EDITA RADOS

COMUNICATO STAMPA

CONTINUA IL PONTE SANITARIO FIRENZE - MOSTAR

E' giunto all'Ospedale Meyer di Firenze un altro bambino ammalato dalla città bosniaca di Mostar.

Edita Rados di dieci anni di età, proveniente da Mostar, affetta dalla prima infanzia da difficoltà respiratorie derivate da asma bronchiale e neurodermite delle quali non si è riusciti a trovare la causa. Più volte è stato richiesto il ricovero all'estero senza alcun esito.

Edita si trova presso il reparto CP3 del Meyer, dove si cercherà di stabilire le cause del male che la affligge.

Si tratta ancora una volta di un caso vittima del collasso del sistema sanitario bosniaco derivante dal conflitto i cui effetti devastanti proseguiranno per anni.

Anche questo quinto ricovero è stato possibile grazie all'aiuto di offerte volontarie da parte di singoli e gruppi, tra i quali Antonino Caponnetto, Benedetto Annigoni, Michelangelo Tomarchio Levi, Laura Abbozzo e dei dipendenti del Gruppo Bassilichi, del CNA provinciale, della Esaote Biomedica, Fiat Brandini, etc.

Si ringrazia quanti hanno sostenuto questa iniziativa.

Firenze, 31 gennaio 1996

Claudio Gherardini


COMUNICATO STAMPA - FIRENZE, 13 febbraio 1996

CONCLUSA LA QUINTA MISSIONE DEL PONTE SANITARIO FIRENZE -MOSTAR

Edita Rados e la madre si apprestano a far ritorno a Mostar, dopo che la piccola ha ricevuto le terapie da affrontare per risolvere le forti crisi respiratorie anche quotidiane a causa allergica. Inoltre i sanitari del Meyer hanno riscontrato una pericolosa scoliosi che poi è stata diagnosticata dai ortopedici dell'Istituto don Gnocchi di Pozzolatico dove nella giornata di oggi sarà consegnato un corsetto correttivo.

Edita e la madre sono state ospiti di una famiglia tra quelle che sostengono finanziariamente il ponte sanitario autogestito e hanno passato qualche giorno nella campagne di Montespertoli.

In attesa del prossimo caso, si ringrazia quanti hanno contribuito alle spese di sostegno e l'amministrazione del Meyer che ha convogliato su questo caso come per i precedenti i contributi versati da quanti da anni sostengono l'attività del prestigioso ospedale pediatrico cittadino.

Si ringraziano anche le testate giornalistiche che hanno voluto dare risalto a queste iniziative non istituzionali, volte a fare qualcosa per le vittime "indirette" del conflitto bosniaco. Tanti ancora attendono di potersi curare all'estero.

Claudio Gherardini

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