi in tutto il paese. Nessun velivolo si alzera' in volo senza una speciale autorizzazione del comando SFOR in modo da evitare ogni possibile equivoco. Nessuno e' in grado di prevedere quale sara' la reazione degli ultranazionalisti serbo bosniaci di fronte al primo attacco militare occidentale contro la madrepatria ma tutto e' possibile visto che la connessione con gli ultras di Belgrado al governo e' strettissima. Non e' nemmeno da escludere che possano esservi attacchi contro il territorio federale bosniaco provenienti dall'adiacente territorio serbo. Negli ultimi giorni i controllo SFOR sulle strade di confine si sono intensificati con qualche arresto e le proteste della popolazione. La gente di Bosnia mostra indifferenza a quanto accade e con il bel tempo affolla le strade e i locali ma certo non mancano preoccupazione e qualche soddisfazione per un intervento contro quello che e' considerato il nemico storico, l'aggressore che ha causato una immane tragedia. 23.3.99. Mostar. La scorsa notte a Banja Luka due bombe hanno colpito due veicoli della rappresentanza locale dello stesso Alto Commissario ONU e nei territori controllati dalle autorita' serbo bosniache e' scattato il piano di evacuazione del personale civile internazionale che opera nei progetti umanitari. La estrema tensione tra occidente e Serbia non risparmia riflessi sulla Bosnia gia' di per se' in stato di pace precaria aggravato dal recente attentato contro un viceministro federale di nazionalita' croata, le cui condizioni cliniche vanno peggiorando e dallo scontro politico durissimo in atto tra mediatori internazionali e leadership serbo bosniaca sullo status di Brcko, il cui sindaco, serbo si e' dimesso per protesta e sul Presidente dell'entita' serba Poplasen dimesso a forza da Carlos Westendorp. Il Premier serbo bosniaco Dodig ha preso posizione contro il coinvolgimento della serbo bosnia in un eventuale conflitto che interessi la Serbia, ma il moderato Dodig, uscente e non ancora sostituito a capo del governo di Banja Luka non puo' certo rappresentare anche i duri come Poplasen che hanno grande seguito popolare e che certo non la pensano come lui. Il pericolo di terrorismo diffuso, impossibile da reprimere, era gia' possibile senza l'ipotesi di un conflitto contro la Serbia e se questo conflitto avra' inizio in Bosnia non mancano certo i bersagli di possibili rappresaglie da parte dei nazionalisti sostenuti pubblicamente e incitati da Belgrado. 16.3.99. Jozo Leutar, viceministro degli interni del governo federale croato bosniaco sta lottando contro la morte all'ospedale di Sarajevo dopo essere rimasto vittima di una attentato mentre transitava nel centro della capitale a bordo della sua auto accompagnata dal veicolo di scorta i cui occupanti sono rimasti anch'essi feriti, in una via a meno di duecento metri dalla sede dell'ambasciata americana. Le forze di polizia locale e internazionale hanno isolato la zona dello scoppio e i dettagli sono scarsi. Leutar e' anche vicepresidente del HDZ, il partito dominante nelle aree croate della Bosnia, gemello di quello croato del Presidente Tudzman e membro della camera alta del parlamento unificato della Bosnia Erzegovina. Dall'Alto Rappresentante ONU si condanna l'accaduto in attesa di dettagli, e si nota come Leutar sia impegnato efficacemente nella lotta alla corruzione e ai traffici illeciti molto estesi nel Paese. I primi commenti di parte croata parlano di atto terroristico e secondo Ante Jelavic, membro croato della Presidenza, non si puo' ecludere una matrice radicale e la risposta croata non si fara' attendere. Altri leader croati hanno gia' identificato l'attentato come un motivo in piu' che dimostra come per i Croati di Bosnia si necessario creare una entita' politica autonoma, obbiettivo per il quale da parte croata si sta montando un largo movimento di protesta dai connotati ultranazionalisti. 12.3.99. Jozo Leutar, viceministro degli interni del governo federale croato bosniaco sta lottando contro la morte all'ospedale di Sarajevo dopo essere rimasto vittima di una attentato mentre transitava nel centro della capitale a bordo della sua auto accompagnata dal veicolo di scorta i cui occupanti sono rimasti anch'essi feriti, in una via a meno di duecento metri dalla sede dell'ambasciata americana. Le forze di polizia locale e internazionale hanno isolato la zona dello scoppio e i dettagli sono scarsi. Leutar e' anche vicepresidente del HDZ, il partito dominante nelle aree croate della Bosnia, gemello di quello croato del Presidente Tudzman e membro della camera alta del parlamento unificato della Bosnia Erzegovina. Dall'Alto Rappresentante ONU si condanna l'accaduto in attesa di dettagli, e si nota come Leutar sia impegnato efficacemente nella lotta alla corruzione e ai traffici illeciti molto estesi nel Paese. I primi commenti di parte croata parlano di atto terroristico e secondo Ante Jelavic, membro croato della Presidenza, non si puo' ecludere una matrice radicale e la risposta croata non si fara' attendere. Altri leader croati hanno gia' identificato l'attentato come un motivo in piu' che dimostra come per i Croati di Bosnia si necessario creare una entita' politica autonoma, obbiettivo per il quale da parte croata si sta montando un largo movimento di protesta dai connotati ultranazionalisti. 12.2.99. Mostar. I mediatori internazionali che operano in Bosnia sono ormai ai ferri corti con Nikola Poplasen, il Presidente della Repubblica Srpska dimesso d'autorita' da Carlos Westendorp dopo che aveva mostrato scarsissima attitudine a seguire le direttive internazionali sugli accordi di pace e di non essere capace di trovare un nuovo premier che avesse una maggioranza per formare un nuovo governo a Banja Luka. La decisione di Westendorp e' stata rigettata e Poplasen continua la sua attivita' appoggiato dal suo mentore Vojslav Sesely, vicepremier a Belgrado. L'inviato americano Robert Gelbard ha definito terroristiche le minacce di Popolasen che durante una conferenza stampa aveva affermato che il popolo serbo se necessario deve difendere la propria patria con sassi, bastoni, armi e carriarmati quello che non otteniamo per via parlamentare lo otterremo con i Kalasnikov, concetti ripetuti anche da Sesely che chiama i serbi di Bosnia alla rivolta civile per Poplasen eletto dalla maggioranza degli elettori. Gelbard ha affermato che qualsiasi accadimento violento in serbo bosnia a questo punto sara' addebitato a Poplasen e ai suoi, mentre il Premier uscente il moderato Dodig ha ammonito i serbi da seguire gli inviti alla rivolta violenta. Intanto Westendorp e il supervisore per Brcko Farrand hanno incontrato la commissione parlamentare serbo bosniaca che si occupa della cittadina contesa per la quale si e' deciso uno status di distretto speciale duramente contestato dai duri capeggiati da Poplasen. 9.3.99. In un comunicato ufficiale l'Alto rappresentante ONU per gli accordi di pace Carlos Westendorp conferma che la rimozione del Presidente dell'Entita' serba di Bosnia Nikola Poplasen e' irrevocabile. La destituzione viene confermata anche dalla OSCE e viene motivata dal comportamento tenuto da Polasen considerato non conforme agli accordi firmati anche dai serbi e di forte ostacolo al processo di democratizzazione. Westendorp ricorda che i poteri di rimozione in casi come questo gli vengono conferiti dall'allegato dieci dei trattati di Dayton e che l'Assemblea Nazionale Serbo bosniaca non e' competente in materia. Westendorp conferma inoltre le decisioni relative allo status di Brcko prese dal Tribunale di Arbitraggio e, assieme al supervisore Robert Gelbard ribadisce che la mappa di Dayton non viene modificata e pertanto l'integrita' territoriale della Repubblica Srpska non viene intaccata. Si ribadisce inoltre che la coincidenza delle decisioni su Poplasen e Brcko e' puramente casuale. Di fatto la parte serba si e' ritirata da ogni istituzione comune in Bosnia e nelle scorse 48 ore tutti i consigli comunali delle citta' a controllo serbo hanno votato documenti di protesta contro Westendorp e Gelbard arrivando in qualche caso a chiedere anche che i due diplomatici siano dichiarati persone non gradite. La TV di Banja Luka ha anche dato notizia secondo la quale la Russia avrebbe chiesto la verifica dei poteri di Westendorp. Resta da registrare un ammorbidimento delle posizioni del Premier uscente moderato Dodig che ha affermato che le decisioni internazionali su Brcko devono essere rispettate. Dodig sembra cosi' volersi dissociare dal voto parlamentare che aveva visto uniti falchi e colombe contro l'occidente. 8.3.99. Il parlamento serbo bosniaco ha votato il ritiro di tutti i rappresentanti di parte serba alle istituzioni comuni di Bosnia Erzegovina, dal membro serbo alla presidenza tripartita, Radisic ai 5 parlamentari della camera alta del parlamento unico, inclusi i rappresentanti serbi in tutte le istituzioni comuni. Banja Luka ha anche rigettato il provvedimento di rimozione del Presidente dell'entita' serba Poplasen deciso da Carlos Westendorp. La reazione alla decisione di dichiarare la cittadina di Brcko zona a statuto speciale sotto controllo internazionale anziche' confermarla come parte della Repubblica Srpska non si e' fatta attendere e va a sommarsi alla protesta contro la destituzione di Popolasen. Westendorp ha ribadito in TV che la decisione su Brcko non mettera' a rischio l'unita' del territorio dell'entita' serba e che saranno garantiti liberta' di movimento per tutti e aumentati i finaziamenti alla ricosdtruzione, ma il voto del parlamento di Banja Luka blocca di fatto ogni isitutzione politica unificata e di fatto appoggia le proteste popolari. In pratica nei territori serbi e' stato di emergenza per le truppe internazionali e agli operatori stranieri e' stato vivamente consigliato di non viaggiare. Era prevedibile che i partiti al potere avrebbero controllato l'opinione pubblica vincendo le elezioni volute e pagate dall'occidente riconfermando i nazionalisti e cosi' ora siamo alla resa dei conti visto che la collaborazione alla applicazione degli accordi di pace e' scarsa e Westendorp si trova costretto a intervenire con i suoi ampi poteri. Il risultato piu' sintomatico della situazione e' che per la prima volta nel parlamento serbo bosniaco moderati e duri si sono trovati in perfetto accordo contro le decisioni occidentali. Ora gli spazi di manovra si riducono la tensione di alza e la pace precaria voluta a Dayton mostra la sua volatilita'. 3.3.99. E' scontro politico frontale tra falchi e moderati nella parte serba della Bosnia. Il Presidente eletto lo scorso settembre, Nikola Poplasen, dopo aver cercato di imporre candidature senza speranze di maggioranza parlamentare alla successione del primo ministro moderato Dodig, ha iniziato la raccolta di firme tra i parlamentari, per ora 26, disposti a chiedere la destituzione del capo del governo rimasto ancora in carica come previsto, e anche sostenuto dalla maggioranza della assemblea di Banja Luka dove prevale una maggioranza di moderati della coalizione sloga che e' tale solo perche' di fatto affiancata dai parlmaentari bosniaci musulmani e croati. Carlos Westendorp sta arrivando alle minacce dirette di destituzione di Poplasen, che non accetta di riconfermare Dodig colme Primo Ministro e risponde raccogliendo firme per creare in pratica un defintiivo vuoto di potere. Lo scontro tra Westendorp, che rappresenta le potenze occidentali coinvolte nel processo di pace, e Poplasen va inasprendosi senza sosta. La settimana scorsa Poplasen e' stato in pratica esautorato dai poteri di comando delle forze armate serbo bosnaiche che secondo Westendorp vanno al membro serbo della Presidenza tripartita, attualmente il moderato Radisic. Mentre tutto fa prevedere un ulteriore inasprirsi dello scontro una brigata delle forze armate serbo bosniache e' stata dissolta d'autorita' da parte del Comando SFOR per coinvolgimento in un traffico d'armi a fini di lucro scoperto nei giorni scorsi. Vicino Brcko sono stati sequestrati anche razzi anticarro, mitra, esplosivi. Mentre a Rambouillet la parte serba non ha ancora dato nessun assenso alla presenza di truppe internazionali sul proprio territorio, i piani sul Kosovo per il dispiegamento delle forze e' gia' in stato avanzato. Gia' si sa dove si collocheranno i vari contingenti delle potenze occidentali e gia' si sono stanziati o fondi per la ricostruzione delle aree distrutte. Intanto nella provincia iugoslava si combatte. Colpi di mortaio e tank sono stati segnalati in varie zone dagli osservatori OSCE due dei quali sono stati anche aggrediti fisicamente da poliziotti serbi per non aver ubbidito all'ordine di scendere dalla loro auto durante un controllo vicino Pudujevo. A Belgrado si protesta in piazza contro le minacce NATO di bombardare la Serbia se non si raggiungera' un accordo entro la scadenza prevista tra poche ore, ma non si tratta di proteste di massa, i belgradesi forse hanno altro a cui pensare vista la situazione economica e sociale prossima al collasso. Ma l'armata iugoslava e' in stato d'allerta e pronta a reagire in caso di attacchi e la popolazione sta certamente dalla parte di Slobodan Milosevic come sempre accade quando si richiama il vittimismo patriottico serbo largamente coltivato dalla propaganda di regime. Non resta altro che attendere la scadenza dell'ultimatum tra poche ore per capire se ci sara' un nuovo rinvio oppure se sara' raggiunto un qualche accordo che dia motivo di non dichiarare falliti i negoziati e con essi la diplomazia europea e evitare di dover arrivare al momento di prendere decisioni irrevocabili che vedrebbero non solo la Russia fortemente contraria ma anche il fronte diplomatico probabilmente sbrecciarsi. 19.2.99. Risolvere in due settimane il plurisecolare problema del Kosovo, dove due o tre popoli si contendono lo proprie origini, oppure bombardare. Questo l'incredibile dilemma che attanaglia la diplomazia internazionale che in queste ore sta giocando la ultime carte o quelle che si pensa possano esserlo per sventare un massacro annunciato tra albanesi e serbi. Evacuazioni di sedi diplomatiche, imponenti dispiegamenti di forze di cielo di terra e di mare, la solita farsa gia' replicata piu' volte. Nessun bombardamento puo' essere possibile non foss'altro perche' i circa 700 verificatori OSCE di trovano ancora sul territorio e per evacuarli non bastano poche ore sempre che l'evacuazione sia possibile. Si stanno pianificando dislocazioni di ingenti forze di terra internazionali su un territorio sovrano senza che per ora ci sia nessuna concessione da parte di Belgrado che ufficialmente rigetta duramente ogni ipotesi in merito. Ma i Balcani sono sempre fonte di sorpresa e di paradossi e potrebbe profilarsi una clamorosa inversione di tendenza della leadship serba. Da alcune dichiarazioni per esempio dellexoppositore Vuk Draskovic si potrebbe pensare che la iugoslavia potrebbe chiedere l'adesione al programma NATO di partnership per la pace. Se questo fosse il reale piano dei negoziati Belgrado muoverebbe un passo imprevisto verso l'occidente e al tempo stesso darebbe una svolta alla questione Kosovo accogliendo le forze di interposizione non come nemici ma addirittura come alleati da opporre all'UCK. Vedremo se si tratta di fantapolitica. Del resto qualsiasi ipotesi di soluzione sembra al momento fantasiosa e poco credibile anche se pronunciata dai leader delle potenze mondiali. 16.2.99. Mentre a Vienna la sessione del tribunale di arbitraggio per l'assetto di Brcko volge al termine la polemica infuria in tutta la Bosnia. Il futuro della cittadina chiave situata ad un crocevia di interessi fondamentali per tutte e tre le nazionalita' non sembra ancora essere all'orizzonte. Haris Silajdzic, leader politico di primo piano gia' primo ministro durante l'assedio di Sarajevo ed ora vicepremier del governo centrale unificato di Bosnia Erzegovina ha annunciato che si dimettera' se Brcko verra' assegnata definitivamente all'entita' serba e ha fatto capire di essere favorevole alla creazione di un distretto speciale e comunque di preferire un ulteriore rinvio della decisione di altri sei mesi. Anche il Capo della Missione OSCE in Bosnia Berry e' oggetto di polemiche dopo una sua dichiarazione nella quale avrebbe messo in connessione le trattative in corso in Francia sul Kosovo e quelle di Vienna. Berry ha poi fatto emettere un comunicato nel quale criticava il modo con il quale le sue parole sono state estrapolate dal contesto del discorso e poi fraintese. Il quotidiano di Sarajevo Dvnevni Avaz, vicino al governo bosniaco, e' arrivato a affermare che a volere la contemporaneita'delle due trattative sarebbe stato il Presidente Iugoslavo Milosevic che potrebbe fare concessioni sul Kosovo in cambio di certezze per una Brcko serba. Le ipotesi si aggrovigliano e non tutte possono essere prese sul serio, ma e' certo che il problema Brcko non puo' essere estrapolato del tutto dal quadro generale exiugoslavo e che un ulteriore rinvio delle decisioni, ipotesi che resta la piu' probabile avra' certo un effetto destabilizzante sul processo di pace in generale e sui complessi programmi di rientro dei profughi nella zona, in particolare. 15.2.99. Mentre l'occidente ora con l'appoggio della Russia guardano ai negoziati di pace per il Kosovo, in Bosnia si parla solo dei negoziati di Vienna sul futuro della citta' di Brcko che a suo tempo fu stralciato dagli accordi di Dayton. Fonti serbe annunciano soddisfatte che tra croati e musulmani non c'e' accordo perche' i secondi si dicono favorevoli anche alla creazione di un distretto speciale pur di non lasciare la citta' che un tempo era a larga maggioranza bosniaca in mano all'entita' serba, mentre i croati non accettano questa proposta che significherebbe la creazione di una terza entita' il che non e' permesso dai trattati di di pace, eventualita' questa che pero' chiedono con crescente insistenza per le zone della Bosnia che considerano di loro appartenenza. Lo scontro a Vienna e' molto duro e le trattative non hanno nemmeno una data sicura per una decisione che di presenta ad alto rischio. Un bosniaco vicino al Presidente Izetbegovic ha affermato che se Brcko restasse sotto i serbi ci sarebbe una buona ragione per una nuova guerra. Intanto alla periferia della cittadina porto fluviale sulla Sava al confine con la Croazia le famiglie musulmane ritornate dopo lunghe trattative nelle loro case ora in territorio serbo stanno ritirando i figli dalle scuole primarie dopo aver appreso che i piani scolastici sono praticamente quelli iugoslavi, si studia la storia di prima della guerra, in caratteri cirillici e non si menziona la guerra in Bosnia e l'assetto attuale del Paese. In questo panorama giungono voci sulla prossima pubblicazione del libro di memorie dell'ex presidente serbo bosniaco Radovan Karadzic, pluricercato e mai arrestato, che si appresta cosi' a incassare ingenti diritti dalle probabili forti vendite ma anche a creare timori per eventuali rivelazioni che potrebbero mettere a rischio altri signori della guerra. 9.2.99. Mentre in Francia si tenta di accordare serbi e albanesi del Kosovo a Vienna continuera' sino al 16 febbraio la riunione del Tribunale di arbitraggio per la risoluzione finale sull'assetto della cittadina di Brcko. La NATO ha deciso di ridurre del 10% entro marzo le 30.000 unita' della forza multinazionale di pace SFOR, ma si dovra' tener conto che qualsiasi decisione sul futuro di questo crocievia geopolitico che a suo tempo fu stralciato dagli accordi di Dayton portera' una ripresa della tensione tra croati, musulmani e serbi. Le delegazioni sono arrivate a Vienna dopo aver dichiarato la loro posizione in modo chiaro. Il Membro bosniaco della Presidenza Alja Izetbegovic ha annunciato che se non sara' presa una decisione favorevole alla Federazione Bosnia Erzeogovina egli si dimettera'. Il Presidente della RS Poplasen e il Presidente di turno della Bosnia Erzegovina Radisic, il primo ultranzionalista e il secondo moderato sono perfettamente d'accordo solo su Brcko che deve restare serba. Poplasen ha affermato che non esiste una valida ragione perche' la citta', che unisce territorialmente le due parti della RS, non debba restare territorio serbo dopo averla descritta come esempio senza pari di tolleranza e multietnicita'. Il capo della delegazione musulmana Ejup Ganic ha detto che rimandare ulteriormente una decisione sarebbe come rimandare tutto il trattato di di Dayton. Effettivamente su Brcko la leadership serbo bosniaca si e' impegnata e qualche passo in avanti spinto a forza di dollari dall'occidente e' stato fatto, ma la citta' e' assediata ancora da una massa enorme di sfollati musulmani che solo in piccola parte sono potuti tornare. Esiste una polizia multietnica e istituzioni comuni con un significato forse maggiore di quelle di Mostar dove tutto e' rigorosamente diviso. Le autorita' serbe rivendicano anche d'aver dato ai ritornati non solo la casa ma anche qualche possibilita' di lavoro. Brcko e' unanimemente considerato nodo chiave per la pace assieme a Mostar e per ora non e' nemmeno deciso quando sara' presa una decisione gia' rimandata per tre anni. 8.2.99. Le trattative di pace per il Kosovo che hanno preso il via sabato nel castello quattrocentesco di Rambouillet a 30 km da Parigi sembrano proseguire senza che alcun segnale negativo sia uscito fuori dalle mura del maniero dove attendono i giornalisti. Si sa che i negoziati vanno avanti con le delegazioni in stanze separate mentre i mediatori fanno la spola tra un piano e l'altro. Dopo il primo successo della dichiarazione congiunta di condanna per l'ultimo attentato avvenuto contro un negozio a Pristina si va avanti a dibattere riga per riga il testo dell'accordo di pace proposto dalle potenze internazionali che prevede in sostanza di congelare la situazione per tre anni durante i quali si dovra' permettere alle varie componenti etniche di vivere piu' tranquillamente. Un periodo di transizione che darebbe i primi frutti concreti solo tra nove mesi con l'indizione di nuove elezioni in Kosovo per creare le istituzioni locali che sarebbero sovrane eccetto che per l'esercito, la politica estera e la moneta che rimarrebbero in mano di Belgrado. Sul da farsi dopo i primi tre anni le decisioni sembrano potersi rimandare. Certo e' che il livello di autonomia della provincia a maggioranza albanese sarebbe comunque inferiore a quella avuta sino alla fine degli anni 80 che a suo tempo Slobodan Milosevic cancello' dando inizio alla discesa verso la tragedia attuale con 2000 morti in un anno e 400.000 sfollati, inclusi gli stessi serbi del luogo che infatti non hanno certo parole di ammirazione per il loro Presidente. Tre anni di transizione e poi l' incognite. Giusto quello che fu deciso tre anni fa per la citta' bosniaca di Brcko e tre anni dopo, proprio in questi stessi giorni eccoci alla resa dei conti. Le trattative sono in questo caso a Vienna dove sono giunti il vicepresidente della Repubblica Srpska e quello della Federazione di Bosnia e Erzeogovina. Un evento poco seguito e certamente meno importante, anche se sia a Brcko che a Pristina le leve del potere sono sempre quelle di Milosevic. Dopo tre anni di rinvii e espedienti di ogni tipo, con un supervisore speciale, Robert Farrand che ormai risiede a Brcko, non si e' nemmeno riusciti a definire una data entro la quale decidere a chi andra' annessa la citta', porto sulla Sava, al confine con al Croazia, unico corridoio che tiene unita la entita' serba ma una volta a maggioranza musulmana. Come per l'appuntamento di Rambouillet, anche a Vienna le delegazioni sono partite con l'intenzione di ritornare vittoriose, ma per Brcko i tre anni sono scaduti e ora i mediatori devono decidere a chi assegnarla, senza alibi e dopo aver fatto di tutto per ripristinare la convivenza e con la certezza che qualsiasi decisione vera avra un effetto dirompente sulla pace. 6.1.99. I negoziati di Rambouillet sulla pace in Kosovo si aprono in un quadro geopolitico che si va sempre piu' delineando come vasto e preoccupante. Se arrivare a mettere allo stesso tavolo il governo di Belgrado e i leader albanesi di Pristina e forse anche i rappresentanti della guerriglia del UCK puo' sembrare gi un notevole passo avanti, si deve tener conto che, come ha fatto presente il Ministro degli esteri britannico Cook, che le parti in conflitto partono da posizioni molto distanti tra loro e almeno per parte serba servira' a poco la solennita' del momento e l'intervento iniziale del Presidente francese Chirac. La situazione nei Balcani va facendosi sempre pu' chiara dopo che da ovest persino le forze politiche dell'Albania si stanno ricompattando proprio sulle posizioni nazionaliste a protezione dei connazionali che vivono al di la' del confine e dopo che la Macedonia, che gia' da ospitalita' alla forza militare della NATO dispiegata al confine di nord est con il Kosovo, con il suo primo ministro Georgijevski, si e' gia' detta pronta a dare ulteriore e consistente appoggio ad una eventuale azione militare decisa dalla NATO e dai ministri europei che si riuniscono a Monaco di Baviera. In Macedonia certo non si puo' ingnorare la forte presenza della comunita' albanese anch'essa in allarme. Da Belgrado si e' inviato in Francia una delegazione di duri e puri ai quali e' stato dato mandato di non discutere con i terroristi del UCK, di non discutere l'eventualita' di un dispiegamento di forze militari di interposizione sul territorio iugoslavo e il viceministro ultras Vojslav Sesely ha ribadito che nessun esercito entrera' in Kosovo senza la massima reazione dell'armata iugoslava. Lo stesso Robin Cook ha affermato che pur essendo pronti ingenti reparti dei vari eserciti europei e probabilmente anche americani non potra' essere decisa nessuna azione di seperazione militare tra le forze in lotta in Kosovo senza che a Rambouillet venga raggiunto un accordo. Non resta che sperare che l'azione diplomatica europea, che sembra impegnata al massimo livello, dia esiti migliori di quelli dati in occasione del conflitto in Bosnia. 5.2.99. Mostar. La visita che il comandante in capo per il sud Europa della NATO, Generale Wesley Clark ha effettuato a Mostar e presso la base del contingente Spagnolo che ha il controllo dell'area non e' casuale. Sulla citta' del ponte sulla Neretva del quale si stanno raccogliendo i pezzi dal letto del fiume che e' politicamente e socialmente divisa in due come deciso dal conflitto croato musulmano interrotto nel 94, pesa il futuro della pace in Bosnia il cui eventuale buon esito si gioca tra qui nel sud erzeogovese e la citta' di Brcko all' estremo nord al confine con la Slavonia croata. La citta' e' divisa in sei municipalita', tre ai croati e tre ai bosniaci musulmani, controllate ciascuna dai rispettivi partiti nazionalisti che fanno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote ai negoziatori impegnati a creare innanzitutto le condizioni per il rientro dei profughi. Nelle aree dove anche gli stessi rifugiati vorrebbero tornare ogni singolo dettaglio e' frutto di trattative estenuanti. Per molti dientro le dichiarazioni di facciata sono proprio le fazioni politiche piu' estreme che impediscono con ogni mezzi ai propri connazionali di rientrare nelle aree nemiche dove sarebbero minoranza, minacciandoli di emarginarli per esempio dal gia' misero mondo del lavoro. Ci sono anche programmi di rientro per i serbi ma la maggior parte si trova oltre in confine invisibile con la vicina zona orientale dell'Erzogovina che fa parte della Repubblica Srpska e pur chiedendo aiuto alle organizzazioni internazionali hanno per ora poche chance di rientro a casa propria. Su tutto serpeggiano le campagne denigratorie orchestrate contro gli operatori internazionali tutti dipinti come invasori che favoriscono sempre la parte avversa. Primi fra tutti i militari della forza internazionale di pace anche se e' chiaro a tutti che in caso questa lasciasse la Bosnia sarebbe di nuovo guerra. 4.2.99. Mostar. I croati di Bosnia appoggiati da Zagabria stanno portando avanti una campagna d'opinione contro la Comunita' internazionale che non ha precedenti. Molte della aree a maggioranza croata, prima fra tutti Mostar, sono tappezzate di manifesti che invitano a firmare una petizione al Mondo e a Westendorp nella quale si chiede innanzitutto che le trasmissioni della TV di stato della Repubblica di Croazia, che vengono trasmesse da ripetitori in territorio bosniaco in modo da coprirne gran parte, non vengano oscurate cosi' come da tempo Westendorp ha ordinato che avvenga. Ma il significato della petizione lanciata a tappeto in modo capillare sul territorio grazie all'appoggio dei mezzi di informazione di parte croata va ben oltre la questione della TV di Zagabria. Infatti la popolazione viene invitata a inquadrarsi in una campagna contro la presenza internazionale e le ingiustizie che sarebbero perpretrate ai danni dei croati. Alle raccolte domenicali di firme nei villaggi come Stolac, dove si accusa SFOR di attizzare la tensione e intanto si incendiano le case dei musulmani, fa eco il ministro degli esteri croato Granic che denuncia in parlamento come all'Aja non si sia ancora trovato nessuno di coloro che hanno commesso crimini contro i croati e come invece siano lunghi i processi a carico dei croati coem Dario Kordic. Nel calderone degli ingiusti verso i croati vengono in primo piano anche la organizzazioni umanitarie che vengono accusate di aiutare prevalementemente la parte bosniaco musulmana e non abbastanza quella croata. In alcune aree sono stati distribuiti volantini nei quali si chiama il popolo croato a unirsi con quello serbo per cacciare gli invasori. Vista la situazione venutasi a creare con l'applicazione degli accordi di Dayton non esiste alcuna possibilita' per la popolazione di espriemersi liberamente e pertanto i partiti ultranazionalisti hanno in partica istaurato delle dittature di fatto. Secondo fonti SFOR avrebbe firmato la petizione il 90% della popolazione e la protesta potrebbe sfociare in manifestazioni di piazza durante le quali anche gli operatori umanitari, che hanno riversato montagne di denaro in base alle esigenze ma senza troppi squilibri, potrebbero divenire obbiettivo politico. 31.199. L'ultimatum delle potenze occidentali, la Russia per ora tace, al Presidente Yugoslavo Milosevic e ai leader albanesi del Kosovo e' ufficialmente accompagnato da una attivazione del secondo livello operativo delle forze armate della NATO, in particolare dell'aviazione, con la consegna al segretario generale Solana del potere di decisione di un eventuale attacco. Altre volte e' capitato di apprendere che ci sono pero' altre barriere decisionali e che in effetti l'operativita' risultava solo virtuale. Se questa volta effettivamente il grilletto e' definitivamente in mano alla NATO ai contendenti in Kosovo non resta altro che accettare come richiesto di sedersi a un tavolo di trattative e cessare lo stillicidio di massacri e attentati che sta scuotendo la Regione a maggioranza albanese con effetti destabilizzanti ben piu' estesi. La lugubre rassegna di funerali di questi giorni, vittime albanesi dei serbi e vittime serbe degli albanesi e' il In effetti non sembra possibile che le potenze occidentali siano davvero decise a far fuoco e persino a collocare una forza di interposizione tra le forze speciali di Belgrado e l'UCK. Questa non e' la Bosnia dove lo Stato si era dissolto, ne' la Croazia dove era lo stesso governo a chiedere interventi esterni. Qui si tratta di un territorio politicamente omogeneo, come la Cecenia per la Russia e il Tibet per la Cina. Il Kosovo e' iugoslavia, ha affermato anche Vuk Draskovic, gia' eroe dell'opposizione, da sempre ultranazionalista panserbo, e comunque nemmeno l'occidente vuole in Kosovo indipendente.. E non e' difficile prevedere che sara' proprio su questo filo di rasoio tra autonomia e indipendenza che si giochera' l'ennesima farsa balcanica. Bastera' che all'estero si possa dire che il problema e' risolto, spendere miliardi in truppe e missioni umanitarie, mentre i serbi dovranno poter dire che il Kosovo ha solo una autonomia limitata, e gli albanesi illudersi di essere a un passo dall'indipendenza. Proprio come in Bosnia, dove esiste uno stato virituale con tre monete, due capitali, quattro passaporti, due parlamenti e tre lingue diverse nuove di zecca. Tra domenica e lunedi' altri 5 albanesi di cui 2 bambini sono stati ritrovati nelle campagne a sud ovest di Pristina mentre i ministri degli esteri dellUnione Europea si sono riuniti a Bruxelles senza decidere nessuna forma di pressione ulteriore su Belgrado gia' sottoposta e blocco dei capitali all'estero nell'ambito di un embargo che non poteva dare comunque risultati apprezzabili. Per la fine della settimana sara' approntato un nuovo piano di pace da proporre alle parti, governo iugoslavo e indipendentisti albanesi, che ormai sembrano puntare allo scontro finale. La NATO ricorda ancora che se le parti non arriveranno a trattive dirette efficaci ci sara' un intervento militare internazionale al quale per esempio l'Italia, con D'Alema, ha gia' garantito la propria partecipazione anche con forze armate di terra cosi' come ipotizzava anche il governo tedesco. Ancora una volta si ripete il rituale delle minacce di alto livello ma non sembra che sul terreno vi siano condizioni migliori di qualche settimana o giorno fa. Non si conoscono i dettagli del piano che starebbe per essere proposto dall'inviato speciale Hill che a Pristina ha incontrato varie parti in causa. Continua comunque a apparire non realistica l'ipotesi di attacchi occidentali alla Yugoslavia specie con truppe di terra. Molto piu' concreto il realismo dei ministri europei che badano molto piu' alle questioni venali, specie l'Italia che e' il primo partner economico della Serbia e che per questo a Belgrado gode di simpatie nonche' di interessi economici che pochi altri possono vantare e che non pensa certo a danneggiare. Inoltre la spirale verso la guerra vera a primavera sembra ormai imboccata con decisione da ambo le parti che rifiutano decisamente di pensare a ipotesi di convivenza sotto il governo di Belgrado il quale per gli albanesi rappresenta l'oppressore con il quale e' giunto il tempo di regolare i conti definitivamente. 20.1.99. Mostar. Lo scontro diplomatico tra occidente e Yugoslavia si fa sempre piu' aspro dopo che il presidente federale Milosevic ha spiegato al Generale NATO Walker che Belgrado ha il diritto di difendere il proprio territorio dai terroristi e lo sta facendo senza minacciare nessun Stato confinante, inclusi quelli che collaborano con questi ultimi. Testualmente queste parole del Capo dello Stato Yugoslavo, che gia' pronuncio' nel 1992 mentre la Croazia era bombardata dall'aviazione comandata da Belgrado, non fanno una piega e non potrebbero essere impugnate da nessuna forma di giurisprudenza internazionale forse nemmeno in futuro visto che pochi o nessun Stato accetterebbe ingerenze interne, fanno testo i casi di Cecenia e Tibet, tanto per citarne solo due. Inoltre Milosevic ha spiegato che i civili uccisi a Racak erano armati pertanto terroristi. Ovviamente le contestazioni su come Belgrado abbia provocato il popolo della sua provincia sino a portarlo all'esasperazione non hanno udienza dalla leadership serba. Le minacce del Dipartimento di Stato americano e la disponibilita' dell'Italia a partecipare alle operazioni di un eventuale attacco, sono ormai eventi ricorrenti cosi' come l'assenza di proteste da parte dei pacifisti italiani per i massacri in attesa di protestare contro i paventati bombardamenti. Anche Mosca ha protestato contro la espulsione del capo della missione OSCE in Kosovo, mentre i corpi dei 45 uccisi sono stati portati d'autorita' a Pristina per l'autopsia e forse per rimandare i rischiosi funerali, e mentre in Albania le fazioni politiche al governo e all'opposizione si stanno sorprendentemente ricompattando solidali in veste antiserba. Negli Stati Uniti poche sono le voci contrarie ad un intervento militare, fra queste quella degli analisti di un istituto di ricerca privato, il Cato, che si dicono certi che una azione militare darebbe fiato a UCK per nuove provocazioni e compatterebbe la Serbia dietro a Milosevic allontanando la democratizzazione del Paese che gli stessi USA auspicano, con l'effetto di peggiorare la situazione. L'International Crisis Group chiede invece di riconoscere il diritto all'indipedenza del Kosovo. Questa eventualita' darebbe almeno una spiegazione alla liberta' di movimento concessa dall'occidente al UCK che oggi si dice conti almeno 30.000 uomini appoggiati da basi in Albania. 19.1.99. Mostar. Il Generale Comandante in capo della NATO per il sud europa sembra sia riuscito a avere un appuntamento con il Presidente della Federazione Jugoslava Slobodan Milosevic, dopo il rinvio di ieri per i troppi impegni di quest'ultimo e in queste ore Milosevic avra' ricevuto informazioni chiare sulla decisione con la quale l'Alleanza Atlantica intende reagire al massacro di civili albanesi nel villaggio di Racak commesso dalle truppe speciali della polizia serba che stanno continuando a dare la caccia al nemico lasciando per strada donne e bambini morti ammazzati. Andare di la' alle minacce non sara' facile per gli emissari NATO a Belgrado. In realta' un eventuale attacco darebbe a Milosevic una nuova carica di popolarita' e conseguente potere in grado di scatenare tutti i serbi , avviluppati da anni di propaganda, contro l'invasore e l'aggressore. D'altronde la Serbia e' un paese in ginocchio economicamente e socialmente dove la poverta' e' diffusa, le campagne arretrate di lustri e dove una oligarchia di potenti senza scrupoli gioca tutte le carte per mantenersi al potere. Belgrado si permette di tutto. Respingere alle frontiere i giudici del Tribunale dell'Aja, cacciare il responsabile della missione OSCE in Kosovo, minacciare i giornalisti stranieri e fare repulisti di civili albanesi quasi sotto gli occhi delle telecamere. Se il regime di Milosevic crollera' non sara' perche' lo hanno deciso e annunciato pubblicamente gli americani e neppure per i bombardamenti NATO che potrebbero arrivare in forma talmente leggera e subito bloccati per timore di un effetto a catena nei Balcani. Wesley Clark dovra' attendere il collasso economico e la rivolta' popolare se e quando si verificheranno, con buona pace degli albanesi del Kosovo e del governo di Tirana. Le bombe se ci saranno allungheranno la vita al regime. Le sorprese balcaniche in questo 99 potrebbero venire invece dal Montenegro, che non ci sta piu' al giogo di Belgrado, dalla Croazia dove il Presidente potrebbe non essere piu' cosi' popolare e certamente dalla Bosnia, per esempio con la prossima decisione su chi controllera' Brcko, obbiettivo di Belgrado e Zagabria ma rivendicato da Sarajevo, capitale federale che i Croati vorrebbero trasferire niente meno che a Mostar. Ma forse tutto sara' ancora rimandato a tempi piu' incerti. 18.1.99. Mostar. La NATO inviera' a Belgrado il Generale Wesley Clark e il suo collega Naumann per intimare a Milosevic e Milutinovic di cessare le violenze in Kosovo ed evitare cosi' il confronto armato con la NATO. Se la NATO dovesse davvero intervenire con bombardamenti sulla Yugoslavia o anche solo con una incursione dalla Macedonia dove e ' presente con la Extraction Force si tratterebbe di una evento che darebbe una svolta decisiva alla storia del Balcani e piu' in generale europea e anche planetaria. Si tratterebbe della prima volta nella quale una leadership politica assolutista che ha assoggettato un intero popolo, i serbi, i quali per esempio sono convinti di essere sempre vittime di aggressioni e non sanno niente di cio' che avviene in Kosovo, viene punita da una azione internazionale militare. A confronto la guerra del golfo sarebbe stato uno scherzo. Per questo la probabilita' di un attacco sono quasi inesistenti e i Signori di Belgrado dormono sogni tranquilli. Nemmeno l'ONU vuole l'indipendenza del Kosovo, ma la NATO ha schierato le sue truppe in Macedonia anziche' in Albania, lasciando cosi' via libera agli appoggi logistici verso l'UCK che ormai non intende fermarsi. Chiedere a uno Stato sovrano di tollerare sacche di territorio in mano a indipendentisti non e' logico nemmeno se si parlasse di Stati evoluti, chiederlo a Milosevic e' tragicomico. La volpe dei Balcani assieme a Vojslav Sesely persegue progetti a lungo termine da anni e non si e' mai fermato nonostante le sconfitte. La expresidente serbo bosniaca Plavsic ha definito il Premier incaricato Miljus di essere parte del piano di Sesely, via Poplasen, per creare il caos generale in Bosnia. La situazione balcanica e' saldamente in mano a Belgrado che tiene il controllo popolare attraverso i media e l'esercito. La NATO ci pensera' parecchio prima di bombardare, i pacifisti saranno soddisfatti e gli albanesi continueranno a morire. 12.1.99. Mentre Carlos Westendorp condanna le proteste della popolazione serba di Foca che hanno portato al ferimento di alcuni poliziotti ONU di stanza nella cittadina controllata dagli ultranazionalisti infuria la polemica tra i leader serbo bosniaci e il comando SFOR per l'uccisione del ricercato Dragan Gagovic avvenuta quando egli ha tentato di sfondare un posto di blocco delle truppe francesi con la sua auto sulla quale viaggiavano anche cinque bambini rimasti incolumi. Il presidente serbo bosniaco Poplasen accusa SFOR di aver travalicato ampiamente il mandato assegnatogli e di voler giustiziare senza processo i sospettati di crimini di guerra e chiede la cessazione di queste operazioni che altrimenti potrebbero scatenare reazioni popolari la cui responsabilita' ricadrebbe sulle truppe internazionali. Tutti i partiti serbo bosniaci hanno rilasciato dichiarazioni di fuoco sull'accaduto e la propaganda nazionalista ha puntato tutto sullo shock subito dai bambini che viaggiavano con Gagovic. Da parte dell'SFOR si fa precisa come Gagovic abbia deliberatamente lanciato la sua auto contro i militari che gli facevano segno di fermarsi. Inoltre SFOR ribadisce d'aver rispettato in pieno le regole d'ingaggio alla base della missione in Bosnia e d'aver reagito e sparato per reazione al comportamento dell'auto. Non risulta pero' che nessuno abbia precisato se lo stop all'auto di Gagovic sia stato dato allo scopo di arrestarlo o meno. Appare improbabile che si sia deciso di arrestare un ricercato di cui tutti sapevano il domicilio, proprietario di un bar, proprio mentre aveva con se' dei bambini. Piu' probabilmente si e' trattato di un incidente di percorso del genere che puo' provocare effetti imprevedibili. Un incidente che puo' ripetersi vista la situazione per certi versi grottesca venutasi a creare in tutta la Bosnia dove il confine diplomatico, politico e anche fisico tra interlocutori locali prescelti e sospetti criminali e' spesso molto labile. 11.1.99. Mostar. Il Premier serbo bosniaco incaricato di formare il nuovo governo, Miljus ha chiesto la convocazione dell'assemblea nazionale della Repubblica Srpska dicendosi sicuro di avere la maggioranza necessaria per mettersi al capo del governo che dovrebbe sostituire quello di Milorad Dodig sconfitto alle elezioni dello scorso settembre. Miljus risulta ufficialmente sgradito a tutti i moderati dalle cui file e' stato prelevato dal Presidente ultranzionalista Poplasen e ai membri bosniaci musulmani del parlamento di Banja Luka che assieme alle autorita' internazionali hanno chiesto il ritiro della sua candidatura. Miljus e' invece sostenuto anchese sottobanco dai nazionalisti del SDS e dai radicali e spera evidentemente di sottrarre voti serbi ai moderati in aula. La situazione e' delicata nella parte serba della Bosnia sotto molti aspetti come quello economico e sociale per il vuoto di potere con lo scontro ormai usuale tra falchi e colombe. La tensione si e' poi ulteriormente aggravata dopo lo scontro a fuoco di venerdi' scorso quando Dragan Gagovic, ufficiale serbo ricercato si e' lanciato contro un posto di blocco della polizia presso la citta' di Foca/ Srbnje portando con se' in auto ben cinque bambini e rimanendo ucciso dalla reazione dei militari. I leader serbi hanno gridato alla vergogna e chiesto che si cessi di uccidere mettendo a rischio la vita dei bambini. In effetti Gagovic viveva tranquillamente a Foca con il suo bar e i suoi amici ricercati e forse non si e' reso conto che qualche volta le truppe SFOR fanno sul serio. Il Comitato di Helsinky per i diritti umani nei giorni scorsi ha descritto la Bosnia come terra di diritti violati e la Repubblica Srpska come un buco nero della civilta'. Prosegue anche lo scontro tra SFOR e i nazionalisti croati e il loro presidente Jelavic. Il sequestro e la distruzione delle armi delle milizie croate continuera' sino a che Jelavic non revochera' la decisione di cambiare i suoi vertici militari senza rispettare le procedure previste dagli accordi di Dayton. 10.1.99. Mostar.Nello stesso giorno, ieri 9 gennaio le truppe internazionali hanno ucciso un ricercato serbo e sequestrato una grossa quantita' di armi ai croati, mentre i leader serbi celebravano la propria festa nazionale nella citta' di Brcko ancora contesa tra le tre entita' e le truppe di Belgrado rilanciavano l'offensiva contro l'esercito albanese ormai deciso a scatenare lo scontro finale al piu' presto. Nononstante le alchimie diplomatiche e i contrasti tra le diplomazie occidentali, questo 99 potrebbe anche risultare decisivo per sbloccare la situazione nei balcani, ma se cio' avvenisse difficilmente sarebbe in modo pacifico. Dragan Gagovic, 39 anni, e' stato accusato dal Tribunale dell'Aja di aver violentato numerose donne musulmane a Foca nel 93, quando egli era capo della polizia locale. Un crimine che per la prima volta diviene perseguibile dopo millenni durante i quali lo stupro era parte integrante dei conflitti armati. Gagovic ha tentato di sfondare un posto di blocco ferendo alcuni militari francesi che hanno reagito uccidendolo. Proprio i francesi accusati di favorire i serbi si trovano ora in posizione delicata. Foca oggi si chiama significativamente Srbjnie e proprio qualche giorno fa e' circolata la voce dell'arrivo in zona di Radovan Karadzic in fuga da Visegrad, a nord est sul confine con la Yugoslavia, dopo che gli USA hanno messo una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa sua e degli altri ricercati illustri. Sfondare i posti di blocco non e' inusuale. L'altro giorno a Mostar un poliziotto croato ha dovuto schivare un'auto che la suo segnale aveva accellerato anziche' fermarsi potendo poi allontanarsi indisturbata. Il maxi sequestro di armi e blindati e' scattato ai danni delle milizie croate del HVO, dopo che il nuovo presidente Jelavic ha deciso di cambiare i vertici militari in modo sostanzioso senza concordarlo come previsto con il comando alleato. Certo non siamo in Kosovo ma si puo' star certi che i nazionalisti sia serbi, che non hanno ancora un governo legittimo in carica, che croati, impegnati solo a tenersi separati da tutti, sfrutteranno queste azioni repressive al massimo. Per i serbi inoltre si tratta del terzo ricercato morto e del secondo ucciso dalle armi NATO, goloso argomento per potenziare ancora la propaganda nazionalista che dalla fine della guerra non si e' certo attenuata. 8.1.98. Mostar. Spari e lancio di granate contro una abitazione che ospita serbi ritornati in area musulmana a nord di Mostar. E' accaduto ieri anche se secondo le locali autorita' si e' trattato solo di intimidazioni visto che non ci sono stati feriti. L'opera di ricostruzione dei villaggi in tutta l'Erzegovina, il sud della Bosnia, diviso tra nazionalisti croati, musulmani e serbi e il tentativo di riportare a casa loro gli sfollati e' ostacolato dalla miriade di provocazioni e intimidazioni incrociate tra le quali prevalgono quelle note dei croati nell'area di Stolac, nonostante che ogni progetto umanitario sia frutto di negoziati estenuanti. In Bosnia la situazione politica e sociale che sta dietro le buone intenzioni e gli accordi ufficiali resta certamente critica. Mostar e' una citta' sempre divisa anche se in modo piu' sofisticato che in passato. Se le targhe delle auto sono unificate e irriconoscibili, molti espongono i simboli della propria appartenenza etnica. I confini sono segnati dal sistema telefonico che a ovest e' collegato a quello croato senza nemmeno nasconderlo. Dalla parte croata si puo' chiamare Zagabria o Spalato con il solo prefisso interurbano, per l'est bosniaco della citta' la chiamata e' internazionale. Gli acquedotti sono divisi in complicati schemi per assicurare il controllo etnico strategico dell'acqua e altri esempi non mancano a partire dalla moneta croata che e' quella corrente a ovest dove le nuove banconote nazionali uniche godono di poca popolarita'. Intanto nella Repubblica Serba il governo frutto delle elezioni di settembre e' ancora di la' da venire. Il candidato di Poplasen, Miljus, sottratto a sorpresa dalle file del partito del Premier uscente Dodig ha annunciato che presentera' la lista dei ministri tra poche ore in occasione della festa nazionale serba. Sia la alleanza Sloga, della Plavsic e Dodig, sia i parlamentari della coalizione bosniaca, hanno annunciato di rigettare la candidatura di Miljus accusandolo di essere al servizio di Milosevic e degli ultraradicali e volere un governo di soli serbi. 4.1.98. Firenze. Mario Gozzini e' morto sabato notte a 79 anni per complicazioni seguite a un ictus cerebrale. Gia Senatore della Repubblica Italiana dal 76 al 87, da tempo soffriva di cuore ma non aveva mollato mai il suo impegno. La testimonianza e la memoria di Mario Gozzini va da oggi a aggiungersi a quelle di Don Lorenzo Milani, di Padre Ernesto Balducci e di Giorgio La Pira, i cattolici che in tempi di guerra fredda, intuirono come gli steccati ideologici fossero pericolosi. Erano tra i piu' noti di quel gruppo di intellettuali che i detrattori definiscono a tutt'oggi cattocomunisti. Mario Gozzini era una persona mite e gentile, impegnata senza sosta ma sempre disponibile il cui nome rimarra' legato a due leggi che hanno rappresentato due svolte dirompenti nella societa' italiana. La 663 del 1986 che, passata a larga maggioranza, rivoluziono' le carceri italiane e gli garanti' a polemiche lontane ancora dal concludersi. La semiliberta', i permessi premio, l'affidamento ai servizi sociali per possibile lavoro all'esterno del carcere, questi alcuni dei punti chiave della legge Gozzini. Meno dell'uno per cento di fughe e problemi hanno dato fiato agli oscurantisti per definirla troppo permissiva. Ma il suo impegno fu forse maggiore nell'elaborazione della legge 194 che nel 78 legalizzo' l'aborto, lui cattolico, ma conscio dell'ingiustizia di cui spesso e' vittima la donna. Alle esequie svoltesi nella sua parrocchia fiorentina qualche centinaio di persone, soprattutto amici, ma anche magistrati, con i quali aveva proficui confronti e anche un gruppo di guardie carcerarie a dimostrare gratitudine per il suo impegno verso una realta' drammatica come gli Istituti di pena. Era uno che vedeva lontano gi molti anni faci ha detto il Sindaco di Firenze Mario Primicerio che lo conosceva bene l'impegno per il dialogo interreligioso, per la reclusione che non fosse solo una pena, non sono progetti a termine, non si esauriscono mai, chiedono quello sforzo costante profuso da Gozzini con tanta passione. 29.12.98. Come un velo debolissimo e' calato il silenzio delle armi nelle campagne innevate del Kosovo dopo quattro giorni di scontri e un totale di 24 morti che hanno riacceso la miccia della guerra etnica nella regione. 4 morti sono stati rinvenuti nelle ultime ore, due nel sud a Prizren e due sotto un ponte nei pressi di Kosova Mitrovica nel nord, una delle porte viarie principali dalla direzione nord est. Il leader albanese del UCK Demaci ha annunciato che i guerriglieri rispetteranno la tregua concordata a ottobre ma risponderanno con ogni mezzo se attaccati. Da Podujevo, teatro principale degli scontri recenti la minoranza serba che si dice terrorizzata, ha lanciato un appello a Belgrado e annunciata la fuga nel caso fosse ignorato. Intanto sono giunti altri cento osservatori OSCE portando il totale a 700 dei duemila previsti per met gennaio ma gi il responsabile della missione, il Ministro degli Esteri polacco Bronislav Geremek ha espresso il dubbio che tutta la missione, disarmata e di basso profilo e quantita' vada rivista alla luce della situazione sul campo che e' ben lontana da un vero cessate il fuoco. Probabilmente Geremek non era stato avvertito che la precarieta' e' la caratteristica principale dei negoziati condotti da Richard Hoolbrooke, diplomatico preferito dal presidente americano Clinton, artefice della attuale pace in Bosnia, dovuta solo alla presenza di 30.000 soldati NATO armati sino ai denti, e degli accordi sul Kosovo dell'ottobre scorso che non sono nemmeno riusciti a fermare l'ondata di profughi nonostante l'aiuto dell'inverno. 24.12.98. Non ci sono cattolici in Kosovo ma il Natale ortodosso arriva il 7 gennaio e da qualche giorno si e' celebrato il Bajran Musulmano, la festa piu' importante per il 90% degli abitanti della provincia iugoslava da secoli abitata da albanesi. Si combatte anche con l'archeologia tra i serbi per i quali il Kosovo e' la terra originaria del loro popolo e gli albanesi che rivendicano di aver abitato quelle terre prima dell'arrivo dei serbi da oriente mille anni fa. Cosi' anche il museo archeologico di Pristina e' stato chiuso ed ora e' riaperto ma solo per i serbi. Sembrava che le ricerche fossero a favore degli albanesi. Il nostro Natale coincide invece con una nuova escalation di violenza generata da agguati e attentati reciproci tra le milizie del UCK e la polizia serba. Da Skopje, dove visita le truppe della Extraction Force, il Comandante in capo della NATO per il sud europa Clark parla di promesse non mantenute e esprime sdegno a nome del mondo occidentale. Ancora una volta l'occidente mostra di non poter arginare una guerra annunciata e ormai la popolazione albanese, che vive da anni sotto la repressione di Belgrado ha deciso per la guerra. I piani di pace non vanno oltre l'ipotesi di una autonomia regionale che per UCK e anche per i moderati non e' altro che la garanzia di rimanere in eterno sotto il giogo di Milosevic. I kosovari sono stati pacifisti ma ora l'ora sembra scoccata e per le migliaia di profughi l'alternativa natalizia e' attendere la nuova guerra tra le macerie di casa e gli aiuti umanitari o prendere la via dell'Adriatico. 11.12.98. PRISTINA. Pristina si e' svegliata sotto un'altra nevicata e altre cattive notizie. Una missione diplomatica finlandese che era stata autorizzata a ricercare e riesumare alcune fosse comuni segnalate nella regione di Drenica e' tornata a in citt' dopo aver rifiutato la scorta della polizia impostagli a un posto di blocco. L'UCK che controlla varie aree aveva dato via libera solo a condizione che la missione non arrivasse con la polizia serba. Di fatto le trattative per raggiungere un accordo sono a un punto fermo. Scrive un giornalista dell'agenzia di stampa AIM, Fehim Rexhepi: Militari, diplomatici, politici... tutti si preparano alla primavera che verra' in Kosovo. I militari si preparano a fare la guerra, i diplomatici a fermare la guerra e i politici sia all'uno che all'altro, tenendo sempre presente anche il proprio destino. Quasi tutti gli attori sulla scena del Kosovo considerano la primavera come una specie di Rubicone che decidera' se in Kosovo ci sara' la pace o la guerra e intanto il tempo passa senza che alcun passo avanti importante venga fatto. A differenza degli albanesi, che attualmente sono divisi grosso modo in due raggruppamenti politici, Belgrado agisce in maniera decisamente unitaria. Da parte serba si lamenta il rapimento di duecento civili. L'ONU conferma che recentemente sono scomparse 300 persone di cui buona parte serbe. E' la tattica classica della guerriglia e i serbi preparano marce di protesta. Da parte loro gli albanesi vivono in una situazione che assomiglia sempre piu' a un apartheid. Dopo le dieci di sera le strade poco o niente illuminate di Pristina sono percorse da pattuglie di poliziotti serbi armati di mitra che bloccano a sorpresa chiunque. Nelle campagne dopo il tramonto non viaggia nessuno. Gli albanesi non possono nemmeno prendere l'autobus senza rischiare perquisizioni e arresti. Per gli italiani c'e' anche una notizia piccante e scandalosa se confermata. Secondo l'emittente belgradese d'opposizione RADIO B92. Il centro di addestramento dei verificatori OSCE di Pristina nell'Hotel Narcis restaurato con una spesa di un milione di dollari sarebbe stato teatro di festini a luci rosse organizzati da funzionari italiani che avrebbero anche portato prostitute da Belgrado. 10.12.98 PRISTINA. Nel cinquantenario della firma della dichiarazione dei diriti dell'uomo circa duecento cinquanta pacifisti italiani sono giunti a Pristina per portare un messaggio di pace e protestare per la repressione sulla popolazione. Campagna Kossovo, I care, Caschi Bianchi, Associazione Papa Giovanni XXIII, queste lacune delle sigle presenti. Dopo lunghe trattative i ragazzi hanno trovato prima alloggio in una sede della ex universita' albanese e poi nel centro culturale e sportivo principale della citt'. Ma le autorita' non hanno dato l'autorizzazione e cortei per le strade e a fiaccolate per la pace e i programmi dell'iniziativa sono stati ridotti. Molti dei militanti pacifisti da tempo frequentano il Kossovo e ne sono divenuti esperti instaurando anche sincere amicizie con intellettuali e studenti che in questi ultimi anni hanno propugnato la risoluzione pacifica del conflitto con Belgrado. Uno di questi e' Alberto L'Abate, docente universitario fiorentino e noto negli ambienti anche internazionali come teorico delle tecniche di non violenza attiva. Ma Alberto ci racconta di come negli ultimi mesi anche i suoi amici piu' cari tra gli albanesi di Pristina abbiano dovuto ammettere che il tempo del pacifismo, che pure in Kossovo e' stato e ancora e' posizione diffusa, stiano svanendo. Da quando gl accordi voluti dalla Comunita' di S.Egidio per la riapertura dell'universita' albanese a Pristina sono sostanzialmente stati disattesi da Belgrado, e' scattato il punto di non ritorno. I diritti dell'uomo calpestati troppo a lungo generano inenvitabile violenza. E' certamente un anniversario triste qui in Kosovo dove e' convinzione diffusa che solo il gelo stia fermando la guerra vera e che a primavera a meno di chissa' quale intervento occidentale, i conflitto divampera' definitivamente. 10.12.98. PRISTINA. Un lungo convoglio della Croce Rossa Internazionale, camion bianchi sporchi con la targa di Ginevra corre vuoto tornando verso Pristina dopo aver scaricato il suo carico di aiuti primari nelle zone meridionali, Przen, Gjakovo, non sappiamo. Lo abbiamo incrociato tornando anche noi da un giro istruttivo e spesso ci costringe a frenare, in prossimita' di tratti ghiacciati, dove i pesanti automezzi slittano come fossero automodelli. Ma ecco che il convoglio si imbatte in alcune unita' di polizia serba in corso di operazioni. Siamo vicino a Malisevo, poche settimane fa roccaforte del UCK e oggi cittadina fantasma presidiata solo dai blindati di Belgrado. Ci sono stati scontri a fuoco anche oggi e proprio qui dove ci troviamo a passare e una compagnia di poliziotti sta rientrando da una incursione nel bosco a caccia dei guerriglieri albanesi riusciti a fuggire dopo lo scontro. Ci aveva avvertito degli scontri un osservatore dell' OSCE che abbiamo trovato all'entrata di un villaggio sperduto sulle montagne tra Orahovac e Malisevo. Zatric, si chiama questo paesino di pietra ridotto ora in macerie dove stanno tornando per ora in trecento circa del migliaio di abitanti di una volta, solo la primavera scorsa. In pochi hanno il trattore e i soldi per riparare la casa, gli altri non si sa come vivano. Qualche regalo da parenti emigrati (forse milioni di europei dell'est sono vivi dopo la caduta del comunismo solo grazie alle rimesse dall'estero), e la prospettiva di passare un inverno gia' polare a sopravvivere. Anche la scuola e' in macerie e la meta' dei ritornati sono bambini. Da quando l'occidente ha imposto a Belgrado di ritirare il grosso delle truppe gli scontri non sono mai cessati e spesso non se ne ha nemmeno notizia. Anche a nord ovest, verso Podujevo, l'UCK mantiene alta la tensione e del resto anche le truppe che abbiamo visto ieri a Malisevo agivano sotto gli occhi di tutti anche di coloro avrebbero dovuto impedirlo. E sembra ormai appurato che al loro ritiro le forze serbe abbiamo tentato con buon successo di contaminare le acque potabili, le fonti di molti villaggi, lasciandovi carogne di animali, vernici o altro. Lo conferma anche la Croce Rossa Internazionale per voce di una operatrice intervistata ieri dal Washington Post. D'altronde di tentativi di avvelenamento di massa contro gli albanesi del Kossovo si parla da tempo, almeno da quando qualche anno fa si verifico' una intossicazione che coinvolse seimila bambini di Pristina. 9.12.98. PRISTINA. Il villaggio di Komoran dista 20 minuti di auto dal centro di Pristina, ma come dice la nostra interprete sembra di stare in un altro mondo.Komoran e' stata per sette mesi teatro degli scontri tra UCK e forze serbe e da poco piu' di un mese e' cominciato il ritorno dei 4000 abitanti e di profughi che non possono tornare alle loro case e che con l'arrivo del gelo invernale non possono piu' continuare a vivere nei boschi. Ieri su Komoran batteva un vento da dieci sotto zero ma non mancavano gli onnipresenti ragazzini venditori di sigarette che per strada tentano di fermare le auto. A meta' strada con Pristina il posto di blocco della polizia serba comandato da un sottufficiale dall'aria davvero minacciosa. Ci fermiamo a chiedere la giusta direzione e quando ripartiamo qualcuno dei poliziotti ci grida ironico buon viaggio! Ufficialmente la zona di Komoran come tante altre in Kossovo dovrebbe essere off limits alle forze serbe, ma i ragazzi volontari della organizzazione di Madre Teresa, capillare in tuta la regione a maggioranza albanese, ci raccontano di incursioni anche con blindati dentro il villaggio e anche di qualche aggressione a scopo intimidatorio. Alla riunione settimanale dell'OMS per coordinamento dell'assistenza sanitaria Komoran e' stata giudicata zona ancora pericolosa per le missioni stabili, ma nei prossimi giorni un convoglio di aiuti, bloccato a Belgrado dovrebbe giungere nella zona. Per la Albright il motivo del conflitto in Kossovo si deve ricercare nella politica di dura repressione di Belgrado e la sua voce si unisce ad altre nel ricordare alla Serbia che deve cessare ogni azione militare nell'area anche se poi condanna anche le azioni recenti del UCK. Solana ha ricordato al dittatore di Belgrado che egli e' responsabile personalmente dell'incolumita' dei verificatori OSCE che circolano nella Regione. Certo che le dichiarazioni USA di aperto desiderio di sostener l'opposizione politica a Milosevic definito il vero problema dei Balcani e le reazioni di Belgrado di minaccia di ulteriori azioni militari, assommate al rifiuto delle proposte di pace da ambedue le parti in conflitto, non portano a ottimismi. Specie assommate alla crescente tensione politica gia alta da tempo tra Belgrado e l'ultimo Stato ancora parte della Federazione Iugoslava, il Montenegro, tensione che sta ripercorrendo la via della rottura che sette anni fa porto' Slovenia e Croazia in collisione con la Capitale. 8.12.98. PRISTINA. Vite divise per albanesi e serbi. Citt' pattugliata in forze. Coprifuoco non dichiarato. Piani di evacuazione pronti per i verificatori OSCE che in caso di scoppi di guerra dovrebbero essere, un attimo prima, come ha affermato Hoolbrooke, prelevati dalle forze NATO dispiegatesi definitivamente ieri nella adiacente macedonia. Miseria e disperazione di un popolo in ginocchio in un'area da secoli sconvolta da conflitti sanguinosi. La nostra impressione di essere alla vigilia di un conflitto di vasta portata non e' isolata. Scrive Sean Maguire della Reuter: La Comunita' internazionale puo' ripetere ogni giorno che non sostiene l'indipendenza del Kosovo, come voi potete dire che avete paura dell'inverno, ma l'inverno arriva lo stesso. Madre natura fara' il suo corso. Gli albanesi del Kosovo non sono certo tutti per la violenza armata, ma ormai l'UCK, l'esercito di liberazione ai cui natali potrebbero aver partecipato anche i servizi segreti serbi nella speranza di una guerra che ripulisca la terra natia, gode di larghissimo supporto popolare. Dopo il fallimento degli accordi per la riapertura della universita' albanese, dopo ancora altri morti e ora con la paura costante di essere fermati dalla polizia in citt' ogni momento e magari scambiati per qualche sospetto terrorista, non e' certo possibile vedere alternative all'indipendenza. Intellettuali e dirigenti politici chiedono che la minaccia NATO sui serbi sia mantenuta incombente e che il numero dei verificatori sia incrementato. Il leader Rugova e' una figura dalla popolarita' in crisi un po' per gli scarsi risultati raggiunti e un po' per gelosie anche dagli examici divenuti concorrenti politici. E' Adem Demaci, voce politica del UCK a godere delle simpatie degli studenti per esempio che sono ben organizzati, e per lui Rugova e' un incompetente. Intanto l'occidente si mostra anche da queste parti abile nel creare situazioni molto originali. La forza Nato in Macedonia si chiama di estrazione ma in caso di conflitto dovrebbe solo estrarre o anche rispondere la fuoco? L'ultima polemica sembra quella tra USA e GB sull'uso delle scorte americane ai convogli serbi in aree a rischio scontri con guerriglieri. Secondo Londra l'uso delle scorte anziche' impedire gli scontri potrebbe aumentare i rischi per i verificatori. Vogliamo sbagliarci ma tutto questo ci ricorda il 91 in Croazia, quando i caschi blu furono dispiegati con base in Bosnia per impedire il conflitto tra Belgrado e Zagabria. 7.12.98. PRISTINA. Pristina si trova praticamente in stato d'assedio visto che e' percorsa da decine di pattuglie di poliziotti armati di mitra e anche di pattuglie dell'esercito che creano continuamente posti di blocco improvvisati per controllare principalmente bus e auto con targa locale. La tensione nel capoluogo del Kosovo e' altissima dopo che mercoledi' scorso la polizia di frontiera con l'Albania ha ucciso 12 clandestini e il giorno seguente una donna armata durante uno scontro all'ospedale della vicina Pec. Venerdi' e' stata poi la volta di un studente appartenente al UCK ucciso a per strada a Pristina. L'UCK ha emesso un comunicato nel quale accusa Belgrado di sfruttare gli accordi del mese scorso per un cessate il fuoco nella regione per colpire uno a uno gli albanesi definiti martiri della patria. Sembra cosi' insediata al momento giusto la forza NATO dispiegata in Macedonia. Infatti la Extraction Force ha il compito di salvare i duemila osservatori OSCE da una eventuale ripresa del conflitto. Dopo la Bosnia nuove alchimie diplomatico militari vengono sperimentate in Kosovo che facendo parte di uno Stato sovrano, la Yugoslavia, non poteva essere occupato militarmente dalle truppe internazionali come accaduto in Bosnia. Questa settimana si celebra l'anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo e a Pristina sono giunti decine di pacifisti per una marcia regionale, ma gli albanesi, 90% della popolazione locale, dei quali Belgrado vorrebbe l'assimilazione sociale culturale e fisica totale ha ormai scelto l'indipendenza e l'UCK, prima dei vari Rugova, gode di massimo consenso. 4.12.98. Vasta eco in tutta la Bosnia per l'arresto del Generale Radislav Krstic, comandante del quinto corpo d'armata dell'esercito serbo bosniaco, che ieri e' volato da Tuzla a L'Aia per essere processato con l'accusa di aver organizzato e assistito lo sterminio di massa di migliaia di musulmani prigionieri catturati con la presa di Srebrenica nell'estate del 95, azione che Krstic stesso comandava come braccio destro del Generale Mladic e per la quale fu promosso generale da Karadzic. Il Pentagono ha fatto sapere che l'arresto di Krstic e' una diretta lezione per i due pluricercati. Krstic e' stato recentemente al tavolo di negoziati con l'esercito federale bosniaco croato e SFOR, il suo mandato di cattura e' stato emesso il 30 ottobre in segreto dal Tribunale dell'Aia dopo numerose testimonianze che lo inchiodavano a reati gravissimi. Tutta l'azione e' stata pertanto tenuta segreta e per questo Krstic non ha potuto rendersi irreperibile come gia' accaduto per altri ricercati ed e' stato arrestato da forze americane e danesi senza difficolta'. Nello stesso mandato di cattura compaiono altri due nomi di ufficiali serbo bosniaci tenuti per ora riservati sino a che non saranno anch'essi arrestati. Mentre i media serbo bosniaci si scatenano contro l'arresto accompagnando la posizione del presidente Poplasen che ha annunciato ritorsioni su SFOR, da parte musulmana di esprime gioia. I sopravvissuti al massacro di Srebrenica parlano del primo giorno di gioia dopo tre anni e si augurano che Krstic dira' loro dove sono finiti i loro parenti, i loro bambini. Risultano dispersi dalla presa di Srebrenica abbandonata dall' ONU e dai caschi blu olandesi che dovevano proteggerla, almeno 6000 bosniaci. Si tratta del massacro piu' efferato in Europa dopo la seconda guerra mondiale. 3.11.98. Secondo il settimanale croato Vjesnik l'amministrazione Clinton starebbe organizzando un programma d'intervento nei Balcani basato sull'ormai radicato concetto chiarito dalla stesso Presidente Americano secondo il quale la presenza militare USA nella regione avra' durata infinita a meno di non riuscire a spodestare il Presidente serbo Slobodan Milosevic neutralizzandolo definitivamente. Per arrivare a questo obbiettivo gli Stati Uniti potrebbero decidere alcune mosse politiche prima fra tutte l'appoggio ai partiti di opposizione belgradesi, poi il sostegno al Presidente montenegrino Djukanovic considerato un moderato e a quei personaggi di spicco appena epurati da Milosevic come l'ormai ex-capo dei servizi segreti iugoslavi Jovica Stanisic e il generale Momcilio Perisic che fino a pochi giorni fa era a capo della armata iugoslava. Gli USA darebbero poi nuovo impulso all'ordine di arresto per i due pluricercati per crimini di guerra e genocidio in Bosnia, Generale Ratko Mladic e Radovan Karadzic, e dal lato albanese vorrebbero ripulire l'UCK dalla presenza di fondamentalisti islamici e dall'ombra del miliardario terrorista Ben Laden che sarebbe in contatto con fazioni albanesi. Un bel programmino come si vede e a proposito delle considerazioni su Milosevic come prima causa, al di la' persino degli schieramenti di parte, di ogni tensione nei Balcani, potremo dire che ci si poteva arrivare almeno dieci anni fa e che proprio gli USA con il geniale Richard Hoolbrooke voluto la firma del dittatore serbo sugli accordi di pace di Dayton dandogli cosi' legittimita' internazionale. Per il resto non resta da augurarci che la strategia di appoggio alle opposizioni da parte americana a Belgrado non dia gli stessi risultati che in Bosnia dove almeno meta' dei serbi e il 90% dei croati, manipolati dalla propaganda ultras, guarda come appestati i cosiddetti moderati delle rispettive leadership solo per avere palesemente accettato l'aiuto politico e economico occidentale, con l'effetto di aver eletto al loro posto esponenti decisamente ultranazionalisti. 2.12.98. Secondo il settimanale croato Vjesnik l'amministrazione Clinton starebbe organizzando un programma d'intervento nei Balcani basato sull'ormai radicato concetto chiarito dalla stesso Presidente Americano secondo il quale la presenza militare USA nella regione avra' durata infinita a meno di non riuscire a spodestare il Presidente serbo Slobodan Milosevic neutralizzandolo definitivamente. Per arrivare a questo obbiettivo gli Stati Uniti potrebbero decidere alcune mosse politiche prima fra tutte l'appoggio ai partiti di opposizione belgradesi, poi il sostegno al Presidente montenegrino Djukanovic considerato un moderato e a quei personaggi di spicco appena epurati da Milosevic come l'ormai ex-capo dei servizi segreti iugoslavi Jovica Stanisic e il generale Momcilio Perisic che fino a pochi giorni fa era a capo della armata iugoslava. Gli USA darebbero poi nuovo impulso all'ordine di arresto per i due pluricercati per crimini di guerra e genocidio in Bosnia, Generale Ratko Mladic e Radovan Karadzic, e dal lato albanese vorrebbero ripulire l'UCK dalla presenza di fondamentalisti islamici e dall'ombra del miliardario terrorista Ben Laden che sarebbe in contatto con fazioni albanesi. Un bel programmino come si vede e a proposito delle considerazioni su Milosevic come prima causa, al di la' persino degli schieramenti di parte, di ogni tensione nei Balcani, potremo dire che ci si poteva arrivare almeno dieci anni fa e che proprio gli USA con il geniale Richard Hoolbrooke voluto la firma del dittatore serbo sugli accordi di pace di Dayton dandogli cosi' legittimita' internazionale. Per il resto non resta da augurarci che la strategia di appoggio alle opposizioni da parte americana a Belgrado non dia gli stessi risultati che in Bosnia dove almeno meta' dei serbi e il 90% dei croati, manipolati dalla propaganda ultras, guarda come appestati i cosidetti moderati delle rispettive leadership solo per avere palesemente accettato l'aiuto politico e economico occidentale, con l'effetto di aver eletto al loro posto esponenti decisamente ultranazionalisti. 1.12.98. Le notizie provenienti da Belgrado nelle ultime settimane danno fiato a quanti ritengono che per Slobodan Milosevic e la moglie Mirjana Markovic sia iniziata la parabola discendente che in breve portera' un cambiamento decisivo per tutti i Balcani. L'unico autocrate rimasto al potere in Europa orientale anche dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo dopo aver intrapreso una dura campagna contro la poca informazione d'opposizione con la chiusura di due giornali e due radio private ha dato vita ad un repulisti politico e militare sorprendente. Tra i tanti dimessi senza nemmeno grandi spiegazioni anche il Generale Mirko Perisic che comanda l'esercito iugoslavo dal 90 e che e' anche considerato l'artefice della guerra conclusasi nel 95. Assieme a Perisic sono stati rimossi anche altri funzionari considerati fedeli e vicini alla leadership tra i quali anche il responsabile dei servizi segreti federali. Perisic ha anche espresso pubblicamente la propria rabbia per essere stato cacciato senza alcun preavviso e in modo del tutto illegale. Per gli osservatori internazionali le manovre di Milosevic e consorte sarebbero motivate dalla paura crescente di perdere il potere, cosi' si starebbe eliminando anche quei prestigiosi esponenti del regime dotati pero' di intelligenza propria per sostituirli con fedelissimi di totale obbedienza. Il meccanismo e' noto storicamente per preannunciare clamorose cadute di regimi totalitari e anche nel caso serbo il ciclo potrebbe ripetersi. D'altronde l'esperienza balcanica insegna che i peggiori nemici dei dittatori sono proprio essi stessi e i loro amici fedeli. Cosi' ecco che Perisic, assieme ad altri generali licenziati in tronco, potrebbero avvicinarsi alla leadership montenegrina di Milo Djukanovic e creare le condizioni per un trapasso di potere da Belgrado a Podgorica. Ipotesi questa alla quale sembra stiano lavorando gli USA. E' quasi unanime l'opinione che sino a che Milosevic sara' al potere nessuna vera soluzione per i Balcani sara' possibile, ma resta da vedere quali danni fara' il crollo del regime serbo semmai crollera'. 30.11.98. Dalla giornata di ieri a Sarajevo la commissione speciale della RS sta lavorando alla ricerca di una fossa comune che sarebbe stata individuata a fianco del cimitero centrale della citt' vecchio di oltre 50 anni. Sono stati riesumati dieci corpi e si suppone ve ne siano almeno 150. Si tratta della prima fossa comune scoperta nella capitale bosniaca sottoposta a un lungo assedio causa di diecimila morti. I corpi rinvenuti sarebbero di serbi e da parte delle autorita' bosniache si esprime il dubbio che possa trattarsi davvero di una fossa comune ma piu' probabilmente e semplicemente di vittime dell'assedio alle quali non si pote' dare migliore sepoltura. Intanto nel sud est a Nevesinje, in territorio serbo, la commissione speciale bosniaca ha localizzato un'altra fossa comune nella quale sono stati rinvenuti 18 corpi di musulmani. Secondo gli accordi le commissioni croato musulmane e serbe possono lavorare senza limiti di frontiere. E' difficile tenere il conto di quante fosse sono state localizzate in tutta la Bosnia, dovrebbero essere almeno 300 per un totale di 1700 corpi riesumati, ma i dispersi dei quali ancora si cerca traccia sono 20.000 e per ognuno di loro c'e' una famiglia che da tre, quattro, cinque, sei anni, attende notizie. Anche se il processo di riconciliazione tra i tre popoli fosse a buon punto, e non lo e' affatto, l'ombra delle fosse e dei dispersi mantiene aperte le ferite profonde del sanguinoso conflitto e resta macabra arma nelle mani dei propagandisti della violenza nazionalista ancora ben saldi al loro posto. 27.11.98. Dalla giornata di ieri a Sarajevo la commissione speciale della RS sta lavorando alla ricerca di una fossa comune che sarebbe stata individuata a fianco del cimitero centrale della citt' vecchio di oltre 50 anni. Sono stati riesumati dieci corpi e si suppone ve ne siano almeno 150. Si tratta della prima fossa comune scoperta nella capitale bosniaca sottoposta a un lungo assedio causa di diecimila morti. I corpi rinvenuti sarebbero di serbi e da parte delle autorita' bosniache si esprime il dubbio che possa trattarsi davvero di una fossa comune ma piu' probabilmente e semplicemente di vittime dell'assedio alle quali non si pote' dare migliore sepoltura. Intanto nel sud est a Nevesinje, in territorio serbo, la commissione speciale bosniaca ha localizzato un'altra fossa comune nella quale sono stati rinvenuti 18 corpi di musulmani. Secondo gli accordi le commissioni croato musulmane e serbe possono lavorare senza limiti di frontiere. E' difficile tenere il conto di quante fosse sono state localizzate in tutta la Bosnia, dovrebbero essere almeno 300 per un totale di 1700 corpi riesumati, ma i dispersi dei quali ancora si cerca traccia sono 20.000 e per ognuno di loro c'e' una famiglia che da tre, quattro, cinque, sei anni, attende notizie. Anche se il processo di riconciliazione tra i tre popoli fosse a buon punto, e non lo e' affatto, l'ombra delle fosse e dei dispersi mantiene aperte le ferite profonde del sanguinoso conflitto e resta macabra arma nelle mani dei propagandisti della violenza nazionalista ancora ben saldi al loro posto. 26.11.98. L'ufficio dell'Alto Commissario ONU per la Bosnia Westendorp ha confermato lo stipendio per il solo titolare che e' di 46 milioni circa mensili. La conferma e' venuta dopo le notizie sull'indagine che l'EU ha attivato per verificare i bilanci della missione bosniaca di cui Westendorp e' l'attuale responsabile. L'ufficio OHR con i suoi 500 funzionari ha un budget annuo di 43 milioni di dollari , quasi 70 miliardi di lire, pagati la meta' dall'Unione Europea, per il 20% dagli USA, il Gaippone contribuisce per il 10% e il resto e' versato da altri paesi. Westendorp, diplomatico spagnolo, che percepisce circa il 15% in piu' del suo predecessore Carl Bildt , ha spiegato di avere molte spese e ha definito l'indagine una provocazione di nemici politici, tesa a screditarlo in Bosnia e a boicottare la sua carriera alla vigilia di una sua candidatura da parte spagnola a piu' alte cariche in ambito europeo. Nel groviglio diplomatico umanitario creato in Bosnia fin dall'inizio della guerra, che ben ha fatto il paio con la rovinosa strategia militare ONU, un groviglio dove la pluritentacolare macchina degli aiuti agisce quantomeno senza il minimo coordinamento creando situazioni imbarazzanti e sprechi e dando l'impressione che nessuno abbia una idea di dove si stia pilotando la ricostruzione economica e sociale della Bosnia, l'argomento stipendi e' un bel tabu'. Programmati per sostenere soggiorni prolungati in aree pericolose anche per la salute come Africa e estremo oriente, gli stipendi ONU partono da 5 milioni al mese per i volontari delle ONG e non si sa dove arrivino per i funzionari di carriera che spesso percepiscono 20 o 30 milioni per starsene a due ore di aereo da casa. Considerato che Westendorp e' in pratica un governatore ONU i suoi 46 milioni al mese sono proporzionati al resto. Fare il nomade anche di lusso costa lontananza dalla famiglia e sdradicamento dalla propria terra e vivere in zone di crisi deprime anche duramente, ma nessuno si e' mai preoccupato di ridimensionare gli stipendi. Ecco che la grana viene fatta scoppiare alla vigilia della conferenza di Madrid, dove W. chiedera' piu' denaro e piu' impegno per la Bosnia oltre alla conferma per altri due anni della presenza delle truppe NATO. Inoltre l'indagine viene a cadere come cacio sui maccheroni sulla battaglia politica aperta dall'ultras Sesely che accusa Westendorp di essere addirittura una trafficante in combutta con il premier serbo bosniaco Dodig (vedi servizio di ieri). SE una indagine su sprechi e stipendi deve avvenire deve coinvolgere tutti gli operatori e le organizzazioni e invece ancora una volta una rara scelta ragionevole viene presa nel momento sbagliato con il risultato di creare un danno enorme al gia' precario prestigio ONU nei Balcani e alla faccia di Westendorp di fronte ai bosniaci che solo se molto fortunati arrivano a stipendi che al massimo sono mille volte inferiori al suo. (460DM/ 460.000) 25.11.98. In una intervista al settimanale bosniaco considerato piu' indipendente Slobodna Bosna, il leader ultranazionalista serbo Vojslav Sesely, che e' anche viceprimo ministro del governo di Belgrado ha annunciato l'apertura di una campagna politica durissima contro il premier serbo bosniaco Milorad Dodig per il quale le autorita' internazionali vogliono la riconferma a capo del governo di Banja Luka in quanto fermamente contrarie alla proposta del neo eletto Poplasen che vuole sostituire Dodig con il presidente SDS Kalinic. La campagna che Sesely scagliera' contro Dodig sara' senza esclusione di colpi. Secondo il leader radicale, gia' capo delle milizie note come aquile bianche, Carlos Westendorp e' un criminale trafficante che organizza contrabbando dal Montenegro a Banja Luka in combutta proprio con Dodig e il suo vice Jacques Klein e' un criminale di guerra che ha organizzato l'espulsione di 100.000 serbi dalla Slavonia occidentale ora territorio della Croazia. Sesely afferma di poter provare quanto afferma in qualsiasi momento e ha gia' annunciato di voler tornare in RS a suo piacimento nonostante sia stato espulso dalle truppe SFOR come persona non grata. Come si vede Sesely rientra nel piu' classico degli schemi di battaglia politica balcanica contando sull'arretratezza culturale nel quale la popolazione e' stata pilotata. Si deve considerare che tanti giovani anche cittadini, universitari, hanno votato per il SRS di Sesely e Poplasen e che nelle campagne certo nessun ha mai sentito parlare di moderazione e di simpatia verso Westendorp e gli USA. Saranno pochi a mettere in dubbio le parole del patriota serbo che da Belgrado pensa alla liberta' ai fratelli poveri sella RS. Sesely lavora fianco a fianco con Poplasen e la decisione di proporre Kalinic a premier, che non ha alcuna maggioranza in parlamento dimostra che la battaglia tra i falchi e l'occidente e' appena cominciata e sara' senza esclusione di colpi, tesa innanzitutto a screditare e delegittimare personalmente i mediatori. 18.11.98. Mentre il Tribunale dell'Aja condanna due musulmani e un croato per crimini di guerra commessi in uno dei pochi campi di concentramento conosciuti gestito dai bosniaci ai danni dei serbi, e dimostra cosi' come una fetta delle atrocita' commesse nel conflitto bosniaco cessato nel 95 siano a carico di coloro che sempre si sono dichiarati solo vittime di aggressioni, il mediatore Jacques Klein, vice di Westendorp assiste furioso allo scontro tra il bosniaco Ganic e il croato ministro degli esteri Granic che ha portato a un rinvio di un importante accordo tra Federazione e Zagabria. Materia di disaccordo la legalizzazione dei finanziamenti alla milizia croata di Bosnia HVO. In RS Poplasen e il suo partito confermano che il Presidente incaricato Kalinic tentera' di formare un governo e i moderati confermano che non l'appoggeranno. La TV di Banja Luka annuncia che gli scambi commerciali con la FRY non sono cessati come sembrava dopo che Banja Luka aveva deciso un cambio tra dinaro e DM diverso da quello ufficiale di Belgrado, ma l'embargo sulla RS potrebbe essere deciso da Westendorp per imporre l'uso corrente e ufficiale della nuova moneta unificata KM che in RS non e' ancora accettata e usata propriamente. 13.11.98. Mentre la stampa bosniaca racconta l'ennesima storia di trattative segrete con il pluriricercato Radovan Karadzic, che dopo i francesi ora coinvolgono un cognato del vicesegretario di stato americano Talbott, che avrebbe proposto a serbi e musulmani piani americani per dividere la Bosnia e trattato la resa del piu' noto ricercato sino a quando il governo USA, che non l'aveva mai autorizzato non gli ha intimato di cessare, il Presidente neoletto della entita' serba Poplasen ha effettuato la prima visita ufficiale nella citt' di Brcko, amministrata da un supervisore internazionale Robert Farrand e mina vagante mai disattivata che minaccia i piani di pace. Poplasen si e' compiaciuto di come la citt' comprenda ormai alcune istituzioni multietniche e confermato che in accordo con gli accordi di pace Brcko deve restare citt' serba. La decisione sul destino della citt' chiave del nord bosniaco e' stata gia ' rimandata da due anni e ogni singola parola in merito pronunciata da una parte o dall'altra scatena polemiche roventi e minacce piu' _ meno velate. A tutt'oggi sono partiti diversi progetti per il rientro dei musulmani, esiste un consiglio comunale misto e una polizia multietnica, ma lo status sospeso e' l'unica ragione per la quale non scoppiano le bombe come a Mostar. Tutte le parti sono decise a riprendersi la citt'. Ovviamente la soluzione, come alcuni diplomatici sostengono, sarebbe quella di fare di Brcko il primo vero esperimento di citt' di tutti i bosniaci serbi o musulmani o croati, ma e' facile prevedere che prima che i tempi siano maturi ci vorranno anni. Se a Sarajevo di possono vantare progressi verso la pace stabile, a Brcko ogni alibi scompare. Chi trovera' mai la soluzione in questa cittadina sulla Sava all'incrocio tra Croazia, Serbia e Bosnia, avra' forse trovato la chiave per la pace nei Balcani. Dobbiamo concludere con una sorprendente notizia da Belgrado. A seguito della decisione unilaterale del governo serbo bosniaco di Banja Luka di svalutare il dinaro iugoslavo usato per stipendi e bollette anche in serbo Bosnia, il governo di Belgrado, ha deciso di bloccare ogni transazione monetaria con la Repubblica Srpska che e' ancora legata ampiamente al mercato iugoslavo. Uno scossone che potrebbe essere una svolta dagli esiti imprevedibili nei rapporti tra i due paesi dal destino intrecciato. 12.11.98. A cinque anni esatti dal suo abbattimento sta per prendere il via la ricostruzione del ponte di Mostar. Lo Stari Most, ponte vecchio, costruito 430 anni fa come collegamento tra l'est islamico dei Balcani e la costa dalmata e distrutto a cannonate dall'esercito croato bosniaco il 9 novembre del 93 in piena guerra civile tra croati e musulmani. Le condizioni delle pietre recuperate dal letto della Neretva, il suggestivo fiume che divide in due la citta', nei mesi scorsi dal genio militare dell'esercito ungherese sono peggiori del previsto e molte pietre sono ancora in acqua e non piu' utilizzabili. La ricostruzione del mitico ponte potrebbe riprendere concretamente l'anno prossimo. Bisogna ricordare anzitutto che il ponte unisce oggi due aree della citt' di Mostar, divisa da un muro invisibile come si addice a una Berlino del 2000, entrambi controllate dai musulmani e che pertanto la sua ricostruzione non potra' avere fisicamente un compito riunificante. Effetto questo che non si avra' nemmeno simbolicamente in quanto la parte croata della citt' si guarda bene dall'interessarsi a quanto accade dall'altra parte. I mostarini di un tempo, centomila con il piu' alto numero di famiglie miste e una opinione pubblica aperta culturalmente, se ancora ci sono e soffrono per non aver piu' accesso libero al ponte e per vedere la loro citt' sfigurata per sempre, non lo vanno a dire certo in pubblico. Quei pochi croati che lavorano dalla parte bosniaca sono condannati dai loro connazionali. A fronte di quattro anni di lavoro della Comunita' internazionale i passi verso una normalizzazione di Mostar sono pochi e precari. Qualche centinaio di famiglie potra' tornare a casa propria ricostruita e forse sindaco croato e vicesindaco musulmano che si scambiano a turno i ruoli hanno trovato il modo per parlarsi anziche' ignorarsi. Insomma, la ricostruzione del ponte non potra' passare come passo avanti nelle riunificazione della citt', anzi , sono in tanti a non volerla e a vederla come un nuovo simbolo dell'odiato nemico islamico combattuto ancora a colpi di molotov e granate in cittadine vicine come Capljina e Stolac ormai presidi militarizzati e simbolo di impossibili rientri bosniaci in zone croate. 11.11.98. Il consiglio dei ministri della Repubblica Serba di Bosnia ha deciso aumenti delle tariffe per l'elettricita' di circa il 34,7% . Il governo moderato di Dodig che attende in settimana le proposte del nuovo presidente Poplasen che dovrebbe proporre un nuovo premier incaricato ha anche deciso di punire gli insegnanti delle scuole elementari e medie che stanno scioperando senza rispettare le regole in materia. Gli insegnanti chiedono un aumento del salario minimo da 60 a 80 DM , salario che per altro in molti non vedono da due mesi. Intanto il dinaro iugoslavo che nonostante gli sforzi e' ancora la moneta ufficiale della Repubblica Srpska e' svalutato e ne occorrono 7,5 per un marco. In un anno il valore della moneta belgradese ? calato del 50%. A Modrica nel nord serbo tra Banja Luka e Brcko, un gruppo di una ventina di serbi ha distrutto due case bosniache in riparazione per il rientro dei loro proprietari profughi. Secondo il quotidiano di Sarajevo Vecernje Novine, Carlos Westendorp in occasione della conferenza di Madrid sulla Bosnia che si pare tra qualche giorno, potrebbe ipotizzare per il 99 il ritorno ai luoghi d'origine di circa 40.000 profughi, 20000 a Sarajevo, 15000 a Banja Luka, 5000 a Mostar. Il suo predecessore Karl Bildt e' intervenuto pubblicamente affermando la propria convinzione che se il conflitto nel Kosovo non cessera' immediatamente rendera' vano tutto cio' che si e' fatto sino a oggi per stabilizzare la pace nella exiugoslavia. Secondo Bildt i 32000 soldati SFOR non sono sufficienti, se la Comunita' Internazionale non si impegnera' piu' a fondo le conseguenza saranno molto serie. 10.11.98. Secondo un alto funzionario del governo americano i paesi del gruppo di contatto sulla exiugoslavia sarebbero sul punto di bloccare aiuti in progetti e finanziamenti per milioni di dollari alla Bosnia Erzegovina se, a tre anni dalla firma del trattato di Dayton, i governi non daranno prova di voler accelerare le riforme volte e a creare una moderna economia di mercato e i piani di rientro dei rifugiati alle loro case. Le affermazioni dell'esponente governativo USA, riportate dall'agenzia di stampa Reuter, si riferiscono a quanto sarebbe stato deciso nell'ultima riunione dei rappresentanti del gruppo di contatto (GB, Francia, Italia, Germania e Unione Europea). Non e' possibile stabilire l'ammontare totale degli aiuti giunti in Bosnia nei tre anni ma gli USA, che hanno contribuito per circa il 15% del totale hanno speso circa 200 milioni di dollari all'anno per un totale di quasi mille miliardi di lire a oggi. Altrettanti previsti per il prossimo anno. I donatori sarebbero del tutto insoddisfatti della lentezza con la quale la Bosnia sta dando vita alla propria ricostruzione economica e sociale. I problemi verrebbero soprattutto da parte musulmana dove permane la concezione centralista e partitica del potere che rende impossibile privatizzazioni e join venture con aziende estere. Si cita il caso di Mc Donald che avrebbe rinunciato a aprire propri ristoranti in Bosnia per i troppi ostacoli burocratici e equilibri politici intricati. Il co presidente del consiglio Silaijdzic ha invece scritto a Westendorp per far presente che molte aziende straniere che hanno fatto societa' con quelle locali (1435 joint venture) hanno firmato accordi che contravvengono sia al trattato di Dayton che ai piu' elementari diritti dell'uomo. Sarebbe minacciato il diritto alle pari opportunita' di lavoro per tutti i cittadini, profughi e non. Silajdzic parla di rischio segregazione e apartheid per i lavoratori bosniaci a molti dei quali e' impedito di tornare al proprio posto di lavoro per motivazioni etniche. Possiamo aggiungere che tante delle numerose organizzazioni internazionali ingaggiano il personale locale a condizioni di lavoro di basso livello e poche hanno previsto le trattenute sanitarie e assistenziali nei salari versati il che sta creando seri problemi con l'entrata in vigore delle nuove tasse nazionali. Tutto sommato la lezione che l'occidente ha dato al livello concreto e operativo in materia di democrazia e civilta' non e' certo esaltante, anche le minacce di sanzioni suonano sempre farsesche visto che nessuno blocchera' mai un processo nel quale si e' investito tanto 9.11.98. Nel variegato e movimentato panorama quotidiano che offre la Bosnia Erzegovina con la sua calma apparente, le frenetiche attivita' di ricostruzione, le centinaia di organizzazioni internazionali, l'ombra della crisi militare e politica che sta scaldando Belgrado non puo' essere ignorata cosi' come la situazione in Kosovo dove l'arrivo dell'inverno dara' il colpo di grazia alle popolazioni fuggite sui monti. A Belgrado ormai si arrestano e si mettono in carcere anche ragazzi che scrivono la loro rabbia sui muri, dopo aver chiuso tra gli ultimi organi d'informazione liberi rimasti. Ci si permette di rifiutare il visto d'ingresso agli inviati del Tribunale dell'Aia per i Crimini di guerra giunti per stimolare la collaborazione alla ricerca dei criminali, si mettono tasse sulle antenne capaci di ricevere TV straniere e si impediscono programmi radio prodotti all'estero, oltre a minacciare apertamente i giornalisti stranieri come avvenuto con l'inviato della RAI TV durante una conferenza stampa del Radicale Sesely quando ancora la NATO minacciava bombardamenti. L'impunita' dei signori della guerra non puo' non riflettersi sulla popolazione e sulla vita sociale in Bosnia come nel resto dei Balcani. A fronte di questa situazione a rischio che coinvolge anche la Macedonia, oltre che l'Albania, e che in prospettiva potrebbe coinvolgere anche la Bulgaria, a fronte dei numerosi fatti quotidiani che mostrano come sia precaria la situazione bosniaca, si registra purtroppo una preoccupante assenza di adeguata informazione e conseguente mobilitazione collettiva. L'UCK e' l'unico movimento indipendentista di una paese arretrato e dominato da una dittatura che non ha avuto l'appoggio della sinistra italiana, e peraltro nemmeno della destra. Mentre l'Europa si mobilita' contro Pinochet, solo uno sparuto gruppo di militanti chiede l'incriminazione dei dittatori balcanici, mentre compagnie italiane fanno affari con Belgrado, una citt' ridotta in miseria dove si raddoppiano le tariffe elettriche a chi non vede stipendi e pensioni da mesi o anche anni, sempre piu' collassata dove imperano capi miliziani miliardari che gestiscono squadre di calcio in coppa UEFA. 6.11.98. I 15 parlamentari bosniaci membri dell'assemblea parlamentare della Repubblica Serba, entit serba della Bosnia Erzegovina, si sono pronunciati a favore della riconferma dell'attuale governo moderato del premier Dodig cosi' come era anche richiesto da Westendorp. Il nuovo Presidente della Repubblica Serba ha annunciato entro dieci giorni la sua proposta per il nuovo governo che sara' certamente diversa se non avversa alla riconferma di Dodig cosi' come gia' annunciato dall'alleanza ultranazionalista di cui Poplasen e' uno dei leader. Il neo presidente, fedelissimo dei piu' estremisti tra i serbi di Bosnia e si Serbia, nel suo discorso d'insediamento ha confermato di voler lavorare in accordo con gli accordi di pace, di voler proseguire la collaborazione con i paesi donatori e di voler raggiungere a lungo termine l'obbiettivo di attrarre investitori esteri. Ma Poplasen ha ribadito che la citt' di Brcko, nodo di contesa congelato, deve essere serba come secondo la sua opinione e' previsto dall'accordo di Dayton. Assieme a Poplasen ha giurato davanti all'assemblea nazionale serbo bosniaca anche Zivko Radisic, moderato fedele alla Presidente uscente Plavsic, neo membro serbo della Presidenza tripartita della Bosnia al posto di Kraijsnik. Intanto a Sarajevo si costituiva ufficialmente anche la Camera dei Rappresentanti unificata. Se Westendorp riuscira' nei suoi obbiettivi, Dodig sara' ancora capo del governo di Banja Luka, sorretto dai voto bosniaci, in stretta collaborazione con Radisic, Poplasen verra' tenuto all'angolo con i suoi all'opposizione ma con un forte seguito popolare specie nella parte est del territorio che continuera a essere di fatto per molti versi fuori dal controllo di Banja Luka e a ricevere marginalmente i benefici degli aiuti internazionali rimanendo bacino sicuro per il futuro degli ultranazionalisti. 5.11.98. La Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di Bosnia riunitasi ieri dopo la sospensione del 29 scorso ha votato l'insediamento del nuovo Presidente Nikola Poplasen il quale ha prestato giuramento sostituendo la sconfitta Biljana Plavsic, ma la coalizione moderata ha eletto fra i propri candidati tutte le cariche dell'assemblea, presidente e vicepresidenti e portavoce grazie al voto dei parlamentari bosniaci della Coalizione per la Bosnia Unita. Poplasen, ultraradicale fedelissimo del viceprimo ministro serbo Sesely, gia' miliziano leader delle paramilitari Aquile Bianche Sesely e dell'exPresidente serbo bosniaco Radovan Karadzic, ha promesso di agire in accordo con gli accordi di pace di Dayton e di promuovere riforme economiche e sociali nella direzione degli standard europei. LE promesse saranno controllate da Westendorp che marcher stretto Poplasen con la minaccia di destituirlo nel caso remi contro Dayton. Ora Poplasen dovra' designare il nuovo Primo Ministro incaricato di formare il nuovo governo. L'alleanza del suo partito radicale e del SDS di Krajisnik, che aveva minacciato guerriglia urbana se si fosse ancora ritardato il suo insediamento a due mesi dal voto, non vuol sentir parlare della riconferma di Milorad Dodig, l'attuale capo del governo moderato sul quale invece punta ancora Westendorp. Se i moderati confermeranno l'accordo con i membri musulmani dell'assemblea avranno la maggioranza e lo scontro tra presidenza e parlamento su chi formera' il nuovo governo sara' certo. 4.11.98. E' ripresa alle 12 di oggi la seduta costitutiva della Assemblea Nazionale della Repubblica Serba, entita' serba della Bosnia, dopo che il 29 ottobre scorso la prima parte si era conclusa con un nulla di fatto. Il nuovo Presidente della Repubblica eletto con il voto del 14 ottobre scorso, l'ultranazionalista Nicola Poplasen, dovrebbe infine insediarsi alla uscente Biljana Plavsic, con grande preoccupazione da parte di mediatori e governi occidentali, per i quali Poplasen e' un ostacolo all'applicazione degli accordi. Ma la battaglia politica per dare vita a una maggioranza parlamentare che elegga il nuovo governo non si e' affatto conclusa. Le due alleanze avevano 32 seggi ciascuna e dopo la prima seduta un esponente dei moderati, che sostenuti dalle diplomazie tentano di riconfermare il governo di Milorad Dodig, ha gia' optato per una posizione contraria a alleanze con i 15 eletti musulmani e croati unica soluzione possibile per i piani della Plavsic e di Westendorp. Viene dato per scontato che alla fine i moderati troveranno un accordo con i parlamentari bosniaci e che Dodig sara' riconfermato, ma come si riuscira' a arrivare a questo obbiettivo non e' chiaro e soprattutto quale sara' la reazione degli ultranzionalisti di SDS e SRS che vantano d'aver vinto le elezioni e tengono, con Poplasen, la presidenza della Repubblica. L'inviato americano Gelbard fa la spola tra Sarajevo e Banja Luka per le trattative con i bosniaci, le contropartite per l'accordo. La strategia di completo controllo da parte internazionale continua anche dopo che si e' dimostrato che i leader serbi perdono popolarita' nella misura in cui lavorano a piu' stretto contatto con l'occidente. 3.11.98. Nei primi 8 mesi del 98 i rifugiati delle varie nazionalita' bosniache che sono rientrati alle loro case d'origine sono stati 11.260. Secondo i programmi questo doveva essere l'anno dei rientri e ne erano previsti 800.000. Secondo gli osservatori dell'International Crisis Group, formato da esperti, diplomatici e ex ministri, il mancato rientro dei profughi potrebbe rinnovare il rischio di nuovi conflitti in particolare per la parte bosniaco musulmana la cui popolazione si trova attualmente con un territorio disponibile molto ristretto. A proposito dei rientri esiste poi un'altra chiamiamola scuola di pensiero secondo la quale programmare piani di rientro che non tengano conto della volonta' dei soggetti interessati e un grave errore. I paesi donatori e ospitanti dovrebbero lasciare che le cose maturino per conto proprio e la gente decida di tornare non solo perche' la casa e' pronta ma anche perche' sentono che le condizioni di sicurezza e disagio lo permettono. Forzare i rientri anche se inteso solo come pressione politica sarebbe ingiusto e porterebbe nuova instabilita'. Indubbiamente la crisi balcanica ha spiazzato tutti, esperti e organizzazioni di ogni genere che si sono precipitate a aprire uffici e studiare il fenomeno senza precedenti di una guerra in Europa alle soglie del 2000. Il risultato e' una valanga di iniziative e di progetti, di studi e di risoluzioni spesso in contrasto tra loro e qualche volta in rotta di collisione con pochi risultati solidi e molto spreco di tempo e denaro. Per capire il livello della situazione la perla quotidiana e' l'annuncio del neo membro croato nella presidenza tripartita Ante Jelavic, ultranazionalista, che lavora apertamente per la definitiva creazione di un terzo ministato quello croato, che sul campo esiste da cinque anni e nessuno ha potuto smantellare. Jelavic vuole una revisione del trattato di Dayton, cosi' ha annunciato che si rivolgera' alla Corte Europea per i diritti dell'Uomo per impugnare l'imposizione di targhe automobilistiche unificate in tutta la Bosnia, fatto che secondo l'ultras croato sarebbe contrario agli accordi stessi di Dayton e anzi sarebbe la dimostrazione che gli accordi sono gi in corso di cambiamento. 30.10 98. E' sostanzialmente fallita la prima riunione per l'insediamento della nuova Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di Bosnia che si e' svolta ieri a Banja Luka, infatti non si e' raggiunto nessun accordo nemmeno per l'elezione del Presidente della Assemblea, carica importante per il funzionamento dell'unica camera elettiva serbo bosniaca. Uno dei deputati musulmani eletti con i voti degli sfollati si e' rifiutato di giurare sulla bibbia secondo il dettato cristiano ortodosso in uso e ha lasciato la seduta. Le due coalizioni serbe detengono ciascuna 32 seggi parlamentari e la battaglia e' incerta e probabilmente sara' anche lunga perche' i moderati della Plavsic e Dodig cercano una alleanza con i 15 parlamentari musulmani e croati. Si ripete ancora la estenuante lotta politica per il potere in serbo Bosnia. Il voto dello scorso settembre ha confermato infatti la spaccatura esattamente in due tra i serbi estremisti e nazionalisti e quelli che hanno preso la via moderata e che godono dell'appoggio occidentale. Comunque vadano le cose il territorio e il popolo serbo di Bosnia resteranno ancora per molto di fatto separati in due tronconi, est e ovest, dove il governo e le strutture pubbliche di Banja Luka avranno potere reale su uno solo dei due. Dal luglio del 97 con lo strappo della Plavsic expupilla di Karadzic, le aree orientali dove si trova Pale, Trebjnije e altri centri sono di fatto isolate dal resto, governate localmente da fedelissimi radicali e ricevono aiuti internazionali in misura molto minore anche perche' in qualche caso li rifiutano. La riconferma auspicata dall'occidente del governo Dodig con una maggioranza multietnica oltre a creare sicuramente nuove tensioni interne confermerebbe la spaccatura. 29.10.98. Si insedia quest'oggi a Banja Luka la nuova Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di Bosnia e il nuovo Presidente eletto con il voto del 13 settembre Nikola Poplasen assumera' ufficialmente il suo incarico sostituendo il suo predecessore Bilijana Plavsic. Sino alle ultime ore prima della seduta inaugurale , nella quale saranno eletti anche il Presidente e vicepresidente dell'assemblea, sono andate avanti le trattative per formare una maggioranza in grado di esprimere un governo. Infatti sia la alleanza dei moderati della Plavsic e Dodig, sia quella dei falchi ultranazionalisti di Krajsnik e Sesely che ora ha Poplasen alla presidenza, hanno 32 seggi. I duri hanno corteggiato in tutti modi gli avversari tanto combattuti perche' si crei una alleanza si soli serbi, ma Sloga, accordo, sino a ora non ha accettato e anzi ha aperto trattative con i 15 neoparlamentari bosniaci e croati della Coalizione per la Bosnia Erzegovina eletti dai i voti degli sfollati per formare una maggioranza analoga alla precedente. I bosniaci chiedono almeno sei ministeri di cui alcuni chiave e da settimane sull'eventualita' che al governo serbo vadano bosniaci la polemica infuria durissima. L'attenzione internazionale e' puntata pertanto su quanto accadra' a Banja Luka, visto che solo una maggioranza moderata godra' dell'appoggio occidentale. Osservato speciale sara' il nuovo presidente Poplasen, noto estremista e miliziano connesso direttamente con il vicecapo del governo di Belgrado Sesely. Carlos Westendorp, che intanto ha chiesto altri due anni di permanenza delle truppe NATO in Bosnia, gli ha gia' intimato di non prendere iniziative contrarie agli accordi di pace pena contromisure durissime inclusa la destituzione dalla poltrona di presidente. Ancora una volta la entita' serba di Bosnia, politicamente e socialmente divisa in due parti, ovest moderato e est ultraradicale appare sull'orlo di spaccature insanabili. 28.10.98. Ormai fallito per oltre il 50% di quanto previsto l'anno del rientro dei profughi che doveva essere il 1998. E' incerto anche il numero dei profughi rientrati e ancora all'estero e si pensi poi a quanto accade con l'arrivo di oltre diecimila rifugiati dal Kossovo che sono fuggiti in Bosnia pensandola sicura. Il rientro a casa propria e' il sogno di tutti i rifugiati ma in motivi che bloccano il processo che tutti dicono di volere sono molteplici. Carlos Westendorp individua nella presenza dei moderati nei vari governi, nella ristrutturazione della polizia e nella ricostruzione del sistema giudiziario i tre assi portanti alla soluzione del problema dei rientri e come si vede non si tratta certo di poca cosa. La gente non si sente sicura per tornare laddove comanda un'altra entita' nazionale, ha paura della polizia e non puo' avvalersi di giudici giusti. Duemila poliziotti ONU sono impegnati nella riorganizzazione della polizia, ma i risultati tardano a venire, anzi persino municipalita' moderate non riescono a rispettare gli accordi. Vogosca, il sobborgo di Sarajevo, si e' vista revocare lo status privilegiato di citt' aperta per gli scarsi risultati dei piani di rientro. La stessa capitale e' nei guai per lo stesso motivo e cosi' Banja Luka. Ai rientri e' inoltre legata la vastissima problematica della proprieta' della case e del riscatto di affittuari e occupanti abusivi. Il presidente bosniaco Izetbegovic ha chiesto alle truppe NATO di intervenire piu' concretamente sulla sicurezza dei ritornati. Qualche segno positivo, qualche famiglia rientrata nei pressi di Mostar e altri segni qua' e la', ma e' troppo poco. E' poi di contro, le testimonianze degli operatori umanitari che vivono a contatto con la popolazione. Tutti i giovani vorrebbero fuggire lontano e una massa notevole sta seriamente cercando di fare di tutto per andarsene, magari negli USA, Canada o Australia, le mete mitiche che qua tutti sognano nelle quali si dice vi sia richiesta di tecnici e mano d'opera specializzata. Nessun ragazzo bosniaco di citta' in eta' ragionevole pensa al proprio futuro in patria. Solo le fasce piu' povere delle zone rurali in mancanza di mezzi si adeguano senza pero' perdere la speranza di potersene andare un giorno. 27.10.98. Il dramma del riconoscimento dei 274 corpi rinvenuti nel nord est della Bosnia serba vicino a Zvornik circa un mese fa sta proseguendo e sgomenta operatori umanitari e giornalisti. Le salme ritrovate nella fossa piu' grande sino a oggi sono 274 e nel centro allestito a Tuzla sono arrivate 400 famiglie anche dall'estero, famiglie fuggite sei anni fa che vivevano tra Tuzla e il confine con la Serbia che per anni hanno sperato che i loro cari fossero solo prigionieri di guerra. Sino a oggi 137 corpi sono stati riconosciuti spesso grazie alla minuziosa descrizione degli abiti e di tratti fisici fatta dai familiari protagonisti ostinati della ricerca e poi di scene strazianti. Nell'area di Prijedor, nord ovest serbo bosniaco, in tre mesi sono stati rinvenuti 346 corpi in 32 fosse comuni e 100 singole. Il groviglio di problemi che assilla la Bosnia Erzegovina rappresenterebbe un ostacolo enorme anche se vi fosse la volonta' politica reale di risolverli. Falliti tutti i programmi per il rientro dei profughi anche a Banja Luka che dopo Sarajevo potrebbe essere sanzionata dalla Comunita' internazionale. I ritorni si contano sulle dita di una mano: 9 famiglie bosniache sono tornate in un villaggio della parte est della serbo Bosnia ed e' la prima volta che accade nella parte orientale dove l'oltranzismo serbo e' piu ' duro. 26.10.98. In Bosnia la democrazia imposta dagli accordi di pace di Dayton ha caratteristiche tutte speciali. Visto che si vuole che la Bosnia esista come Stato integro ma che possa essere diviso in due entita' e che si vuole che i rifugiati con sono ancora varie centinaia di migliaia possano rientrare il prima possibile alle loro case si e' data la possibilit di votare candidati di diverse nazionalita' nelle zone dove questi sono minoranza in modo che sia per le amministrazioni locali che per il parlamento vi siano rappresentanti delle minoranze prima che esse tornino nelle loro terre. Nella nuova Assemblea Nazionale della Repubblica Serba che si insedia giovedi' 29 dopo le elezioni del 13 settembre la coalizione dei falchi SDS e SRS e Sloga l'alleanza dei moderati hanno 32 seggi ciascuna e la maggioranza si raggiunge con almeno 43 voti. Sta accadendo che i moderati alleati, che per governare dovrebbero allearsi con i 15 eletti bosniaci, siano bersaglio dei duri che stanno cercando in ogni modo di comprarsi parti o singoli membri sia del partito socialista che del partito stesso della presidente uscente Plavsic che per ora ha evitato per un pelo defezioni clamorose. Il presidente del suo partito era tentato dalle offerte dei duri, cosi' come quello socialista al quale e' stata offerta la direzione del governo. L'obbiettivo dei falchi e' distruggere l'alleanza moderata appoggiata dall'occidente e la maggior leva usata e' il patriottismo. Preferite fare un governo con i musulmani oppure metterli all'opposizione e fare un governo di veri serbi? I rischi sono vari. Le spaccature passate tra i serbi recentemente hanno rallentato la normalizzazione della vita sociale e economica gia' di per se' lenta e complessa. Dalla eventuale volatilizzazione dei moderati uscirebbe definitivamente sconfitto l'occidente al quale rimarrebbe vicino il solo Zivko Radisic, membro della presidenza unificata e attuale presidente di turno della Bosnia tutta al quale pero' mancherebbe qualsiasi appoggio dal governo della sua entita' a meno di un suo adeguarsi al ritorno delle strategie ultras di totale isolamento politico della parte serba . 22.10.98. 274 salme di musulmani a Zvornik nel nord est, altre decine a nord ovest vicino Prijedor dove esistevano i campi di concentramento di Omarska e Keraterm, e 80 salme di serbi nei pressi di Sanski Most non lontano da Prijedor in una zona dove si sta tentando con qualche successo il rientro di profughi da ambo le parti. A Tuzla, meno di un'ora di auto da Zvornik da giorni si sta svolgendo il riconoscimento della salme di quella che fino a oggi e' la piu' grande fossa rinvenuta. Dei 274 corpi, trucidati probabilmente nella prima parte del conflitto, nel 92, per ora hanno avuto un nome meno di novanta. La procedura e' straziante, centinaia di famigliari hanno vissuto per anni nell'illusione che i loro cari fossero ancora vivi, magari prigionieri in Serbia. Sono in massima parte bosniaci della aree rurali attorno Tuzla che facevano pendolari con la Serbia, manovali e operai che ruotavano attorno alla citt' di confine di Zvornik che da familiare centro urbano divenne roccaforte delle milizie serbe, dalle tigri di Arkan alle aquile bianche di Sesely, appoggiate in forze dall'esercito serbo allora iugoslavo che poteva colpire anche senza attraversare la Drina che fa da confine. Da giorni la TV bosniaca mostra le immagini di persone in lacrime che si aggirano tra i corpi recuperati, che erano stati sepolti dentro ai sacchi di plastica della armata iugoslava, alla faccia dell'estraneita' declamata da Belgrado nel conflitto bosniaco, alla ricerca di qualche segnale di riconoscimento dei propri cari. A Prijedor situazione analoga anche se le autorita' serbe hanno anche ringraziato quelle bosniache per la collaborazione nelle ricerche. Ma a ogni nuovo ritrovamento riprende la propaganda e tutti i media parlano soprattutto delle vittime di parte propria. La tensione non scendera' certo se si pensa che a tutt'oggi tutti sono convinti si essere stati vittime di un aggressione, la guerra dei numeri impedira' forse di mostrare la differenza tra aggressore e aggredito. I nazionalisti al potere fanno di tutto per impedire il rientro dei rifugiati nelle altre zone che sarebbe un segnale di pace ma anche inizierebbe a svelare che dall'altra parte non ci sono solo mostri come la propaganda vuol far credere ancora. Cosi' di fatto gli ultras nemici hanno lo stesso obbiettivo, tenere i popoli separati per non minare il proprio potere assoluto anche quando si firmano accordi locali e le case per i ritorni sono gia' pronte come accade in Bosnia centrale. 21.10.98. L'alto mediatore Westendorp ha ribadito ancora come un eventuale bombardamento del Kossovo da parte delle forze NATO inciderebbe certamente sulla situazione in Bosnia. Da piu' parti si osserva inoltre come la farsa delle minacce a Milosevic durante la guerra in Bosnia sia gia' in avanzata replica per la situazione in Kossovo e come la volpe dei Balcani possa gia' essere considerato ancora una volta il vincitore. Alla domanda di un giornalista l'inviato americano Holbrooke, artefice degli accordi di Dayton, ha risposto che se la NATO attacchera', i duemila osservatori OSCE lo sapranno un attimo prima e potranno mettersi in salvo grazie al dispositivo di evacuazione. Non solo, Hoolbrooke ha anche affermato che in caso essi siano presi in ostaggio dalle forze nemiche, i bombardamenti inizieranno un attimo prima della loro cattura impedendo cosi' che ancora una volta i serbi usino occidentali come scudi umani. Non vogliamo pensare che Hoolbrooke sia all'oscuro di come in realta' vadano le cose, preferiamo pensare che avesse poco tempo per rispondere al giornalista e che abbia ormai chiaro come nessun bombardamento sara' possibile. L'Alto mediatore Westendorp, spagnolo, ha gia' data una ripassata ai due leader ultranazionalisti, il serbo Poplasen e il croato Jelavic. Al primo ha fatto sapere che le decisioni sul nuovo governo in entita' serba non lo riguardano e il secondo e' stato ammonito a non ripetere discorsi infiammatori e ultra estremisti come quelle che Jelavic ha tenuto vicino Mostar qualche giorno fa. Ma per qualche osservatore come il settimanale bosniaco Dani e non solo, in realta' i giochi elettorali almeno per parte serba sarebbero stati decisi molto piu' in alto. L'elezione dell'ultras Poplasen, fedele a Milosevic e Sesely e la sconfitta dell'ex pupillo Krajisnik , discrepanza tra alleati quantomeno strana, potrebbero essere frutto di una accordo di scambio tra Milosevic e l'occidente. Piu' potere di Belgrado in serbo Bosnia, dove comunque non sara' difficile riaprire la collaborazione per il potere con la cosiddetta moderata Plavsic, in cambio della rinuncia a spianare completamente il Kossovo e lasciar arrivare controllori stranieri di terra e di cielo. Una ipotesi forse eccessiva, ma questo e' il paese degli eccessi e dei paradossi. 20.10.98. Contrariamente a quanto accade in Italia, negli Stati Uniti i mezzi stampa, che fra parentesi non appartengono tutti a gruppi finanziari o industriali, continuano a occuparsi della Bosnia Erzegovina anche a distanza di anni dalla fine della guerra e lo fanno con grande passione umana oltre che con la classica professionalita'. Le rassegne stampa internazionali sono ricche di servizi giornalistici sul dramma di una pace bosniaca che sembra non essere altro che un castello di carte. Tom Hundley, inviato del Chicago Tribune da' alcune immagini significative di Sarajevo. Con una disoccupazione che ufficialmente e' al 60% ma che realmente sarebbe vicina la 80% la capitale bosniaca si presenta oggi ricca di vetrine lussuose e grandi firme, come Benetton che arrivo' durante la guerra ma anche come Versace e altri. Il reporter americano nota come siano nati bar lussuosi sempre pieni di avventori e afferma inoltre che Sarajevo ha la piu' alta densita' di bar tra le capitali europee. Ma, afferma Hundley, l'illusione di benessere ritrovato svanisce subito nella sensazione di trovarsi in una capitale coloniale governata da una classe dominante straniera della quale di sente e si vede la presenza smodata. E snocciola i dati: 15.000 gli stranieri presenti che lavorano per 463 organizzazioni le quali danno lavoro a 50/60.000 lavoratori bosniaci assunti con mansioni di basso livello. Lasciamo il reporter americano per aggiungere che i fortunati bosniaci che lavorano per le organizzazioni internazionali fanno parte ormai di una specie di casta privilegiata con salari minimi di 500 marchi che spesso arrivano anche a 1.500/2.000, quando i loro familiari occupati localmente ricevono 2/300 marchi se sono fortunati. Bisogna anche aggiungere che dei 15.000 internazionali presenti la gran parte riceve stipendi oltre i 5 milioni al mese che arrivano per i funzionari medi e alti anche a 15 milioni e forse oltre. Si tratta di professionisti che vivono come nomadi di lusso tra una guerra e una crisi alimentare a giro per il pianeta. In un paese dove dopo miliardi spesi in elezioni , passaporti, bandiera, targhe, e moneta sono ancora decisi dal Rappresentante Westendorp e dove ancora in varie zone la nuova moneta viene rifiutata anche dalle banche che commerciano in valuta croata o serba a seconda della zona in barba a ogni accordo, non si immagina cosa potrebbe accadere il giorno che se ne andassero non solo le truppe che pattugliano aree caldissime, ma anche le organizzazioni cosiddette umanitarie che popolano la Bosnia e illudono i bosniaci. 15.10.98. Secondo il quotidiano americano New York Times la NATO pagando diverse decine di milioni di dollari di affitti per le basi in Bosnia e Croazia finanzia indirettamente i partiti nazionalisti al potere a Sarajevo, Zagabria e Banja Luka, che poi sono gli stessi partiti che ostacolano il processo di pace. Di fatto le basi principali che sono diverse e in genere ospitate in strutture industriali fuori uso per la guerra risultano spesso propriet di compagnie private, e questa ? la replica dello Stato Maggiore delle forze internazionali che per altro non fornisce dati precisi sull'ammontare delle enormi somme pagate, ma poi si scopre che le compagnie sono in realt controllate dai governi che dirottano poi il denaro ai partiti che li controllano. Westendorp ? inorridito di fronte a queste dichiarazioni notando la contraddizione tra la democrazia che si cerca di rafforzare e le valanghe di denaro che invece rafforzano il potere dei partiti che gi lo detengono. Le forze armate britanniche avrebbero speso quest'anno 16,5 milioni di dollari in affitti per le sei basi che gestisce. L'esercito americano parla di diversi milioni di dollari e insiste sugli sforzi fatti perchZ il denaro non vada nelle mani dei governi. Ma il New York Times riporta dichiarazioni di vari direttori degli stabilimenti e degli impianti affittati che confermano essere controllati dai governativi a cui viene dirottato il flusso del denaro. Si tratta di un altro dei paradossali risultati degli accordi di Dayton che prevedono la gestione della pace agli stessi che hanno gestito la guerra. Per assurdo esiste anche l'aspetto positivo, visto che la presenza delle truppe, tanto odiate da serbi e croati, porta anche molto denaro agli stessi fomentatori di odio. Tutto sembra sempre pi? una farsa tragica in Bosnia e il bello si fa per dire ? che si rischia di replicarla anche in Kossovo. Banja Luka, 14.10.98. I profughi sotto i teloni zuppi di pioggia in Kossovo, quelli che vogliono tornare a casa loro nella zona di Mostar anche se rischiano ogni momento di essere aggrediti dagli ultra croati, quei serbi che vorrebbero tornare a Drvar ma che hanno paura. I croati di Travnik che non sopportano di vedere le donne musulmane con lo shador integrale. Gli albanesi del Kossovo e del Sangiaccato che sono arrivati a Sarajevo per sentirsi sicuri e vivono per le strade e tra le macerie perche' il governo bosniaco non vuole o non pu spendere denaro per loro e non saprebbe comunque dove metterli. E poi i diplomatici occidentali, gli operatori umanitari, che se ne vanno dalla Repubblica Serba su suggerimento delle ambasciate perchZ si temono aggressioni dopo le dichiarazioni del Radicale serbo Sesely che ha annunciato ritorsioni contro i pochi dissidenti belgradesi, come le donne in nero, ma anche contro tutti gli internazionali e il suo governo ha deciso una tassa di centomila lire per le antenne satellitari di quei traditori che credono alle TV straniere. E poi i presidenti serbo bosniaci che per ora sono quattro, due uscenti e due entranti, che incontrano i diplomatici uno alla volta e separatamente. E sar proprio un serbo ma moderato, Zivko Radisic, presidente di turno per otto mesi della presidenza tripartita unificata della Bosnia Erzegovina e dopo toccher al croato Ante Jelavic profeta della spartizione in due della Federazione Croato Musulmana. Tra i politici che gestiscono il potere e il denaro e gli stranieri che contrattano, in mezzo ci sono sempre i profughi e i rifugiati che fanno comodo solo in campagna elettorale, come gli invalidi di guerra, i reduci e i contadini sperduti in campagne arretrate di un secolo. Bombardamenti tardivi di anni o osservatori internazionali, ci vorranno molti anni perchZ decine di migliaia di bambini, donne e anziani, le vittime prime di ogni guerra, ritrovino forse tetti sicuri in terre governate senza scrupoli. 13.10.98. Anche la Bosnia si prepara all'eventuale attacco NATO alla Yugoslavia. Carlos Westendorp ha diffidato chiunque da rilasciare dichiarazioni che infiammino l'opinione pubblica come quelle del vicepresidente del SDS che aveva dichiarato che ogni attacco a serbi riguarda tutti i serbi e che i serbi di Bosnia reagiranno contro l'aggressore. Per questo