SEMIR SUNJIE Comunicato Stampa - 12 giugno 1995 Il Policlinico di Careggi ospiterà un ragazzo di Mostar est gravemente malato. Nelle prossime ore arriverà a Firenze con il padre. E' affetto da un grave tumore ed è impossibile curarlo nella sua città. Subito disponibile la Direzione Sanitaria e la sezione di Radioterapia. Semir è un ragazzo musulmano di 11 anni affetto da un osteosarcoma periostale, cioè da un tumore all'anca sinistra e nella parte est della città erzegovese non può trovare cure adeguate. Tra le molteplici organizzazioni italiane che operano in difficili condizioni per tenere unita la città dilaniata due anni fa da una guerra fratricida, è presente anche l' ARCI nazionale con la sigla ARCS. Gianfranca Russo, Enzo Piperno, Corrado Minervini e molti altri lavorano a progetti per rialzare il livello dell'assistenza sanitaria in ambedue le parti della città contro una minoranza di estremisti nazionalisti che fa di tutti per boicottare chi tenta di ricucire il baratro fisico e psicologico tra le due etnie e di sedare la tensione di tutti in una realtà dove tutti tengono in casa un arsenale e non si sa cosa accadrà domani. Nel salone dell'Hôtel ERO a Mostar ovest, dove ha sede la amministrazione europea della città, l'EUAM, in mezzo ai tavoli spesso è appeso un cartello che avverte di possibili bombardamenti da parte delle artiglierie serbe che sono a meno di dieci chilometri dalla città. Il "sindaco" tedesco Koschnik e la sua équipe di esperti fa il possibile per non far fallire il primo esperimento di forza amministrativa di pace mai visto in Europa, al quale partecipano anche poliziotti di vari paesi compresi i Carabinieri, che non di rado si incontrano durante la ronda urbana e che sono gentilissimi. Mostar ovest ha un ospedale composto da moduli da campo dentro container. Il tutto è montato dentro un capannone industriale appena fuori città sulla statale principale in direzione dell'adriatico. Vicino ci deve essere una discarica visto il fumo ributtante che lo avvolge. Fuori una ambulanza con la mezzaluna rossa dono del Kuwait. Visitato sul posto, la Dottoressa Gianfranca Russo, decide di attivare più canali per ricoverarlo il prima possibile in Italia. Con poche telefonate riusciamo ad avere conferma che Careggi è disponibile. Una breve ed efficace catena di solidarietà che già si pensa di utilizzare per altri casi analoghi. Senza formalità abbiamo chiamato da Mostar, l'amico Beppe Pirrone, poi Benedetto Annigoni che ha chiamato Il Professor Boncinelli che assieme al Dottor Marsili ha provveduto ha chiedere l'assenso del responsabile sanitario Dottor Trianni che ha risposto in pochi minuti. Nel frattempo abbiamo contattato il Sindaco Primicerio che ha garantito il suo interessamento per alloggiare il padre del ragazzo. E' così iniziata la procedura burocratica per l'espatrio del ragazzo dalla Bosnia Erzegovina, che ha necessitato qualche giorno di attesa. In queste ore il ragazzo sta giungendo a Firenze. FUORI DALLE ZONE SOTTO ASSEDIO COME SARAJEVO, BIHAC, GORAZDE, NON E' IL CIBO CHE NECESSITA, MA DENARI PER ACQUISTARE ATTREZZATURE SANITARIE E SCOLASTICHE. Pur in condizioni difficili la popolazioni, vittime di una aggressione durissima desiderano solo poter vivere in modo dignitoso, riattivando anche le attività economiche e commerciali. Per questo non sono più così importanti gli aiuti alimentari non richiesti, ma sostegno economico e culturale. 12 giugno 1995 Claudio Gherardini from: ARCS - Mostar - phone no. 387 88 313770 Jun. 06 1995 01:44 am I dati del bambino: Diagnosi ortopedica: Proposta: Comunicato Stampa - 19 giugno 1995 Semir è ora al Meyer Semir è un ragazzo musulmano di 11 anni affetto da un osteosarcoma periostale, cioè da un tumore all'anca sinistra e nella parte est della città erzegovese non poteva trovare cure adeguate. Per questo i medici hanno contattato i colleghi del Policlinico di Careggi ed è stato possibile effettuare il viaggio. Dal reparto del Dott. Capanna del CTO, domenica scorsa Semir, accompagnato dal padre, è stato trasferito nell'ospedalino Meyer, nel reparto di oncoematologia diretto dalla Professoressa Bernini, dove si sta iniziando le terapie del caso, nel disperato tentativo di salvarlo. Ormai sono tantissimi coloro che hanno contribuito a rendere possibile l'ospitalità di Semir e Halil Sunje a Firenze. Impossibile fare tutti i nomi, ma indispensabile ringraziare tutti, compresi coloro che hanno telefonato per dare un contributo, che andrà direttamente nelle mani degli ospiti. Ringraziamo anticipatamente anche quanti vogliono contribuire che possono chiedere informazioni al numero 0336/602402. 19 giugno 1995 Claudio Gherardini COMUNICATO STAMPA Semir non ce l'ha fatta. Il piccolo Semir Sunje di 11 anni, arrivato da Mostar est assieme al padre perché affetto da grave forma tumorale è spirato attorno alle ore 21.00 di martedì 27 tra lo sgomento di quanti gli sono stati vicino sino all'ultimo, del personale del reparto oncoematologia dell'ospedale Meyer e del primario Professoressa Bernini, impotenti di fronte al male che ha divorato il ragazzo e che già aveva compromesso l'esito di qualsiasi cura, peraltro tentata. Giunto il 10 scorso assieme al padre Halil, Semir aveva mostrato di essere felice di quanto si stava facendo per lui e sperava di tornare presto alla sia passione, giocare al calcio con la sua squadra dalla parte musulmana della città Erzegovese di Mostar. Suo desiderio era acquistare un paio di belle scarpe da calcio in Italia. La morte di Semir può essere considerata effetto indiretto del conflitto in atto. In tempo di pace o anche solo senza l'assedio a Sarajevo, sarebbe stato possibile ricoverare i curare il piccolo già da tempo con discrete possibilità di salvarlo. La Prof. Bernini ha confermato che l'osteosarcoma alla gamba sinistra fosse stato curato con qualche settimana di anticipo avrebbe potuto essere battuto prima che la metastasi attaccasse i polmoni in modo irreparabile. Purtroppo non è stato possibile intervenire prima dato il collasso delle strutture sanitarie dello Stato Bosniaco e nonostante l'intervento del volontariato italiano a Mostar che è costretto a lavorare in condizioni di grave disagio. Un grazie di cuore da parte del padre di Semir va a quanti hanno mostrato solidarietà e contribuito alla permanenza a Firenze. Decine di cittadini che hanno anche improvvisato raccolte di denaro e tanti connazionali bosniaci e croati che si sono recati a visitare Semir dando conforto ai due. e Semir dando conforto ai due. Claudio Gherardini |
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